L'Egitto e la Tunisia sono molto vicini

30.01.2011 20:09

30.01.2011 13:25

Due fatti tetramente simbolici rendono efficacemente l’idea del baratro in cui sta precipitando il nostro Paese. Il primo chiama direttamente in causa quella grottesca macchietta che è il ministro (?) degli Esteri Frattini, il quale, mentre tutta l’area mediterranea - crocevia di vitali interessi per l’Italia - è letteralmente in fiamme, dall’Africa settentrionale al Medioriente ai Balcani, trova prioritario fiondarsi in parlamento, non già per aprire un dibattito su un quadro internazionale così gravido di conseguenze, ma per riferire sulla pochade della casa di Montecarlo eletta a cruciale vicenda politica. 
L’altro evento, lo sciopero generale dei metalmeccanici, replica democratica ad una sempre più devastante crisi sociale e ad un esproprio di diritti del lavoro senza precedenti nella storia repubblicana, è trattato dal governo come un sussulto plebeo o come un rito dell’estremismo ideologico. 
Nel primo caso, la responsabilità di una simile provincialistica implosione va ascritta alla corrotta compagine “bokassiana” che stringe le redini di un potere ormai deragliato dalla Costituzione e sempre più simile alle dinastie feudali che in questi giorni sono scosse da rivolte popolari. 
Il secondo ha - purtroppo - più padri e padrini, considerato che anche la maggior forza di opposizione, il Pd, ha della linea liberticida di Marchionne e della Confindustria un giudizio sostanzialmente positivo, se si sorvola su qualche “eccesso” antisindacale dell’Ad Fiat che, tuttavia, non inficerebbe l’intrinseca bontà del suo progetto industriale. 
I due fatti rivelano cose essenziali per capire l’impasse della politica italiana. Spiegano, ad esempio, che le cento puntate delle avventure postribolari di B. non basteranno a togliergli scettro e corona e che neppure la crociata del caudillo contro la magistratura e contro lo stato di diritto saranno sufficienti ad aprire - in un corpo sociale in cospicua parte anestetizzato da vent’anni di dittatura televisiva che veicola modelli culturali del tutto coerenti con le performance del premier - una breccia tale da provocarne la resa. Dovrebbe pur suscitare qualche riflessione la circostanza che gli scandali che in questi giorni hanno invaso le pagine dei giornali, persino nelle loro più sgangherate manifestazioni, non abbiano (se si presta fede ai sondaggi) incrinato il consenso vantato da B. Sicché gli appelli che Pd e Terzo Polo rivolgono al Pdl affinché la corte si liberi del suo sultano per non naufragare insieme a lui sono destinati ad essere frustrati. 
Perché sono proprio la genesi e la forma di quel potere corrotto a tenere avvinghiati - da interessi e ricatti inconfessabili - tutti coloro che dal torbido sodalizio hanno ottenuto ed ottengono - come si è visto e quotidianamente si scopre - vantaggi e prebende di ogni genere e tipo. E un Pisanu non basta a fare primavera. Poi, può accadere - e forse accadrà - che l’autocombustione raggiunga un punto tale da provocare l’incendio. Ma quel che verrà dopo sarà inevitabilmente ipotecato da dinamiche politiche tutte interne al blocco sociale e di potere dominante. L’opposizione, così com’è conformata nel parlamento, può sì ottenere la testa di B., ma Marchionne e la Confindustria potranno continuare a tenere sotto il tallone quella dei lavoratori.

Non è a causa dell’oppressione sociale che nel palazzo si è aperto lo scontro più duro. Coloro che venerdì hanno incrociato le braccia e riempito le piazze, oggi non trovano ascolto né rappresentanza nel parlamento. E questo delimita inesorabilmente il campo delle soluzioni qui ed ora politicamente possibili. Per rompere il recinto serve qualcosa di più. Serve che le ragioni e le proposte di cambiamento irrompano nella scena politica e occupino il campo dal quale sono state espulse. Ed è solo la continuità della lotta e della mobilitazione sociale che può farsene carico. 
Quando tutto torna drammaticamente in gioco e la posta è fra dittatura e democrazia, allora bisogna correre ai ripari. 
Tunisia ed Egitto - a noi più vicini di quanto si pensi - insegnano.

 

 

di DINO GRECO- Fonte: LIBERAZIONE 

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