In Val di Susa c'è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità.

29.06.2011 09:56

In Val di Susa c'è una guerra. E nessun telegiornale sta dicendo la verità. 
Una popolazione locale sta tentando di opporre resistenza alla costruzione di un'opera voluta da lobbies finanziarie, sostanzialmente inutile, destinata al trasporto delle merci (non è alta velocità... per chi ancora non lo sapesse!), dal costo pari a tre volte il ponte di messina. TRE VOLTE il costo del PONTE DI MESSINA.
Cito inchieste del Politecnico di Torino e Milano, e dati estratti dalla trasmissione Report (Rai tre) e da una bellissima trasmissione andata in onda alcuni mesi fa su La 7. 

Non mi dilungo sull'impatto ambientale, la collina di amianto (una stima di una ASL di Torino parla di 20.000 morti nei prossimi anni per la nube di fibre..), il tunnel di 54 km dentro una montagna già scavata dall'Enel perchè ricca di Uranio.. ma vi informo di questo:
i soldi destinati alla costruzione li metteranno le banche, ad un tasso del 6,2 % (interessante eh.. ) ma la fidejussione a garanzia del prestito, sapete chi l'ha messa? 
Voi tutti !! o se preferite lo Stato italiano! Entro 9 anni dovremo restituire 45 miliardi di debito alle banche che hanno finanziato l'opera. 

45 miliardi sono quello che dovremo sostenere come costo per ridurre un pochino il nostro debito con l'estero per stare in Europa e il povero Tremonti non sa dove reperirli. 
Siete pronti a pagare altri 45 miliardi per far viaggiare più veloce l'acqua minerale di Lecce verso la Norvegia, e far arrivare prima i biscotti inglesi sullo scaffale del vostro supermercato? 

A proposito.. proprio le merci forse non passeranno mai dalla Val di Susa...

Un noto docente del Politecnico dice che il costo del transito per un camion da questo valico non sarà competitivo con i costi degli altri tunnel che già esistono. Questa sarà davvero allora una cattedrale nel deserto. 

Volevo solo informare tante persone che ancora non sanno. 
Grazie del vostro tempo.. e chi di voi volesse aiutarci a fermare questo disastro divulghi questa nota.

 

Partecipate se potete con i vostri commenti e mettete a disposizione le vostre conoscenze.Grazie!

R. Carpentieri
 
Cosa dicono i politici del "Palazzo"
“A una sinistra che aspira a governare l'Italia non sono consentiti, su questioni rilevanti rispetto all'avvenire del nostro Paese, nè tentennamenti, nè maldestre strizzatine d'occhio a chi non perde occasione per sollevare proteste, tanto demagogiche quanto velleitarie”. Sono le dichiarazioni del segretario nazionale del PSI, Riccardo Nencini, alla luce delle contestazioni provocate dal movimento No Tav in Val di Susa.
 
”I lavori per la tratta dell'alta velocità devono iniziare subito- continua il leader socialista- perché il Paese non può perdere l’opportunità di ricevere i finanziamenti dall’Europa, destinati all’opera, per assecondare una frangia limitata di eversivi
 
“Il centrosinistra – conclude Nencini- quello “del buon governo”, per essere una forza che ispira i propri programmi ad un riformismo moderno e privo di zavorre post-ideologiche, deve assolutamente separare il proprio cammino da chi seguita a giustificare, con sterili bizantinismi lessicali (???) episodi e comportamenti del tutto inaccettabili”.
 

Quei giornalisti insonorizzati 

Mentre i miei concittadini si prendono botte su per i boschi della

Valsusa, braccati da un paio di migliaia di agenti pagati con pubblico denaro

e mandati a far vedere come si fanno le grandi opere in Italia, i

notiziari continuano a diffondere il pensiero unico dell'alta velocità

Torino-Lione:

"opera strategica, fondamentale per lo sviluppo del paese, non se ne

può fare a meno, impegno internazionale, la vuole l'Europa, una minoranza

non può mettere a repentaglio l'interesse azionale,

porterà lavoro, se non la faremo perderemo i fondi europei". Ma fin

qui, ci sta. Chi ha messo le grinfie su un affare da oltre 15 miliardi di

euro non molla facilmente l'osso ed è disposto a diramare le veline più

trionfali pur di aprire il cantiere. Ma qui entra in gioco il buon giornalista,

che si dovrebbe domandare come mai tutti questi ribelli, che sono in

realtà dei cittadini italiani, il mio collega ingegnere elettronico, il mio

amico docente di fisica, il mio vicino bancario, il funzionario

provinciale, l'agricoltore, il decoratore, il pensionato, il parroco, la mamma e i

figli suoi, passino le notti in tenda, si becchino manganellate,

lacrimogeni, denunce, nel disperato tentativo di far

sentire la propria voce affermando che vi è una verità diversa,

fatta di cifre, dati, scenari, sviscerata da studi qualificati che mai vengono

contrapposti in un dibattito razionale alla propaganda ufficiale. Il

18 giugno ho proposto su queste pagine alcune obiezioni al progetto,

avanzate da un ente istituzionale, la Comunità Montana Bassa Valle di Susa, e

avallate da decine di sindaci, un pezzo di Repubblica Italiana. Mi

sarei aspettato che il buon giornalista avesse iniziato a scavare, a vedere

se i proclami dei proponenti, sempre privi di un sol numero a supporto,

non mostrassero delle crepe. Il buon giornalista sarebbe stato colto dal

dubbio: ma quei numeri sono credibili? Se fossero veri avrebbe

ragione la protesta No Tav, che farebbe un gran servizio al paese, evitando

sperpero di denari e devastazione ambientale. E poi sono pure di fonte

istituzionale, uno scrupolo in più, forse bisogna leggere le 140

pagine di osservazioni, bisogna telefonare all'ingegner Sandro

Plano, presidente della Comunità Montana, al professor Angelo

Tartaglia del Politecnico di Torino, al professor Marco Ponti di Milano e a questo

e a quello. Il buon giornalista lo fa per amor di verità, o anche solo

per sbugiardare chi si permette di sbandierare questi numeri così

ingombranti!

Magari sono tutti falsi, e hanno ragione Matteoli, Maroni, Fassino,

la Tav o Tac Torino Lione è veramente strategica! Ma come mai non sono i

proponenti a sbugiardare questi dati? Possibile che alla forza della

ragione si debba anteporre l'autoblindo? Come mai si parla sempre

solo di non essere tagliati fuori dall'Europa, di fondi comunitari che si

perdono (ma quanti rispetto al totale dell'opera?), e

mai di tracce di transito, di sottoutilizzo della linea storica, di

milioni di tonnellate di merci, di megawattora di consumo energetico, di

emissioni climalteranti, di modelli economici e trasportistici di riferimento?

Un sospetto, al buon giornalista dovrebbe sorgere, no? E invece, tranne

che a un paio di radio locali e alle testate della Val di Susa che da

decenni si battono per far uscire queste informazioni, solo silenzio. Il che è

un'anomalia pesante, fonte di frustrazione tra le decine di migliaia

di abitanti di questa vallata alpina, e fa perdere fiducia nelle

istituzioni, nell'informazione e nella condivisione democratica del dibattito sui

beni comuni. Qui sulla mia scrivania c'è il libricino grigio "Sul

giornalismo" del vecchio Joseph Pulitzer, uscito nel 1904 e ristampato da Bollati

Boringhieri nel 2009. A pagina 36: "Che cos'è un giornalista? Non un

qualsiasi direttore amministrativo, editore, o persino proprietario.

Un giornalista è la vedetta sul ponte di comando della nave dello

Stato. […]

Riferisce di naufraghi alla deriva che la nave può trarre in salvo.

Scruta attraverso la nebbia e la burrasca per allertare sui pericoli

incombenti.

Non agisce in base al proprio reddito né ai profitti del

proprietario.

Resta al suo posto per vigilare sulla sicurezza e il benessere delle

persone che confidano in lui." 

Allora il buon giornalista va sul sito www.notavtorino.org

, si legge con calma tutti i documenti raccolti in anni

di lavoro, intervista i tecnici che possono aiutarlo a capire un

problema così complesso, comincia a porre interrogativi alla sicumera di

governo, chiede delucidazioni sulla strategicità della costosa opera, chiede

l'istituzione di una commissione di verifica alternativa

all'Osservatorio-che-ha-già-la-risposta-unica, va a Bruxelles e si

sincera se è vero che questo supertunnel ce lo chiede l'Europa, fa il punto

su chi ci guadagna in tutta questa storia, chiede una pausa di riflessione.

Perché se non farà così, e domani, come tante altre vicende

italiane, si scoprirà che avevano ragione i valsusini, sarà tardi,

la nave dello Stato starà già naufragando.

Luca Mercalli


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