La mafia dei Supermercati , indaga la Dia di Roma e la squadra mobile di Caserta

16.09.2010 16:03

 

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Si scrive despar. Si legge mafia?

Riceviamo e pubblichiamo


Gia' nel 2008 ai parenti dell'imprenditore Paolo Sgroi, ex presidente ed amministratore delegato della Cedi Sisa Sicilia spa morto pochi mesi prima e indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, vennero sequestrati beni per 250 milioni di euro.

di ALESSANDRO DE PASCALE

18/07/2010

La catena di supermercati Despar puzza di mafia. A dirlo e' la Direzione nazionale antimafia che da anni indaga sul colosso della grande distribuzione e sugli interessi delle cosche nell'intero settore agroalimentare. Dietro la Despar, secondo gli inquirenti, potrebbe addirittura esserci l'attuale capo di Cosa Nostra, nonche' il quinto latitante piu' ricercato al mondo e superboss di Trapani, Matteo Messina Denaro. Lo scorso 10 maggio, durante una vasta operazione della Dia di Roma e della squadra mobile di Caserta, vengono arrestate 68 persone. Secondo il giudice per le indagini preliminari, Marzia Castaldi, lungo la Penisola c'e' un asse criminale tra la camorra del clan dei Casalesi e la mafia trapanese che «impone il monopolio dei trasporti su gomma ai commercianti che operano nel settore dei prodotti ortofrutticoli, con la conseguente lievitazione dei prezzi».

Al centro del patto, la gestione del mercato ortofrutticolo di Fondi (Mof), situato nel Lazio, quasi al confine con la Campania. Si tratta della struttura piu' grande d'Italia che i magistrati antimafia definiscono un «contesto asfissiante, vera negazione dei piu' elementari principi economici liberal-democratici», perche' all'interno di questo sistema a nessun operatore commerciale «era dato sfuggire alle maglie di siffatta spartizione (...) a prescindere dalla qualita' o meno del servizio reso e della concorrenzialita' del prezzo richiesto e pagato».
Tra le 68 persone arrestate in quell'operazione, ci sono anche i fratelli Antonio e Massimo Sfraga, che gestiscono a Strasatti, una frazione del comune siciliano di Marsala, un grande centro per la commercializzazione dei prodotti ortofrutticoli. I due fratelli verranno poi scarcerati dal tribunale del Riesame di Napoli, il 10 giugno, per «mancanza dei gravi indizi di colpevolezza».


L'OMBRA DI DENARO

Gli Sfraga erano stati accusati da un giovane agricoltore siciliano secondo il quale «dovevamo vendere i nostri prodotti al prezzo da loro fissato e non c'era possibilita' di alcuna contrattazione. Erano loro che facevano il mercato. Il loro giro d'affari era notevole». Perche', continua l'agricoltore, «da Strasatti, di tir carichi ne partivano in continuazione (…) nessuno, pero', pensava che fossero inseriti in un giro di cosi' alto livello (…) anche se il loro tenore di vita, auto di grossa cilindrata, etc, non poteva non destare qualche sospetto».

Inoltre nell'ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Marzia Castaldi, si parla di «strette cointeressenze tra i fratelli Sfraga e Giuseppe Grigoli, interfaccia di Matteo Messina Denaro in vari settori imprenditoriali, tra cui quello della grande distribuzione nel cui ambito gestiva per tutta la Sicilia Occidentale la catena di supermercati con marchio Despar».

Grigoli che viene chiamato «il re dei centri commerciali», e' stato arrestato il 19 dicembre del 2007, per concorso in associazione mafiosa. In totale gli sono stati sequestrati beni per 700 milioni di euro, perche' l'imprenditore e' ritenuto il cassiere, il prestanome e il braccio finanziario di Messina Denaro. Attraverso la societa' 6 Gdo srl, Grigoli e sua moglie, Maria Fasulo, possedevano il 10 per cento di tutta la Despar Italia, il gruppo della grande distribuzione che fattura piu' di quattro miliardi di euro l'anno. Il capitale sociale della sola 6 Gdo di Grigoli e' passato da 80mila a 12 milioni e mezzo di euro, tra il 1999 e il 2006, grazie a piu' di 49 supermercati. Tanto che soltanto tra il 1999 ed il 2002 Grigoli ha condotto operazioni bancarie «in contanti» con depositi superiori a 300mila euro.
Da quando e' stato arrestato, secondo i magistrati partenopei, e' avvenuta «la successione degli Sfraga e in particolare di Sfraga Antonio a quest'ultimo». Le indagini erano partite gia' nell'aprile del 2006, in seguito all'arresto dell'allora capo di Cosa Nostra, Bernando Provenzano, latitante da 43 anni e gia' all'epoca condannato a tre ergastoli.

Nel casolare di Corleone, in cui la squadra Catturandi di Palermo ha scovato Provenzano, vennero scoperti oltre 200 documenti molto interessanti tra lettere, biglietti e appunti oltre ai famosi “pizzini” attraverso i quali il boss comunicava con l'esterno.
Dentro questi documenti, gli inquirenti scoprono tra le altre cose che l'interlocutore privilegiato di Provenzano era proprio Matteo Messina Denaro, «“Alessio” nelle missive», e individuano Giuseppe Grigoli come il «formale titolare della catena di supermercati Despar (…), l'interfaccia del Messina Denaro nell'affare illecito, oltre che la sostanziale riconducibilita' a quest'ultimo dell'impero economico grigoliano».
Da allora le indagini si estendono a tutto il gruppo della grande distribuzione. Tanto che gia' nel 2008, nella relazione annuale sulla ‘ndrangheta della Commissione parlamentare di inchiesta, realizzata da Franscesco Forgione, si parla della societa' G.D.S. srl, con sede a Salerno, di cui «e' socio anche Salvatore Michele Scuto, figlio di Sebastiano Scuto che ha precedenti per associazione per delinquere di tipo mafioso e secondo la Direzione nazionale antimafia verosimilmente affiliato alla potente famiglia mafiosa dei Laudani di Catania». Tanto che la Aligrup spa di Sebastiano Scuto, dal 2001 e' sotto l'ombrello dell'amministrazione giudiziaria. In Sicilia e' titolare del marchio Despar nelle province di Catania, Enna, Caltanissetta, Siracusa, Ragusa e Palermo, attraverso il quale controlla 40 ipermercati e centinaia di supermercati. Anche la Despar Campania, oggi al collasso, secondo gli inquirenti era una filiale degli Scuto. Proprio quella della Cavamarket di Della Monica che fin dal 1987 gestisce i marchi Despar, Eurospar e Interspar in Campania.

Le mafie insomma hanno capito da tempo che acquistare i terreni e costruire supermercati e centri commerciali, significa realizzare una «straordinaria lavatrice di denaro sporco», ha spiegato Roberto Scarpinato, procuratore antimafia a Palermo. In pratica, come evidenzia la Commissione parlamentare, «una massa formidabile di denaro liquido da riciclare».

GATTO CI COVA

La relazione della Commissione, parla anche della Despar Calabria e del peso del suo patron nel gruppo, dato che «Antonino Giuseppe Gatto e' presidente del Comitato direttivo di Despar Italia e cioe' dell'organo che definisce le principali strategie, le scelte e le politiche di Despar Italia sul territorio nazionale». Aggiungendo pero' che «dello stesso Comitato direttivo e' componente Scuto Salvatore». La Procura nazionale antimafia si era interessata a Gatto gia' nel 2005 quando la sua Despar Calabria aveva siglato un'intesa con la Coop che diede vita al gruppo Centrale Italiana.

Anche la Guardia di Finanza mise sotto la lente di ingrandimento varie operazioni economiche che l'imprenditore, grande finanziatore del centrosinistra calabrese, aveva realizzato in Olanda, Germania e Polonia. Senza pero' giungere mai a nulla di penalmente rilevante.

Si trattava di affari di grande portata visto che il procuratore della Direzione nazionale antimafia, Emilio Ledonne, rivelo' che il solo commercialista di Cosenza, del «gruppo economico» Gatto, gestiva praticamente tutta la ricchezza economica della Calabria. Perche' la Finanza gli aveva segnalato che «presso lo studio commerciale di Francesco Indrieri, del gruppo economico Gatto (…), hanno sede legale o domicilio fiscale 43 societa'» del colosso calabrese.

LA SPESA NEI PIZZINI

Ma torniamo in Sicilia, vero cuore delle indagini sui rapporti con la mafia. In un “pizzino” inviato a Provenzano da Matteo Messina Denaro, si parla del «solito argomento Despar». È lo stesso superboss latitante a spiegare il ruolo di Cosa Nostra nell'affare dei supermercati: «C'e' una persona di Castelvetrano che ha la concessione dei supermercati Despar, cioe' questa persona apre dei punti vendita Despar in ogni paese e da' la gestione del punto vendita a persone del medesimo paese e la persona rimane come fornitore del punto vendita lasciando al gestore un largo margine di guadagno, infatti questi gestori se la passano tutti bene».

Anche il collaboratore di giustizia Maurizio Di Gati, gia' rappresentante del mandamento di Sciacca, racconta ai magistrati nel febbraio 2007 di un incontro tra i boss avvenuto in provincia di Agrigento, nella zona di Palma di Montechiaro, il 23 maggio 2002. «Nella riunione, appresi per la prima volta che i supermercati Despar erano di questo Grigoli che, sostanzialmente, altri non era che Messina Denaro Matteo stesso», rivela Di Gati agli inquirenti, aggiungendo che «Sutera spiego' inoltre com'era il meccanismo di gestione dei supermercati. In pratica il Grigoli metteva la merce e l'azienda chiavi in mano e bastava avere un locale per spartirsi il guadagno».
L'attivita', gli interessi e la protezione di Cosa Nostra nella Despar continuano anche dopo l'arresto di Provenzano, con gli altri capimafia. «I Lo Piccolo mi dissero che i centri Despar non dovevano essere toccati in quanto interessavano alla famiglia, mentre cosa diversa era per i singoli negozi affiliati che molte volte erano solo piccole attivita' con insegne Despar», spiega nell'estate del 2008 ai magistrati di Palermo il pentito Francesco Franzese, uomo della famiglia Lo Piccolo. Poi conferma: «I Despar interessavano direttamente a Matteo Messina Denaro».

LE COSCHE DEL CARRELLO

Centri commerciali, supermercati e grande distribuzione, secondo il rapporto Ecomafie di Legambiente, sono un settore che negli anni e' diventato fondamentale per le mafie. Come giro d'affari ha ormai superato addirittura quelli tradizionali come l'edilizia e il traffico di stupefacenti. L'Italia e' stata, ancora una volta, divisa tra le mafie.

La ‘ndrangheta al Nord, la camorra al Centro, la mafia al Sud. Cosi' facendo, i centri commerciali si moltiplicano come funghi sia nelle grandi citta' che in quelle piu' piccole.
La mafia siciliana, oltre a costruire e gestire gli ingenti guadagni dei supermercati Despar, controlla anche le assunzioni, diventando un particolare “ufficio di collocamento” strumento dei boss.

A raccontarlo e' sempre il collaboratore di giustizia Franzese: «I supermercati non pagavano il pizzo, ma davano lavoro agli affiliati di Cosa nostra». Cosi' nei supermarket iniziano a lavorare figli, congiunti, amanti e parenti di soggetti condannati per mafia, come il nipote dello stesso Matteo Messina Denaro, Francesco Guttadauro, il giovane erede di don Saro Riccobono, la nipote dell'autista di Toto' Riina, oppure lo stesso Totuccio Lo Piccolo, prima della sua ascesa, del suo arresto e infine della condanna a 15 anni presa in appello lo scorso 28 gennaio.
Le indagini sui rapporti tra settore agroalimentare, grande distribuzione e mafie, proseguono tuttora. Attualmente sono al vaglio dell
'antimafia milanese i rapporti tra le societa' che hanno costruito centri commerciali nel Nord e le amministrazioni locali.

Mentre in Sicilia proseguono da due anni le indagini sul gruppo della grande distribuzione Sisa, al centro al centro di un altro “pizzino” tra Lo Piccolo Provenzano.
Gia' nel 2008 ai parenti dell'imprenditore Paolo Sgroi, ex presidente ed amministratore delegato della Cedi Sisa Sicilia spa morto pochi mesi prima e indagato per associazione a delinquere di stampo mafioso, vennero sequestrati beni per 250 milioni di euro.

Fonte http://www.lavocedellevoci.it/

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