La vittoria della rivolta civile di Terzigno

09.11.2010 20:00

Una rivolta popolare ha vinto. La prepotenza di imporre la servitù di una immensa discarica a fianco di una già

nociva e nauseante è stata respinta e cancellata. Succedono buone notizie ma bisognano di buona volontà. Terzigno è

un comune della fittissima area vesuviana. Da Parco Nazionale è stata degradata a pattumiera. Gli abitanti

hanno provato a lungo e in ogni modo a farsi ascoltare dai poteri pubblici. La risposta è stata: ve ne appioppiamo

un’altra, di discarica. E già che ci siamo la facciamo a misura di record, la più grande di Europa.

Triste dettaglio in margine: a imporre la doppia servitù asfissiante provvedeva la Protezione Civile!

Terzigno e i comuni intorno hanno fatto ricorso all’ultima risorsa della vita civile, la rivolta.

Per non farsi schiacciare una rivolta popolare deve raccogliere l’ unanimità e darsi per organo dirigente l’assemblea. Giorni e

notti di scontri, di pestaggi da parte di una forza pubblica mal diretta hannosaldato le fibre e le ragioni di una

comunità offesa, anziché disperderle. E’ una lezione civica da studiare nelle aule di scuole e di università. Non riguarda

quella zona e nemmeno è una questione meridionale. Riguarda invece il trattamento, anzi il maltrattamento

dei rifiuti. E’ scientificamente certo che discariche, inceneritori e termovalorizzatori rilasciano microparticelle fuori controllo.

E’ certo che nel raggio di questi impianti aumentano leucemie, neoplasie e aborti al quinto mese.

La lotta di Terzigno è e resta di pura e legittima difesa della vita. Perciò la sua spinta migliore viene dalle donne,

madri e spose. Le vulcaniche, sono state definite. Sarebbe più preciso dirle sismiche, hanno mosso la terra sotto i

piedi delle autorità, le hanno fatte vacillare e poi cedere. Gli abitanti di terre vulcaniche sono abituati alle

pazienze. Sanno di stare sotto avviso di sfratto e anche di esilio. Hanno la pazienza esercitata di offrire allo

schiaffo la seconda guancia. Ma è noto che non esiste in natura e neanche nei Vangeli la guancia numero tre.

E’ cosa buona e giusta che la pazienza esaurisca la scorta. Nella loro difesa entra anche un sentimento di offesa e di sfregio

contro la bellezza. E’ stato ottuso imporre uno scempio su una terra incantata. E’ volontà di ignorare che la

bellezza è l’unico nostro patrimonio. Le varie Fiat potranno pure chiudere baracca, col plauso dei burattini, ma la

bellezza resterà fonte inesauribile di lavoro e di orgoglio. Cancellata la discarica gigantesca e pronta bonifica di

quella esistente : la squillante vittoria della lotta vesuviana è il riscatto non solo della volontà popolare ma pure del

rispetto della bellezza. Il sud ha da offrire questo valore aggiunto al malcalcolato PIL che non sa guardare

fuori dalla finestra. La bellezza custodita e tramandata alle generazioni si chiama civiltà. 

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