Il Cardinale, l’Onorevole e la Camorra . Questo il TG3 Campania non lo ha detto !

26.04.2011 17:47

Il Cardinale, l’Onorevole e la Camorra

 

Nell’ordinanza d’arresto del sottosegretario del governo Berlusconi, Nicola Cosentino, c’è una dichiarazione di un imprenditore che oggi torna a far rumore. “Cosentino ci richiese l’assunzione di due nipoti di Crescenzio Sepe, da noi regolarmente attuate”.

Cosa può legare un Cardinale, finora considerato una personaggio integerrimo, finito improvvisamente nell’occhio del ciclone in quanto indagato per corruzione nella torbida vicenda che lega la sua “Propaganda fide” alla “cricca” diAnemone, Zampolini&Co. Ad un potente quanto discusso sottosegretario di cui i giudici hanno chiesto l’arresto per “concorso esterno in associazione camorristica”? Le origini, certo, entrambi provengono dal casertano ma anche, forse, qualcosa di più inconfessabile. La camorra.

UN CARDINALE A SCAMPIA – Certo, Sepe è stato aScampia, in mezzo alle famigerate “Vele” dove la criminalità organizzata è per molti la sola istituzione riconosciuta; ha gridato pubblicamente davanti alla gente e alle telecamere “camorristi infami”! E però, forse solo per l’impossibilità di ottenere per le vie brevi e soprattutto lecite quanto magari dovuto, il nostro cardinale “anticamorra” sembra sia caduto in tentazione. Questo, almeno traspare dalle dichiarazioni rese nel giugno del 2007 da Michele Orsi, imprenditore di camorra e pentito del clan dei casalesi, poi assassinato dal gruppo di fuoco capeggiato dal boss Giuseppe Setola il primo giugno del 2008, contenute nell’ordinanza d’arresto del Gip di NapoliGianfranco Piccirillo, depositata nel novembre dello scorso anno, a carico di Nicola Cosentino.

UNA RACCOMANDAZIONE È PER SEMPRE - C’è sempre bisogno di qualcuno che interceda per noi, “anche per arrivare a Gesù – annotava anni fa Enzo Biagi – di solito, si passa attraverso sua mamma”. Quando poi non sappiamo proprio “a che santo votarci” per risolvere un piccolo problema, riscuotere una pensione, mettersi in lista per un ricovero ospedaliero o semplicemente per trovare un tavolo in un famoso ristorante, ci poniamo la seguente domanda: “Chi conosco”? Stando a quello che ha raccontato agli inquirenti della DDA di NapoliMichele Orsi, imprenditore attivo nel settore del riciclaggio dei rifiuti e poi pentito del “clan dei casalesi” prima di essere assassinato, il cardinale di Napoli Crescenzio Sepe e il sottosegretario e coordinatore campano del Pdl si conoscevano bene. Molto bene, tanto che, secondo quando dichiarato nel 2007 dal pentito un tempo organico al clan capeggiato dai famigerati quanto sanguinari “Sandokan” alias Francesco Schiavone e “Cicciotto ‘e mezzanotte” al secolo Francesco Bidognetti, e messo agli atti nell’Ordinanza d’arresto dello stesso Cosentino, il cardinale Crescenzio Sepe avrebbe fatto assumere due suoi nipoti dall’azienda Eco4, attiva nel settore dei rifiuti e gestita da imprenditori vicini al gruppo dei casalesi; il tramite sarebbe stato appunto l’onorevole Nicola Cosentino, coordinatore regionale del Pdl, sottosegretario all’Economia e presidente del Cipe.

STA SCRITTO NEI VANGELI – “Beato chi crederà alla parola dei testimoni, anche senza vedere”. Così nel Vangelo secondo Giovanni (20,24-29) Gesù risponde ai dubbi diTommaso. Nella ordinanza d’arresto di Cosentino, dove viene tirato in ballo il cardinale Sepe, leggiamo invece che ci furono “Massicce assunzioni (Orsi parla del 70% delle risorse umane) di personale inutile e talvolta del tutto inoperoso, effettuate in concomitanza con le scadenze elettorali o per conquistare il favore di persone che potevano tornare utili in ragione del ruolo professionale o politico rivestito – un consigliere comunale liternese; un membro della giunta comunale di Trentola Ducenta; un giornalista del maggiore quotidiano della provincia; un ispettore di Pg in servizio presso la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere; un cardinale – rappresentavano la contropartita che i protettori politici richiedevano e puntualmente ottenevano dagli imprenditori mafiosi della Eco4 s.p.a.”. Doveva far caldo quel giorno in procura.

IL CASO ECO4 - Era il 15 giugno del 2007 quandoMichele Orsi parlò della Eco4. “Vi erano poi alcune assunzioni che furono motivate dalla necessità di assecondare gli interessi delle amministrazioni comunali, utili per ottenere gli affidamenti: ricordo ad esempio le assunzioni di Nicola Picone, vicesindaco di Trentola, e quella di Oliviero, consigliere di Villa Literno, entrambe richieste dall’on. Cosentino. Sempre Cosentino ci richiese l’assunzione di due nipoti del cardinale Sepe, da noi regolarmente attuate così come ricordo anche l’assunzione del fratello di Carmine Merola quale autista, richiesta da quest’ultimo, trattandosi di un ispettore di polizia che lavorava presso la Procura di Santa Maria Capua Vetere”. Nomi, cognomi e fatti poi puntualmente riscontrati. Assunzioni peraltro inutili: “Faccio presente – spiegava ancora il pentito poi trucidato dal camorrista Setola - che molte delle assunzioni, quali ad esempio quelle di Picone Nicola e Oliviero erano non solo inutili ma sostanzialmente fittizie, dato che questi praticamente non svolgevano alcuna attività continuativa. In questo momento mi sovviene anche l’assunzione di Gianni Di Rosa, il “commercialista” dell’Eco4, assunto su richiesta dell’on. Cosentino e genero di un giornalista de Il Mattino di nome Di Stasio”. Evidentemente “qualcuno” deve aver mal interpretato quel versetto del Vangelo secondo Luca (16,1-9) che recita: “Bisogna essere furbi per le cose spirituali come i disonesti lo sono per i loro interessi”. Che lo abbia fatto Cosentino è, tutto sommato, comprensibile. Che l’abbia fatto un alto prelato come Sepe, no. 

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