Il paese dello scandalo e della corruzione consolidata

13.08.2010 17:21

Trasparency International, un organizzazione non governativa, no profit e indipendente che si prefigge di combattere la corruzione, ha stilato un rapporto che vede la nostra "amata" Patria ben al 55esimio posto.

Prima di noi addirittura ci sono Paesi come il Botswana, la Repubblica Ceca e il Sud Africa.

Siamo un Paese che ha il primato della corruzione, e non riguarda solo la sua classe dirigente ai massimi livelli, ma anche le articolazioni di grado più basso e, oggi, specialmente quelle territoriali: la pratica dei derivati, in cui alla corruzione partecipano attivamente, e lucrando assai, le banche di tutto il mondo; il sistema sanitario; quello dei servizi. Regioni, Province, Comuni e gli altri enti locali sono al centro delle inchieste più gravi e si sa che muovono centinaia di milioni di euro quasi senza controlli.

La corruzione in Italia brucia ogni anno quasi 50 miliardi di euro l'anno.

Ma prima di dire:"Ma guarda che siamo diventati!", "Peggioriamo sempre di più!" "Si stava meglio quando si stava peggio" e prima che si degeneri con frasi di bassa retorica, devo dirvi che l'Italia è stata sempre così.

E la storia, qui da noi, ha dei corsi e ricorsi continui.

Parliamo del primo grande scandalo finanziario dell'età monarchica dopo l'Unità d'Italia: quello della Banca Romana esploso nel 1892! E non a caso presenta alcuni tratti in comune con i più recenti casi di Bancopoli.

Dopo l'unificazione e il trasferimento della capitale del regno a Roma, era iniziata una selvaggia speculazione immobiliare trainata dai soliti palazzinari del tempo, molti dei quali, grazie a raccomandazioni di vertici politici e istituzionali, costruivano senza rischiare capitali propri in quanto utilizzavano quelli generosamente forniti da alcune banche senza adeguate garanzie.

Anche all'epoca esistevano i vari Caltagirone. E i furbetti del quartierino.

Ma era il solito sistema che non poteva durare, e verso la fine del secolo la bolla immobiliare iniziò a sgonfiarsi e molte società edili andarono in crisi e soprattutto quelle banche che avevano concesso denaro senza garanzie. Tra queste c'era la Banca Tiberina che rischiava il fallimento, ma venne salvata grazie all'intervento della Banca Romana retta dal governatore Bernardo Tanlongo, nominato dalla stessa famiglia.

Ma subito dopo anche essa entrò in crisi, insomma avvenne un vero e proprio crack. Perchè oltre a salvare illecitamente alcune banche, era diventata la cassaforte alla quale attingevano illecitamente e a piene mani i potenti del tempo.

Dopo estenuanti battaglie parlamentari da parte di alcuni politici onesti, la Banca venne ispezionata e si scoprì che oltre ad arricchire deputati vari, ministri, ex ministri, giornalisti e tanti altri uomini che potessero condizionare la società, la Banca Romana emetteva delle enormi quantità di monete false mediante la duplicazioni di serie e di numeri di biglietti di precedenti creazioni legali: circa quaranta milioni del tempo. Ovvero l'equivalente di circa sessanta miliardi di oggi.

Aggiungo anche un "piccolo" dettaglio di non poco conto. Tutti i funzionari e politici coinvolti nello scandalo, appartenevano alla massoneria e precisamente alla Loggia Propaganda (la loggia P). Esattamente quella che nel dopoguerra diventerà la P2 di Licio Gelli.

Ovviamente nel 1894 ci fu un processo a Roma, e si concluse con l'assoluzione di tutti i responsabili.

Ecco cosa scrisse Giolitti in una lettera rivolta al re Umberto I, parole che se scritte oggi non farebbe differenza alcuna:

"L'assoluzione scandalosa di ladri di milioni ha fatto purtroppo una triste reputazione al nostro Paese, e ha dimostrato alle classi povere che leggi penali non raggiungono in Italia i grossi delinquenti. Ora si aggiungerà la prova che i grossi delinquenti in Italia, oltre ad essere assolti, possono con i milioni rubati far processare coloro che li avevano denunciati e messi in carcere"

Dopo queste belle, e tremendamente attuali parole, purtroppo anche Giolitti era uno che predicava bene e razzolava male. Anche lui fu coinvolto nello scandalo e grazie al fatto che era un ministro godeva di una forte impunità. E non fu perseguito.

E poi venne il fascismo... 

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