La coerenza tra la linea del pensiero e quella dell'azione.Questa la morale di un uomo secondo Giuseppe Mazzini.Invito alla lettura e alla critica

28.08.2010 13:57

Mazzini sosteneva che la morale di un uomo è la coerenza tra la linea di pensiero e quella dell’azione.Chi fa quello che pensa è un uomo moralmente compiuto. Marx legge Mazzini, riprende questi concetti, e aggiunge quello di libertà, che appartiene all’uomo in grado di autodeterminarsi. Di giorno l’uomo è pescatore e di sera è filosofo, dice Marx.
Ma l’uomo è libero solo se non deve guadagnarsi da vivere con la sua filosofia, cioè con quello che scrive.

 

I DOVERI DELL'UOMO - PREFAZIONE

L'avvenire, della Patria e vostro, voi non lo fonderete se non liberandovi da due piaghe che oggi purtroppo, spero per breve tempo, contaminano le classi più agiate e minacciano di sviare il progresso Italiano : il Macchiavellismo e il Materialismo. Il primo, travestimento meschino della scienza d'un Grande infelice, v'allontana dall'amore e dall'adorazione schietta e lealmente audace della Verità : il secondo vi trascina inevitabilmente, con il culto degli interessi, all'egoismo ed all'anarchia.

Voi dovete sottrarvi all'arbitrio e alla prepotenza degli uomini. E nella guerra che si combatte nel mondo tra il Bene e il Male, dovete dare il vostro nome alla Bandiera del Bene e avversare, senza tregua, il Male, respingendo ogni dubbia insegna, ogni transazione codarda, ogni ipocrisia di capi che cercano maneggiarsi fra i due ; sulla via del primo, voi m'avrete, finchè io vivo.
E perché quelle due Menzogne vi sono spesso affacciate con apparenze seduttrici e con un fascino di speranze che solo il culto di Dio e della Verità può tradurre in fatti per voi, ho creduto debito di scrivere, a premunirvi, questo libretto. Io v'amo troppo per adulare alle vostre passioni o accarezzare i sogni dorati coi quali altri tentano ottenere favore da voi.
La mia voce può apparirvi severa e troppo insistente a insegnarvi la necessità del sacrificio e della virtù per altrui. Ma io so, e voi, buoni e non guasti da una falsa scienza o dalla ricchezza, intenderete fra breve, che ogni vostro diritto non può essere frutto che d'un dovere compiuto.
GIUSEPPE MAZZINI - Aprile 23 - 1860.


* I DOVERI DELL'UOMO

Io voglio parlarvi dei vostri doveri. Voglio parlarvi, come il core mi detta, delle cose più sante che noi conosciamo, di Dio, dell'Umanità, della Patria, della Famiglia. Ascoltatemi con amore com' io vi parlerò con amore. La mia parola è parola di convinzione maturata da lunghi anni di dolori e d'osservazioni e di studi. I doveri ch'io vi indicherò, io cerco e cercherò, finché io viva, adempirli, quanto le mie forze concedono. Posso errare, ma non di core. Posso ingannarmi, non ingannarvi. Uditemi dunque fraternamente : giudicate liberamente tra voi medesimi, se vi pare ch' io vi dica la verità, abbandonatemi se vi pare ch'io predichi errore; ma seguitemi, e operate a seconda dei miei insegnamenti, se mi trovate apostolo della verità. L'errore è sventura da compiangersi : ma conoscere la verità e non uniformarvi le azioni, è delitto che cielo e terra condannano.

Perché vi parlo io dei vostri doveri prima di parlarvi dei vostri diritti? Perché, in una società dove tutti, volontariamente o involontariamente, v'opprimono, dove l'esercizio di tutti i diritti che appartengono all'uomo vi é costantemente rapito, dove tutte le infelicità sono per voi, e ciò che si chiama felicità é per gli uomini dell'altre classi, vi parlo io di sacrificio, e non di conquista, di virtù, di miglioramento morale, di educazione, e non di benessere materiale ? È questione che debbo mettere in chiaro prima di andare avanti, perché in questo appunto sta la differenza tra la nostra scuola e molte altre che vanno predicando oggi in Europa; poi, perché questa è domanda che sorge facilmente nell'anima irritata del lavoratore che soffre.
Siamo poveri, schiavi, infelici: parlateci di miglioramenti materiali, di libertà, di felicità. Diteci se siamo condannati a sempre soffrire o se dobbiamo alla nostra volta godere. Predicate il-Dovere ai nostri padroni, alle classi che ci stanno sopra e che trattando noi come macchine, fanno monopolio dei -beni che spettano a tutti. A noi, parlate di diritti: parlate dei modi di rivendicarceli; parlate della nostra potenza. Lasciate che abbiamo esistenza riconosciuta; ci parlerete allora di doveri e di sacrificio. Così dicono molti fra i nostri operai, e seguono dottrine ed associazioni corrispondenti al loro desiderio; non dimenticando che una sola cosa, ed è che il linguaggio invocato da essi si é tenuto da cinquanta anni in poi senz'avere fruttato un minimo di miglioramento materiale alla condizione degli operai.

Da cinquanta anni in poi, tutto quanto si è operato per il progresso e per il bene contro i governi assoluti o contro l'aristocrazia di sangue; s' è operato in nome dei Diritti dell'uomo, in nome della libertà come mezzo e del benessere come scopo alla vita. Tutti gli atti della Rivoluzione Francese e dell'altre che la seguirono e la imitarono, furono conseguenza d'una Dichiarazione dei Diritti dell'uomo. Tutti i lavori dei Filosofi, che la prepararono, furono fondati sopra una teoria di libertà, sull'insegnamento dei propri diritti ad ogni individuo. Tutte le scuole rivoluzionarie predicarono all'uomo, ch'egli é nato per la felicità, che ha diritto di ricercarla con tutti i suoi mezzi, che nessuno ha diritto d'impedirlo in questa ricerca, e ch'egli ha quello di rovesciare gli ostacoli incontrati sul suo cammino. E gli ostacoli furono rovesciati : la libertà fu conquistata; durò per anni in molti paesi; in alcuni ancor dura. La condizione del popolo ha migliorato ? I milioni che vivono alla giornata sul lavoro delle loro braccia, hanno forse acquistato una minima parte del benessere sperato, promesso ?

No; la condizione del popolo non ha migliorato; ha peggiorato anzi e peggiora in quasi tutti i paesi, e specialmente qui dov'io scrivo, il prezzo delle cose necessarie alla vita è andato progressivamente aumentando, il salario dell'operaio in molti rami d'attività progressivamente diminuendo, e la popolazione moltiplicando. In quasi tutti i paesi, la sorte degli uomini di lavoro è diventata più incerta, più precaria; le crisi che condannano migliaia d'operai all'inerzia per un certo tempo si sono fatte più frequenti. L'accrescimento annuo delle emigrazioni di paese in paese, e d'Europa alle altre parti del mondo, e la cifra crescente sempre degli istituti di beneficenza, delle tasse pei poveri, dei provvedimenti per la mendicità, bastano a provarlo. Questi ultimi provano anche che l'attenzione pubblica va più sempre svegliandosi sui mali del popolo; ma a diminuire visibilmente la loro inefficacia a quei mali, dimostra un aumento egualmente progressivo di miseria nelle classi alle quali tentano provvedere.

E nondimeno, in questi ultimi cinquanta anni, le sorgenti della ricchezza sociale e la massa dei beni materiali sono andate crescendo. La produzione ha raddoppiato. Il commercio, attraverso crisi continue, inevitabili nell'assenza assoluta d'organizzazione, ha conquistato più forza d'attività e una sfera più estesa alle sue operazioni. Le comunicazioni hanno acquistato pressoché dappertutto sicurezza e rapidità, e diminuito quindi, col prezzo del trasporto, il prezzo delle derrate. E d'altra parte, l'idea dei diritti inerenti alla natura umana é oggi mai generalmente accettata : accettata a parole e ipocritamente anche da chi cerca, nel fatto, eluderla. Perché dunque la condizione del popolo non ha migliorato? Perché il consumo dei prodotti, invece di ripartirsi equamente fra tutti i membri delle società europee, si é concentrato nelle mani di pochi uomini appartenenti a una nuova aristocrazia? Perché il nuovo impulso comunicato all'industria e al commercio ha creato, non il benessere dei più, ma il lusso d'alcuni?

La risposta é chiara per chi vuol addentrarsi un po' nelle cose. Gli uomini sono creature d'educazione, e non operano che a seconda del principio d'educazione che loro é dato. Gli uomini che promossero le rivoluzioni anteriori s'erano fondati sull'idea dei diritti appartenenti all'individuo : le rivoluzioni conquistarono la libertà : libertà individuale, libertà di insegnamento, libertà di credenze, libertà di commercio, libertà in ogni cosa e per tutti.

Ma che mai importavano i diritti riconosciuti a chi non aveva mezzo d'esercitarli? che importava la libertà d'insegnamento a chi non aveva né tempo, né mezzi per profittarne? che importava la libertà di commercio a chi non aveva cosa alcuna da porre in commercio, né capitali, né credito? La società si componeva, in tutti i paesi dove quei principi fondamentali furono proclamati, d'un piccolo numero d'individui possessori del terreno, del credito, dei capitali; e di vaste moltitudini d'uomini non aventi che le proprie braccia, forzati a darle, come arnesi di lavoro, a quei primi e a qualunque patto, per vivere : forzati a spendere in fatiche materiali e monotone l'intera giornata : cos'era per essi, costretti a combattere colla fame, la libertà, se non un'illusione, una amara ironia?
Perché così non fosse, sarebbe stato necessario che gli uomini delle classi agiate avessero consentito a ridurre il tempo dell'opera, a crescerne la retribuzione, a procacciare un'educazione uniforme gratuita alle moltitudini, a rendere gli strumenti di lavoro accessibili a tutti, a costituire un credito per il lavoratore dotato di capacità, di iniziativa e di buone intenzioni. Ora perché lo avrebbero fatto? Non era il benessere lo scopo supremo della vita? Non erano i beni materiali le cose desiderabili innanzi a tutte? Perché diminuirsene il godimento a vantaggio altrui? S'aiuti dunque chi può. Quando la società assicura ad ognuno che possa l'esercizio libero dei diritti spettanti all'umana natura, fa quanto é richiesta di fare. Se v'é chi per fatalità della propria condizione, non può esercitarne alcuno, si rassegni e non incolpi persona.

Era naturale che così dicessero, e così dissero infatti. E questo pensiero delle classi privilegiate di fortuna riguardo alle classi povere, diventò rapidamente pensiero d'ogni individuo verso ogni individuo. Ciascun uomo prese cura dei propri diritti e del miglioramento della propria condizione senza cercare di provvedere all'altrui; e quando i propri diritti si trovarono in urto con quelli degli altri, fu guerra : guerra non di sangue, ma d'oro e d'insidie : guerra meno virile dell'altra, ma egualmente rovinosa : guerra accanita nella quale i forti schiacciano inesorabilmente i deboli o gl'inesperti. In questa guerra continua, gli uomini si educarono all'egoismo, e all'avidità dei beni materiali esclusivamente.

La libertà di credenza ruppe ogni comunione di fede. La libertà di educazione generò l'anarchia morale. Gli uomini, senza vincolo comune, senza unità di credenza religiosa e di scopo, chiamati a godere e non altro, tentarono ognuno la propria via, non badando se camminando su quella non calpestassero le teste dei loro fratelli, fratelli di nome e nemici di fatto. A questo siamo oggi, grazie alla teoria dei diritti.
Certo, esistono diritti; ma dove i diritti di un individuo vengano a contrasto con quelli d'un altro, come sperare di conciliarli, di metterli in armonia, senza ricorrere a qualche cosa superiore a tutti i diritti ? E dove i diritti d'un individuo, di molti individui, vengano a contrasto con i diritti del paese, a che tribunale ricorrere? Se il diritto al benessere, al più gran benessere possibile, spetta a tutti i viventi, chi scioglierà la questione tra l'operaio e il capo-produttore?

Se il diritto all'esistenza é il primo inviolabile diritto d'ogni uomo, chi può comandare il sacrificio dell'esistenza di alcuni uomini per il miglioramento d'altri uomini? Lo comanderete in nome della Patria, della Società, della moltitudine dei vostri fratelli? Cos'é la Patria, per l'opinione della quale io parlo, se non quel luogo in cui i nostri diritti individuali sono più sicuri ? Cos'é la Società, se non un convegno di uomini, i quali hanno pattuito di mettere la forca di molti in appoggio dei diritti di ciascuno ? E voi, dopo avere insegnato per cinquanta anni all'individuo che la Società é costituita per assicurargli l'esercizio dei suoi diritti, vorrete domandargli di sacrificarli tutti alla Società, di sottomettersi, occorrendo, a continue fatiche, alla prigione, all'esilio, per migliorarla? Dopo avergli predicato per tutte le vie che lo scopo della vita é il benessere, vorrete a un tratto ordinargli di perdere il benessere e la vita stessa per liberare il proprio paese dallo straniero, o per procacciare condizioni migliori a una classe che non é la sua?

Dopo avergli parlato per anni in nome degli interessi materiali, pretenderete ch'egli, trovando davanti a sé ricchezza e potenza, non stenda la mano ad afferrarle, anche a scapito de' suoi fratelli?.
Operai Italiani, questa non é opinione, senza appoggio di fatti, venuta nella nostra mente; é storia, storia dei nostri tempi, storia le cui pagine grondano sangue e sangue del popolo. Interrogate tutti gli uomini che cambiarono la rivoluzione del 1830 in una sostituzione di persone ad altre persone, e, a modo d'esempio, fecero dei cadaveri dei vostri compagni di Francia, morti combattendo nelle tre giornate, uno sgabello alla propria potenza : tutte le loro dottrine, prima del 1830, erano fondate sulla vecchia idea dei diritti, non sulla credenza nei doveri dell'uomo. Voi li chiamate oggi traditori ed apostati, e non furono che conseguenti alla loro dottrina. Combattevano, con sincerità, il governo di Carlo X, perché quel governo era direttamente nemico alla classe d'onde essi uscivano, e violava, e tendeva a sopprimere i loro diritti. Combattevano in nome del ben essere ch'essi non possedevano quanto pareva loro di meritare.

Alcuni erano perseguitati nella libertà del pensiero; altri, ingegni potenti, si vedevano negletti, allontanati dagli impieghi che occupavano uomini di capacità inferiore alla loro. Allora anche i mali del popolo li irritavano. Allora scrivevano arditamente e di buona fede intorno ai diritti che appartengono a ogni uomo. Poi, quando i loro diritti politici e intellettuali si trovarono assicurati, quando la via agli impieghi fu loro aperta, quando ebbero conquistato il benessere che cercavano, dimenticarono il popolo, dimenticarono che i milioni, inferiori ad essi per educazione e per desideri, cercavano l'esercizio d'altri diritti e la conquista d'un altro benessere, posero l'animo in pace e non si curarono d'altri che di sé stessi.

Perché li chiamate traditori ? Perché non chiamate invece traditrice la loro dottrina ? Viveva e scriveva nello stesso tempo in Francia un uomo che non dovete dimenticare, più potente d'ingegno ch'essi tutti non erano : era allora nemico nostro; ma credeva nel Dovere : nel dovere di sacrificare l'intera esistenza al bene comune, alla ricerca e al trionfo della Verità : studiava attento gli uomini e i tempi : non si lasciava sedurre dagli applausi, né avvilire dalle delusioni : tentata e fallita una via, ritentava sopra un'altra il miglioramento dei più : e quando i tempi cambiati gli mostrarono un solo elemento capace d'operarlo, quando il popolo si mostrò sull'arena più virtuoso e credente che non tutti coloro i quali avevano preteso trattar la sua causa, egli, Lamennais, l'autore delle Parole d'un credente, che avete lette voi tutti, divenne il migliore apostolo della causa nella quale siamo fratelli. Eccovi, in lui e negli uomini de' quali ho parlato, rappresentata la differenza tra gli uomini dei diritti e quei del Dovere. Ai primi la conquista dei loro diritti individuali, togliendo ogni stimolo, basta perché s'arrestino : il lavoro dei secondi non s'arresta qui in terra che colla vita.

E tra i popoli interamente schiavi, dove la lotta ha ben altri pericoli, dove ogni passo che si muove verso il bene è segnato dal sangue d'un martire, dove il lavoro contro l'ingiustizia dominatrice é necessariamente segreto e privo dei conforti della pubblicità e della lode, quale obbligo, quale stimolo alla costanza può mantenere sulla via del bene gli uomini che riducono la santa guerra sociale che noi sosteniamo a un combattimento per i loro diritti? Parlo, s'intende, della generalità, e non delle eccezioni che esistono in tutte le dottrine. Perché, sedato il tumulto di spiriti e il movimento di azione contro la tirannide che trascina naturalmente alla lotta la gioventù, dopo qualche anno di sforzi, dopo delusioni inevitabili in impresa siffatta, quegli uomini non si stancherebbero ? Perché non preferirebbero il riposo comunque a una vita irrequieta, agitata di contrasti e pericoli, che può un giorno o l'altro finire in una prigione, sul patibolo, o nell'esilio ?

È storia purtroppo dei più fra gli Italiani d'oggidì, imbevuti come sono delle vecchie idee francesi : tristissima storia; ma come interromperla se non cambiando il principio da cui partono per dirigersi ? Come, e in nome di chi convincerli che i pericoli, le delusioni devono farli più forti, che hanno a combattere non per alcuni anni, ma per tutta la loro vita? Chi può dire ad un uomo: seguita a lottare per i tuoi diritti, quando lottare per essi gli costa più caro che non l'abbandonarli?
E chi può, anche in una società costituita su basi più giuste che non le attuali, convincere un uomo fondato unicamente sulla teoria dei diritti, ch'egli ha da mantenersi sulla via comune e occuparsi di dare sviluppo al pensiero sociale ? - Ponete ch'ei si ribelli; ponete ch'egli si senta forte e vi dica : rompo il patto sociale: le mie tendenze, le mie facoltà mi chiamano altrove: ho diritto sacro, inviolabile, di svilupparle, e mi pongo in guerra contro tutti: quale risposta potrete voi dargli stando alla sua dottrina? che diritto avete voi, perché siete maggiorità, d'imporgli ubbidienza e lacci che non s'accordano con i suoi desideri, colle sue aspirazioni individuali? che diritto avete voi di punirlo quando lui le vìola?

I diritti appartengono eguali ad ogni individuo : la convivenza sociale non può crearne uno solo. La Società ha più forza, non più diritti dell'individuo. Come dunque proverete voi all'individuo ch'eri deve confondere la sua volontà colla volontà dei suoi fratelli nella Patria o nell'Umanità? Col carnefice, colle prigioni? Le Società fin ora esistenti hanno fatto così. Ma questa é guerra, e noi vogliamo pace : é repressione tirannica, e noi vogliamo educazione.

EDUCAZIONE, abbiamo detto; ed é la gran parola che racchiude tutta quanta la nostra dottrina. La questione vitale che s'agita nel nostro secolo é una questione d' Educazione. Si tratta non di stabilire un nuovo ordine di cose colla violenza; un ordine di cose stabilito colla violenza é sempre tirannico quand'anche é migliore del vecchio: si tratta di rovesciare colla forza la forza brutale che s'oppone oggi a ogni tentativo di miglioramento, di proporre al consenso della nazione, messa in libertà d'esprimere la sua volontà, l'ordine che pare migliore, e di educare con tutti i mezzi possibili gli uomini a svilupparlo, ad operare conformemente.
Colla teoria dei diritti possiamo insorgere e rovesciare gli ostacoli; ma non fondare forte e durevole l'armonia di tutti gli elementi che compongono la Nazione. Colla teoria della felicità, del benessere dato per oggetto primo alla vita, noi formeremo uomini egoisti, adoratori della materia, che porteranno le vecchie passioni nell'ordine nuovo e lo corromperanno pochi mesi dopo. Si tratta dunque di trovare un principio educatore superiore a siffatta teoria che guidi gli uomini al meglio, che insegni loro la costanza nel sacrificio, che li vincoli ai loro fratelli senza farli dipendenti dall'idea d'un solo o dalla forza di tutti. E questo principio é il DOVERE. Bisogna convincere gli uomini ch'essi, figli tutti d'un solo Dio, hanno ad essere qui in terra esecutori d'una sola Legge - che ognuno d'essi, deve vivere, non per sé, ma per gli altri - che lo scopo della loro vita non é quello di essere più o meno felici, ma di rendere sé stessi e gli altri migliori - che il combattere l' ingiustizia e l'errore a beneficio dei loro fratelli, e dovunque si trova, é non solamente diritto, ma dovere: dovere da non negligersi senza colpa - dovere di tutta la vita.

Italiani, fratelli miei! intendetemi bene. Quand' io dico, che la conoscenza dei loro diritti non basta agli uomini per operare un miglioramento importante e durevole, non chiedo che rinunziate a questi diritti; dico soltanto che non sono se non una conseguenza di doveri adempiti, e che bisogna cominciare da questi per giungere a quelli. E quando io dico, che proponendo come scopo alla vita la felicità, il benessere, gl' interessi materiali, corriamo rischio di essere egoisti, non intento che non dobbiate occuparvene; dico che gli interessi materiali, solo cercati, proposti non come mezzi, ma come fine, conducono sempre a quel tristissimo risultato. Quanto, sotto gli Imperatori, gli antichi Romani si limitavano a chiedere pane e divertimenti, erano la razza più abbietta che dir si possa, e dopo aver subìto la tirannia stolida e feroce degli Imperatori, cadevano vilmente schiavi dei Barbari che invadevano.

In Francia e altrove i nemici d'ogni progresso sociale hanno seminato la corruzione e tentano sviare le menti dall'idea di mutamento cercando sviluppo all'attività materiale. E noi aiuteremmo il nemico colle nostre mani? I miglioramenti materiali sono essenziali, e noi combatteremo per conquistarceli; ma non perché importi unicamente agli uomini d'essere ben nutriti e alloggiati; bensì perché la coscienza della vostra dignità, e il vostro sviluppo morale non possono appressarsi finché state, come oggi, in un continuo duello colla miseria. Voi lavorate dieci o dodici ore della giornata come potete trovar tempo per educarvi? I più tra voi guadagnano appena tanto da sostentar sé e la loro famiglia : come possono trovar mezzi per educarsi ? La precarietà e le interruzioni del vostro lavoro vi fanno trapassare dalla eccessiva operosità alle abitudini dello sfaccendato : come potreste acquistar le tendenze all'ordine, alla regolarità, all'assiduità ? La scarsezza del vostro guadagno sopprime ogni speranza di risparmio efficace e tale che possa un giorno giovare ai vostri figli o agli anni della vostra vecchiaia : come potreste educarvi ad abitudini d'economia? Molti fra voi sono costretti dalla miseria a separare i fanciulli, non diremo dalle cure - quali cure d'educazione possono dare ai figli le povere mogli degli operai ? - ma dall'amore e dallo sguardo delle madri, cacciandoli, per alcuni soldi, ai lavori nocivi delle manifatture : come possono, in condizione siffatta, svilupparsi, ingentilirsi i sentimenti di famiglia ?

Non avete diritti di cittadini, né partecipazione alcuna d'elezione o di voto alle leggi che regolano i vostri atti e la vostra vita come potreste avere coscienza di cittadini e zelo per lo Stato e affetto sincero alle leggi? La giustizia é inegualmente distribuita fra voi e l'altre classi quindi dove imparereste il rispetto, e l'amore alla giustizia ? La società vi tratta senz'ombra di simpatia, quindi dove imparereste a simpatizzare colla società ? Voi dunque avete bisogno che cambino le vostre condizioni materiali perché possiate svilupparvi moralmente : avete bisogno ti lavorar meno per potere consacrare alcune ore della vostra giornata al progresso dell'anima vostra : avete bisogno di una retribuzione di lavoro che vi ponga in grado d'accumulare risparmi, d'acquietarvi n'animo sull' avvenire, di purificarvi soprattutto d'ogni sentimento di reazione, d'ogni impulso di vendetta, d'ogni pensiero d'ingiustizia verso chi vi fu ingiusto.
Dovete dunque cercare, e otterrete questo mutamento ; ma dovete cercarlo come mezzo, non come fine: cercarlo per senso di dovere, non unicamente di diritto : cercarlo per farvi migliori; non unicamente per farvi materialmente felici. Altrimenti, quale differenza sarebbe tra voi e i vostri tiranni ? Essi lo sono precisamente, perché non guardano che al benessere, alle voluttà, alla potenza.
Farvi migliori : questo ha da essere no scopo della vostra vita. Farvi stabilmente meno infelici, voi non potete, se non migliorando. I tiranni sorgerebbero a mille tra voi, se voi non combatteste che in nome degni interessi materiali, o d'una certa organizzazione. Poco importa che mutiate organizzazione, se nasciate voi stessi e gli altri con le passioni e con l’egoismo dell'oggi : le organizzazioni sono come certe piante che danno veleno o rimedi a seconda delle operazioni di chi le esegue. Gli uomini buoni fanno buone le organizzazioni cattive, i malvagi fanno tristi le buone. Si tratta di render migliori e convinte dei loro doveri le classi che oggi, volontariamente o involontariamente, vi opprimono; né potete riuscirvi se non cominciando a fare, per quanto é possibile, migliori voi stessi.

Quando dunque udite dirvi dagli uomini che predicano la necessità d'un cambiamento sociale, ch'essi
lo produrranno invocando unicamente i vostri diritti, siate loro riconoscenti delle buone intenzioni, ma diffidate della riuscita. I mani del povero sono noti in parte almeno, alle classi agiate; noti ma non sentiti. Nell'indifferenza generane nata dalla mancanza di una fede comune, nell'egoismo, conseguenza inevitabile della predicazione continuata da tanti anni del benessere materiale, quei che non soffrono si sono a poco a poco avvezzi a considerare quei mali come una triste necessità dell'ordine sociale o a lasciare la cura dei rimedi alle generazioni che verranno. La difficoltà non é nel convincerli ; é nello scuoterli dall' inerzia, nel ridurli, convinti che siano ad agire, ad associarsi, ad affratellarsi con voi per conquistare l'organizzazione sociale, che porrà fine, per quanto le condizioni dell'Umanità non concedono, ai vostri mali e ai loro terrori. Ora, questa é un'opera della fede, della fede nella missione che Dio ha dato alla creatura umana qui sulla Terra, nella responsabilità che pesa su tutti coloro che non la compiono, nel Dovere che impone a ciascuno di operare continuamente e con sacrificio a norma del Vero. Tutte le dottrine possibili di diritti e di benessere materiale non potranno che condurvi a tentativi che, se rimarranno isolati e unicamente appoggiati sulle vostre force, non riusciranno : non potranno che preparare in più breve dei delitti sociali : una guerra civile tra classe e classe.
Operai Italiani! Fratelli miei! Quando Cristo venne e cambiò la faccia del mondo, Lui non parlò di -diritti ai ricchi, che non avevano bisogno di conquistarli; ai poveri che ne avrebbero forse abusato, ad imitazione dei ricchi : non parlò di utile o d' interessi a una gente che gl' interessi e l'utile avevano corrotto : parlò di Dovere, parlò d'Amore, di Sacrificio, di Fede : disse che quegli solo sarebbe il primo fra tutti, che avrebbe giovato a tutti coll'opera sua.
E quelle parole sussurrate nell'orecchio ad una società che non aveva più scintilla di vita, la rianimarono, conquistarono i milioni, conquistarono il mondo e fecero progredire d'un passo l'educazione del genere umano. Operai Italiani ! noi siamo in un'epoca simile a quella di Cristo. Viviamo in mezzo a una società incadaverita com'era quella dell'Impero Romano, col bisogno nell'animo di ravvivarla, di trasformarla, d'associarne tutti i membri e i lavori in una sola fede, sotto una sola legge, verso uno scopo solo, sviluppo libero progressivo di tutte le facoltà che Dio ha messo in germe nella sua creatura. Cerchiamo che Dio regni sulla terra come nel Cielo, o meglio che la terra sia una preparazione al Cielo, e la Società un tentativo di avvicinamento progressivo al pensiero Divino.
Ma ogni atto di Cristo rappresentava la fede ch'ei predicava, e intorno a lui v'erano apostoli che incarnavano nei loro atti la fede ch'essi avevano accettato. Siate tali, e vincerete. Predicate il Dovere agli uomini delle classi che vi stanno sopra, e compite, per quanto é possibile, i doveri vostri : predicate la virtù, il sacrificio, l'amore; e siate virtuosi, e pronti al sacrificio e all'amore. Esprimete coraggiosamente i vostri bisogni e le vostre idee ; ma senza ira, senza rancore, senza minaccia : la più potente minaccia, se v' é chi ne abbia bisogno, é la fermezza, non l'irritazione del linguaggio. Mentre propagate tra i vostri compagni l' idea dei loro futuri destini, l'idea d'una Nazione che darà loro nome, educazione, lavoro e retribuzione proporzionata, e coscienza e missione d'uomini - mentre infondete in essi il sentimento della lotta inevitabile, alla quale essi devono prepararsi per conquistarla contro le forze dei tristi nostri governi e dello straniero - cercate istruirvi, migliorare, educarvi alla piena conoscenza e alla pratica dei vostri doveri.

È lavoro questo impossibile in gran parte d'Italia per le moltitudini : nessun piano d'educazione popolare può verificarsi tra noi senza un cambiamento nella condizione materiale del popolo, e senza una rivoluzione politica : chi s'illude a sperarlo e lo predica come preparativo indispensabile a ogni tentativo d'emancipazione, predica l'inerzia, non altro. Ma i pochi tra voi, ai quali le circostanze corrono un po' migliori e il soggiorno in paesi stranieri concede mezzi più liberi d'educazione, lo possono, quindi lo devono. E i pochi tra voi, imbevuti una volta dei veri principii dai quali dipende l'educazione d'un Popolo, basteranno a spargerli fra le migliaia, a dirigerli sulla via, e a proteggerli dai sofismi e dalle false dottrine che verranno a insidiarli.

DIO

(
Crediamo che Dio è Dio, e l’Umanità è il suo Profeta)
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L'origine dei vostri DOVERI sta in Dio. La definizione dei vostri DOVERI sta nella sua legge. La scoperta progressiva, e l'applicazione della sua legge appartengono all'Umanità.

DIO esiste. Noi non dobbiamo né vogliamo provarvelo : tentarlo, ci sembrerebbe bestemmia, come negarlo, follia. Dio esiste, perché noi esistiamo. Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell'Umanità, nell'Universo che ci circonda. La nostra coscienza lo invoca nei momenti più solenni di dolore e di gioia. L'umanità ha potuto trasformarne, gustarne, non mai sopprimerne il santo nome. L'universo lo manifesta con l'ordine, con l'armonia, con l’intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi. Non vi sono atei fra voi : se ve ne fossero, sarebbero degni non di maledizione, ma di compianto. Colui che può negar Dio davanti una notte stellata, davanti alla sepoltura dei suoi più cari, davanti al martirio, è grandemente infelice o grandemente colpevole. Il primo ateo fu senz'alcun dubbio un uomo che aveva celato un delitto agli altri uomini e cercava, negando Dio, liberarsi dall'unico testimonio a cui non poteva celarlo, e soffocare il rimorso che lo tormentava : forse fu un tiranno che aveva rapito con la libertà metà dell'anima ai suoi fratelli e tentava sostituire l'adorazione della Forza brutale alla fede nel Dovere e nel Diritto immortale.

Dopo lui, vennero qua e là, di secolo in secolo, uomini che per aberrazione di filosofia insinuarono l'ateismo; ma pochissimi e vergognosi : - vennero, in momenti non lontani da noi, moltitudini che per una irritazione contro un' idea di Dio falsa, stolta, architettata a proprio benefizio da una casta o da un potere tirannico, negarono Dio medesimo; ma fu un istante, e in quell' istante adorarono, tanto avevano bisogno di Dio, la dea Ragione, la dea Natura. Oggi, vi sono uomini che aborrono da ogni religione perché vedono la corruzione nelle credenze attuali e non indovinano la purità di quelle dell'avvenire; ma nessuno tra loro osa dirsi ateo : vi sono preti che prostituiscono il nome di Dio ai calcoli della venalità, o al terrore dei potenti : vi sono tiranni che lo importunano invocandolo a protettore delle loro tirannidi; ma perché la luce del sole ci viene spesso offuscata e guasta da sozzi vapori, negheremo il sole o la potenza vivificatrice del suo raggio sull'universo ? Perché dalla libertà i malvagi possono talvolta far sorgere l'anarchia, malediremo alla libertà? La fede in Dio brilla d'una luce immortale attraverso tutte le imposture e le corruttele che gli uomini addensano intorno a quel nome.

Le imposture o le corruttele passano, come passano le tirannidi : Dio resta, come resta il Popolo, immagine di Dio sulla terra. Come il Popolo attraverso schiavitù, patimenti e miserie, conquista a grado a grado coscienza, forza, emancipazione, il nome santo di Dio sorge dalle rovine dei culti corrotti a splendere circondato d'un culto più puro, più fervido e più ragionevole.

Io dunque non vi parlo di Dio per dimostrarvene l'esistenza, o per dirvi che dovete adorarlo : voi lo adottate, anche non nominandolo, ogni qualvolta voi sentite la vostra vita e la vita degli esseri che vi stanno intorno : ma per dirvi come dovete adorarlo - per ammonirvi intorno a un errore, che domina le menti di molti tra gli uomini delle classi che vi dirigono, o per esempio loro, di molti tra voi : errore grave o rovinoso quanto è l'ateismo.

Questo errore è la separazione, più o meno dichiarata di Dio, dall'opera sua, dalla Terra sulla quale voi dovete compiere un periodo della vostra vita. Da una parte, una gente che vi dice : Sta bene : Dio esiste; ma voi non potete più che ammetterlo ed adorarlo. La relazione tra lui e gli uomini, nessuno può intenderla o dichiararla. È questione da dibattersi fra Dio medesimo e la vostra coscienza. Pensate intorno a questo ciò che volete, ma non proponete la vostra credenza ai vostri simili; non cercate d'applicarla alle cose di questa terra. La politica è una cosa, la religione è un'altra. Non le confondete. Lasciate le cose del Cielo al potere spirituale stabilito qualunque esso sia, salvo a voi di non credergli, se vi pare ch'egli tradisca la sua missione : lasciate che ognuno pensi e creda a suo modo; voi non dovete occuparvi in comune che delle cose della terra. Materialisti o spiritualisti, credete voi nella libertà, e nell'eguaglianza degli uomini ? volete il ben essere per la maggioranza ? volete il suffragio universale ? riunitevi per ottenere codesto intento; non avete bisogno per questo d'intendervi sulle questioni che riguardano il cielo.

Avete d'altra parte uomini che vi dicono : " Dio esiste ; ma così grande, troppo superiore a tutte le cose create, perché voi possiate sperar di raggiungerlo colle opere umane. La terra è fango. La vita è un giorno. Distaccatevi dalla prima quanto più potete : non date più valore che non merita alla seconda. Che sono mai tutti gli interessi terreni a fronte della vita immortale dell'anima vostra ? Pensate a questa: guardate al Cielo. Che v' importa se voi vivete quaggiù in un modo o in un altro? Siete destinati a morire; e Dio vi giudicherà, secondo i pensieri che avrete dato, non alla terra, ma a lui. Soffrite? Benedite al Signore che vi manda quei patimenti. L'esistenza terrena è una prova. La vostra è terra d'esilio. Sprezzatela ed innalzatevi. Di mezzo ai patimenti, dalla miseria, dalla schiavitù, voi potete rivolgervi a Dio, e santificarvi nell'adorazione di Lui, nella preghiera, nella fede in un avvenire che vi compenserà largamente, e nel disprezzo delle cose mondane".

Di quei che così vi parlano, i primi non amano Dio; i secondi non lo conoscono. L'uomo è uno, direte ai primi. Voi non potete troncarlo in due; e far sì ch'egli concordi con voi nei principii che devono regolare l'ordinamento della società, quand'ei differisca intorno all'origine sua, ai suoi destini e alla sua legge di vita quaggiù. Le religioni governano il mondo. Quando gli uomini dell'India credevano d'esser nati, gli uni dalla testa, altri dalle braccia, altri dai piedi di Brama, Divinità loro, ordinavano la società secondo la divisione degli uomini in caste, assegnavano agli uni ereditariamente il lavoro intellettuale, ad altri la milizia, ad altri le opere servili, e si condannavano a una immobilità che ancora dura e durerà finché la credenza in quel principio non cada. Quando i Cristiani dichiararono al mondo, che gli uomini erano tutti figli di Dio e fratelli in lui, tutte le dottrine dei legislatori e dei filosofi dell'antichità che stabilivano l'esistenza di due nature negli uomini, non valsero ad impedire l'abolizione della schiavitù, e quindi un ordinamento radicalmente diverso nella società.

Ad ogni progresso delle credenze religiose noi possiamo mostrarvi corrispondente nella storia dell'Umanità un progresso sociale : alla vostra dottrina d'indifferenza in fatto di religione, voi non potete mostrarci altra conseguenza che l'anarchia. Voi avete potuto distruggere, non mai fondare : smentiteci, se potete. A forza d'esagerare un principio contenuto nel Protestantismo, e ch'oggi il Protestantismo sente il bisogno d'abbandonare - a forza di dedurre tutte le vostre idee unicamente dall'indipendenza dell'individuo - voi siete giunti, a che ? all'anarchia, cioè alla oppressione del debole, nel commercio; alla libertà, cioè alla derisione del debole che non ha mezzi, né tempo, né istruzione per esercitare i propri diritti, nell'ordinamento politico; all'egoismo, cioè all'isolamento e alla rovina del debole che non può aiutarsi da sé, della morale. Ma noi vogliamo Associazione : come ottenerla sicura se non da fratelli che credano negli stessi principi regolatori, che si uniscano nella stessa fede, che giurino nello stesso nome ? Vogliamo educazione come darla o riceverla, se non in virtù d'un principio che contenga l'espressione delle nostre credenze sull'origine, sul fine, sulla legge di vita dell'uomo su queste terra ? Vogliamo educazione comune : come darla o riceverla, senza una fede comune? Vogliamo formare Nazione : come riuscirvi, se non credendo in uno scopo comune, in un dovere comune ? E d'onde possiamo noi dedurre un dovere comune, se non dall'idea che ci formiamo di Dio e della sua relazione con noi ?

Certo : il suffragio universale è cosa eccellente; è il solo mezzo legale col quale un paese possa, senza crisi violente a ogni tanto, governarsi; ma il suffragio universale in un paese dominato da una fede darà l'espressione della tendenza, della volontà nazionale: in un paese privo di credenze comuni, cosa mai potrà esprimere se non l'interesse numericamente più forte e l'oppressione di tutti gli altri ? Tutte le riforme politiche in ogni paese irreligioso, o non curante di religione, dureranno quanto il capriccio o l'interesse degli individui vorranno e non più. L'esperienza degli ultimi cinquanta anni ci ha addottrinati, su questo punto, abbastanza.

Agli altri che vi parlano del Cielo, scompagnandolo dalla Terra, voi direte che cielo e terra sono, come la via e il termine della via, una cosa sola. Non dite che la terra è fango : la terra è di Dio. Dio la creava perché per essa salissimo a lui. La terra non è soggiorno d'espiazione o di tentazione è il luogo del nostro lavoro per un fine di miglioramento, del nostro sviluppo verso un grado d'esistenza superiore. Dio ci creava non per la contemplazione, ma per l'azione : ci creava a immagine sua, ed egli è Pensiero ed Azione, anzi non v'è in lui pensiero che non si traduca in azione. Noi dobbiamo, dite, sprezzare tutte cose mondane, e calpestare la vita terrena, per occuparci della celeste; ma cos'è mai la vita terrena, se non un preludio della celeste, un avviamento a raggiungerla? Non v'avvedete che voi, benedicendo all'ultimo gradino della scala per la quale noi tutti dobbiamo salire, e maledicendo al primo, ci troncate la via?

La vita d'un'anima è sacra, in ogni suo periodo : nel periodo terreno come negli altri che seguiranno; bensì, ogni periodo dev'esser preparazione all'altro, ogni sviluppo temporale deve giovare allo sviluppo continuo ascendente della vita immortale che Dio trasfuse in ciascuno di noi e nella umanità complessiva che cresce con l'opera di ciascuno di noi. Ora Dio v'ha messo quaggiù sulla terra : v'ha messo intorno milioni di esseri simili a voi, il cui pensiero si alimenta col vostro pensiero, il cui miglioramento progredisce col vostro, la cui vita si feconda della vostra vita; vi ha dato, a salvarvi dai pericoli dell' isolamento, bisogni che non potete soddisfare soli, e istinti predominanti sociali che dormono nei bruti e che vi distinguono da essi : v'ha steso intorno quel mondo che voi chiamate Materia, magnifico di bellezza, pregno di vita, d'una vita, che, non dovete dimenticarlo, si mostra per ogni dove tanto che vi si vede il segno di Dio, ma aspetta nondimeno l'opera vostra, dipende nelle sue manifestazioni da voi, e si moltiplica di potenza quando più la vostra attività si moltiplica : v'ha posto dentro simpatie inestinguibili, la pietà per chi geme, la gioia per chi sorride, l'ira contro a chi opprime la creatura, il desiderio incessante del Vero, l'ammirazione pel Genio che scopre più parte di vero, l'entusiasmo per chi lo traduce in azione giovevole a tutti, la venerazione religiosa per chi, non potendo farlo trionfare, more martire, portando col proprio sangue testimonianza per esso - e voi negate, sprezzate questi indizi della vostra missione, che Dio v'ha profuso d'intorno, anzi cacciate l'anatema sui segni suoi, chiamandoci a concentrare tutte le nostre forze in un'opera di purificazione interna, imperfetta, impossibile quando è solitaria! Or Dio non punisce chi lo tenta così ?
Non degrada egli lo schiavo ? Non sommerge egli negli appetiti sensuali, negli istinti ciechi di quella che voi chiamate materia, metà dell'anima del povero giornaliero costretto a consumare, senza lume d'educazione, in una serie d'atti fisici, la vita divina ? Trovate fede religiosa più viva nel servo Russo che non nel Polacco combattente le battaglie della patria e della libertà ? Trovate amore più fervente di Dio nel suddito avvilito d'un Papa e d'un Re tiranno che non nel repubblicano Lombardo del dodicesimo secolo e nel repubblicano Fiorentino del decimoquarto ? "Dov'è lo spirito di Dio ivi è la libertà", ha detto uno de' più potenti Apostoli che noi conosciamo; e la religione che lui predicava decretò l'abolizione della schiavitù : chi può intendere e adorare convenientemente Dio strisciandosi ai piedi della sua creatura?

La vostra non è religione, è setta d'uomini che hanno dimenticato la loro origine, le battaglie che i loro padri sostennero contro una società incadaverita, e le vittorie che riportarono trasformando quel mondo terrestre che oggi voi, o contemplatori, sprezzate. Qualunque forte credenza sorga fra le rovine delle vecchie esaurite trasformerà l'ordinamento sociale esistente perché ogni forte credenza cerca applicarsi a tutti i rami dell'attività umana; perché la terra ha cercato sempre, in ogni epoca, conformarsi al cielo in che essa credeva; perché tutta intera la storia dell'Umanità ripete, sotto forme diverse e a gradi diversi secondo i tempi, la parola registrata nella Orazione Dominicale del Cristianesimo : Venga il tuo regno sulla terra, o Signore, siccome è nel cielo.

Venga il regno di Dio sulla terra, siccome è nel cielo: sia questa, o fratelli miei, meglio intesa e applicata che non fu per l'addietro, la vostra parola di fede, la vostra preghiera : ripetetela e operate perché si verifichi. Lasciate ch'altri tenti persuadervi la rassegnazione passiva, l'indifferenza alle cose terrene, la sottomissione ad ogni potere temporale anche ingiusto, replicandovi, male intesa, quell'altra parola : " Rendete a Cesare ciò ch'è di Cesare e ciò ch'è di Dio a Dio ". Possono dirvi cosa che non sia di Dio? Nulla è di Cesare se non in quanto è conforme alla Legge Divina. Cesare, ossia il potere temporale, il governo civile, non è che il mandatario, l'esecutore, quanto le sue forze e i tempi concedono, del disegno di Dio : dove tradisce il mandato, è vostro, non diremo diritto, ma dovere, mutarlo. A che siete quaggiù se non per affaticarvi a sviluppare coi vostri mezzi e nella vostra sfera il concetto di Dio ?

A che professare di credere nell'unità del genere umano, conseguenza inevitabile dell'Unità di Dio, se non lavorate a verificarla, combattendo le divisioni arbitrarie, le inimicizie che separano tuttavia le diverse tribù formanti l'Umanità ? A che credere nella libertà umana, base della umana responsabilità, se non ci adoperiamo a distruggere tutti gli ostacoli che impediscono la prima e viziano la seconda? A che parlare di Fratellanza pur concedendo che i nostri fratelli siano ogni dì conculcati, avviliti, sprezzati? La terra è la nostra lavoreria : non bisogna maledirla; bisogna santificarla. Le forze materiali che ci troviamo d'intorno sono i nostri strumenti di lavoro, non bisogna ripudiarli, bisogna dirigerli al bene.

Ma questo, voi, senza Dio, non potete. V'ho parlato di Doveri: v'ho insegnato che la sola conoscenza dei vostri diritti non basta a guidarvi durevolmente sulle vie del bene : non basta a darvi quel miglioramento progressivo, continuo, nella vostra condizione, che voi cercate : ora, senza Dio, d'onde il Dovere ? senza Dio, voi, a qualunque sistema civile vogliate appigliarvi, non potete trovare altra base che la Forza cieca, brutale, tirannica. Di qui non si esce. O lo sviluppo delle cose umane dipende da una legge di Provvidenza che noi tutti siamo incaricati di scoprire e di applicare, o è affidato al caso, alle circostanze del momento, all'uomo che sa meglio valersene. O dobbiamo obbedire a Dio, o servire ad uomini, uno o più non importa. Se non regna una Mente suprema su tutte le menti umane, chi può salvarci dall' arbitrio dei nostri simili, quando si trovino più potenti di noi ? Se non esiste una Legge santa inviolabile, non creata dagli uomini, quale norma avremo per giudicare se un atto è giusto o non lo è ? In nome di chi, in nome di che protesteremo contro l'oppressione e l'ineguaglianza?

Senza Dio, non v'è altro dominatore che il Fatto : il Fatto davanti al quale i materialisti s'inchinano sempre, abbia nome Rivoluzione o Bonaparte : il Fatto del quale i materialisti anch'oggi, in Italia ed altrove, si fanno scudo per giustificare l'inerzia, anche dove concordano teoricamente coi nostri principii. Ora comanderemo noi loro il sacrificio, il martirio in nome delle nostre opinioni individuali ? Cangeremo, in virtù solamente de' nostri interessi, la teorica in pratica, il principio astratto in azione ? Disingannatevi. Finché parleremo individui, in nome di quanto il nostro intelletto individuale ci suggerisce, avremo quel ch'oggi abbiamo: adesione a parole, non opere. Il grido che suonò in tutte grandi rivoluzioni, il grido Dio lo vuole, Dio lo vuole delle Crociate, può solo convertire gl'inerti in attivi, dar animo ai paurosi, entusiasmo di sacrificio ai calcolatori, fede a chi respinge col dubbio ogni umano concetto. Provate agli uomini che l'opera d'emancipazione e di sviluppo progressivo alla quale voi li chiamate, sta nel disegno di Dio: nessuno si ribellerà. Provate loro che l'opera terrestre da compiersi quaggiù è essenzialmente connessa colla loro vita immortale : tutti i calcoli del momento spariranno davanti all'importanza dell'avvenire. Senza Dio, voi potete imporre, non persuadere : potete essere tiranni alla volta vostra, non educatori ed Apostoli.

Dio lo vuole, Dio lo vuole! E’ grido di popolo, o fratelli; è grido del vostro popolo, grido nazionale Italiano. Non vi lasciate ingannate, o voi che lavorate con sincerità d'amore per la vostra Nazione, da chi vi dirà forse che la tendenza Italiana non è che tendenza politica, e che lo spirito religioso s'è dipartito da essa. Lo spirito religioso non si dipartì mai dall' Italia, finché l'Italia, comunque divisa, fu grande ed attiva; si dipartì, quando nel secolo decimosesto, caduta Firenze, caduta sotto le armi straniere di Carlo V, e sotto i raggiri dei Papi ogni libertà di vita Italiana, noi cominciammo a perdere tendenze nazionali e a vivere spagnuoli, tedeschi, e francesi. Allora i nostri letterati incominciarono a far da buffoni di principi e ad accarezzare la svogliatezza dei padroni, ridendo di tutti e di tutto. Allora i nostri preti vedendo impossibile ogni applicazione di verità religiosa cominciarono a far bottega del culto, e a pensare a se stessi, non al popolo ch'essi dovevano illuminare e proteggere.

E allora, il popolo, sprezzato dai letterati, tradito spolpato dai preti, esiliato da ogni influenza nelle cose pubbliche, cominciò a vendicarsi ridendo dei letterati, diffidando dei preti, ribellandosi da tutte credenze, poiché vedeva corrotta l'antica e non poteva presentire più in là. Da quel tempo in poi noi ci trasciniamo tra le superstizioni comandate dall'abitudine o dai governi e la incredulità, abbietti e impotenti. Ma noi vogliamo risorgere grandi e onorati. E ricorderemo la tradizione Nazionale. Ricorderemo che col nome di Dio sulla bocca e colle insegne della loro fede nel centro della battaglia, i nostri fratelli lombardi vincevano, nel dodicesimo secolo, gl' invasori tedeschi, e riconquistavano le loro libertà manomesse.

Ricorderemo che i repubblicani delle città toscane si radunavano a parlamento nei tempi. Ricorderemo gli Artigiani Fiorentini che, respingendo il partito di sottomettere all'impero della famiglia Medici la loro libertà democratica, elessero, per voto solenne, Cristo capo della Repubblica - e il frate Savonarola predicante a un tempo il dogma di Dio e quello del Popolo - i Genovesi del 1746 liberatori, a furia di sassate, nel nome di Maria protettrice, della loro città dall'esercito tedesco che la occupava - e una catena d'altri fatti simili a questi nei quali il pensiero religioso protesse e fecondò il pensiero popolare Italiano. E il pensiero religioso dorme, aspettando sviluppo, nel nostro popolo : chi saprà suscitarlo, avrà più fatto per la Nazione che non con venti sètte politiche. Forse all'assenza di questo pensiero negli imitatori delle costituzioni e tattiche monarchiche forestiere che condussero i tentativi passati d'insurrezione in Italia tanto quanto all'assenza d'uno scopo apertamente popolare è dovuta la freddezza con che il popolo guardò finora a quei tentativi. Predicate dunque, o fratelli, in nome di Dio. Chi ha core Italiano, vi seguirà.

Predicate in nome di Dio. I letterati sorrideranno? Ebbene domandate ai letterati che cosa hanno fatto per la loro patria. I preti vi scomunicheranno : dite ai preti che voi conoscete Dio più ch'essi tutti non fanno, e che tra Dio, e la sua Legge, voi non avete bisogno d'intermediari. Il popolo vi intenderà e ripeterà con voi : Crediamo in Dio Padre, Intelletto ed Amore, Creatore ed Educatore dell'Umanità.
E in quella parola, voi e il Popolo vincerete.

LA LEGGE

Voi avete vita; dunque avete una legge di vita. Non v'è vita senza legge. Qualunque cosa esiste, esiste in un certo modo, secondo certe condizioni, con una certa legge. Una legge d'aggregazione governa i minerali: una legge di sviluppo governa le piante: una legge di moto governa gli astri: una legge governa voi e la vostra vita: legge tanto più nobile ed alta quanto più voi siete superiori a tutte le cose create sulla terra. Svilupparvi, agire, vivere secondo la vostra legge, è il primo, anzi l'unico vostro Dovere.

Dio v'ha dato la vita; Dio v'ha dunque dato la legge. Dio è l'unico Legislatore della razza umana. La sua legge è l'unica alla quale voi dobbiate ubbidire. Le leggi umane non sono valide e buone se non in quanto vi si uniformano, spiegandola ed applicandola: sono tristi ogni qualvolta la contraddicono o se ne discostano; ed è non solamente vostro diritto, ma vostro dovere disubbidirle e abolirle. Chi meglio spiega ed applica ai casi umani la legge di Dio, è vostro capo legittimo: amatelo e seguitelo. Ma da Dio in fuori non avete, né potete, senza tradirlo e ribellarvi da lui, avere padrone.

Nella coscienza della vostra legge di vita, della LEGGE DI DIO, sta dunque il fondamento della Morale, la regola delle vostre azioni e dei vostri doveri, la misura della vostra responsabilità : in essa sta pure la vostra difesa contro alle leggi ingiuste che l'arbitrio d'un uomo o di più uomini può tentare d'imporvi. Voi non potete, senza conoscerla, pretender nome o diritti di uomini. Tutti i diritti hanno la loro origine in una legge, e voi, ogni qualvolta non potete invocarla, potete essere tiranni o schiavi, non altro: tiranni se siete forti, schiavi dell'altrui forza se siete deboli. Ad essere uomini, vi bisogna conoscere la legge che distingue la natura umana da quella dei bruti, delle piante, dei minerali, e conformarvi le vostre azioni.

Ora come conoscerla ?

E' questa la domanda che in tutti i tempi l'umanità ha indirizzato a quanti hanno pronunziato la parola doveri; e le risposte sono anch'oggi diverse. Gli uni hanno risposto mostrando un Codice, un libro, e dicendo : qui dentro è tutta la legge morale.

Gli altri hanno detto : ogni uomo interroghi il proprio cuore; qui sta la definizione del bene e del male. Altri ancora, rigettando il giudizio dell'individuo, ha invocato il consenso universale, e dichiarato che dove l'umanità concorda in una credenza, quella credenza è la vera.

Erravano tutti.
E la storia del genere umano dichiarava impotenti, con fatti irrecusabili, tutte queste risposte.
Quelli che affermano trovarsi in un libro o sulla bocca d'un solo uomo tutta quanta la legge morale dimenticano che non vi è codice dal quale l'umanità, dopo una credenza di secoli, non si sia scostata per cercarne e ispirarne un'altra migliore, e che non vi è ragione, oggi specialmente, di credere che l'umanità cambi di metodo.

A quelli che sostengono la sola coscienza dell'individuo essere la norma del vero e del falso, ossia del bene e del male, basta ricordare, che nessuna religione, per santa che fosse, è stata senza eretici, senza dissidenti convinti e pronti ad affrontare il martirio in nome della loro coscienza. Oggi il Protestantismo si divide e suddivide in mille sètte tutte fondate sui diritti della coscienza dell' individuo; tutte accanite a farsi guerra tra loro, e perpetuanti l'anarchia di credenze, vera e sola sorgente della discordia che tormenta socialmente e politicamente i popoli dell'Europa.

E d'altra parte, agli uomini che rinnegano la testimonianza della coscienza dell'individuo per richiamarsi unicamente al consenso dell'umanità in una credenza, basta ricordare come tutte le grandi idee che migliorarono l'umanità cominciarono a manifestarsi in opposizione a credenze che l'umanità consentiva e furono predicate da individui che l'umanità derise, perseguitò, crocefisse.

Ciascuna dunque di queste norme è insufficiente a ottenere la conoscenza della LEGGE DI Dio, della Verità. E nondimeno, la coscienza dell'individuo è santa : il consenso comune dell'umanità è santo : e qualunque rinunzia a interrogare questo o quella, si priva d'un mezzo essenziale per conoscere la verità. L'errore generale fin qui è stato quello di volerla raggiungere con uno solo di questi mezzi esclusivamente : errore decisivo e funestissimo nelle conseguenze, perché non si può stabilire la coscienza dell'individuo, sola norma nella verità, senza cadere nell'anarchia, non si può invocare come inappellabile il consenso generale in un momento dato senza soffocare la libertà umana e rovinare nella tirannide.

Così - e cito questi esempi per mostrare come da queste prime basi dipenda, più che generalmente non si crede, tutto quanto l'edificio sociale - così gli uomini, servendo allo stesso errore, hanno ordinato la società politica, gli uni sul rispetto unicamente dei diritti dell'individuo, dimenticando interamente la missione educatrice della società; gli altri unicamente sui diritti sociali, sacrificando la libertà e l'azione dell'individuo (Parlo naturalmente dei paesi dove si è tentata col sistema monarchico costituzionale un'organizzazione qualunque della società: nei paesi governati dispoticamente non v'è società; i diritti sociali e i diritti dell'individuo sono egualmente sacrificati). . E la Francia dopo la sua grande rivoluzione, e l'Inghilterra segnatamente, c'insegnarono come il primo sistema non conduca che alla ineguaglianza e all'oppressione dei più; il Comunismo, fra gli altri, ci mostrerebbe, se potesse mai trapassare allo stato di fatto, come il secondo condanni a pietrificarsi la società togliendole ogni moto e ogni facoltà di progresso.

Così gli uni, considerando che i pretesi diritti dell'individuo, hanno ordinato, o meglio disordinato sistema economico, gli danno per unica base la teoria della libera concorrenza illimitata, mentre gli altri, non guardando che all'unità sociale, vorrebbero affidare al governo il monopolio di tutte le forze produttrici dello Stato: due concetti, il primo dei quali ci ha dato tutti i mali dell'anarchia, il secondo ci darebbe l'immobilità e tutti i mali della tirannide.

Dio v'ha dato il consenso dei vostri fratelli e la vostra coscienza, come due ali per innalzarvi quanto è possibile sino a lui. Perché v'ostinate a troncarne una ? Perché isolarvi, assorbirvi nel mondo ? Perché voler soffocare la voce del genere umano? Ambedue sono sacre; Dio parla ad ambedue. Dovunque s'incontrano, dovunque il grido della vostra coscienza è ratificato dal consenso dell'umanità, ivi è Dio, ivi siete certi di avere in pugno la verità : l'uno è la verificazione dell'altro.

Se i vostri doveri non fossero che negativi, se consistessero unicamente nel non fare il male, nel non nuocere ai vostri fratelli, forse nello stato di sviluppo in cui oggi sono anche i meno educati, il grido della vostra coscienza basterebbe a dirigervi. Siete nati al bene, e ogni qual volta voi operate direttamente contro la Legge, ogni qual volta voi commettete ciò che gli uomini chiamano delitto, v'è tal cosa in voi che v'accusa, tale una voce di rimprovero che voi potrete dissimulare agli altri, ma non a voi stessi. Ma i vostri più importanti doveri sono positivi. Non basta il non fare: bisogna fare.

Non basta limitarsi a non operare contro la Legge; bisogna operare a seconda della Legge. Non basta il non nuocere: bisogna giovare ai vostri fratelli.

Purtroppo finora la morale si è presentata ai più fra gli uomini in una forma più negativa che affermativa. Gli interpreti della Legge hanno detto " non ruberai, non ammazzerai " ; pochi, o nessuno, hanno insegnato gli obblighi che spettano all'uomo, e il come egli debba giovare ai suoi simili e al disegno di Dio nella creazione. Ora questo è il primo scopo della Morale; né individuo, consultando unicamente la propria coscienza, può raggiungerlo mai.

La coscienza dell'individuo parla in ragione della sua educazione, delle sue tendenze, delle sue abitudini, delle sue passioni. La coscienza dell'Irochese selvaggio parla un linguaggio diverso da quella dell'Europeo incivilito del XIX secolo. La coscienza dell'uomo libero suggerisce doveri che la coscienza dello schiavo non sospetta nemmeno. Interrogate il povero giornaliero Napoletano o Lombardo, al quale un cattivo prete fu l'unico apostolo di morale, al quale, se pur sa leggere, quella del catechismo Austriaco fu l'unica lettura concessa : egli vi dirà che i suoi doveri sono lavoro assiduo a ogni prezzo per sostenere la sua famiglia, sottomissione illimitata senza esame alle leggi quali esse siano, e il non nuocere altrui : a chi gli parlasse di doveri che lo legano alla patria e all'umanità, a chi gli dicesse " voi nuocete ai vostri fratelli accettando di lavorare per un prezzo inferiore all'opera, voi peccate contro a Dio e contro all'anima vostra obbedendo a leggi che sono ingiuste " ci risponderebbe, come chi non intende, inarcando le ciglia.

Interrogate l'operaio Italiano, al quale circostanze migliori o il contatto con uomini di più educato intelletto hanno insegnato più parte del vero; ci vi dirà che la sua patria è schiava, che i suoi fratelli sono ingiustamente condannati a vivere in miseria materiale e morale, e ch'egli sente il dovere di protestare, potendo, contro a questa ingiustizia.

Perché tanto divario fra i suggerimenti della coscienza in due individui dello stesso tempo e dello stesso paese? Perché fra dieci individui appartenenti in sostanza alla stessa credenza, quella che impone lo sviluppo e il progresso della razza umana, troviamo dieci convinzioni diverse sui modi d'applicare la credenza alle azioni, cioè sui doveri? Evidentemente, il grido della coscienza dell' individuo non basta, in ogni stato di cose e senz'altra norma, a rivelargli la legge. La coscienza basta sola a insegnarvi che una legge esiste, non quali sono questi doveri. Per questo il martirio non s'è mai, e comunque l'egoismo predominasse, esiliato dall'umanità; ma quanti martiri non sacrificarono l'esistenza per presunti doveri, a beneficio d'errori oggi patenti a ciascuno !
Vi è dunque bisogno d'una scorta alla vostra coscienza, d'un lume che le rompa d'intorno la tenebra, d'una norma che ne verifichi e ne diriga gl'istinti. E questa norma è l'Intelletto e l'umanità. Dio ha dato intelletto a ciascun di voi, perché lo educhiate a conoscere la sua legge. Oggi, la miseria, gli errori inveterati da secoli, e la volontà dei vostri padroni, vi contrastano fin la possibilità d'educarlo ; e per questo v'è necessario rovesciare quegli ostacoli colla forza. Ma quand'anche gli ostacoli saranno tolti di mezzo, l'intelletto di ciascun di voi sarà insufficiente a conoscere la legge di Dio, se non appoggiandosi all'intelletto dell'umanità. La vostra vita è breve : le vostre facoltà individuali sono deboli, incerte, e abbisognano d'un punto d'appoggio. Ora Dio v'ha messo vicino

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