Il Tribunale di Benevento in prima linea contro l'anatocismo bancario ed il decreto "milleproroghe"

19.03.2011 09:11

Anatocismo e “milleproroghe”:la prima ordinanza sulla questione di legittimità costituzionale è stata sollevata dal Tribunale ordinario di Benevento che ha inviato gli atti alla Consulta, affinché decida sulla costituzionalità o meno della norma di legge che nega il diritto al recupero delle somme indebitamente percepite a titolo d’interessi anatocistici se richieste dopo dieci anni dalla singola "annotazione" sul conto corrente.
Sotto la paventata tutela della stabilità del sistema bancario nazionale, l’attuale governo - in realtà troppo preso dalla fretta di salvare  per l’ennesima volta la lobby delle banche, ha tentato in modo maldestro di scippare i cittadini del diritto di ripetere le somme indebitamente percepite dalle banche e quindi di vedersi restituito il maltolto. 
Il decreto Milleproroghe infatti salva le banche dalle cause legali contro l’anatocismo, accorciando i tempi di prescrizione. 
Ma un giudice beneventano insorge !
In particolare secondo il legislatore con la recentissima novella n.10 del 26.02.2011 la prescrizione decorrerebbe dall’annotazione sul conto che è operazione meramente interna e non all’operazione di pagamento cui si riferiva la famosa sentenza delle Sezioni Unite della Cassazione n.  24418 del 02 dicembre 2010 che aveva confermato il termine prescrizionale decennale decorrente proprio dal termine di pagamento e non dalla singola annotazione sul conto.
E’ legale e costituzionale tutto questo? No, secondo il giudice Andrea Loffredo del Tribunale Ordinario di Benevento.
Già solo a distanza di pochissimi giorni dalla pubblicazione del decreto in “Gazzetta Ufficiale”, il magistrato sannita ha  promosso di ufficio con apposita ordinanza del 10 marzo 2011, la questione di legittimità costituzionale della  disposizione "salva banche" per violazione degli artt. 3, 24, 41, 47 e 102 della Costituzione.
In pratica, il giudice dott. Loffredo ha impugnato la norma del Milleproroghe servile ai desiderata dei banchieri, in quanto “realizza un’eclatante violazione dei principi di tutela del risparmio delle famiglie e delle imprese, delle quali ultime intacca la libera iniziativa economica”. 
Violando quindi gli articoli 41 e 47 della Costituzione.
“Piu’ che sostenere famiglie ed imprese”, questa norma “incide  negativamente sulle loro legittime aspettative di ottenere in restituzione ingenti somme indebitamente contabilizzate dalla controparte durante lo svolgimento di rapporti in conto correnti”. 
Ora la norma dovrà essere valutata e giudicata dalla Corte costituzionale, per compatibilità con i dettami della Carta. Ma è solo l’inizio.
Intanto un vivo grazie al giudice dott. Loffredo ed auguri di buon lavoro.
Rosanna Carpentieri


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