Il metodo CGIL.Le denunce di ex-dipendenti, trattati come e peggio dei lavoratori delle peggiori aziende private italiane.

01.04.2011 20:06

Somme in nero, sommerso, part-time utilizzati full-time, contratti atipici a iosa, retribuzioni fuori regolamento e non registrate, debiti per oltre 300 mila euro, anche verso Inps ed Erario per contributi non versati, tasse locali e fornitori non pagati, pendenze di locazione.

E poi, ancora, assunzioni di amici e parenti di dirigenti, senza uno straccio di delibera della segreteria confederale.

 

Più che un quadro, una “crosta” che dà il panorama completo del “metodo CGIL”, un metodo già denunciato dalle lavoratrici siciliane licenziate dall’organizzazione, che ora viene ribadito dalla dettagliata denuncia della “dismessa” segretaria della CGIL vibonese Donatella Bruni.

Non è più quindi  ridotta alla realtà siciliana la serie di irregolarità che i vertici del sindacato commetterebbero nei confronti dei loro impiegati, ora anche in Calabria ed in Umbria le denunce di ex-dipendenti, trattati come e peggio dei lavoratori delle peggiori aziende private italiane, cominciano a fioccare.

Quindi o ci troviamo di fronte ad una allucinazione di massa o più di un qualcosa non quadra in quello che ama definirsi “il sindacato più rappresentativo del nostro paese”.

Di certo la denuncia della Donatella Bruni è dettagliata e il ruolo che rivestiva le conferisce maggior rilievo.

Altrettanto gravi sono le accuse mosse da Simona Micieli, della CGIL di San Marco Argentano, in Calabria e di Barbara Tundis, della CGIL di Cetraro.

Entrambe lamentano la non applicazione degli accordi e del contratto e le pressioni per “spontanee” dimissioni immediatamente successive alle loro sacrosante rivendicazioni.

Sottopagate e sfruttate da chi dice di difendere i diritti dei lavoratori e tra le proprie mura li nega nei fatti.

In Umbria, a Foligno, Zoubida Wakrim, signora marocchina che vive in Italia da oltre vent’anni, lavorava, come precaria, alla CGIL con un contratto a termine.

Decide di candidarsi con una lista civica alle prossime elezioni comunali, una lista non certo di destra, ma molto critica nei confronti delle precedenti amministrazioni di sinistra.

Nel sindacato, che a gran voce dice di difendere le libertà e i diritti, con un occhio particolare, giustamente, alla condizione femminile, accade, invece, il contrario.

Zoubida viene convocata e messa davanti alla scelta: o il sindacato o la politica.

Zoubida decide di rimanere in CGIL, ma il “clima” che gli si crea attorno è insostenibile…decide di rinunciare ad entrambe le opzioni…ed ora non è né più una precaria, né una candidata…è solo una disoccupata.

La vicenda siciliana, che riguarda il licenziamento di Alma Bianco, Romina Licciardi, Alessandra Mangano e Giovanni Sapienza, sembra ormai solamente nelle mani del tribunale di Palermo.

La lettera-petizione che è stata inviata alla Camusso, segretaria nazionale, non ha avuto lo straccio di una dovuta risposta.

Anche in questo caso ci troviamo ad assistere a storie di “contributi non versati”, “lavoro in nero”, pressioni alle dimissioni…fino ad arrivare alle denunce penali incrociate.

Quello che appare più grave, oltre all’atteggiamento della CGIL, è il silenzio totale dei media.

Lavoratori lasciati completamente soli, a dover affrontare il duro percorso di una vita senza occupazione in un paese che non offre più nulla…se non gli spettacoli mediatici del peggior presidente del consiglio che l’Italia abbia mai avuto.

Il silenzio della CGIL, ma soprattutto la mancata risposta della Susanna Camusso al comitato dei licenziati la dicono lunga su quanto, questa mega-struttura sindacale, diventi, ogni giorno di più, un vero e proprio “ente” pubblico, nella peggiore accezione del termine, attento, esclusivamente, al mantenimento delle posizioni di “potere” utili alla propria sopravvivenza e alla prospettiva dell’accaparramento di una bella sedia in parlamento o in qualche consiglio d’amministrazione.(Stefano Federici)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...