La morale tribale di Comunione e Liberazione

14.08.2011 16:46

Due membri dei Memores Domini (associazione di seguaci di Comunione e Liberazione che seguono una vocazione di dedizione totale a Dio vivendo nel mondo) rinviati a giudizio per “dichiarazioni mendaci” al pm, storia complicata che Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano e Luigi Ferrarella sul Corriere della Sera  hanno esaurientemente esposto.

Numerosi lettori, incuranti della presunzione d’innocenza fino all’esito del terzo grado di giudizio, sono intervenuti chiedendosi come sia possibile, per chi professi voto di povertà nella Chiesa cattolica, trovarsi poi coinvolto in storie di tangenti. L’opposta tifoseria si difende ricordando che anche i cattolici possono peccare.

Riteniamo che la faccenda poco c’entri con il peccato e con “Il nome della rosa” e neppure con monaci mariuoli, che nottetempo attingono denari illeciti da una cassaforte segreta per spassarsela. Non esistono veli da togliere per portare alla luce segreti occulti e neppure colpe personali degne di sconcerto. La causa è invece semplice, precisa ed elementare: la teologia tribale giussaniana. Nell’ecclesiologia di don Giussani l’uomo è nulla, Dio è tutto; Iddio s’ incarna in Cristo e permane nella storia attraverso la Chiesa dove, finalmente, raggiunge gloria piena in CL. Appartenendo e obbedendo a Comunione e Liberazione si ottiene realizzazione assoluta; fuori invece il nulla. Esposizione qui condensata, ma diluibile – per gli interessati – attraverso la lettura dei testi di don Giussani, disponibili integralmente in rete.

La morale significa, dunque, per gli appartenenti a CL, ingrandire e rafforzare il loro movimento, autoreferenzialmente giudicato l’unico bene in un mondo smarrito nel non essere. Una teurgia che censura il pensiero del singolo per chiedere appartenenza obbediente e azione efficace nel sostenere con ogni mezzo la corporazione. Un limbo aristocratico dove non si pensa e si sceglie, ma si obbedisce all’Essere oceanico fermo e immutabile che sceso dalle alte sfere, nella sua infinita misericordia, sceglie un pugno di uomini, i ciellini, per strappare dal nulla tutti gli altri; aizzando poi gli eletti ad ingrandire, rafforzare ed espandere, con ogni mezzo,  l’organizzazione umano-divina fino agli estremi confini della terra.

L’Uno, il Tutto, Iddio lì presente e vivo in quella compagnia per redimere il vuoto assoluto della società tutta, comprese le sue regole; da qui una morale tribale evidentemente avulsa dalle regole dei mortali, che tuttavia se ben intesa dal tribunale terrestre, potrebbe alleggerire – nel caso di colpevolezza – la posizione degli imputati per incapacità, almeno parziale, di intendere e di volere.

Udienza fissata il 22 novembre.

 

Bruno Vergani 


 

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