Il costo della casta dei giornali

21.07.2010 21:53

 

Quanto ci costa la casta dei giornali? Per provare ad avere un’idea di quanto ci costa la casta dei giornali, diamo uno sguardo al bilancio, relativo all’esercizio 2005, di uno dei più grandi editori italiani, il “Gruppo Editoriale l’Espresso”, reperibile all’indirizzo http://download.kataweb.it/gruppoespresso/bilancio2005ita.pdf.

A pag. 167 rileviamo che, sotto la voce “Altri proventi operativi – contributi”, sono stati contabilizzati 16.733 migliaia di euro,

pari a Lit. 32.399.605.910, quali contributi sulla carta elargiti dallo Stato.

Considerato che il “Gruppo Editoriale l’Espresso” presentava nel 2005 un utile netto di oltre 83 milioni di euro (pag. 32), è del tutto evidente che le cosiddette “provvidenze per l’editoria” sono un vero e proprio gentile omaggio a carico dei contribuenti, nel filone del “togliere ai poveri per dare ai ricchi” tanto in voga nel regime del nostro belpaese. Inoltre, se consideriamo che il contributo sulla carta copre il 22% degli oltre 76 milioni di euro spesi per le retribuzioni (pag. 168), possiamo dire che gli stipendi d’oro dei direttori dei giornali e dei giornalisti di grido, che imperversano anche nei salotti televisivi, sono di fatto pagati dalla collettività: il mondo della carta stampata, attraverso il meccanismo delle provvidenze, vive ben al di sopra delle sue possibilità.

A livello consolidato, i contributi totali elargiti all’intero settore dell’editoria sono stimati in circa 700 milioni di euro (circa 1.355 miliardi di Lire), così come apprendiamo dall’ottimo testo “La casta dei giornali - Così l’editoria italiana è stata sovvenzionata e assimilata alla casta dei politici”, di Beppe Lopez (Editore: Nuovi equilibri – Collana: Eretica).

Ai giornalisti che, di tanto in tanto, provano ad irridere sulla nostra idea del reddito di cittadinanza e distribuiscono sermoncini sulle taumaturgiche virtù dell’economia di mercato e della competizione globalizzata (quando si tratta di farla pagare sulla pelle di operai ed impiegati, naturalmente), ci permettiamo di ricordare quanto segue:

1.che, con l’equivalente dei 700 milioni di euro elargiti in provvidenze all’editoria, si potrebbero finanziare 1.400.000 mensilità di reddito di cittadinanza da 500 euro cadauna;

2.che, se le leggi dell’economia di mercato fossero applicate anche all’editoria, molti dei pennivendoli che distribuiscono lezioni a destra e manca sulle virtù della libera concorrenza oggi sarebbero disoccupati o a lavorare sull’asfalto.

Ma se qualcuno si illude che i costi sostenuti dai contribuenti, riconducibili ai carrozzoni dell’informazione, finiscano qui, si sbaglia di grosso. Tra le più inutili trovate partorite dalle italiche menti stataliste vi sono i CO.RE.COM (Comitati Regionali per le Comunicazioni), ossia una delle più ambite greppie dei sottogoverni regionali:

i loro membri, infatti, portano mediamente a casa svariate migliaia di euro al mese, ai quali occorre aggiungere i non indifferenti costi di funzionamento d’ufficio (segreterie, uffici stampa, locali, viaggi e convegni, materiali divulgativi e promozionali, consulenze esterne ecc.).

Per non parlare dell’ “Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni” che, come tutti i garanti inventati alla fine degli anni ’90 dal primo governo Prodi, non garantisce un bel nulla se non i lucrosi stipendi pubblici dei suoi burocrati.

Dite la verità: lo avreste mai detto che essere presi per i fondelli dal regime dell’informazione e dai suoi vari corollari vi sarebbe costato così tanto?
 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...