La battaglia di Imposimato contro la camorra, protetta da certi politici

15.08.2010 20:24

Imposimato:“La mia relazione sulle infiltrazioni della camorra nella TAV

fu discussa in Commissione fra il ’95 e il ’96, ma è stata osteggiata da tutti

i soloni dell’Antimafia e la relazione non è mai stata votata”

La Campania è una regione soffocata dal crimine dove regna la camorra che, padrona incontrastata del territorio, detta quotidianamente le regole di esercizio agli apparati socio-economici che non devono quindi più rispondere alle esigenze della cittadinanza ma funzionano secondo logiche clientelari e di interessi personali. L’egemonia dei criminali si estende fino ad influenzare le assemblee elettive invadendo così anche il settore della pubblica amministrazione e gli apparati istituzionali, la regione risulta impregnata di una greve illegalità che non risparmia nessun ambito sociale.

Per pensare di sradicare realmente la metastasi della camorra dalla società bisogna cominciare un controllo meticoloso atto ad accertare eventuali "debolezze istituzionali" che spingono a cedere davanti alla pressione corruttiva e alle collusioni con la malavita. Non si può tacere o far finta di non sapere che fino ad oggi la camorra ha attinto la sua ricchezza soprattutto dai finanziamenti dello Stato e che il vero e indiscusso maggior finanziatore dei clan sono i flussi di denaro erogati dal governo e mal gestiti da amministratori locali.

A oggi non vi è settore della pubblica amministrazione nel quale le indagini non abbiano registrato e dimostrato il dispiegarsi dell’illecita influenza dei gruppi camorristici. Gli esempi non mancano.

Ferdinando Imposimato, presidente onorario aggiunto della Suprema Corte di Cassazione distintosi per le battaglie contro la mafia, la camorra e il terrorismo, al termine della passata legislatura affermò:

la mia relazione sulle infiltrazioni della camorra nella Tav fu discussa in Commissione tra il ’95 e il ’96, ma fu osteggiata da tutti i ‘soloni’ dell’Antimafia [e] la relazione non fu mai votata. Non si volle votare.

Imposimato nella sua analisi rileva anche che curiosamente le ditte indicate quali appaltatrici per la grande opera della Tav sono le stesse coinvolte nella ricostruzione post terremoto del 1980 in Irpinia e per i lavori autostradali della Roma-Napoli. Viene evidenziato il coinvolgimento nei lavori da parte della ICLA, azienda coinvolta anche nella ricostruzione post terremoto i cui vertici vennero arrestati per il coinvolgimento in affari poco chiari, e della Condotte, il cui presidente è stato arrestato per collusione con il clan Alfieri di Napoli. Nella relazione presentata in Parlamento venivano riportati fedelmente i nomi dei soggetti sospetti ma l’operato del giudice venne pesantemente osteggiato proprio da manovre interne al palazzo tanto che l’inchiesta venne insabbiata e i lavori per l’attuazione dell’opera poterono così continuare secondo i progetti. A chi giova questo agire? Senz’altro non alla società onesta.

Nel 2002 si cercò di individuare di chi fosse la responsabilità di aver affidato a ditte in odore di camorra i lavori nel parco Camaldoli a nord di Napoli, un volta polmone verde per la città e da oramai un trentennio trasformato in un eterno cantiere che ingurgita enormi quantità di denaro elargite dallo Stato per la realizzazione di un parco pubblico ma che finiscono inesorabilmente nelle tasche della camorra. Nonostante le evidenze che palesavano il coinvolgimento camorrista sia per quanto riguarda l’esecuzione dei lavori sia per la gestione del parco, la vicenda si concluse quasi con un nulla di fatto. La cittadinanza non ha mai potuto sapere chi sono ii responsabili della cattiva gestione di denaro pubblico; si è dovuta accontentare della certezza giuridica che in questa faccenda gli interessi perseguiti erano quelli della malavita e non il benessere della città.

È dal 1999 che si urla allo scandalo per la mancata bonifica e risistemazione urbanistica dell’area di Bagnoli a fronte di un finanziamento pubblico iniziale di 350 miliardi di vecchie lire. La disponibilità di questo patrimonio ha scatenato la rincorsa dei clan per accaparrarselo ma le istituzioni fanno finta di non vedere, nella migliore delle ipotesi, oppure sono solidali con i criminali, nella peggiore. Recentemente è dovuta intervenire la magistratura affinché si impedisse di affidare un sub appalto della Bagnoli s.p.a. per la ristrutturazione dell’area dell’ex Italsider alla Edrevea, azienda già indagata dalla Procura di Napoli per presunte infiltrazioni da parte del clan camorristico dei D’Ausilio. Le amministrazioni hanno risposto a questa emergenza emanando un provvedimento legislativo per rifinanziare l’opera con ulteriori 129 milioni di euro garantendo il suo completamento piuttosto che lavorare per accertare le responsabilità delle collusioni che hanno causato un enorme sperpero di denaro.

La costruzione del Caan, il centro Agro-Alimentare di Volla, ha ottenuto un incredibile finanziamento statale di oltre 50 milioni di euro ma è anche oggetto di tre differenti inchieste da parte della Direzione Distrettuale Antimafia per sospette infiltrazioni camorristiche. Neppure le denunce del sindaco di Volla sulle irregolarità per l’acquisizione dei suoli, la dimissione dalla carica di presidente dell’associazione di Michele Lo Muto per un “lapalissiano conflitto d’interesse” dove prevale “la logica del favorire interessi parentali e privati” e lo scioglimento del cda della Caan per sospette infiltrazioni mafiose, hanno potuto fermare l’erogazione di una pioggia di soldi pubblici.

Anche istituzioni più direttamente statali come le municipalità non si sottraggo all’infiltrazione camorrista. Non si contano le denunce di sospetta compravendita di voti avvenuta nelle elezioni regionali che hanno coinvolto la Regione Campania alle regionali di marzo scorso.

Molte sono state le segnalazioni di compravendita di voti sia nella città di Napoli che nella Provincia attraverso un meccanismo noto da tempo ma che si sta affinando con le ultime elezioni. Infatti oltre al “tradizionale” acquisto di pacchetti di voti nei quartieri dove è più forte il degrado e la povertà , stiamo assistendo a gruppi organizzati che offrono “un servizio completo” fatto di distribuzione di materiali elettorale nei condomini e agli incroci, l’attacchinaggio “garantito” di manifesti, “acquisto” voti con “garanzia” attraverso la presenza davanti ai seggi per indirizzare e verificare l’afflusso, prevedendo già per la domenica sera il controllo degli elettori che non si sono presentati al voto per raggiungerli e ” convincerli” a votare per i candidati che sponsorizzano.

Sulla stampa campana sono usciti diversi articoli con i dettagli delle tariffe per le varie tipologie di affissione e di “costo” del voto. Si segnalano due casi particolari:

  • quello di Portici in cui si pratica una “tariffa particolare” di 1 euro per ogni manifesto affisso, contro i 50 centesimi di media nel resto della Provincia, ma con la garanzia della tenuta dei manifesti per strada ed è praticamente impedito a chiunque attaccare i manifesti in quella città. Il tutto avviene grazie alla copertura di “famiglie” malavitose locali.
  • Brusciano è stata segnalato il caso di una dazione di denaro all’interno dell’ex legge 219 ai “capi palazzo” nella misura di 1.000 euro per ogni 50 voti da garantire con foto da telefonino. Segnalati due candidati del territorio circostante uno del PD e uno di una lista collegata al candidato presidente Caldoro (Pdl).

Fenomeno altrettanto odioso quello dell’utilizzo di associazioni o gruppi di disoccupati a cui si promettono ipotetiche soluzioni lavorative in cambio di pacchetti di voti.

Riusciremo a sconfiggere la camorra quando non solo si riuscirà ad arrestare definitivamente il braccio armato della malavita ma quando riusciremo anche a recidere le radici da cui i camorristi traggono la linfa vitale per il loro proliferare sottraendolo alla colletta. 

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