Indagine P3, nel business- rifiuti i legami della lobby-Carboni con i clan .

26.02.2011 15:38

Indagine P3, nel business - rifiuti i legami della lobby-Carboni con i clan .

di Rosaria Capacchione

 

 

Un nome in comune tra due inchieste e due storie apparentemente lontane. Ed ecco che sulla scellerata gestione della raccolta e lo smaltimento dei rifiuti tra Napoli e Caserta si affaccia l’ombra della lobby di Flavio Carboni con la sua P3. Pasquale Lombardi, lo sponsor di magistrati e politici presso il Csm e la Cassazione, il semisconosciuto personaggio capace di influenzare nomine e di promettere comode aggiustature di processi, è stato per tre anni componente del cda del consorzio intercomunale di bacino Ce4.

Proprio il consorzio che, fino al 2008, è stato la camera di compensazione tra politica, camorra e imprenditori, con l’utile mediazione dei fratelli Michele e Sergio Orsi. Nel cda era entrato il 21 febbraio del 2003, con la gestione di Giuseppe Valente - poi condannato a cinque anni e quattro mesi di reclusione - e vi era rimasto fino al 19 gennaio del 2006, con dimissioni notificate alla Camera di commercio di Caserta il 29 marzo dello stesso anno. La sua nomina, su segnalazione politica, era stata formalizzata nel corso della stessa assemblea che aveva votato la trasformazione del modulo organizzativo del «Consorzio obbligatorio intercomunale Ce 4» nella società per azioni «Consorzio obbligatorio intercomunale Ce 4 - Egea Spa». 

Della cordata facevano parte (ma alcuni resteranno solo per pochi mesi) Diego Paternosto, Angelina Cuccaro, Giuseppe Corbo, Pietro Domenico Ciriello, Michele Di Lillo, Francesco De Robbio, Francesco Parente, Massimo Russo, Simeone Russo. C’era anche Pasquale Lombardi, che era stato sindaco (o assessore) della Dc a Cervinara, un piccolo comune della Valle Caudina, cerniera tra le province di Avellino (alla quale appartiene), Benevento e Caserta. Cervinara è distante mille miglia dal territorio di cui fanno parte i comuni del consorzio Ce4, e cioè il litorale domiziano e il suo entroterra.

La Ecoquattro dei fratelli Orsi si era aggiudicata l’appalto per la raccolta dei rifiuti in quel comprensorio due anni e mezzo prima della elezione del cda. Durante quella gestione, che sarà interrotta sostanzialmente solo ad aprile del 2007 con l’inchiesta dell’allora pm antimafia Raffaele Cantone sull’attività del consorzio, accadde sostanzialmente di tutto. La struttura consortile era il luogo che serviva a garantire voti ai politici, posti di lavoro, prebende, consulenze, tangenti. La camorra partecipava attivamente al «tavolino», anzi ne era la regista. 

Nelle ordinanze del gip Alessandro Buccino Grimaldi, che quel sistema di potere mafioso ha ricostruito attraverso vari provvedimenti restrittivi, sono citati vari episodi. Moltissimi sono ambientati nel 2004 a Mondragone, feudo politico di Mario Landolfi, parlamentare di An (oggi è vicecoordinatore vicario del Pdl della Campania), ex ministro delle Comunicazioni. Altri pezzi di storia sono contenuti nell’ordinanza di custodia cautelare del gip Raffaele Piccirillo a carico di Nicola Cosentino. Al centro c’è il ruolo di Sergio e Michele Orsi, imprenditori prestati al sistema-rifiuti, dispensatori di posti e favori a tutte le componenti del tavolino.

Il sistema si era incrinato nel 2005, con il primo arresto di Michele Orsi. L’inchiesta aveva documentato i suoi rapporti con funzionari di prefettura, esponenti delle forze dell’ordine, magistrati. Qualche mese dopo, nei primi giorni del gennaio del 2006, veniva arrestato Cipriano Chianese, uno strano avvocato di Parete che alla fine degli anni Ottanta aveva inventato il sistema delle ecomafie e che aveva rapporti strutturali con altissimi esponenti istituzionali, con uomini dei servizi segreti, con la massoneria. 

Le dimissioni di Pasquale Lombardi dal consiglio di amministrazione del consorzio Ce4 arrivarono due settimane dopo quell’arresto. Una coincidenza? Probabile. In ogni caso, il consorzio si sfilacciò e non fu più in grado di offrire una sponda ai fratelli Orsi. Arrestati nell’aprile del 2007, iniziarono poco dopo una sorta di collaborazione con la giustizia. Soprattutto Michele.

È a quel punto della storia, nella primavera del 2008, che intervenne il gruppo stragista del clan dei Casalesi. Alla fine di maggio, ha riferito il pentito Oreste Spagnuolo, il killer Giuseppe Setola incontrò a cena Luigi Ferraro, fratello del consigliere regionale dell’Udeur Nicola Ferraro ed ex patron di Ecocampania, società messa nell’angolo dalla Ecoquattro. A tavola si parlò di Michele Orsi e del suo ”tradimento”. E Setola promise: «Non dimenticare di dire a tuo fratello che tra due giorni gli facciamo un regalo». Due giorni dopo, Michele Orsi venne ucciso a Casal di Principe. E fu subito chiaro a tutti che quello non era stato un normale omicidio di camorra, che quella morte faceva comodo a troppi. Cos’altro sapeva, Orsi, e non fece in tempo a raccontarlo?

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