Il partito di Vendola ha deciso: sì alla TAV

08.08.2011 22:57

vendola

No alla TAV. E scendiamo in piazza. Ma ci sono i black bloc. E allora nì. Siamo una forza di Governo. La TAV non ci piace, ma il PD si deve fidare. Ascoltare la popolazione locale. La TAV è inutile. Sì alla TAV.

Quanto avete letto è solo una prima, parziale, ricostruzione delle posizioni assunte nelle ultime settimane da Sinistra Ecologia e Libertà, il partito di Nichi Vendola, in merito al progetto della TAV Torino-Lione, tornata alla ribalta su tutti i quotidiani in seguito al tentativo del Governo di forzare l'apertura dei cantieri, scontrandosi con le resistenze del movimento della Val di Susa.

Il Vendola "movimentista" e i richiami del PD - Domenica scorsa, in occasione degli scontri seguiti all'assedio portato da 50mila NO TAV al primo cantiere aperto alla Maddalena, aveva suscitato grande scalpore l'ambiguità con cui Nichi Vendola aveva commentato la giornata, condannando le violenze ma riconoscendo al tempo stesso la validità delle posizioni del movimento.
"E' un peccato perché c'è un'intera popolazione che si è ribellata - ha commentato ancora lunedì a margine di un convegno a Bari - e io credo che c'è una idea inaccettabile e cioè che una grande opera possa essere cantierizzata e costruita sulla testa e contro la volontà delle popolazioni di quel territorio".
La sostanziale bocciatura dell'opera da parte del governatore pugliese ha scatenato nei giorni scorsi le ire del Partito Democratico, che, per bocca di più esponenti di primo piano, ha chiarito che il parere favorevole alla TAV potrà essere uno degli elementi strategici del futuro governo di centrosinistra.

Fassino chiama. SEL risponde "obbedisco"? - E se Nichi Vendola ha continuato a non esplicare una chiara posizione in merito al cantiere "alta velocità", un primo segnale è giunto direttamente da Torino, dove tutti i vertici del PD, a partire dal neo eletto sindaco Piero Fassino, avevano richiamato all'ordine gli alleati, mettendo sul tavolo un documento sulla futura amministrazione del Comune che sancisce l'incondizionato sostegno alla realizzazione della TAV.
Una posizione accolta da Michele Curto, capogruppo in consiglio comunale di Sinistra Ecologia e Libertà, che si è giustificato spiegando che "noi siamo in maggioranza, quindi firmeremo quel documento".

Tutto e niente: le contraddizioni a sinistra - Mentre Michele Curto, che poche ore prima aveva sottoscritto un appello per una fiaccolata NO TAV a Torino, sottoscriveva il documento SI TAV, impegnando SEL a sostenere l'alta velocità, pur nella libertà di provare ad "emendare punti del progetto", tanti iscritti e simpatizzanti del partito di Vendola, nei territori più o meno lontani da Torino, davano vita e partecipavano alle tante iniziative organizzate in solidarietà con i valsusini, che ribadivano la ferma contrarietà all'opera.

Un film già visto lo scorso febbraio, quando nei presidi e nei cortei convocati dal movimento pacifista contro l'inizio dei bombardamenti in Libia, i militanti di Sinistra Ecologia e Libertà apprendevano dalle agenzie di stampa che per Vendola, tutto sommato, qualcosa per fermare Gheddafi andava pur fatto.
Salvo smentirsi due giorni dopo e virare verso un nuovo "pacifismo senza se e senza ma".

Con l'avvicinarsi della scadenza (2012 o 2013 che sia) delle elezioni politiche, la sinistra italiana dovrà uscire da questa morsa fatale, stretta fra le indicazioni politiche della propria base (No Tav, pace, abrogazione del precariato, acqua pubblica) e le linee programmatiche che emergono da una prima idea di governo del Paese del Partito Democratico (sì alla Tav, sostenere l'intervento militare in Libia e in Afghanistan, non toccare la Legge 30, riprendere i progetti di gestione mista pubblico/privata dei servizi idrici).

Una sfida vitale per ritrovare una prospettiva che conduca il popolo della sinistra oltre la riproposizione tragicomica degli errori già visti fra il 2005 e il 2007, con il primo Governo Prodi, e, al tempo stesso, aggiri la mortale trappola del minoritarismo e dell'autoreferenzialità che comporterebbe una rottura con il centrosinistra in questa fase.

Una sfida aperta. Una sfida che, certo, non troverà soluzione nelle mille facce del personalismo di Vendola o nelle frammentate realtà partitiche a sinistra del PD.

Mattia Nesti  

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