Intervista a Gianni Lannes (Terra Nostra)

07.11.2010 20:33

di Lara Cardella (scrittrice)

1) La tua ultima inchiesta si occupa del caso Barilla e l’amianto presente nello stabilimento di San Nicola di Melfi: possiamo spiegare la gravità  del problema?

È la terz’ultima. A rigor di cronaca le ultime due inchieste pubblicate toccano il tema della libertà, del controllo sociale, del potere senza vincoli, in altri termini del militarismo imperante e dilagante da occidente a oriente.

Di che parlo? Rivelazioni disarmanti: “Europa: super polizia militare sotto lo zio sam” e “Indirizzi in vendita”. Quanto alla nota multinazionale industriale del cibo si è trattato semplicemente di un reportage a San Nicola di Melfi in provincia di Potenza. Sono sbarcato nuovamente in Lucania solcando nell’intimo questo meraviglioso e saccheggiato territorio per raccontare la quotidianità della metamorfosi predatoria. Alla Barilla c’ero già stato due anni fa per conto del quotidiano La Stampa. L’11 ottobre 2008, infatti, quel giornale ha pubblicato la mia inchiesta in prima pagina. Non ho più gli aggettivi per definire questa situazione: uno stabilimento di prodotti alimentari imbottito di amianto a perdere notoriamente cancerogeno. L’asbesto è stato messo al bando in Italia nel 1992 con la legge 257. L’amianto alla Barilla (controllata al 49% dalla famiglia elvetica Anda dedita al traffico di armi) – come attestano i riscontri tecnici – è ormai friabile. Purtroppo l’inalazione anche accidentale provoca danni mortali (mesotelioma pleurico). I fratelli Barilla negano l’evidenza; anzi tramite lo studio legale Mariconda Vincenzo di Milano pretendono che rimuova il testo, ma loro nel frattempo(18 anni) non bonificano. E’ noto: non accetto prepotenze. Oltretutto un poliziotto del commissariato di Melfi, tale Antonio Pennella, che si era materializzato mentre affondavo il bisturi fotografico sull’azienda di Parma, mi ha telefonato per conto del direttore Paolo Forlano: L’anomala richiesta? soprassedere: ovvero non scrivere quanto avevo scoperto e verificato il 7 settembre 2010. Il questore di Potenza mi ha  personalmente assicurato che l’agente di polizia è stato sospeso dalle funzioni e mi ha invitato ad incontrare il dirigente del locale comissariato.

2) E’ emergenza rifiuti: ti opponi agli inceneritori, quali soluzioni proponi?

Premessa: non ho la bacchetta virtuale come Berlusconi o Vendola. Il caos affaristico è stato creato a tavolino da multinazionali (la piovra Waste Management sbarcata dagli Usa negli anni ’80) del settore e dalla partitocrazia imperante nel Belpaese. Nell’anno 1993 l’Italia ha quotato in Borsa i rifiuti, iniziando contestualmente a truccare le regole in materia merceologica; in sostanza trasformando le scorie in “merci”. Le infrazioni dell’Ue non si contano ormai più, ma a pagare siamo solo noi cittadini. Un esempio a portata di mano? L’inceneritore di proprietà della Marcegaglia realizzato illegalmente a Massafra in provincia di Taranto. Ovvio: i rifiuti  (rsu: solidi urbani) sono una risorsa – lo attestava già nel 1982 il DPR 915 – occorre dunque recuperarli modificando a monte il ciclo di produzione. Soluzioni semplici nel breve periodo: drastico ridimensionamento del nostro stile di vita, raccolta porta a porta. Insomma: Vedelago docet, tanto per aprire le danze e rinunciare immediatamente al superfluo. Al bando l’oligopolio degli esperti a pagamento. Gli inceneritori chiamati impropriamente “termovalorizzatori” aggravano il problema disperdendo nell’atmosfera e non solo l’inquinamento a base prevalentemente di diossine cancerogene e bioaccumulabili, furani, nanoparticelle, esaclorobenzene, eccetera eccetera. E’ pura follia dissipare l’energia termica.

3) Perché ad occuparsi d’ambiente si ricevono minacce e si viene isolati?

Lo svilimento della Natura è l’ultimo affarone del XXI secolo a scapito dell’umanità. Chi tocca muore.

4) Come spieghi il silenzio della ministra Prestigiacomo su questioni così importanti?

L’attuale responsabile pro tempre del dicastero “ecologico” vanta macroscopici conflitti di interesse in materia di degrado ambientale e azzeramento della vita di chi lavora. Dubitate? Fate un salto a nord di Siracusa. La Prestigiacomo è stata piazzata dal piduista di Arcore, tessera numero 1816.

5) Traffico d’armi e ambiente: qual é il legame?

Scontato: lo sfruttamento della Terra ed il controllo dell’umanità. La giornalista Ilaria Alpi ed il cameraman free lance Miran Hrovatin sono stati assassinati dai sicari di questo sistema internazionale (potere economico+Stati+servizi segreti+organizzazioni criminali) perché rischiavano di evidenziare le rotte finali (intersecanti) che dal crasso occidente muoiono in Somalia (e nei paesi del terzo mondo, Mezzogiorno d’Italia e Mediterraneo compreso). Addirittura il presidente di una commissiona bicamerale, ossia Carlo Taormina ha assoldato come consulente – retribuito dagli ignari contribuenti – Giancarlo Marocchino uno dei principali sospettati del duplice omicidio. Ricordate com’è finita nel 2006? Secondo il Tao i due italiani erano in vacanza, uccisi da rapinatori integralisti islamici. Proprio il 18 marzo 2006 il quotidiano Il Manifesto ha pubblicato una mia inchiesta al riguardo titolata “Il secondo omicidio di Ilaria, targato Taormina”.  Questo approfondimento doveva essere pubblicato dal Corsera, ma alla fine i colleghi di via Solferino non hanno mostrato coraggio.

6) In che modo hanno cercato di fermarti e chi ti ha sostenuto?

Tentativi di corruzione (un imprenditore in seguito arrestato, vale a dire Rocco Bonassisa, mi aveva offerto 600 mila euro nel 2008 per non portare a termine un’inchiesta). Censura, minacce di morte e alcuni attentati. Non è tutto: uno stillicidio di intimidazioni non ancora arrestato nonostante le denunce circostanziate e la tutela del Ministero dell’Interno dal 22 dicembre 2009. Non so quanto potrà durare. Se mi accadrà qualcosa di spiacevole avrà le sembianze di un incidente. Beninteso: non ho alcuna intenzione di suicidarmi, ma di portare a termine l’inchiesta sulle navi dei veleni, nonostante il disimpegno dell’intero ceto politico italiano, l’assenza di finanziamenti per le ricerche, ma soprattutto i muri di gomma istituzionali. Sostegno? Pochi amici. Sono libero, indipendente, autonomo. Non serve a nulla la solidarietà a parole, se non a delegare all’altro una responsabilità gigantesca.

7) Quali sono le inchieste di cui sei più fiero?

Cito solo un caso. Il lavoro di approfondimento che ha corroborato il mio libro NATO: COLPITO E AFFONDATO: una strage di stati della Nato tuttora impunita, su cui vige un duplice segreto (militare e civile).

8) Può esistere una politica pulita?

Non basta ripulire il parlamento, comunque infestato di ladri, mafiosi e piduisti. L’etica e le idee da praticare  per il bene comune sono fondamentali. Forse è un segno dei tempi. Tutto va consumato velocemente, tutto deve procedere a un ritmo accelerato. E a contare ogni giorno e l’organizzazione e l’efficienza, la visibilità, il calcolo del rapporto costi e benefici, l’appetibilità dei prodotti. Purtroppo ci rapportiamo agli altri in qualità di merci. Conta solo chi vince? Si può smettere di pensare solo ad essere più veloci, più alti e più forti, o forse più furbi e scegliere di procedere più lentamente, più in profondità, con più dolcezza.

9) Quali sono gli argomenti che non si devono toccare in Italia?

Petrolio e nucleare: Enrico Mattei, Mauro De Mauro, Pier Paolo Pasolini, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Natale De Grazia… Vittime eccellenti.

10) Qual è il dovere di un giornalista? Tocca a lui denunciare?

Ad un cronista si chiede di raccontare i fatti, di spiegarli  con riscontri documentabili; in ultima istanza di controllare il potere. Per dirla con Giuseppe Fava, un maestro del mestiere assassinato dalla mafia a Catania il 5 gennaio 1984: “Io ho un concetto etico del giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere”. Occorre il più possibile dire la verità. Quella scomoda, quella che urtica, quella che obbliga al realismo. Possiamo fare qualcosa? Ho il dovere di sperarlo e di essere contagioso. A questo serve la cultura. Insieme possiamo piantare un seme importante. Insieme possiamo iniziare a mutare le cose. L’unico modo di combatter la paura di tanti è costruire speranze non solo per pochi. Il bene di tutti viene prima dell’interesse (economico) di pochi privilegiati. Avanti: il destino è nelle nostre mani. Su la testa. 

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