L'inchiesta sull'eolico di otto procure e Flavio Carboni: ecco le società finanziatrici

18.07.2011 16:21

 L'inchiesta eolico e Carboni: ecco le società finanziatrici

Avrebbero stanziato cinque milioni, caccia agli intrecci mafiosi. Oltre a quella di Roma sugli affari legati alle energie rinnovabili indagano anche altre sette procure.

 

di ANTHONY MURONI

Ruota attorno ai soldi confluiti sui conti del Credito cooperativo fiorentino, presieduto dal coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, la seconda fase dell'inchiesta romana sul business dell'eolico in Sardegna. Cinque milioni di euro che sarebbero stati convogliati da Flavio Carboni, che li avrebbe a sua volta ricevuti da un gruppo di imprenditori intenzionati a investire in Sardegna.

L'ipotesi è che si trattasse di fondi da utilizzare per “oliare” il sistema politico e burocratico, facilitando le procedure e indirizzando le decisioni.

PUZZA DI MAFIA 

Tra le società sospettate di essersi affidate a Carboni in qualità di consulente ce ne sono alcune in odore di criminalità organizzata. Tanto che la Direzione nazionale antimafia guidata dal super-procuratore Piero Grasso ha chiesto di poter acquisire gli atti delle indagini in corso nel Lazio (Roma), in Sardegna (Cagliari), Campania (Napoli e Avellino), Calabria (Paola) e Sicilia (Palermo, Messina e Trapani).

Otto procure che spesso si imbattono negli stessi nomi di società: “Vento in poppa”, “Eolo 3W”, “Nà volta”, “Via col vento” e “Serre nei venti” e in quello, ricorrente, dell'imprenditore trentino Luigi Franzinelli.

CHI È FRANZINELLI 

Si tratta di una vera autorità nel settore delle energie rinnovabili, nel senso che ha collezionato progetti, autorizzazioni e anche qualche condanna su e giù per lo Stivale. In Sardegna è noto per aver fatto da consulente a Saras e Fri-El, ma è in Sicilia che le cronache si sono occupate più spesso di lui: nei mesi scorsi è stato condannato alla pena di due anni per il reato di corruzione aggravata, consumata in concorso con uomini legati alla cupola mafiosa. Sotto inchiesta era finita la società Sud Wind, che voleva realizzare un parco eolico a Mazara del vallo e il processo ha portato a stabilire che più di un uomo di Cosa nostra si mosse per favorire l'operazione.

I COLLEGAMENTI 

Cosa c'entra Franzinelli con Carboni e il tentativo del comitato d'affari di mettere le mani sul business delle energie rinnovabili in Sardegna? Il collegamento è da ricercare nel complesso sistema di scatole cinesi che sembra racchiudere l'universo di piccole società fondate dall'imprenditore trentino (al massimo con 10 mila euro di capitale sociale), tutte allo scopo di ottenere autorizzazioni per parchi eolici.

La “Vento in poppa” di Sarre (provincia di Salerno), ritenuta una dei potenziali “clienti” di Flavio Carboni, risulta essere di proprietà (al 50 per cento ciascuno) della società “Trelettra service srl” e di Luigi Franzinelli. Ma la cosa più importante è che alla stessa compagine sociale è riferibile anche la proprietà della “Sud wind”, coinvolta nello scandalo siciliano.

Del duo Trelettra-Franzinelli è anche la “Nà volta” di Milano, anch'essa finita nell'orbita di Carboni.

L'IPOTESI 

Proprio il coinvolgimento di imprese che, stando alle risultanze giudiziarie, hanno avuto stretti collegamenti con la criminalità organizzata ha portato sia la Direzione nazionale antimafia (diretta dal super-procuratore Piero Grasso) che la commissione parlamentare presieduta da Beppe Pisanu a interessarsi alla vicenda.

Inchiesta che sembra pronta per il salto di qualità: fin qui agli otto indagati noti è stato contestato il reato di corruzione e abuso d'ufficio. Ma gli ultimi sviluppi sembrano indirizzare le procure interessate (soprattutto quella di Roma) a ipotizzare anche il riciclaggio e l'associazione per delinquere.

LE TRACCE 

Gli investigatori sono convinti che gli 800 mila euro versati dall'iglesiente Antonella Pau (da anni molto vicina a Flavio Carboni) e da un altro socio per ricapitalizzare “Il Giornale di Toscana” (del quale Denis Verdini è editore) facessero parte dell'iniziale “torta” di cinque milioni, messa a disposizione dell'uomo d'affari di Torralba dalle aziende interessate a investire in Sardegna.

Tracce di quei soldi (pare degli assegni circolari) sembrano portare anche all'agenzia Unicredit di Iglesias, dove la Pau avrebbe effettuato operazioni proprio nei giorni del versamento al Credito cooperativo fiorentino (anche in questo caso presieduto da Denis Verdini), mentre altri soldi (questa ipotesi è da confermare) potrebbero essere stati investiti in attività immobiliari a Roma.

Nei giorni scorsi del versamento per entrare nella compagine azionaria del quotidiano toscano ha parlato Carboni e non la Pau: «Non c'è niente di strano, ho sempre avuto il pallino dell'editoria».

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