Inchiesta sulla P3. Qual è la società-veicolo cui si riferisce Carboni ?

12.08.2011 08:07
Secondo le indagini della GdF i soldi ricavati dalla cosiddetta P3 dagli affari nell’eolico e dalle altre faccende sarebbero serviti a finanziare noti politici:

"Non solo il business dell’ eolico, ma anche l’ acquisto di quadri e sculture. L’ ultima informativa della Finanza sottolinea «la natura complessa degli interessi» della cosiddetta P3, per la quale lunedì la Procura ha notificato venti avvisi di chiusura delle indagini preliminari. «È emerso infatti – si legge nella relazione del Nucleo valutario – come gli investimenti da effettuare non fossero limitati unicamente al settore eolico, ma fossero diversificati in altri ambiti: immobiliare, operazioni di bonifica di siti inquinati dismessi, compravendita di opere d’ arte, etc.». A raccontare i piani dell’ organizzazione è, tra gli altri, Matteo Cosmi, un promotore finanziario di Forlì il cui nome è apparso anche nell’ inchiesta su Gianfranco Lande, il «Madoff dei Parioli». Interrogato dai carabinieri del Nucleo investigativo, Cosmi riferisce: «Carboni aveva avanzato una proposta alternativa in base alla quale noi finanziatori saremmo dovuti entrare al 50 per cento in una società a lui riconducibile e della quale avrebbero dovuto far parte, a detta di Carboni, l’ onorevole Verdini, il senatore Dell’ Utri e altri soggetti a me sconosciuti… In base agli accordi asseritamente assunti da Carboni con Verdini e Dell’ Utri, nell’ ambito di tale società-veicolo i due parlamentari non sarebbero dovuti comparire formalmente… In più occasioni Carboni mi disse che una parte delle risorse sarebbero dovute andare agli investimenti inerenti l’ operazione (acquisto di terreni e altro) e un’ altra sarebbe dovuta andare al Pdl per il tramite di Verdini e Dell’ Utri»” 

p3

Il procuratore aggiunto di Roma Giancarlo Capaldo e il sostituto Rodolfo Sabelli hanno chiuso, dopo più di un anno, l’indagine sulla P3.  Verranno notificati gli avvisi di conclusione indagine. Nel registro degli indagati ci sono molteplici esponenti di spicco della politica nazionale, regionale e locale: il coordinatore del Pdl Denis Verdini, il senatore Marcello Dell’Utri, il sotto segretario alla Giustizia, Giacomo Caliendo, il governatore della Regione Sardegna, Ugo Cappellacci, l’ex sottosegretario all’Economia e coordinatore Pdl della Campania, Nicola Cosentino e diversi magistrati e politici locali.

Gli indagati secondo gli inquirenti formavano una vera e propria loggia divenuta punto di riferimento di imprenditori e politici per “influenzare decisioni politiche, a pilotare processi e a decidere le nomine dei componenti di organi dello Stato di rilievo costituzionale”

Tra i reati violati la legge Anselmi sulle società segrete. I tre principali attori sono il faccendiere Flavio Carboni, il magistrato tributarista Pasquale Lombardi e l’imprenditore Arcangelo Martino, arrestati l’8 luglio del 2010.

I filoni dell’inchiesta sono 5: l’eolico in Sardegna, il contenzioso della Mondadori con l’erario (episodio sul quale il “clan” si diede parecchio da fare per prendere tempo, tentando di evitare che la causa con l’Erario della casa editrice della famiglia del presidente del Consiglio finisse davanti a magistrati “troppo rigidi”. Obiettivo riuscito: si strappò il rinvio alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione), il falso dossier contro il presidente della Regione Campania Caldoro da parte dell’avversario “interno” Cosentino, le pressioni per evitare che la lista Formigoni venisse esclusa dalle scorse amministrative lombarde dopo le presunte irregolarità e per conoscere l’orientamento della Corte Costituzionale in procinto di esprimersi sul Lodo Alfano.

Era una specie di fondo cassa, una scorta cospicua di sei milioni di euro a disposizione della P3 per corrompere funzionari pubblici e finanziare parlamentari del Pdl. Secondo la procura i deputati e senatori del centrodestra coinvolti in versamenti illeciti e mazzette sarebbero tre: Denis Verdini, uno dei coordinatori del Pdl, il suo braccio destro Massimo Parisi, e Marcello Dell’Utri.Rischio processo quindi per i tre politici all’atto di chiusura indagini da parte della procura di Roma sulla P3, l””associazione segreta”, secondo i pm capitolini, ”volta a condizionare il funzionamento degli organi costituzionali”.Verdini non ha ancora ricevuto nessun avviso di conclusione indagini relativo all’inchiesta.

In ambienti del Pdl vicini al coordinatore in questo senso si fa notare come ancora una volta ”le questioni giudiziarie si vengano a sapere prima attraverso la stampa e poi dagli atti della magistratura”. Nel capo di imputazione della procura si sostiene che gli imprenditori forlivesi Alessandro Fornari e Fabio Porcellini avrebbero preso parte all’associazione segreta ‘fornendo il sostegno economico necessario, tra l’altro, a creare la provvista destinata alla corruzione dei pubblici funzionari e ai finanziamenti illeciti a favore di membri del Parlamento’. I due, si legge ancora, avrebbero versato ‘ripetutamente a Flavio Carboni (il faccendiere sardo che si ritiene sia una dei promotori dell’organizzazione, ndr), Verdini e Dell’Utri somme ingenti di denaro, quantificabili complessivamente in sei milioni di euro, che prelevavano dalle casse di societa’ loro gestite e trasferivano aCarboni e agli altri con la complicita’ di prestanomi ‘.

I due imprenditori avrebbero versato 800mila euro a Verdini e Parisi, mentre il senatore Dell’Utri, invece, avrebbe ottenuto 100mila euro. ‘Nel corso dell’anno 2009 and mdash; secondo la procura and mdash; Verdini e Parisi ricevevano, e Porcellini e Fornari concedevano, contributi per un valore complessivo di ottocentomila euro provenienti dal patrimonio delle societa’ Ris Real Estate srl, Building srl, Sardinia Renewable Energy Project srl e Glassapack srl senza che fosse intervenuta la deliberazione dell’organo societario e senza che i contributi fossero regolarmente iscritti nel bilancio delle societa’ concedenti’.Il denaro sarebbe stato girato ai politici attraverso un meccanismo complicato. Tutto sembra essere iniziato nel 2005, quando ‘laSocieta’ toscana di edizioni (Ste srl) aveva concesso un finanziamento a Verdini nella misura di 1.560.000 e a Parisi nella misura di 1.040.000′.

Il contributo era stato ‘dissimulato sotto l’apparenza di corrispettivo versato a fronte dell’impegno’ da parte dei due deputati ‘di cedere alla Ste le quote della Nuova Toscana Editrice da loro detenute’. L’accordo era stato formalizzato in un contratto preliminare, ma quando la vendita era saltata Verdini e Parisi non avevano restituito alla Ste ‘le somme da questa erogate’.Secondo quanto sarebbe stato ricostruito, nel 2009, Fornari e Porcellini avrebbero consegnato ad Antonella Pau e a Giuseppe Tomassetti, cioe’ la compagna e l’autista di Carboni, ‘di fatto suoi prestanomi’, alcune ‘somme di denaro che i medesimi, in accordo con i coimputati, provvedevano a versare alla Ste, apparentemente a titolo di corrispettivo della cessione quote, in realta’ a titolo di pagamento di parte del debito (nella misura di ottocentomila euro) di Verdini e Parisi nei confronti’ della societa’.

Secondo l’accusa sarebbero contributi irregolari perche’ non iscritti a bilancio, come quello versato da Fornari a Dell’Utri. Somma che, secondo il procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e il pm Rodolfo Sabelli, ‘pervenivano a Dell’Utri per il tramite della Pau (la quale agiva su istigazione e per conto di Carboni), la quale versava al predetto in data 5 gennaio 2010 la somma complessiva di euro 50.000 e in data 8 gennaio 2010 girava al medesimo assegni per un importo totale di 49.999,96 euro emessi dalla Glasspack srl’. Ben 5.5 mln sarebbero stati trasferiti a Carboni. Infatti Fornari e Porcellini, ‘per procurarsi un ingiusto profitto consistente nei vantaggi economici derivanti dall’appoggio assicurato dai vertici’ della P3, ‘si appropriavano indebitamente delle somme di seguito indicate sottraendole dalle casse delle societa’, con conseguente rilevante danno per queste ultime, e trasferendole senza titolo a Carboni, per il tramite di Antonella Pau, Maria Laura Scanu Concas e Giuseppe Tomassetti, nel ruolo di prestanomi, dissimulando tale sottrazione mediante contratti strumentali e simulati’.

Si tratterebbe di un contratto preliminare di compravendita di un immobile per circa un milione e di due contratti di cessione quote. Verdini e Dell’Utri, escluso Parisi, sono accusati anche di corruzione. Non avrebbero intascato le tangenti: insieme a Carboni, avrebbero avuto un ruolo di ‘ufficiali pagatori’ nei confronti di tre funzionari pubblici: Ignazio Farris (direttore dell’Arpa Sardegna), Pinello Cossu (presidente del consorzio Tea, che si occupa della bonifica e messa in sicurezza delle miniere sarde dismesse) e Marcello Garau (dirigente dell’area ambiente del Comune di Porto Torres). I Tre, per la procura avrebbero accettato in tempi e modi diversi ‘la promessa di denaro o altre utilita’ (consistenti in un futuro rapporto di impiego o comunque di cointeresse nelle societa’ gestite da Carboni e destinate a operare nel settore della produzione dell’energia eolica) fatta dal faccendiere sardo ‘in accordo con Verdini e Dell’Utri in vista di atti contrari ai doveri d’ufficio’: per agevolare iter burocratici o favorire la concessione di finanziamenti.Soltanto per quando riguarda Cossu, pero’, i pm hanno individuato la presunta tangente: si tratterebbe di 5mila, somma che la Pau avrebbe versato al presidente del consorzio Tea l’8 marzo 2010 a Iglesias.

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