La legge sul conflitto di interessi esiste ma è finita nel dimenticatoio collettivo sia per Prodi che per Berlusconi ed è stata oggetto di bizantiniste interpretazioni

13.07.2010 14:59

La Costituzione italiana, secondo gli artt. 65 e 66, obbliga il Parlamento a valutare l’eleggibilità dei suoi membri in base alla legge ordinaria.

La legge n.361 del 1957 all’articolo 10 afferma: "Non sono eleggibili[...]coloro che [...] risultino vincolati con lo Stato [...]per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica." Più precisamente:

«Non sono eleggibili [...] coloro che in proprio o in qualità di rappresentanti legali di società o di imprese private risultino vincolati con lo Stato per contratti di opere o di somministrazioni, oppure per concessioni o autorizzazioni amministrative di notevole entità economica, che importino l'obbligo di adempimenti specifici, l'osservanza di norme generali o particolari protettive del pubblico interesse, alle quali la concessione o la autorizzazione è sottoposta». 

Non è una norma sul conflitto di interessi finita nel dimenticatoio?

E allora , perchè Prodi coinvolto sino al midollo con la Goldman Sachs e Berlusconi sono stati ritenuti eleggibili ed eletti ?

Perchè poi oltre a violare questa legge, ci si ricorda del conflitto di interessi solo per Berlusconi ? Che fine fa la par condicio?

La cosa ancora più sconvolgente è rappresentata dall'attuale ruolo ufficiale del sig. Prodi che, con nomina Goldman Sachs/ONU, organizza e gestisce i rapporti tra ONU e UA (unione africana) il cui scopo è quello di "sigillare e definire" i rapporti tra Europa ed Asia, coinvolgendo in questo progetto i paesi africani più "ricchi" e ancora inseriti nei "buoni rapporti con la Russia, che dovrebbe esserne "tagliata fuori".
In questo progetto, tanto per fare un esempio, Berlusconi è stato "incaricato" di tenere i rapporti con Gheddafi !!!
Dunque il "sovragoverno" monetario di GS, attraverso Prodi, organizza e gestisce i viaggi e gli incontri di Berlusconi con la Libia !!!(sic!)
In tutta questa operazione l'Italia ha solo da rimetterci e Berlusconi fa, come sempre, la figura del "pirla"...

Chissà se un giorno, tra una escort e una velina, avrà il coraggio di dire come stanno veramente le cose ?

Ma, torniamo alla legge n.361 del 1957.

La Giunta delle elezioni della Camera dei deputati, nel 1994, confermò l’elezione di Silvio Berlusconi (fondatore e azionista di maggioranza di Mediaset, società che controlla RTI, titolare delle concessioni televisive di Canale Cinque, Rete Quattro e Italia Uno) poiché la norma citata andrebbe riferita «alla concessione ad personam e quindi, se non c’è titolarità della persona fisica, non si pone alcun problema di eleggibilità, pur in presenza di eventuali partecipazioni azionarie». 

Nelle successive legislature fu ribadita l’eleggibilità di Berlusconi.

Tuttavia, secondo alcuni, l’interpretazione di cui sopra sarebbe in contrasto con lo spirito e la lettera della legge. 

Se infatti Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset, ne è il rappresentante legale, a chi si riferisce il sintagma «in proprio»?

L’azionista di maggioranza è colui che gode del diritto di proprietà e trae i profitti dalle attività dell’azienda.

Inoltre la Giunta delle elezioni , nella sua motivazione, introduce il concetto di titolarità del contratto, che non figura nella legge: l’essere «vincolati con lo Stato» non dipende solo dalla rappresentanza legale, ma anche dai vincoli conseguenti alla proprietà. Si noti che le concessioni televisive sono date all’azienda, non alla persona fisica: dunque il vincolo con lo Stato consiste nella proprietà o nella direzione dell’azienda concessionaria.

Infine, che in proprio valga ‘in proprio nome’, con curiosa ellissi del sostantivo, è interpretazione chiaramente confutata dai primi due significati della locuzione: «non essendo alle dipendenze di nessuno» e «di proprietà personale»; la terza accezione, di basso uso, «personalmente, di persona», è limitata all’espressione «rispondere in proprio di qualcosa», in cui è sottintesa l’idea del mettere a rischio le proprie sostanze nell’assumersi una responsabilità.

Con l'opinione che il possesso di alcuni mass media potesse costituire un possibile vantaggio elettorale, fu sostenuta altresì una sostanziale incostituzionalità, in quanto l'articolo 51 della Costituzione Italiana stabilisce che "tutti i cittadini (...) possono accedere agli uffici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza" e che la possibilità di orientare la comunicazione avrebbe potuto minare tale effettiva eguaglianza.

Personalmente ritengo che il conflitto di interessi abbia riguardato tanto Berlusconi quanto Prodi senior advisor della Goldman Sachs ;

che con bizantinismi vari si sia violato lo spirito e la lettera tanto della legge 361/1957 quanto della Costituzione; che il Premier si sia sempre trovato in condizioni di ineleggibilità a monte, sia dal punto di vista economico (per imprese di cui direttamente o indirettamente è titolare) ma anche perché la sua elezione ha violato l'articolo 3 della Costituzione che afferma tutti eguali davanti alla legge. 

A livello elettivo ciò è impedito sia dalla forza economica in sé, sia dall'uso strumentale della forza mediatica delle televisioni che impediscono di fatto un paritario esercizio del diritto di essere eletti.

Esiste poi - e non dimentichiamolo - un altro conflitto di interessi che non riguarda solo Berlusconi ma tutti coloro che hanno processi penali in corso: com'è possibile che un parlamentare possa fare leggi che interessano il suo stesso stato di incriminato ? Sia nella forma come procedura e sia nella sostanza : vedasi per la prima lodo Alfano, legittimo impedimento etc. e per la seconda la depenalizzazione del falso in bilancio... 

Più che mai s'impone la sospensione dalla capacità elettiva per chi sia incriminato.

Processo rapido e poi con l'assoluzione ed eventuale beatificazione, ritorno in carica.

 

La Coordinatrice del Comitato

Rosanna Carpentieri

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