LA CONTROCOSTITUZIONE DELL'EUROPA SOCIALE di Gennaro Francione

20.11.2011 09:11

 

1)LA PRIMA COSTITUZIONE D'EUROPA: UN TERATOMA METASTATICO NORMATIVO.

 

      Il tema del convegno cui siamo stati chiamati a intervenire(“ L’EUROPA GIUDIZIARIA UNITA PER LA LIBERTÀ E SICUREZZA DEI CITTADINI DELL’UNIONE “) parte da una visione di giustizia unita, atta ad assicurare una vita sicura, libera e dignitosa  per i cittadini dell'unione.

      Il tema nasce monco  a parere dello scrivente perché basa i rapporti degli europei esclusivamente sulla libertà e sulla sicurezza, ricalcando alcuni schemi vetusti e antiumanitari che caratterizzeranno la nuova costituzione di Europa.

      In premessa vogliamo sottolineare che la giustizia vera non è quella dei giudici, che arriva solo come extrema ratio, ma parte dalla profondità del sociale. Essa si realizza in quanto si provveda a un'equa distribuzione di risorse materiali, economiche  e culturali nell'ambito di un spirito globale di Fratellanza che se, limitato all'Europa, porterà all'esatto contrario della sicurezza, alimentando gli scontri e le guerre tra culture ed economie ricche e povere.

      Del tutto contrario  a questa linea e, quindi non giusto, appare il Progetto di Trattato che istituisce una Costituzione per l'Europa. Con le sue 263 pagine è più Trattato che Progetto, un "Trattato di Progetti" potremmo dire.

      In metastasi mostruosa si è riusciti con questo Trattato-Costituzione a produrre ben 465 articoli complessivi, divisi in 4 Parti, 6 Protocolli, 2 Preamboli, un'epigrafe di Tucidide, 3 Dichiarazioni, di cui una ancora da scrivere.  E' questo il voluminoso risultato dei lavori della Convenzione incaricata di stendere la nuova costituzione europea, iniziati a marzo del 2002 e conclusasi nel giugno 2003 col compito affidato all'Italia di concludere il faticoso iter[1].

      Nell'esame del megatrattato partiremo dal Preambolo, la parte ovviamente più pubblicitaria, non giuridicamente    vincolante, dove gl'intenti appaiono gloriosi oltre ogni limite. Si apre con una frase tratta dallo storico greco Tucidide (Tuc. II, 37), pronunciata da Pericle nella famosa orazione sopra i caduti all'inizio della guerra del Peloponneso[2]: "La nostra Costituzione si chiama democrazia perché il potere non è nelle mani di una minoranza, ma della cerchia più ampia di cittadini".       

   Un omaggio alla civiltà greca antica e al pensiero classico, una delle basi della cultura occidentale, seguito dall'affermazione che "l'Europa è un continente portatore di civiltà" e che bisogna ispirarsi "alle eredità culturali, religiose e umanistiche dell'Europa, i cui valori, sempre presenti nel suo patrimonio, hanno ancorato nella vita della società il ruolo centrale della persona, dei suoi diritti inviolabili e inalienabili e il rispetto del diritto (...). Si conclude che "l'Europa, ormai riunificata, intende proseguire questo percorso di civiltà, di progresso e di prosperità per il bene di tutti i suoi abitanti, compresi i più deboli e bisognosi"[3].

   Belle parole che nascondono un progetto neoimperialistico e lobbista contro le istanze dal basso di un Europa sociale. Come ha scritto Papi Bronzini  "nei lavori per la stesura della bozza di costituzione europea, la ricerca di una mediazione al ribasso ha prevalso sull'ambizione di un processo costituzionale che partisse dai punti di forza del cosiddetto modello sociale europeo, cioè di quell'articolato sistema di protezione dei diritti sociali e individuali che ha segnato, tra alti e bassi, la vita del vecchio continente dagli anni Cinquanta agli anni Ottanta. In questo desolante quadro la democrazia assoluta non è riuscita nemmeno a fare capolino nelle algide stanze di Bruxelles".

   La nostra critica   al novello sistema normativo costituzionale europeo partirà proprio dall'interpretazione dai bei principi espressi che nella realtà richiamano solo formalmente il primato del Sapere e della Fratellanza, quest'ultima peraltro limitata agli abitanti dell'Unione e comunque parziale, in mancanza di una precisa previsione di normativa sociale globale. Né poteva essere diversamente perché il Trattato è il frutto delle politiche di stampo liberista a dieci anni dall'entrata in vigore del trattato di Maastricht. 

   Guerre, privatizzazioni, attacco allo stato sociale, precarizzazione dei rapporti di lavoro, intolleranza verso gli immigrati: questa è la nuova Europa nascente da Maastricht. Questa è la nuovissima Europa antiumana che uscirà dal Trattato-Monstre che inizia davvero male, mettendo in discussione quei principi di solidarietà che per lunghi anni ne hanno costituito l'ossatura e l'identità del nostro continente.

      Il progresso è prima di tutto Sapere e, invece, come vedremo, nella costruenda normativa viene affermato ancora il primato dell'Economia, per di più nelle linee consuete del liberalismo pseudosociale per cui, al di là dei falsi intenti, i forti diventano sempre più forti e i deboli sempre più deboli.

   L'Unione richiama in sé solo come pallido fantasma la Fratellanza, l'ultimo dei principi della rivoluzione francese che nel Mondo dell'Utopia Reale, quello che è già oltre la Costituzione d'Europa, nuova ma già fatiscente, assurgerà a primo dei valori che si trascina dietro gli altri due, libertà e uguaglianza,  alias inevitabilmente compromessi.

   Solo uno spirito fraterno tra i popoli e i singoli può rendere concreto il senso della libertà, bene altrimenti  inutile quando lo squalo nel grande oceano della libertà mangia il pesce piccolo. E a che serve l'uguaglianza predicata sulla carta, quando il mondo è fatto di continue disparità che solo uno spirito fraterno può riuscire  a colmare?

    

2)L'EUROPA DEI FORTI CONTRO I DEBOLI.

 

   La Costituzione Europea tira giù diritto  a base di slogan come "forgiare il comune destino" e creare un'effettiva "unità nella diversità". Per realizzare questi intenti  noi riteniamo che già in nuce, nell'eligenda costituzione, non bastino più i mezzi parlamentari tradizionali ma bisogna dare accesso alle rappresentanze di minoranze che non appaiano formalmente sulla scena decisionale, o perché non sono riuscite a porre loro rappresentanti nei parlamenti oppure perché, avendoli posti, sono così deboli da essere schiacciati.

   L'Europa come spazio pubblico e politico globale non può essere rappresentata solo dalle istituzioni tradizionali ma deve essere vissuta da soggetti "altri", attingendo dalla costituzione democraticissima materiale agitata dagl'intellettuali radicali, dai cybernauti creativi, dai movimenti sociali che portano avanti il progetto di un'Europa e di un Mondo davvero Nuovo all'insegna della Pace e della Fratellanza.


    Oggi non c'è una reale democrazia e la rappresentanza parlamentare del popolo è una farsa. Vanno nei parlamenti quelli che sono sostenuti dai potentati economici, capaci di investire nelle campagne di propaganda fatte sui manifesti, sui giornali, in internet ma soprattutto nelle televisioni pubbliche e private di cui sono padroni.

   Le lobby massmediali e la ricchezza mandano nei seggi senatoriali quelli che sono pronti poi ad affermare e riaffermare il logos del dominio dei potentati economici; ergo, i mandati parlamentari sono ampiamente falsati da queste interferenze nummarie vistose, per cui le minoranze risultano inevitabilmente sconfitte. Ergo, le leggi più importanti (e la Costituzione d'Europa lo è) sono fatte dai rappresentanti dei forti che tendono a fortificarsi vieppiù, contro i deboli la cui sorte è lasciata a spazi marginali di intervento come quelli caritatevoli o interessati del Fondo sociale

   Oggi, anche nell'osannata Europa Unita le leggi le fanno i forti, spinti dalle multinazionali  alla ricerca di metodologie e strutture atte a garantire e  a rafforzare i loro poteri. Ciò si verifica, ad esempio, nell'ambito del copyright dove leggi sempre più dure vengono create per frenare la cosiddetta pirateria quando invece la vera pirateria è di chi vende i cd a 50 euro. Di fronte al dilagare del copy contra legem,  esaltato proprio dalla tecnologia riproduttiva e dalla gran massa di cultura e di sapere (il cui acquisto per vie cosiddetto legale richiederebbe patrimoni di cui non dispongono neppure le famiglie agiate), si emanano leggi sempre più repressive per arginare il fenomeno. D'altra parte che società schizoide è mai questa che produce  fotocopiatrici, masterizzatori, registratori, riproduttori, comunicazioni internettiane velocissime per la diffusione del sapere in tutte le forme e poi criminalizza la riproduzione gratuita dell'arte globale?

     I movimenti dell'anticopyright, dietro cui si muovono soprattutto in rete fior fiori d'intellettuali, ingegneri, artisti, uomini di diritto, sono negletti e colpiti con leggi sempre più severe che, ad esempio, in Italia sono state poste in essere dal vecchio governo del centro-sinistra, e rinforzate oggi dal centro-destra, a dimostrare l'assoluto servaggio dei governi di qualunque colore alle multinazionali.

   Da questa legge ferrea dell'economia che prevarica sul sapere non sfugge la Bella Europa coi suoi metaorganismi,  incapaci per buona o cattiva fede di andare al cuore delle cose. Ma sarà poi davvero un criminale l'insigne professor Joost Smiers che sostiene: "La proprietà intellettuale è un furto"[4]o non lo sono gli oligopoli economici che lo contrastano perché altrimenti non riuscirebbero più a "rubare" legalmente? Perché non armonizzare, invece, il mondo secondo il li confuciano in nome di un sapere che finalmente prevalga sull'economia e creare mercati paralleli di serie a e b così da accontentare tutti?[5]

   E' recente la "Dichiarazione scritta sulla lotta contro al pirateria e la contraffazione allargata" del Parlamento Europeo al cui interno il Consiglio e la Commissione  invitano i paesi membri "Ad assicurare che la legislazione vigente e quella futura prevedano sanzioni civili forti e armonizzate per tutte le violazioni della proprietà intellettuale e pesanti sanzioni  per la contraffazione su scala commerciale"[6].

   Se quella direttiva ricevesse reale attuazione certo non basterebbero in Italia 50.000 posti già strettissimi delle nostre carceri, occorrendo poi affittare per contenere i contravventori di tutta Europa non un'isola ma un continente intero tipo l'Australia, dove un tempo l'Inghilterra relegava a valanghe i suoi galeotti.

   La verità è che le grandi imprese globali minano alla base la sovranità nazionale e che i singoli paesi ne cedono una "parte" agli organismi sovranazionali, essendo costretti ad eseguire trattati spesso frutto non di interessi umani ma proprio degli oligopoli economici che dettano legge a livello sovranazionale. Disobbedire per i singoli stati significherebbe mettersi fuori della Comunità Internazionale, per cui grazie a ricatti multipli essi sono soggiogati a leggi sempre più repressive come quella sul diritto d'autore.

   Oggi la crisi della sovranità è effetto e spinta alla Costituzione dell'Europa Imperialista e Lobbistica in quanto soggetto politico ancora più forte delegato a proteggere gl'interessi dei forti contro i deboli.

   Si parla nel Trattatone di una "grande avventura" per l'Europa, ma noi sappiamo che non sarà affatto a lieto fine. Sarà l'avventura di un'Europa definitivamente soggiogata dall'Economia.


    Noi ci battiamo,  invece, per un'Europa e un mondo diversi dove il Sapere prevalga sull'Economia. E il sapere è anche un agire quando si permettano alle minoranze, che poi sono schiaccianti maggioranze come nel caso della volontà di un  copyright libero e dell'arte a diffusione pressoché gratuita, di dire la loro e di ribaltare le regole davvero nel senso che vuole il popolo.

   Insomma quando nel Progetto di Trattato i membri della Convenzione europea arrivano addirittura a dichiararsi "riconoscenti ai membri della Convenzione europea di aver elaborato la presente Costituzione, a nome dei cittadini e degli Stati d'Europa", essi mentono. Perché in effetti non stanno esprimendosi su una base reale di democrazia assoluta cogliendo istanze dal basso, ma piuttosto nell'ambito di un liberalismo forsennato, mosso da un pallido riflesso di colorazione e protezione sociale come rivela l'obiettivo sinistro di tutelare lo "spazio di libertà, sicurezza e giustizia", accanto al "mercato unico nel quale la concorrenza è libera e non distorta" (art. 3). La concorrenza libera significa proprio che gli oligopoli continueranno  a rimanere padroni dell'Europa e del  mondo, linea che potrà essere ribaltata solo se si farà un'autentica costituzione popolare in cui il Sapere prevalga sull'Economia.

   Noi combattiamo per una piattaforma di diritti più avanzata che non sia semplicemente una somma di diritti, ma sia un cambiamento radicale del senso della cittadinanza e dell'essere uomini nel mondo.

 

3)LE MINORANZE SEPPELLITE.

 

   L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) fa rilevare che il divieto di discriminazione e l'indicazione della linguistica contenuti nella Carta dei Diritti Fondamentali e nella bozza della Costituzione non sono sufficienti per garantire la parificazione dei circa 40 milioni di persone appartenenti nel continente ad una minoranza linguistica[7].

   Secondo lo studio "euromosaic" della Commissione dell'UE, 23 lingue delle 48 lingue minoritarie non hanno o hanno solo in modo limitato "possibilità di sopravvivenza". Altre dodici lingue minoritarie sono considerate "minacciate".

   L'APM chiede, quindi, che la Costituzione Europea modificata contenga un articolo per il riconoscimento di tutte le minoranze linguistiche ed etniche, che si appoggi, ad esempio,  all'articolo 27 del Patto Internazionale sui Diritti civili e politici: "In quegli Stati, nei quali esistono minoranze etniche, religiose, o linguistiche, gli individui appartenenti a tali minoranze non possono essere privati del diritto di avere una vita culturale propria, di professare e praticare la propria religione, o di usare la propria lingua, in comune con gli altri membri del proprio gruppo".

   Si chiede, quindi,  un paragrafo che preveda una affermative action su modello degli Stati Uniti d'America: "I membri di gruppi, che di fatto sono svantaggiati, devono essere particolarmente sostenuti".

   Il discorso si ricollega anche alla vexata quaestio sul richiamo al cristianesimo per così dire come religione d'Europa. Intanto è un bene che non vi sia stato alcun richiamo ma ancora in positivo sarebbe stato necessario il richiamo a  un'esplicita tutela a tutte le forme di religione.

   Oltre al Cristianesimo in Europa ci sono l'Ebraismo e un Islam autonomo nei Balcani, ma poi c'è tutto un proliferare di movimenti spirituali provenienti direttamente dall'India, per i quali s'impone una globalizzazione autentica nel senso di tutela alla pari delle altre grandi religioni.

   Ciò al fine di rendere democratica l'Unione anche in questo campo con un adeguato rafforzamento dei deboli. Ciò al fine di evitare episodi come il crocifisso nelle scuole italiane che ha creato un inutile conflitto di religione a causa proprio della predilezioni per alcuni simboli e non per altri.

 

4)EUROPEI UBER ALLES.

 

   Lo sfondo razzista e antiglobale della prima Costituzione Europea lo si nota anche in materie di cittadinanza europea (art. 8) che rappresenta un privilegio antistorico di fronte alla naturale e sacrosanta invasione fisica che subiamo da parte dei paesi del Terzo Mondo.

   Gli Stati membri continuano a "determinare il volume di ingresso nel loro territorio dei cittadini di paesi terzi provenienti da paesi terzi allo scopo di cercarvi un lavoro subordinato o autonomo" (art. III-168). Essi possono, insomma, tranquillamente "applicare quelle che, se gli extracomunitari fossero merci, si chiamerebbero restrizioni quantitative (e qualitative) alle importazioni, tassativamente vietate dal diritto comunitario"[8].

   Quando  il Trattato-Costituzione garantisce la libertà di circolazione e soggiorno solo ai cittadini statali, soprannominati "europei", sta gettando per ciò solo le basi dello scontro e della guerra coi popoli sottosviluppati, affamati, invece del dialogo costruttivo e dell'accoglienza, l'unico capace di garantire una pacifica e armonica convivenza tra civiltà nell'ambito di un nuovo programma culturale-economico per cui i ricchi danno ai poveri che ricambiano con benevolenza, lavoro, controcultura.

   Il controllo delle frontiere esterne, la politica comune dei visti, dei permessi di soggiorno, di asilo, la repressione dell'immigrazione clandestina (artt. III-166 ss.) sono i segni chiari di un progetto-fortezza contro la cosiddetta invasione del terzo mondo. Si tratta di una strategia già operativa, che divide il mondo in due blocchi, chi può entrare (America del nord, del sud, Australia, Giappone, qualche ex colonia) e chi no (Africa, paesi arabi, Russia, tutta l'Asia).

   Se l'Europa è trasformata in una fortezza assediata,  già questo la pone in una posizione di guerra mascherata. L'alternativa paradossale da noi proposta è al contrario ridurre l'Europa a uno spazio ai minimi termini, esaltando invece la funzione di un'Europa faro di luce e di fratellanza che, nell'agglomerazione tra tutti i popoli del mondo, contribuisca concretamente all'emergere di quelli poveri dalla loro indigenza.

   "A Parigi nel 1789 fu lanciato il diritto di cittadinanza - ha dichiarato  Vittorio Agnoletto in un incontro con l'ANSA - oggi, nel 2003, noi lanciamo il diritto universale: se sei un essere umano, se sei nato qui, hai questi diritti. A prescindere dal tuo paese di origine"[9].

 

5)LE PSEUDOLIBERTA' DELLA NUOVA EUROPA.

 

   La libera circolazione delle persone, delle merci, dei servizi e dei capitali sono le magnifiche quattro libertà fondamentali dell'Unione (art. 4; Preambolo della Carta di Nizza; art. III-14) ma manca la chiave fondamentale: la libera circolazione del Sapere in nome del quale e di una quanto meno utile Fratellanza non solo europea ma mondiale, chi ha dà a chi ha bisogno culturalmente ed economicamente, ricevendo quanto l'indigente è in grado di dare senza pesi né misure nel dare  e nell'avere.

   Si tratta, quindi, ancora delle vecchie stereotipe libertà, che sono pseudolibertà dei capitali. Gli artt. III-193 e 216 codificano per la verità l'impegno dell'Unione a favore dell'integrazione in un mercato globale, ma ciò non si trasforma in alcun principio reale di Fratellanza Economica perché giammai sulla carta viene portato avanti il principio del surclassamento del capitalismo a favore del primato del Sapere Universale.

   La più piena libertà di circolazione e stabilimento non spetta ai cittadini europei, né tanto meno agli extra-comunitari, ma ai "lavoratori", cioè ai soggetti impegnati in un'attività produttiva il cui prodotto trovi una valorizzazione nel mercato. 

   Anche questa mercificazione dell'individuo dà il senso di una Costituzione antiumana mentre nel mondo, soprattutto in rete e attraverso la Rete, vengono portate avanti nuove istanze in cui l'Arte è il bene primario dell'umanità, di cui il lavoro è un surrogato, perché è la creatività fraterna che salva l'uomo e non la soggiogazione meccanica a una catena di montaggio dove vali a seconda di quanto denaro hai o di quante ore di fatica produci. Per l'elaboranda Costituzione Europea diventa "nostro obiettivo legittimo, anzi prioritario, essere trattati come le merci che siamo, come bonifici bancari, travel chèques e carte di credito, cioè come capitale umano ("risorse umane", forza lavoro e capacità cognitive) che circola liberamente, dentro e fuori la fortezza europea. Anche questo è un paradosso della sussunzione reale del lavoro nel capitale"[10]

   Nella Dichiarazione universale dei diritti dell'Arte(DUDDA) firmata da artisti, scienziati, uomini di cultura al Museo del Cinema di Roma l'11 novembre 2002 all'articolo 1 si afferma: "Il Mondo è una Repubblica Democratica, fondata sull'Arte". E al successivo articolo 14:  "Gli artisti hanno il diritto alla Fratellanza e alla Cooperazione, attuata attraverso associazioni di mutuo soccorso col compito di garantire la loro vita materiale e spirituale". Una via di salute sociale, un esempio per una reale costituzione europea capace di gettare le basi per il nuovo uomo fraterno e creativo.


 

6)L'ANTIUMANESIMO MONETARIO DELLA NUOVA EUROPA.

 

   Anche in tema monetario nel Trattato manca qualsiasi accenno alla finanza etica. E' prevista la Banca centrale europea, pienamente indipendente da tutto e da tutti, sovrana sulla politica monetaria dell'area euro. L'esercizio di questa competenza resta vincolato all'obiettivo economico primario della stabilità dei prezzi e null'altro: "L'obiettivo principale del sistema europeo di banche centrali è il mantenimento della stabilità dei prezzi. Fatto salvo l'obiettivo della stabilità dei prezzi, esse sostengono le politiche economiche generali dell'Unione al fine di contribuire alla realizzazione degli obiettivi dell'Unione" (art. 29, ribadito dall'art. III-77).

   Il monetarismo, come si vede, è propugnato solo in termini di capitalismo puro, interessato unicamente all'indipendenza totale del sistema europeo di banche centrali (art. III-80, già art. 105), in termini che raggiungono punte di autismo istituzionale. Anche in questo si tiene conto a livello puramente formale della moneta senza tener conto che in un'economia umanistica quello che conta è il reale suo potere d'acquisto.

   Altrove definimmo la Nuova Europa ragioneristica e antiumanistica e la nuova costituzione in materia dirigistica prosegue sulla stessa linea dell'introduzione nefasta di un euro che, almeno in Italia, ha dimezzato il valore d'acquisto della vecchia moneta, poiché là dove l'unità di misura era l'uno (la mille lire) ora è diventato l'euro corrispondente ad un due, con conseguente naturale dimezzamento del potere d'acquisto.

   Anche questo dirigismo monetario fondato sull'euro risponde ai sotterranei intenti dell'Europa lobbistica, per cui arrivano a beneficiarne della circolazione aurea unificata solo i forti, sia come paesi che come oligopoli economici che su quel dirigismo lucrano e prosperano.

   Manca qualsiasi ipotesi a monte di riforma umanitaria della Banca Europea che potrebbe riflettersi sulla Banca mondiale,  la cui attività produce nefaste conseguenze sociali ed ambientali sui progetti finanziati nei paesi in via di sviluppo, ma anche negli stati dell'Unione.

   Manca una riforma dell'istituto secondo i principi dello sviluppo compatibile ed equo e in base alle necessità delle comunità locali[11].

   Manca qualsiasi accenno a  una riforma globale del sistema finanziario e contro gli effetti della speculazione finanziaria sul modello della Tobin tax, ovvero il prelievo dello 0,1-0,5% da applicare alle transazioni valutarie. Secondo una stima, attraverso questa tassa si potrebbero raccogliere tra i 90 e i 100 miliardi di dollari l'anno da destinare a progetti di cooperazione allo sviluppo[12].

   Manca qualsiasi attacco alle cosiddette Banche usuraie che concedono prestiti esosi solo su garanzie(che naturalmente chi non ha non può dare). Manca l'attacco risolutivo e devastante alla Banche armate ovvero banche e istituti di credito che sostengono il commercio delle armi, anche nei confronti di paesi in guerra. Nel 1998 il giro di questi sporchi affari è stato di 1.236 miliardi di lire[13].

   Oggi ad opporsi all'Europa sciagurata della moneta unica rimane solo il "movimento dei movimenti", il movimento internazionale no global il quale, al di là delle deprecabili frange di violenza,  risulta formato da pacifici intellettuali e giovani critici il cui unico intento è la salvezza sociale ed economica dell'uomo.

 

7)LA POLITICA SOCIALE  E AMBIENTALE.

 

   La Costituzione d'Europa improntata alla globalizzazione neoliberista è un fallimento per le istanze sociali dell'Uomo Europeo.

   "Se le banche sono le balene che non ci parlano, le politiche sociali sono le sirene che ci vorrebbero cantare una canzonetta. E il mitico Protocollo sociale, in origine come un sospiro dal sen fuggito di Maastricht, in buona sostanza ritorna quasi intatto negli artt. III-103 e III-104 (già artt. 136 e 137, già artt. 117 e 118 del Trattato istitutivo). L'art. III-103 è certo bellissimo: promozione dell'occupazione, miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, protezione sociale adeguata, "dialogo sociale", "sviluppo delle risorse umane", lotta all'emarginazione"[14].

   In materia di politica sociale, a norma dell'art. III-104, l'Unione "sostiene e completa l'azione degli Stati membri" (a cui è stato tolto lo strumento monetario), adottando solamente "prescrizioni minime applicabili progressivamente", per di più all'unanimità del Consiglio. L'unanimità è prevista, fra le altre cose, per le condizioni di lavoro, la sicurezza e protezione sociale, la disciplina dei licenziamenti, le condizioni di impiego degli extra-comunitari.

   E' questa unanimità che ci spaventa quella che tendendo a omogeneizzare in effetti finisce per  creare disuguaglianze perché a situazioni diseguali non si può rispondere con leggi eguali. Siamo ancora scossi dal Trattato di Maastricht attraverso il quale si sono imposti, in nome del Patto di stabilità, grandi sacrifici ai cittadini e alle cittadine. Quando gli stati hanno paura dei cambiamenti invocano la stabilità economico-sociale, unitamente a leggi sanzionatorie soprattutto di carattere penale per assicurare col terrore quello che invece dovrebbe eventualmente essere conseguenza  dell'armonia sociale per cui a ognuno vien dato quanto ha bisogno, dando quanto riesca a dare.

   Nella politica repressiva europea spaventano i tagli al welfare. Ci spaventano gli allungamenti dei tempi pensionistici per cui gli stati indebitati oltre misura pensano di risolvere i loro problemi creando operai-mummie alla maniera di Metropolis di Laing, senza tener conto che il protrarsi del lavoro fino  a tarda età toglie possibilità ai giovani. Così si  pagano in termini di disoccupazione, di disagio sociale, di criminalità per sopravvivere ciò che si dubita si sia poi risparmiato da quell'altra parte.

   Nel testo licenziato ci si richiama a un generico diritto a lavorare. Manca invece la categorica asserzione del diritto al lavoro che intanto può realizzarsi concretamente nell'ambito di una politica che predichi: "Lavorare tutti, lavorare meno".

   Anche nel campo della politica ambientale la costituzione appare assai carente, mancando un reale impatto con i problemi del pianeta. Qui va tutto rifatto più che mai, ridisegnando una nuova visione europea che cerchi di mettere al centro i veri problemi dell'uomo futuro: il diritto alla salute, il diritto all'ambiente (e non la "tutela" dell'ambiente come scritta attualmente), il diritto all'abitare, il diritto all'acqua.

   In questi settori il liberismo sfrenato ha prodotto la privatizzazione selvaggia di imprese e servizi creando grossi scompensi sociali. La carta ancora una volta parla di libera competizione ma nulla dice nulla a proposito di un'equa distribuzione delle risorse.

   Oggi l'80% delle risorse dell'agricoltura europea va a industrie sovranazionali e tutto il programma tende a ridurre la varietà di colture nelle regioni del nostro continente e ad aumentare le esportazioni. Bisogna, invece, difendere le specificità regionali e nazionali, ricordando che in Italia, negli ultimi 12 mesi, ogni 10 minuti ha chiuso i battenti un'azienda agricola a conduzione familiare. "L'Europa deve dare aiuti anche alle piccole e medie imprese agricole e in questo siamo in rotta di collisione con la Commissione europea di Prodi e del commissario Lamy" afferma lapidario Agnoletto in un recente intervento[15].

   Noi siamo qui a gingillarci con le leggi di un'economia antiglobale,  a dare i numeri alle agricolture dei paesi europei e là nel mondo lontano, eppure così vicino, c'è un popolo enorme accomunato da una tragedia: la fame. 

   Sono 842 milioni. La Fao ha lanciato un nuovo allarme nel suo rapporto annuale su Lo stato dell'insicurezza alimentare nel mondo 2003. E ha diffuso cifre inquietanti: 798 milioni di persone vivono senza cibo nei Paesi in via di sviluppo; 34 milioni nei Paesi mediamente sviluppati e 10 milioni nel mondo industrializzato.

   La fame nel mondo galoppa insomma e i numeri invece di diminuire, aumentano.

   La soluzione? Sulla base del rapporto, è necessario un maggiore impegno nella realizzazione del Programma anti-fame, proposto di recente dalla Fao: migliorare la produttività agricola nelle comunità rurali povere, sviluppare e preservare le risorse naturali, espandere le infrastrutture rurali e allargare l'accesso al mercato, rafforzare le capacità di generare e diffondere le conoscenze, garantire l'accesso al cibo a chi ne ha più bisogno. Inevitabile, poi, - ha sottolineato Hartwig de Haen, vice-direttore generale della Fao - l'impegno politico dei vari Paesi che dovranno impegnarsi in riforme e investire risorse[16].

   Ancora una volta una politica europea non globalizzata, di distribuzione delle nostre risorse sull'intero pianeta e non solo nella nostra area continentale può risolvere i problemi primari di tanti popoli e con questo salvaguardare il nostro bisogno primario di sicurezza ad evitare che essi ci invadano come è loro diritto. Diritto di chi si sposti in aree più fertili per garantire la sopravvivenza propria e delle famiglie moribonde lasciate nelle terre lontane. Perché noi dobbiamo vivere nell'abbondanza e gettare cibo, avendone sin troppo, e loro non hanno neppure l'acqua per dissetarsi?

   Oggi il sostegno alle politiche agricole produce dumping[17] nei paesi del sud del mondo, mancando un quadro organico per far sì che quelle agricolture abbiano uno spazio adeguato sulla scena planetaria. Portare ricchezza sotto forma d'impresa, politiche agricole, tecnologie avanzate, cooperazione etc. ai paesi poveri riduce il gap tra gente povera e ricca. Conseguentemente il miglioramento delle condizioni sociali di tutti riduce i fenomeni di immigrazione, criminalità, mafia etc. che sono comunque un costo grave da pagare per i paesi soprasviluppati.

   Oggi una fonte di autentica ispirazione per alternative valide alla soluzione dei  conflitti sociali viene dai movimenti sociali pacifisti, dal popolo internettiano sanamente globalizzato, dai radicali del pensiero pro homine  che hanno, tutti, la "democrazia assoluta" come opzione di fondo. Eppure, essi sono vistosamente assenti dal tavolo della eligenda nuova costituzione che creerà così solo il baraccone fatiscente del Mangiafuoco grassatore.

 

8)LA SICUREZZA.

 

   Grande spazio viene dato nella Costituzione al problema sicurezza tanto che la politica estera e di sicurezza comune in senso stretto (il terzo "pilastro" del tempio), rimane generalmente coperta dalla regola dell'unanimità (art. III-201).

   La verità è che il trattato è sorretto da un militarismo di fondo necessario a difendere non gli uomini (quelli sono carne da macello) quanto il capitalismo  e le sue lobby. O comunque per garantire il proliferare delle industrie pesanti, le stesse che hanno messo lo zampino potente in tutte le grandi guerre mondiali  e nei piccoli devastanti conflitti dell'era atomica. "Dentro la fortezza europea non può che esserci la caserma europea"[18].

   Vengono qui in rilievo gli aspetti militaristi e contraddittori espressi dalla "nuova" Europa. Il testo parla di "promuovere la pace" e non di "ripudiare la guerra", perché la scelta fatta rimane comunque un'opzione militare, che invoca un modello moderno di difesa, in altre parole un riarmo.

   Invece del dialogo, invece dell'opzione sociale e realmente globalizzata  che implica un interscambio con tutti i paesi del mondo per cercare di individuare i perché delle guerre  e risolverli pacificamente, l'Europa difendendosi attacca. E di brutto.

   La progettata nuova costituzione europea attraverso gli artt. 40, 42 e III-210.  sembra aver acquisito una volta per tutte la pseudemocratica finzione della necessità della guerra preventiva contro il terrorismo tanto osannata da Bush.  E così invece che trasformarsi in un faro di pace, l'Europa diventa testa di ponte nella guerra contro i terroristi.

   L'art. III-210 apparecchia una gran quantità di interventi militari: oltre alle "missioni umanitarie e di soccorso", alle "missioni di consulenza e assistenza in materia militare", alle missioni di peace-keeping e peace-enforcing, anche "azioni congiunte in materia di disarmo" e "missioni di prevenzione dei conflitti". Il Progetto prevede che "tutte queste missioni possono contribuire alla lotta contro il terrorismo".

   L'art. 42 -  sarcasticamente chiamato "clausola di solidarietà" - prevede che "l'Unione mobilita tutti gli strumenti di cui dispone, inclusi i mezzi militari messi a sua disposizione dagli Stati membri, per (...) prevenire la minaccia terroristica sul territorio degli Stati membri; proteggere le istituzioni democratiche e la popolazione civile da un eventuale attacco terroristico...".

   Tutto ciò va contro il ripudio totale della guerra di stati come quello italiano (vedi art. 11 della nostra costituzione). Ora gli Stati membri addirittura si impegnano solennemente a migliorare le proprie "capacità militari" (come scrivono nella Costituzione, art. 40) e a tale fine istituiscono un'autorità indipendente, l'Agenzia europea per gli armamenti (art. 40, art. III-212).

   Sempre l'art. 40 prevede che l'Unione possa impegnarsi "in missioni al suo esterno per garantire il mantenimento della pace, la prevenzione dei conflitti e il rafforzamento della sicurezza internazionale".

   Missioni all'esterno per "prevenire" conflitti. Eufemismi da Grande Fratello.  Non quello di Mediaset ma di Orwell.

   L'Iraq è stato invaso "a fin di bene" ma ci chiediamo ancora cosa si aspetta per il ritiro delle truppe dei paesi europei da quelle zone. Perché non vengono passati i poteri all'Onu? Perché non si organizzano subito elezioni democratiche per l'autodeterminazione degli iracheni? Chi gestisce e con quali introiti giorno dopo giorno i pozzi di petrolio di quel paese dilaniato?

   La verità è che qualunque guerra di offesa o di pseudodifesa è male e porta  distruzione e morte di innocenti come soprattutto le situazioni belliche nel Medioriente, ammantate di pseudopacifismo, dimostrano. Questo perché "Da soli non si vince".  Mai.

   Solo il dialogo con gli extranei, con i nostri "nemici" può portare a una reale pace  e armonia nel mondo.

 

9)LA CONTROCOSTITUZIONE DELLA NUOVA EUROPA SOCIALE: IL PRIMATO REALE DEL SAPERE E DELLA FRATELLANZA.

 

   Un dilemma pesante, di fronte  a questa politica antiumana emergente dalla cosiddetta nuova Europa,  è per i giudici onesti quello: "Può un giudice giusto applicare principi costituzionali e leggi ingiuste?". Un dilemma reso ancor più angoscioso dal fatto che le lobby economiche agiranno domani in maniera ancora più spavalda, sorrette dalle nuove norme costituzionali che danno loro ragione a scapito dei deboli.

   La prima via verso la soluzione del dilemma sta nell'idea che la prima vera giustizia è proprio quella che si realizza nella politica sociale, nella vita comune dei cittadini deboli che vanno rafforzati, indebolendo i forti per realizzare una reale uguaglianza tra le genti. E' questa una via solutoria politica a cui i magistrati come cittadini ma poi anche come giudici non possono sfuggire, non potendosi ammettere che risponda allo ius applicare principi che ledano i deboli a favore dei forti. Bisogna agire ai limiti delle proprie possibilità e anche oltre  contro il diritto della forza, in nome della forza del diritto.

   In Italia è la costituzione stessa a prevederlo là dove, all'art. 3, dopo aver sancito l'uguaglianza tra tutti gli uomini impone allo Stato,  e i giudici sono lo stato, di rimuovere tutti "gli ostacoli di ordine economico e sociale  che, limitando di fatto, la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana".

   La Persona Umana. Questa la chiave per la costruzione di una nuova costituzione d'Europa che vediamo pochissimo citata nell'attuale. Questa la cifra su cui ogni magistrato onesto  e davvero giusto, in chiave antisocratica, deve improntare la sua azione a rischio della sua carriera  e talora della sua stessa vita.

   Un'azione questa di tale portata da coinvolgere non solo i giudici, ma tutti gli addetti ai lavori nel campo della giustizia, per uscire poi fuori dai tribunali e attingere qualsiasi individuo di buona volontà, non importa quale mestiere, opera, arte impresa svolga. Ciò perché la giustizia va realizzata prima di tutto nel mondo, tra la gente comune, al fine di rendere alfine vuote le aule di Temi.

   Per una proposta credibile e concreta in nome della costruzione di "un'altra Europa", per consolidare un movimento incisivo in opposizione a qualsiasi costituzione europea che tagli fuori i diritti dell'Uomo Sociale, la mobilitazione deve partire dal basso.

   Per sovvertire i responsi del Trattato-Monstre tutt'altro che giusti, il Nuovo Mondo - per il quale l'Europa attuale è già vecchia - richiede il riconoscimento da parte della specie umana del diritto alla Creatività e al Sapere, autentico nuovo pilastro su cui rifondare Liberté, Egalité, Fraternité. Questi principi così rinnovati saranno atti a garantire nei secoli futuri la coesistenza pacifica della vita nel Mondo[19], soprattutto ove si faccia prevalere quello spirito di Fratellanza così negletto  in questo Trattato.  Per giungere a tanto bisognerà rivedere subito la carta costituzionale dell'Europa che stanno costruendo, essendo essa ancorata ai vecchi schemi del capitalismo degli squali, i quali porteranno solo sopraffazione dell'uomo sull'uomo, industrie pesanti, guerre e distruzione, avendoci  presi noi tutti, coscienti o ciechi, nel gorgo esiziale di un inestinguibile arricchimento dei ricchi contro i poveri.

   Pur nel nostro laicismo ateo non possiamo fare a meno di richiamarci come metafora  e per la bellezza della rappresentazione alla visione di Gioacchino da Fiore.

   Dopo il fallimento postcristico di 2000 anni di falsa etica, l'Uomo Acquario tenterà la via della Fratellanza secondo le linee profetiche di Gioacchino da Fiore[20] che concepì l'avvento di una nuova era dello Spirito nelle sue opere, Concordia Novi ac Veteris Testamenti, Expositio in Apocalypsim ePsalterium decem chordarum.

   Vi configura un grandioso disegno della storia umana intimamente legata alla sua evoluzione religiosa e fondata su presupposti strettamente cristiani, pur analizzando temi inusuali per la teologia tradizionale quali l'avvento dello Spirito Santo sulla Terra secondo una procedura trinitaria.

   Nella prima età, quella del Padre, gli uomini vivono in stato di minorità, sotto il dominio della legge e  del timore. Nella seconda, si verifica l'avvento del Nuovo Testamento e del Figlio, venuto a liberare l'uomo dalla legge e a rivelargli il suo destino, attraverso la fede e la bontà.

   Dovrà seguire l'età dello Spirito, o della libertà dispiegata, con la presa di possesso dei doni divini e la realizzazione della storia nella Pace e nell'Amore Scambievole.

     E così, alla prima età del timore e alla seconda della fede,  dovrà seguire la terza che sarà quella della verità  e dell'Amicizia  e della  Grazia. L'Amicizia è la Fratellanza dei Popoli, la Grazia è l'essere baciati dal dono della creazione di un mondo nuovo, parafrasi e vangelo eterno della Genesi[21].

   Gioacchino fu inquisito da morto. Era defunto da 10 anni quando Innocenzo III nel Concilio Lateranense del 1212 riprovò le sue teorie. Ma l'idea di fondo rimane irrefragabile, quella di un'autentica rinnovata Europa non più fondata sui padroni-schiavi, rispettivamente capitalisti-lavoratori  da garantire nella zona prediletta, ma sulla libera unione fraterna degli uomini liberi di qualunque parte del mondo. Tutti fratelli,  e in questo senso, finalmente, tutti liberi e uguali nella nuova Europa del Mondo che nascerà dalle ceneri di questa costituzione che appena nata è destinata a essere già carta bruciata.

   Ciò in nome della vera Nuova Europa Fraterna e Sociale. Quella cioè della coesione di tutte le forze presenti nel vecchio continente  paradossalmente collegate con quelle extraeuropee. Per fare questo bisogna dialogare, conoscersi, capirsi.


[1]Anna Maria Angelone, Ecco la nuova costituzione europea, 20/6/2003, http://www.panorama.it/europa/unione/articolo/ix1-A020001019649

 

[2]Cadde nell'inverno 431-430 a. C..

 

[3]La Costituzione europea del Futuro. Un breviario, su http://www.rekombinant.org/article.php?sid=2155.

 

[4]Vedi http://www.ilmanifesto.it/MondeDiplo/LeMonde-archivio/Settembre-2001/0109lm28.01.html

 

[5] Una proposta di questo genere l'ha avanzata lo scrivente l'11 novembre 2003  nel corso  del Convegno  "Ad un anno dalla regolarizzazione: emersione o integrazione? La legge Bossi-Fini alla prova della realtà", organizzato dall'Associazione Nazionale Antirazzista Interetnica "3 Febbraio" a Napoli presso la Sala della Provincia "Santa Maria La Nova",  presentando Integrazione immigrati. Mezzi di sostentamento e anticopyright.

 

[6]Su Bollettino SIAE maggio-agosto 2003 p. 24.

 

[7]linguistico e libertà religiosa!, su http://www.mail-archive.com/conflitti@peacelink.it/msg00098.html; ma anche www.gfbv.it/2c-stampa/03-2/031001it.html; www.gfbv.it: www.gfbv.it/2c-stampa/03-2/030630ait.html; www.gfbv.it/2c-stampa/03-2/030925it.html; www.gfbv.it/2c-stampa/03-1/030326ait.html; www.gfbv.it/3dossier/eu-min/eu-cost.html; www.gfbv.it/3dossier/dir-min.html; www.gfbv.it/3dossier/eu-min/altrelingue.html; www.gfbv.it/3dossier/cost-ue-it.html; www.gfbv.it/3dossier/eu-min/eu-lingue.html; www: www.eblul.org; www.ciemen.org; europa.eu.int/futurum; www.uoc.edu/euromosaic

 

[8]Da La Costituzione europea del Futuro. Un breviario, art. cit..

 

[9]Su http://www.ansa.it/europa/altredalleuropa/20031110195232750757.html

 

[10]Da La Costituzione europea del Futuro. Un breviario, art. cit..

 

[11]Referenti in Italia: CROCEVIA: www.crocevia.org/; MANI TESE: www.manitese.it/manitese.htm; GREENPEACE ITALIA: www.greenpeace.it/; SBANCALABANCA: www.sbancalabanca.org/

 

[12] Luther Blisset,  Cyberunderground, Ed. Simone, Napoli giugno 2001, p. 99-100.

 

 

[13]Promotori: Le riviste missionarie: NIGRIZIA: www.nigrizia.it/; MISSIONE OGGI: www.saveriani.bs.it/missioneoggi/; MOSAICO DI PACE: www.peacelink.it/mosaipax.html; LA CAMPAGNA CHIAMA L'AFRICA: www.peacelink.it/africa/gafrica.html

 

[14]La Costituzione europea del Futuro. Un breviario, art. cit..

 

[15]Così Vittorio Agnoletto in un incontro con l'ANSA  su http://www.ansa.it/europa/altredalleuropa/20031110195232750757.html

 

[16] Da http://www.promiseland.it/view.php?id=707

 

[17]Abbandono a mo' di immondizia.

 

[18] La Costituzione europea del Futuro. Un breviario, art. cit..

 

[19]Vedi preambolo DUDDA su http://www.antiarte.it/dudda1.htm.

 

[20]Celico ca. 1130-Canale 1202. Dapprima cistercense, dopo il 1187 si ritira in meditazione sulla Sila dove, raggiunto da alcuni seguaci, ispirandosi ai modelli degli eremi della Tebaide, costruisce l'eremo di S. Giovanni in Fiore e costituisce l'ordine detto florense, approvato da papa Celestino III nel 1196.

 

[21]Da L'arte Incatenata, inedito di G. Francione.

 

 
http://solignani.it/casi_materiali/ue/notecritiche/controcosteusoc.sxw/

 

LA NUOVA COSTITUZIONE EUROPEA E IL PROBLEMA DELLE MINORANZE

 

L'Associazione per i Popoli Minacciati (APM) fa rilevare che il divieto di discriminazione e l'indicazione della linguistica contenuti nella Carta dei Diritti Fondamentali e nella bozza della Costituzione non sono sufficienti per garantire la parificazione dei circa 40 milioni di persone appartenenti nel continente ad una minoranza linguistica.

Secondo lo studio "euromosaic" della Commissione dell'UE, 23 lingue delle 48 lingue minoritarie non hanno o hanno solo in modo limitato "possibilità di sopravvivenza". Altre dodici lingue minoritarie sono considerate "minacciate".

L'APM chiede, quindi, che la Costituzione Europea modificata contenga un articolo per il riconoscimento di tutte le minoranze linguistiche ed etniche, che si appoggi, ad esempio, all'articolo 27 del Patto Internazionale sui Diritti civili e politici: "In quegli Stati, nei quali esistono minoranze etniche, religiose, o linguistiche, gli individui appartenenti a tali minoranze non possono essere privati del diritto di avere una vita culturale propria, di professare e praticare la propria religione, o di usare la propria lingua, in comune con gli altri membri del proprio gruppo".

Si chiede, quindi, un paragrafo che preveda una affermative action su modello degli Stati Uniti d'America: "I membri di gruppi, che di fatto sono svantaggiati, devono essere particolarmente sostenuti".

Il discorso si ricollega anche alla vexata quaestio sul richiamo al cristianesimo per così dire come religione d'Europa. Intanto è un bene che non vi sia stato alcun richiamo ma ancora in positivo sarebbe stato necessario il richiamo a un'esplicita tutela a tutte le forme di religione.

Oltre al Cristianesimo in Europa ci sono l'Ebraismo e un Islam autonomo nei Balcani, ma poi c'è tutto un proliferare di movimenti spirituali provenienti direttamente dall'India, per i quali s'impone una globalizzazione autentica nel senso di tutela alla pari delle altre grandi religioni.

Ciò al fine di rendere democratica l'Unione anche in questo campo con un adeguato rafforzamento dei deboli. Ciò al fine di evitare episodi come il crocifisso nelle scuole italiane che ha creato un inutile conflitto di religione a causa proprio della predilezioni per alcuni simboli e non per altri.

Comitato per la salvaguardia della Cultura Europea

pubblicato su indy: http://italy.indymedia.org/news/2005/09/871716.php

 

 

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