Intervista a Salvatore Borsellino

04.08.2010 17:10


D: Come descriverebbe suo fratello Paolo a coloro che non hanno avuto il piacere di conoscerlo?

R: Dopo la morte di Paolo per parecchi anni ho girato l’Italia per portare, soprattutto ai giovani, il suo messaggio. In quegli anni la reazione della coscienza civile seguita a quella strage mi aveva fatto sperare che questo nostro disgraziato paese stesse veramente cambiando e che il sogno di Paolo si potesse presto realizzare. Poi a poco a poco quell’alba che credevo vicina si allontanò sempre di più e tutto ritornò come prima, peggio di prima. Smisi allora di parlare ai giovani convinto che non era mio diritto, come fratello di Paolo, comunicare ai giovani quei sentimenti di disillusione e di sfiducia nello Stato che ormai avevano preso il sopravvento nel mio animo. Questo silenzio è durato per quasi sette anni, fino a quando la rabbia che a poco a poco cresceva dentro di me non ha raggiunto un livello tale da spingermi di nuovo a parlare, a gridare anzi, per cercare di comunicare agli altri, anche ai giovani, la mia voglia non soddisfatta di una Giustizia che forse non vedrò mai arrivare. Alla domanda posso rispondere solo che mio fratello era un uomo buono con un forte senso dello Stato e delle Istituzioni, un uomo  che amava la sua famiglia e che avrebbe voluto fare il suo lavoro e vivere la sua vita serenamente insieme a sua moglie e ai suoi figli, ma che per essere stato lasciato solo dalle Istituzioni e dallo Stato ha dovuto assumere solo su di se il peso della sua lotta senza quartiere alla criminalità mafiosa e per questo è stato costretto a diventare un eroe e, forse, una vittima di quello stesso Stato che egli così fedelmente aveva voluto servire.

D: Come è cambiato il nostro paese dopo oltre 15 anni dalla strage di via D’Amelio? Ci sono stati dei passi avanti?

R: Certo il paese è cambiato, ma in due sensi contrapposti, da un lato la coscienza della Società Civile è più forte e consapevole all’interno del paese ma dall’altro la politica è degradata ad un livello impensabile e la contiguità e la collusione a questo livello rappresenta ormai quasi la normalità.

D: Impegno dei giovani per non dimenticare. Cosa vede nello Stivale?

R: L’impegno dei giovani è la cosa più positiva che riesco a vedere. I giovani sono molto più impegnati e consapevoli degli adulti. Ho incontrato in giro per l’Italia, sia al nord che al sud, dei gruppi di giovani, come i MeetUp di Grillo che non si rassegnano al degrado del paese e lottano per cambiarlo.

D: Il successo del 15 marzo 2008. La giornata della Memoria e dell’Impegno per le vittime della Mafia. 120 mila ragazzi in corteo a Bari. Un pensiero su quest’evento.

R: Non sono stato a Bari, a questa manifestazioni di massa fatte una volta l’anno e troppo frequentate dai politici preferisco l’impegno quotidiano e costante e i dibattiti.

D: Tutto rose e fiori nell’organizzazione della giornata di Libera dello scorso anno (personalmente mai visti tanti giovani e bambini in corteo)?

R: Forse sarebbe stato meglio se non avessero invitato anche la moglie di Fortugno dato che è attualmente sotto inchiesta. Io non sono stato invitato alla manifestazione ma se lo fossi stato forse sarebbe bastato questo motivo per declinare l’invito. Inoltre ormai la mafia è riuscita così tanto a penetrare occultamente dentro l’antimafia che è meglio stare molto, molto attenti in una occasione in cui ci sono così tante persone.

D: La rivista Micromega ha sostenuto recentemente che la lotta alla criminalità ha avuto dei successi decisivi. Pensa che la criminalità abbia perso il controllo di una delle quattro regioni italiane più “a rischio”? O sono solo proclami ottimistici?

R: I progressi ottenuti contro l’ala militare della mafia sono innegabili, anche se dalla cattura di Riina in poi tutte le operazioni più importanti sono state effettuate dalla Polizia e mai dai Carabinieri, e forse sarebbe bene chiedersene il motivo. Gli stessi progressi non ci sono stati invece nella lotta ai rapporti tra criminalità organizzata e altre componenti della società, la politica soprattutto, e un Giudice che ha provato, come Luigi De Magistris, è stato messo in condizioni di non nuocere. Inoltre, la pressione esercitata almeno sull’ala militare della mafia ha permesso alla ‘ndrangheta di proliferare indisturbata ed essere diventata oggi quella che gestisce la maggior parte dei traffici illegali di ogni tipo e che è meglio penetrata all’interno delle Istituzioni.

D: Qual è la situazione nelle altre regioni del Mezzogiorno, in particolare in Calabria e nella sua Sicilia?

R: Per descrivere la situazione in Calabria basta pensare ai 38 su 60 consiglieri indagati o condannati o inquisiti nel consiglio regionale, in Sicilia le cose non vanno meglio, lo stesso ex presidente del consiglio regionale è stato condannato per favoreggiamento e avrebbe dovuto essere condannato per motivazioni più pesanti. In crescita è invece la coscienza della Società Civile, si moltiplicano i gruppi di giovani consapevoli, tra questi si distinguono sempre i tanti MeetUp di tutte le città siciliane e i giovani di Addio Pizzo, aumentano i commercianti e gli imprenditori che si ribellano al pizzo. Purtroppo ancora non basta, ancora la maggior parte dei voti è controllata dalle stesse famiglie mafiose, dai collusi e da un vasto strato di contiguità.

D: Anche nel calcio c’è un sistema mafioso? Calciopoli è paragonabile con le organizzazioni di stampo mafioso?

R: Non conosco abbastanza il mondo del calcio, e senz’altro un mondo corrotto ma la mafia credo sia un’altra cosa. A dire che tutto è mafia si rischia di dare la sensazione che niente sia mafia.

D: Nando Dalla Chiesa e la sua “Poliziotta … per amore” ! Un bel monologo teatrale scritto per ricordare le stragi, la vergogna dei fatti di Genova, ma anche l’impegno quotidiano di chi indossa una divisa. I modelli di persone integre, oneste ed attaccati al senso della Legalità sono ancora vincenti per i nostri bambini ed adolescenti?

R: Nando Dalla Chiesa è uno dei pochi galantuomini ancora esistenti in Italia, una razza ormai perduta, questi modelli sono senz’altro validi per i nostri bambini ed adolescenti, crescendo si accorgeranno di quanto la realtà sia diversa, ma almeno sapranno come si dovrebbe essere.

D: La legalità è solo lotta alla Mafia?

R: La lotta alla mafia è una componente di quello che serve per diffondere la legalità ma la legalità è fatta anche di tante altre cose, la corruzione, ad esempio, ci sarebbe anche se non ci fosse la mafia.

D: Ha senso lottare contro un impero organizzato e violento o conta di più educare i giovani a seguire la via della legalità?

R: Hanno senso entrambe le cose, una dovrebbe essere una lotta da concludere nel breve termine e lo si potrebbe fare se l’impegno fosse costante e corale da parte di tutte le Istituzioni e non delegato alla sola magistratura o ai pochi magistrati costretti così spesso a pagare con la vita e diventare degli eroi; l’altra è un processo a lungo termine ma indispensabile per estirpare la mentalità fin dalle radici

D: La politica: perché nessuno nomina in campagna elettorale la lotta alle mafie?

R: Perché si perderebbero i voti manovrati dalle mafie che sono sempre serviti in Italia per governare, quindi non la si mette nei programmi, poi, come è avvenuto negli ultimi giorni di campagna elettorale delle ultime elezioni politiche nazionali, si grida a grano voce l’impegno contro la mafia per accalappiare i voti degli indecisi e dei delusi. Non tutti però seguono questa strategia, c’e’ chi invece proclama eroe un assassino come Mangano per assicurarsi con questo messaggio subliminale il controllo totale dei voti della mafia e quindi assicurarsi il controllo del paese.

D: Indipendenza della Magistratura. Come commenta l’operato del CSM nella vicenda De Magistris?

R: Sembra che la Magistratura sia pervasa da una generale “cupio dissolvi”, il metodo del “colpirne uno per educarne cento” sembra abbia dato i suoi frutti !

D: Ritiene che la giustizia sia davvero uguale per tutti? O non lo è mai stata?

R: Parafrasando Orwell si potrebbe dire che “La Giustizia è eguale per tutti ma per qualcuno è più eguale che per gli altri”.

D: Se “cade” un governo in seguito a vicende giudiziarie, è la magistratura che sta sconfinando dai suoi ambiti o è la politica che non si frena davanti a nulla?

R: Il precedente governo non è certo caduto in seguito a vicende giudiziarie ma è stato sottoposto fin dall’inizio a continui ricatti  da chi alla fine ha messo al primo posto, come peraltro ha sempre fatto, i suoi interessi personali rispetto agli interessi del paese che, evidentemente, gli stanno assai poco a cuore. E’ la politica che ormai non conosce limiti, essere inquisiti costituisce ormai un titolo di merito e, in certi partiti, è il viatico sicuro per ottenere un posto blindato nelle liste elettorali. L’impudenza e l’arroganza del potere sono ormai la norma.

D: Eventi di piazza servono a qualcosa?

R: Gli eventi di piazza in un paese in cui se non ti vedono alla televisione è come se non esistessi, servono perché hanno un grosso impatto mediatico. Sempre così in pochi perché le organizzazioni che potrebbero muovere migliaia e migliaia di persone, come appunto Libera, pretendono di avere il monopolio dell’antimafia e preferiscono organizzare una tantum manifestazioni a contenuto celebrativo e commemorazioni invece di quelle manifestazioni di protesta che sarebbero necessarie.

D: A proposito di impegno della Società Civile. Come commenta la presa di posizione dei MeetUp italiani che sono scesi in strada il 2 marzo 2008? Condivide i punti alla base della mobilitazione nazionale? Quali in particolare dei “nostri” principi ha apprezzato?

R: Ricordo un volantino in cui c’era la fotografia di Paolo Borsellino, di Giovanni Falcone e di Antonino Caponnetto e la scritta : “siamo cittadini e non sudditi, difendiamo la Costituzione rivendichiamo i nostri diritti, contro il puzzo del compromesso morale… per il fresco profumo della libertà”. Credo che basti.

D: Questa mobilitazione è fonte di numerosi spunti. C’era un componente delle forze dell’ordine a testa per ogni giovane in corteo? Troppo pochi i cittadini sensibili al tema o troppo zelanti i poliziotti? Non sarebbe meglio che fossero presenti con maggiori mezzi e risorse nelle regioni calde, (anziché accanto a dei pacifici manifestanti a Roma, Genova o Bari) per far avvertire al cittadino la presenza dello Stato? Sarà oramai ritenuta una battaglia persa?

R: Si vede che le idee, i giovani, rappresentano un serio pericolo per il potere e che il potere li teme. L’altra battaglia lo Stato non può averla persa perché non la ha mai davvero neanche cominciata. Con la criminalità mafiosa lo Stato ha da sempre convissuto e grazie ai voti da essa procurata ha a lungo governato nel resto del paese.

D: Come considera il fatto che proprio a Roma il 2 marzo a seguire il corteo ci fosse una sola grande testata giornalistica, vale a dire la PRESS TV, nata in IRAN… ebbene sì, la democraticissima Europa ospita i giornalisti di uno dei paesi più discussi a livello internazionale, ma  che con tale presenza dà lezioni di libertà di stampa proprio a chi vuole esportare il suo modello … e della stampa italiana chi c’era? Un’associazione, Qui Roma Libera, per l’informazione via web. Eppure i comunicati stampa ci sono stati a 3 giorni dall’evento! Come mai secondo lei scarsa attenzione dei media nazionali alle voci di piazza provenienti dalla società civile, senza nessun colore politico?

R: Questa più che una domanda è un proclama, ma mi trova completamente d’accordo. Attendo con ansia il 25 Aprile (ndr: giorno del V-Day sull’Informazione) e vi parteciperò in prima persona, l’omologazione della stampa in Italia è ormai completa, non esiste più una stampa libera se non limitata a piccole realtà locali e l’informazione in Italia è manipolata e occultata.

D: Cosa direbbe ad un giovane che nasce in un ambiente compromesso dal cancro della criminalità? Ad esempio nel cuore di Casal di Principe descritto da Saviano? C’è una soluzione praticabile per una persona onesta oltre ad emigrare via da tali zone?

R: Io sono andato via da Palermo a 27 anni, appena laureato, spesso, dopo la morte di mio fratello, ho provato un forte senso di rimorso per quello che, in quei momenti, vedevo come una fuga. Se tornassi indietro però forse lo farei ancora ma forse oggi sbaglierei. Io ho creduto di fuggire da un cancro ma quel cancro è ormai entrato in metastasi e ha raggiunto, e in maniera meno visibile e quindi più pericolosa, anche quel nord che vedevo come un mondo diverso. Oggi tutto il paese è marcio e quindi proprio per questo bisogna pensare solo alla lotta, dovunque si stia.

D: Un messaggio a tutte le giovani ed i giovani che le scrivono ogni giorno. C’è ancora speranza?

R: Perché crede che continuerei ancora a lottare se non avessi la speranza. Forse io non riuscirò a sentirlo quel “fresco profumo di libertà”, ma debbo lottare perché i miei figli, perché questi giovani, lo possano invece sentire.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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