La casta politica e la Magistratura

22.05.2011 19:18

Clemente-Mastella 

La mattina del 16 gennaio 2008, un Clemente Mastella molto amareggiato, attualmente ministro della Giustizia del Governo Prodi, si presenta alla Camera davanti a un aula gremita. Messa da parte la relazione sullo stato della giustizia italiana in programma, annuncia le sue immediate dimissioni:

“Ho resistito a molte scorribande corsare sul fronte personale. Ora però getto la spugna. Mi dimetto, ho paura. Sono percepito come un nemico da frange estremiste delle toghe che hanno preso mia moglie in ostaggio”. Il ministro, livido di rabbia, scaglia parole di fuoco: “Mi dimetto per senso dello Stato, sono un ministro della Giustizia che non riesce a difendere la moglie da un provvedimento ingiusto”.

Il ministro è furioso. Poche ore prima, agenti della polizia giudiziaria si sono recati nella sua casa di Ceppaloni, dove hanno notificato gli arresti domiciliari alla moglie, Sandra Lonardo Mastella, presidente del Consiglio regionale della Campania. Il provvedimento, richiesto dalla procura di Santa Maria Capua Vetere e firmato dal gip Francesco Chiaromonte, è stato adottato sulla base delle indagini per il reato di tentata concussione nei confronti del direttore generale dell’ospedale di Caserta. Ancora una volta, le indagini sono partite da intercettazioni a carico diCarlo Camilleri, consuocero dello stesso Mastella. Quello di Sandra Lonardo non è che soltanto uno dei provvedimenti ordinati dalla Procura. Saranno ben 23 gli arrestati nella stessa mattinata, tutti iscritti al partito dell’Udeur. L’accusa prende di mira l’intera rete di potere del partito in Campania. “Più di cento episodi da contestare, con un capitolo consistente sule toghe sporche, un altro sulla spartizione di appalti e infine un filone sulle gare pilotate per i depuratori che dovevano salvare la Campania dall’inquinamento”1. Per lo stesso Mastella, saranno avanzate sette ipotesi di reato.

Nel faldone scritto dai pm vi è tanto materiale, comprese le conversazioni telefoniche, da far discutere il Parlamento per un mese intero. E tuttavia, l’unica reazione che ha il ministro della Giustizia, è quella di un durissimo attacco alla magistratura:

“Mi ero illuso di poter recuperare il rapporto tra politica e magistratura ma mi accoro che sono stato invece percepito da alcune frange oltranziste come un avversario da contrastare, se non addirittura da abbattere”

Non una parola sul merito delle contestazioni. Non un accenno ai fatti accertati. Non una conferma o una smentita sulle conversazioni registrate. Solo fango scagliato sugli inquirenti. Prima, ovviamente, della stoccata finale contro le intercettazioni:

“a volte manipolate, a volte estrapolate ad arte, assai spesso divulgate senza alcun riguardo per la riservatezza dei cittadini. Sono state utilizzate centrali di ascolto – ha proseguito – con corsie privilegiate ogni qualvolta nel computer si accendeva la spia che segnalava il mio nome o quello dei miei amici. Siamo così diventati in quel di Potenza un partito di tale rilevanza quanto a intercettazioni subite, da poter superare agevolmente la soglia di qualsiasi percentuale elettorale”.

Mastella pronucia frasi durissime contro la magistratura. Nell’ordine, la accusa di:

  • manipolazione delle conversazioni telefoniche;
  • estrapolazione abusiva di parti di conversazioni;
  • abuso di mezzi pubblici, come le centrali di ascolto;
  • esecuzione di intercettazioni “inutili”;
  • uso arbitrario e personale della giustizia.

Accuse terribili, che se dimostrate farebbero accapponare la pelle a qualsiasi moderna dittatura. In realtà, il cellulare di Mastella non è mai stato messo sotto controllo. La legge Boatovieta infatti alla magistratura di mettere sotto intercettazione un membro del Parlamento, se non dopo aver ottenuto l’autorizzazione dalla maggioranza degli appartenenti alla Camera presso cui lavora lo stesso politico. L’indagine è nata dalle intercettazioni a carico del consuocero faccendiere di Mastella e si è successivamente estesa.

In un altro Paese, i membri della Camera, seduti ad ascoltare il ministro raccontare fatti di tale gravità, avrebbero avuto davanti due strade. O chiedergli di esporre le motivazioni e/o le prove di tali accuse, o cacciarlo a pedate fuori dal Parlamento. In aula invece parte una lunga ovazione bipartisan. Tutti i membri, fatta eccezione per alcuni di Idv e Lega, si alzano perapplaudire il ministro.

Segue il dibattito al Senato, con l’ondata di dichiarazioni di solidarietà da parte di tutti i politici. Nessuno conosce le carte o ha idea dei motivi dei provvedimenti. Eppure tutti si lanciano in un profluvio di frasi, affermazioni, attestazioni di stima, accuse e giustificazioni, che riempiranno le pagine dei quotidiani del giorno successivo. Alcune di queste meritano di essere segnalate:

  • il capogruppo della Lega Nord, Roberto Castelli, parla di giustizia a orologeria: “Tutti noi siamo stati colpiti (…) con una puntualità cui peraltro la magistratura ci aveva già abituato altre volte”. Quello della giustizia a orologeria è un evergreen introdotto in epoca craxiana. Nessuno ha mai saputo cosa volesse significare, ma, assicurano, trattasi di coreografica via di fuga dalle argomentazioni e ottimo tema per rompere il ghiaccio durante una conversazione;
  • rincara Gaetano Pecorella, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia alla Camera: “Ancora una volta la giustizia colpisce a orologeria”Vedi sopra;
  • rivolto al centrosinistra, Sandro Bondi si lancia in un piccolo rimprovero che tradisce i suoi passati comunisti: “Sarebbe stato importante ricevere da voi la stessa solidarietà che oggi vi esprimiamo, quando la magistratura se la prendeva con noi”. Come dire, una commovente esortazione alla solidarietà reciproca tra tutti gli uomini del mondo;
  • Margherita Boniver, deputata di Forza Italia, se la prende con le istituzioni. Non, si badi bene, quelle della Campania accusate di concussione e associazione a delinquere, bensì quelle della magistratura: “Quanto è accaduto a Sandra Lonardo la dice lunga su un sistema istituzionale che sembra uscito fuori da ogni controllo”;
  • e poi c’è sempre il filone dell’ “attacco alla democrazia” e dell’ “emergenza democratica”. Da Nicolò Ghedini (FI), che parla di una classe politica “ostaggio della magistratura”, a Peppino Caldarola (PD) che parla di “colpo dura per la democrazia”, fino a Casini che parla di un “impazzimento del potere giudiziario, che mette in pericolo la democrazia”. Come se a mettere in pericolo la democrazia fosse chi indaga, nel rispetto del codice di procedura penale, su appalti truccati, e non chi trucca gli appalti e se la prende coi giudici;
  • lapidario Giuseppe Villetti (Rosa nel Pugno): “Noi siamo l’unico Paese infatti – ricorda – che assiste, senza battere ciglio, alla pubblicazione sui giornali delle intercettazioni”. Con somma cultura e invidiabile determinatezza, fa sparire in un sol colpo tutte le intercettazioni dai giornali del resto del mondo. In effetti il paragone è imbarazzante. Negli stessi giorni, un caso analogo accade negli Stati Uniti. “Il governatore democratico di New York, Eliot Spitzer, già procuratore anticorruzione, eletto nel 2006 col 70 per cento dei voti, si è dimesso perché il suo nome è finito in un’indagine dell’Fbi su un giro di squillo d’alto bordo, rivelata in anteprima dal ‘New York Times’. Spitzer non è imputato né accusato di alcun reato, ma l’Fbi sta verificando se non possa essere incriminato per ’structuring’, cioè per aver tentato di schermare l’origine dei fondi usati per saldare i conti del club; e per violazione della legge Mann del 1910, che proibisce “il trasporto di donne da uno Stato all’altro per scopi immorali” (il governatore incontrò in un albergo di Washington una prostituta proveniente da New York). Insomma, bazzecole. Le intercettazioni, con tutti i particolari dell’incontro fra il ‘cliente n. 9′ e la bella Kristen, finiscono in un affidavit di 47 pagine degli agenti dell’Fbi ai procuratori di New York Sud. E di lì sul ‘New York Times’ – che rivela di aver avuto la notizia da “tutori della legge che hanno parlato a patto di restare anonimi” e sui siti web. Anziché prendersela con chi ha diffuso la notizia, il governatore ammette che è tutto vero e parla di “questione privata”. Ma il ‘Nyt’ gli dà dell’”arrogante” perché ha “tradito la famiglia e i concittadini”. Lui chiede scusa a tutti. E toglie il disturbo”2.

Ancora una volta, nei giorni successivi, il dibattito sulle presunte azioni illecite scomparirà dai giornali e dalle tv. Gli italiani inizieranno a conoscere tutto del gip di Santa Maria Capua Vetere,Francesco Chiaromonte, e del procuratore capo Mariano Maffei, dimenticando, o non venendone mai a conoscenza, dei presunti atti illeciti compiuti dall’ex ministro della Giustizia Clemente Mastella, dal Presidente del consiglio della Campania Sandra Londardo e dagli altri 23 rappresentanti del partito dell’Udeur nella regione. Tanto che Chiaromonte, in un’intervista a Repubblica, sarà costretto a giustificare le sue azioni penali, precisando di averle compiute “soppesando ogni virgola” e Maffei dovrà difendersi dalle accuse di aver usato la giustizia a fini personali, per una fantascientifica vendetta nei confronti di Mastella, vista la sua, lontanissima, parentela col presidente della provincia di Caserta, ex Udeur passato al Pd.

1 Caro Mastella, dacci la spintarella, ‘L’espresso’, 31 gennaio 2008

2 Se Spitzer fosse italiano, ‘L’espresso’, 21 marzo 2008

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