La "pietra" di Di Pietro: in Campania e Calabria...

14.09.2010 22:27

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Devo ammetterlo, cari amici. In un blog che si chiama "Guardie o ladri", una "guardia" come Antonio Di Pietro mi affascina quanto la più brutta delle donne. Devo ammettere anche questo: trovo la bruttezza ripugnante ma irresistibile (solo da lontano però)... 

Di Antonio Di Pietro dico "guardia" perché è stato un poliziotto e come magistrato è stato più "guardia" di un poliziotto. Ma come politico? 

Sia chiaro: discutere le scelte fatte nel recente passato sarebbe facile e stucchevole (ricordate il senatore Di Gregorio che appiedò Di Pietro come un bus guasto lontano dalla fermata?). Ma visto che errare è umano ma sbagliare è diabolico mi domando: quanto è diabolico Di Pietro?

Mi spiego. Il "Corriere del Mezzogiorno" del 30 ottobre a pagina 2 tira fuori una notizia che non avrebbe dovuto essere confinata nelle pagine locali. Per riparare - in parte - a questa disattenzione, ne parlo con voi, amici di blog.

Ebbene. L'imprenditore pomiglianese Ciro Campana, arrestato nel ‘94 nell'ambito dell'operazione "Picasso", assolto nel 2006 ma poi fermato più e più volte in compagnia di pregiudicati vicini ai clan camorristici, girava tranquillamente per Napoli e dintorni su un auto blu del consiglio regionale, in qualità di "collaboratore" di un partito.

E di chi era l'auto blu? Del capogruppo del consiglio regionale dell'Itala dei valori, Cosimo Silvestro che, per non fargli evidentemente perdere tempo a cercare le chiavi nel suo ufficio, aveva dotato Campana anche di un badge della Regione.

Ora, detto che Campana è stato anche assessore nella scellerata giunta di centrodestra di Casalnuovo, sciolta per infiltrazioni camorristiche dopo l'ultimo scempio edilizio che aveva visto sorgere interi quartieri abusivi e detto che nelle regionali del 2005 si era presentato nella lista "Repubblicani-Democrazia per la pace" (e vorrei vedere!) di Giuseppe Ossorio, mazziniano napoletano, iscritto alla massoneria del Grande Oriente d'Italia  (come ricorda "Il Giornale" del 16 aprile 2006 a pagina 4 e poi capirete perché lo sottolineo), si tratta di capire come il capogruppo dell'Idv Cosimo Silvestro potesse ignorare tutto questo.

Delle due l'una: o è sveglio come un pugile suonato oppure sapeva tutto. Vi risparmio le (a mio giudizio) penose difese d'ufficio di Silvestro, del tipo "nulla posso dire in ordine alle sue (di Campana n.d.r.) presunte frequentazioni, in quanto il mio rapporto con il suddetto è stato esclusivamente di natura politica" (dal "Corriere del Mezzogiorno del 31 ottobre, pagina 5). 

"Presunte" frequentazioni? Ma come "presunte"! E Carmine e Pietro D'Agostino, secondo gli investigatori contigui ai clan di Pomigliano d'Arco, con cui Campana è stato fermato a fine 2007, sono anche loro "presunti"? Rapporto "esclusivamente di natura politica", dice il buontempone. Ma come! E di che altra natura dovrebbe essere il rapporto di un capogruppo con un collaboratore, se non politica? Chissenefrega del resto. E il passato di consigliere in una giunta sciolta per infiltrazioni: cecità politica assoluta?

Quella che però trovo affascinante è la  risposta di Di Pietro che intervistato dal "Corriere del Mezzogiorno" il 31 ottobre a pagina 5, sotto una foto in cui sembra imitare Beppe Grillo di "Ve la do io l'America", dichiara tra le altre cose: "Bene ha fatto il Corriere a scoperchiare il caso. Ci avete messi sull'avviso...Non ci metteremo una pietra sopra". E ci mancherebbe altro che non ci mettiate una pietra sopra, poffarbacco!


Ma la domanda è: è compito di un giornale quello di scoperchiare le schifezze? Assolutamente sì. E' compito di un giornale mettere un qualsivoglia partito sull'avviso di fatti moralmente e eticamente deprecabili? Nei confronti dei lettori assolutamente sì (ancora una volta) ma nei confronti di un qualsivoglia partito assolutamente no: questo è compito di una catena di comando politica che dal basso risale ed è responsabile nei confronti del vertice (almeno Silvestro ha, una volta scoperto, avuto il buongusto di autosospendersi).

Mi domando: ma come viene (ancora una volta) scelta la classe dirigente di un partito che fa della pulizia e trasparenza il marchio di fabbrica?

Tonino la "guardia" aspetta un giornale per sapere con chi si accompagnano i suoi fedelissimi? Bah!

Ma se proprio vuole essere messo sull'avviso, racconterò questa storiella che in Calabria conoscono anche i vasetti di ‘nduja e le soppressate appese ma che - ahimè - per essere dimostrata ha bisogno che si bussi a tutte le logge (coperte e no) per essere provata.

Nella Calabria del consigliere regionale dell'Idv Maurizio Feraudo - in passato indagato per concussione e truffa anche se le accuse sono poi cadute e il personaggio è tornato a essere lindo come una vergine - si racconta che il 29 dicembre 2007, in un immobile di Lamezia Terme, il comitato direttivo regionale dell'Italia dei Valori, che dopo un ampio dibattito (scrivo testualmente riprendendo il sito www.aureliomisiti.it) ha approvato all'unanimita' la relazione introduttiva del segretario regionale Aurelio Misiti, fosse in realtà spaccato tra due fazioni: l'una facente capo ad una loggia, l'altra facente capo ad un'altra loggia massonica (entrambe coperte o segrete che dir si voglia). E non era la prima volta - racconta ancora la voce di popolo, voce di Dio - che accadeva.

La domanda è: ma la massoneria rientra nella valutazione di trasparenza di un partito come l'Italia dei valori? Ma che c'azzecca, verrebbe da dire, anche se già conosco la risposta: dai, provaci tu a dimostrare che il 29 dicembre 2007, la sala era piena di massoni (perlopiù coperti, forse, chissà, a causa della temperatura invernale). Illazioni, solo illazioni, ecco cosa sono: già me li sento i loro vocioni ronzare nelle orecchie.

Già, provarci. Ci hanno provato a scoperchiare il pentolone degli affari tra politica deviata e massoneria deviata due giudici in Calabria: Cordova e De Magistris. Si sa che fine hanno fatto. E chi sono io? Babbo Natale? Visto che era il 29 dicembre, lasciatemelo scrivere, era l'unico che forse avrebbe potuto scoprirlo!

E magari avrebbe scoperto - da ultimo si veda l'indagine del 23 ottobre 2008 della Guardia di Finanza di Reggio Calabria  nell'Asl di Locri, sciolta tre anni fa per mafia - che in Calabria per massoneria deviata e ‘ndrangheta è Natale tutto l'anno.

roberto.galullo@ilsole24ore.com

 

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