L'art. 54 della Costituzione, la disciplina e l'onore hanno ancora un senso tra i nostri rappresentanti-dipendenti ?

10.11.2010 09:00

...La riflessione sulla condotta e sulla morale mi viene rileggendo i requisiti di ammissione ai concorsi nell’Arma dei Carabinieri e “nelle amministrazioni che esercitano competenze istituzionali in materia di difesa e sicurezza dello Stato, di polizia e di giustizia e presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

L’art. 2, comma 5, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 487 del 9 maggio 1994, infatti, vincola al “requisito della condotta e delle qualità morali” la possibilità di concorrere in una qualunque di quelle istituzioni.

Per portare un esempio, se oggi Silvio Berlusconi dovesse presentare la domanda anche per semplice Carabiniere, prima ancora di chiamarlo alla visita medica ed escluderlo per l’altezza, lo avrebbero già escluso per carenza del “requisito della condotta e delle qualità morali”.

Né Belpietro, né Ghedini, né tanomeno la Santanchè sarebbero riusciti a difenderlo davanti alla Commissione per l’idoneità.

Allo stesso modo, se Berlusconi avesse presentato la domanda per prestare servizio alla Presidenza del Consiglio – dove il requisito dell’altezza (e non solo quello …) non è richiesto – per effetto della stessa norma avrebbero cestinato la domanda.

Si dà il caso, però, che in una Italia ipocrita che ha il coraggio di escludere Morgan dal Festival di Sanremo e di esporlo alla gogna, uno come Silvio Berlusconi possa fare il Presidente del Consiglio senza possedere nemmeno i “requisiti della condotta e delle qualità morali” per essere assunto come usciere in quell’ufficio.

Qualcuno potrà obiettare che Berlusconi non ha mai fatto domanda per diventare Carabiniere e a Palazzo Chigi lo hanno mandato gli elettori, non certo a fare l’usciere.

Certo, anche questo è vero ed infatti in questa Italia, che è la culla del diritto, non si richiedono al Presidente del Consiglio dei Ministri gli stessi requisiti di condotta e di moralità che si richiedono per essere assunto come usciere in quell’Ufficio.

Al Presidente del Consiglio dei Ministri, però, come a chiunque ricopra cariche istituzionali, si applica l’art. 54 della Costituzione, che non è stato ancora abrogato da Alfano, né dalle infinite leggi ad personam con cui Berlusconi continua a governare.

La lettura della norma sembra poesia e questa mattina l’ho voluta rileggere tante volte, solo per disintossicarmi dall’ultima puntata di Porta a Porta di ieri sera. Un vero pugno allo stomaco dopo avere visto Abbado, Benigni e Saviano.

Proprio l’art. 54 della Costituzione, al secondo comma, recita che “I cittadini a cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore”.

Ebbene cari amici è proprio questo il punto.

Oggi abbiamo la certezza conclamata che chi è stato designato ad esercitare le funzioni di Presidente del Consiglio ha perso – semmai li ha posseduti nel passato – i requisiti minimi per esercitare con “onore” le sue funzioni.

Ecco quindi l’esigenza che quanti in Italia esercitano il controllo costituzionale sul presidente del Consiglio – il Parlamento, il Presidente della Repubblica, i partiti d’opposizione e perché no, anche quelli di maggioranza – ne prendano atto con urgenza, se non altro per evitare che il mondo continui a riderci in faccia. 

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