L'agenda rossa fa ancora paura - Cronaca del giorno del ricordo e della libertà dalla mafia a Milano

20.07.2010 14:30

Nel giorno del ricordo di Paolo Borsellino polizia e carabinieri bloccano l'entrata della gente in Piazza Duomo a Milano mentre il premier Silvio Berlusconi si godeva dalle guglie della cattedrale il concerto di Charles Aznavour.

Quell'agenda rossa fa proprio paura allo Stato italiano. Ha fatto paura fino al 19 luglio del 1992 quando poco dopo le 16.55 qualcuno (si sospetta del colonnello dei Carabinieri Giovanni Arcangioli) l'ha fatta sparire dall'automobile del giudice Paolo Borsellino che veniva fatto saltare in aria insieme a cinque uomini della sua scorta in Via D'Amelio, a Palermo.

Ma quell'agenda a qualche rappresentante delle istituzioni ha fatto paura anche ieri e anche se a tenerla in mano non era il magistrato che rifiutò le trattative Stato-mafia, e per questo morì, ma solo gente comune riunitasi a Milano per ricordare la sua tragica morte avvenuta 18 anni fa.
Bloccati. Erano le 20.40 di ieri e uno sparuto gruppetto di persone, agenda rossa in mano, si stava dirigendo pacificamente da Piazza dei mercanti in Piazza del Duomo. Nessuna organizzazione o partito politico. Solo un gruppo di cittadini accomunati da quel libretto rosso e dalla voglia di non dimenticare uno degli uomini simbolo della lotta antimafia in Italia.

Non ci sono stati preavvisi e nessuno ha chiamato la stampa per annunciare l'iniziativa. Perché quella non era una manifestazione, non era un corteo né uno di quegli eventi per cui la legge obbliga a chiedere un'autorizzazione.

Chi scrive si è ritrovato in piazza per caso incuriosito da una ventina di carabinieri e poliziotti che, guidati dagli uomini della Digos, si dirigevano verso il gruppo con l'agenda rossa per bloccare l'accesso all'agorà meneghina.

Un centinaio di metri più in là, sulla terrazza della cattedrale, il premier Silvio Berlusconi presenziava al concerto di raccolta fondi per il restauro della Madonnina tenuto dal cantante francese Charles Aznavour.

Un evento importante per pochi eletti - il biglietto costava 500 euro - che il Cavaliere non avrebbe mai permesso potesse essere disturbato: da niente e nessuno. Non ci sarebbero stati altri Massimo Tartaglia, non ci sarebbero stati altre riproduzioni della cattedrale lanciate in faccia al leader del Pdl e, sopratutto, non ci sarebbero più state falle nel sistema di difesa del premier.

Per l'occasione il servizio d'ordine ha blindato il centro, chiuso la fermata metropolitana del Duomo, sbarrato tutto le strade che circondano il monumento e attuato un blocco su chiunque non volesse semplicemente passeggiare all'ombra della statua di Vittorio Emanuele II. Tutti gli altri fermi alle porte della piazza.

A nessuno è importato del ricordo di Paolo Borsellino, martire e eroe dello Stato durante tutto l'anno ma che, nel giorno dell'anniversario della sua esecuzione è stato ignorato, ai limiti dell'oblio, da un capo di governo che preferisce ascoltare Aznavour. Questo nessuno presente in piazza l'ha digerito e nessuno ha resistito dalla tentazione di urlare in faccia ai dirigenti della Divisione Investigazioni Generali: "Dovreste essere con noi".

Ma dall'altra parte risposte automatiche, e poco credibili da chi, come Borsellino, serve lo Stato: "Ci vuole l'autorizzazione per manifestare".

Un uomo facendosi scudo dell'agenda rossa, della forza di quel simbolo, ha protestato: "Questa è la mia città, in questa piazza ci venivo a giocare da bambino, Lei non può impedirmi di passare".

La risposta ferma e ripetuta: "Non siete autorizzati".

Circondati. "Lo stiamo facendo per ricordare la memoria di vostri colleghi. Di quelli che come voi hanno rischiato e perso la vita. Erano sei di voi".

Col passare del tempo il dialogo si è trasformato in urla di protesta e ricordo. Un ricordo che è diventato imbarazzo sulle facce degli uomini in divisa combattuti fra il loro ruolo e i loro pensieri. Uno di questi a bassa voce ha sussurrato a un collega "Non ce la faccio più a fare queste cose, da domani chiederò di essere destinato al lavoro d'ufficio". Nel frattempo gli ordini sono stati di circondare chiunque avesse un'agenda rossa in mano e non se ne fosse andato al primo avvertimento. Circa venti militari hanno fatto cerchio intorno al "terribile manipolo", che intanto si era ridotto a una decina di persone più altre che man mano entravano per solidarietà, impedendogli l'uscita fino a che non fossero state controllate le loro generalità.

Il che avrebbe fatto guadagnare tempo a chi dall'alto si godeva le meravigliose note di Aznavour.

"Ci sentiamo rapiti. Ci avete rapito. 'Libertà'. Non potete farci questo" incalzava nel frattempo la gente di Borsellino, sbigottita per aver subito oltre il danno anche la beffa. Una ragazza appena maggiorenne è stata colta da attacchi di panico per il comportamento delle autorità che, invece di assicurare le sue libertà civili, facevano cerchio intorno a lei neanche fosse stata la più pericolosa dei black block. Non si sono registrate violenze. Almeno fisiche. La Digos ha preferito optare per quella psicologica dei controlli e dei blocchi, pur sempre mantenendo la calma ed essendo disponibile al dialogo e ai soccorsi ove ce ne fosse stato bisogno.

Ma nessuno lì in mezzo era disposto a dialogare con chi gli impediva di ricordare chi è morto per combattere la mafia. Dopo tre quarti d'ora, il grido di libertà degli accerchiati raggiungeva un altro corteo, più numeroso, che dall'altra parte della piazza quell'agendina rossa era riuscito a sventolarla. Scortati dai carabinieri in tenuta antisommossa, questo secondo gruppo andava a "liberare" il primo, all'interno del quale c'eravamo anche noi che in quel momento stavamo lavorando. Più che di liberazione vera e propria si è trattato di un'espulsione di massa dalla piazza. Gli uomini in divisa hanno iniziato a spingere la folla fuori dal perimetro della piazza.

Chi usciva continuava a gridare "libertà" con le agende rosse in mano. Speranzosi, forse illusi, che quella libertà, di parola, di associazione, del semplice ricordo, un giorno si potrà ottenere davvero.

Da Peacereporter del 20 luglio 2010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...