L'arresto della signora Mastella e la democrazia: i nostri politici tutti (non solo Berlusconi) s'indignano "a prescindere"

22.05.2011 19:12

 cautelare agli arresti domiciliari della moglie del Ministro della Giustizia e si è scatenata la solita sarabanda di inqualificabili dichiarazioni da parte dell’intera classe politica.


Vengono rivolti al magistrato che ha chiesto e a quello che ha disposto la misura cautelare e all’intera magistratura insulti rozzi e violenti di ogni genere.

Fra i tanti, mi limito a citare l’on. Casini, ex Presidente della Camera, secondo il quale «siamo all'emergenza democratica», e il Ministro Mastella, che parla di «frange estremiste» della magistratura. Espressione quest’ultima del tutto illogica, perché non si capisce “estremiste” rispetto a cosa, la questione essendo qui solamente se il provvedimento giudiziario sia o no tecnicamente corretto.

E qui emerge il primo paradosso della vicenda, che, come cercherò di illustrare, di paradossi ne presenta diversi.

Il primo di questi paradossi è che è certo e incontrovertibile che in questo momento il provvedimento giudiziario in questione non lo conosce nessuno di coloro che insultano i giudici che lo hanno emesso e l’intera magistratura.

Tutti costoro parlano di una cosa che non conoscono.

Sicché, come è stato giustamente osservato in questo blog da un avvocato, i più autorevoli (!?) fra i nostri politici si indignano “a prescindere”.

Dunque, ciò che è inaccettabile non sarebbe, per esempio, che il provvedimento di cattura fosse infondato (perché nessuno può dire che lo sia e si deve presumere che non lo sia, infondato), ma il semplice fatto che venga disposta una misura cautelare nei confronti della moglie di un politico importante.

L’on. Casini ha detto, fra l’altro, che la cattura della signora Mastella denuncia il «fallimento della politica» del ministro, «il suo stesso tentativo di rasserenare il clima tra politica e magistratura».

Nell’idea di Casini, quindi, di un ex Presidente della Camera e leader di un importante partito, per «rasserenare il clima tra politica e magistratura» i magistrati dovrebbero smetterla di arrestare i politici e i loro parenti, perché questo sarebbe “antidemocratico” (ormai alle parole si fa ogni tipo di violenza).

Il merito non importa a nessuno.

Nessuno vuole sapere perché la signora Mastella è agli arresti domiciliari.

Qualche notizia la apprendiamo dal suo avvocato.

Stando a Repubblica.it, l'avvocato Titta Madia, difensore della signora Lonardo/Mastella, avrebbe detto che al centro della vicenda giudiziaria ci sarebbe «una grande sfuriata telefonica che la donna avrebbe fatto al direttore di un ospedale in merito ad una nomina. Quindi solo un contrasto di carattere politico e nulla a che vedere con dazioni di danaro o vantaggi di altro tipo».

E qui c’è l’altro paradosso.

Se le intercettazioni in questione fossero finite sui giornali, apriti cielo! Si sarebbe gridato allo scandalo contro i magistrati e le fughe di notizie.

In questo caso che le intercettazioni sono rimaste segrete, ci si sarebbe aspettati che i politici dicessero: «Non sono noti i fatti, attendiamo sereni e rispettosi l’esito dell’inchiesta».

E invece no. L’inchiesta fa schifo se non si sanno i fatti e fa schifo lo stesso anche quando si sanno i fatti e sono inquietanti per gli indagati, perché in quel caso non contano i fatti, ma la circostanza che sono stati rivelati.

E così si torna al primo paradosso: ciò che è inaccettabile è che delle persone potenti possano essere processate. In ogni caso. Indipendentemente dal fatto che il processo sia o no giusto. I potenti non vogliono un processo giusto. Non vogliono alcun processo.

Come ha detto Berlusconi, gli eletti dal popolo non possono essere giudicati come tutti gli altri esseri umani (la frase testuale è: «In una democrazia liberale chi governa per volontà sovrana degli elettori è giudicato, quando è in carica e dirige gli affari di Stato, solo dai suoi pari, gli eletti del popolo»).

Identici lo stupore e l’indignazione di D’Alema, che, invece di difendersi “nel” processo, provando, se del caso, la propria innocenza, si difende “dal” processo, lamentando il fatto, inaccettabile per lui, che si processi una “classe dirigente” (su questo pensiero di D’Alema rinvio alle puntuali osservazioni di Bruno Tinti nel post "Una giustizia forte con i deboli e debole con i forti", pubblicato in questo blog).

Ma dalle parole dell’avv. Madia (difensore della signora Mastella) sembra emergere un altro paradosso (il “sembra” consegue al fatto che non sono noti gli atti del procedimento).

Come si è visto, dice l’avv. Madia che al centro della vicenda giudiziaria ci sarebbe «una grande sfuriata telefonica che la donna avrebbe fatto al direttore di un ospedale in merito ad una nomina. Quindi solo un contrasto di carattere politico e nulla a che vedere con dazioni di danaro o vantaggi di altro tipo».

Uno dei problemi del nostro Paese è che “le nomine” dei funzionari pubblici sono un fatto politico, mentre, secondo l’art. 97 della Costituzione, dovrebbero essere tutt’altro.

A me pare che il nostro paese stia rivivendo una nuova edizione del fascismo.

Quando lo dico, alcuni mi accusano di essere catastrofista.

Ma se non è fascismo questa pretesa che la magistratura “stia al suo posto”, sia “controllata”“abbia misura”“obbedisca”, cos’altro sarebbe fascista?

E, benché sarebbe superfluo dirlo, ci tengo a precisare che non faccio qui, ovviamente, questione di colore politico, ma di cultura e diritto: non è un problema di destra o di sinistra (c'è tantissimo fascismo sia a destra che a sinistra).

Sul fatto che il fascismo in Italia non è stato solo un episodio pur durato ventanni, ma è una cultura che ci pervade, ha detto cose di estremo interesse il collega Roberto Scarpinato in occasione di un convegno tenutosi a Palermo il 18 luglio 2007 (In memoria di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, 15 anni dopo la strage di via D'Amelio), il cui intervento può essere visto e ascoltato su Radio Radicale.

A me pare, dunque, che, come dice l'on. Casini, ci sia una "emergenza democratica", ma che siano gli atteggiamenti come il suo a darvi luogo.

Infine, il paradosso estremo.

Un comunicato della Presidenza del Consiglio afferma che il Presidente Prodi ha respinto le dimissioni del Ministro Mastella.

Conquistiamo così l'invidiabile primato di essere il primo paese al mondo ad avere come Ministro della Giustizia il marito convivente di una detenuta agli arresti domiciliari.

E questo, davvero, neppure il fascismo e lo stalinismo se lo sarebbero sognato.

Insomma, il nostro è un "fascismo all'avanguardia".

O anche una nuova e più evoluta sperimentazione delle frontiere del conflitto di interesse, posto che la signora Mastella avrebbe diritto, come ogni cittadino, a potersi rivolgere al Ministro della Giustizia, ove ritenesse di dovere avanzare istanze di sua competenza, ma sarebbe opportuno che il Ministro non fosse anche suo marito.

Concludo invitando tutti a riflettere sul fatto che è inaccettabile che si parli di “azione della magistratura contro la politica”, essendo l’unico fatto di cui si dovrebbe discutere la fondatezza o meno delle accuse a carico della signora Mastella e l’unico luogo deputato per farlo un regolare processo.

Oppure, il fascismo (o lo stalinismo).

La mia piena solidarietà ai colleghi impegnati nel procedimento a carico della signora Mastella, che dovrebbe essere un procedimento uguale a tutti gli altri e, invece, come al solito, non lo sarà.

A tutti coloro che trovano da ridire sul loro lavoro chiedo: cosa dovrebbe fare un magistrato che si trovasse con prove di responsabilità a carico di qualcuno impegnato in politica? Nascondere gli atti? Insabbiare tutto? Archiviare "per potenza dell'indagato" o"parentela dell'indagato con potente"?

E a chi trova che troppo spesso la magistratura indaghi su politici potenti, segnalo che ciò è oggettivamente e documentatamente falso.

Per un verso, infatti, la stragrande maggioranza dei processi ha come indagati illustri sconosciuti e, per altro verso, è ovvio che certi reati li possono commetere solo i potenti. E in Italia è sotto gli occhi di tutti che questi potenti "perseguitati" di reati ne commettono parecchi.

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Sulla vicenda dell'arresto della moglie del Ministro Mastella e delle dimissioni del Ministro, di Felice Lima abbiamo pubblicato ieri un altro articolo, che si può leggere a questo link.

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