Il Comitato e la sua lotta per la democrazia diretta.Una riforma possibile per affermare la Sovranità dei Cittadini sui governanti a partire dagli enti locali

11.03.2011 20:30

Il Comitato Cittadini per la Trasparenza e la Democrazia è decisamente e spiccatamente orientato per la democrazia diretta e concorda nell'affermare e prendere atto che la democrazia italiana, basata unicamente sulla democrazia rappresentativa,a livello locale e nazionale, non può funzionare; essa va almeno integrata con la democrazia diretta, ovvero con quegli strumenti che permettono ai cittadini di interagire con l'operato degli eletti e di esercitare concretamente la sovranità di cui si parla nel primo articolo della Costituzione. 

 

A giugno del 2011 si tornerà a parlare di referendum abrogativo, uno dei pochi e strumenti di democrazia diretta di cui dispongono gli italiani. Si dovrà votare per l'abrogazione della legge 99 del 2009 che riammette il nucleare in Italia e si dovrà votare sul tema dell'acqua pubblica. Il referendum abrogativo nel tempo ha perso efficacia a causa del cattivo uso e della cattiva informazione da parte di tutti i partiti tradizionali che generalmente evitano, con i più vari pretesti, di dare più potere ai cittadini.

E' tempo di cambiare!

Mentre a livello NAZIONALE la Modifica Costituzionale NECESSARIA è il 

DISEGNO DI LEGGE COSTITUZIONALE

d’iniziativa dei senatori PETERLINI, ADAMO, CECCANTI, NEGRI, PERDUCA, PINZGER, PORETTI e PROCACCI

COMUNICATO ALLA PRESIDENZA IL 4 MARZO 2009

 

«Modifiche agli articoli 70, 71, 73, 74, 75 e 138 della Costituzione, in materia di formazione delle leggi e revisione della Costituzione, introduzione dell’iniziativa legislativa popolare e dell’iniziativa legislativa costituzionale e di democrazia diretta», riteniamo che a livello locale una possibile strategia è quella delineata in:

«Una riforma possibile per affermare la Sovranità dei Cittadini

sui governanti a partire dagli enti locali.»

di Enzo Trentin - Paolo Bonacchi e Giacomo Consalez.

 

Premessa

La Carta Europea delle autonomie locali, emanata nel 1985, stabilisce che gli stati membri debbano sostenere il progressivo sviluppo di forme di autogoverno, termine che quel testo definisce da un lato come un trasferimento di parte delle funzioni di potere dai governi centrali ai governi locali, dall’altro come un’assunzione di responsabilità da parte dei Cittadini, ai quali si aprono spazi crescenti di partecipazione attiva alle decisioni assunte dagli enti locali.

A seguito della sua entrata in vigore il parlamento italiano ha dovuto recepire almeno formalmente alcune indicazioni della Carta Europea, promulgando inizialmente la legge 8 giugno 1990, n. 1422, denominata «Ordinamento delle autonomie locali», quindi la Legge 3 agosto 1999, n. 265, denominata «Più autonomia per gli enti locali»3.

Infine il governo ha adottato il Decreto Legislativo 18 agosto 2000, n. 267 «Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali»4. Questo quadro giuridico prevede che, a partire dal 1990, comuni e province siano dotati di uno statuto, che costituisce una sorta di costituzione dell’ente locale. Per la normativa vigente in Italia, la formulazione, le modifiche, gli aggiornamenti e l’approvazione degli statuti sono di esclusiva competenza dei consigli comunali e provinciali. Ciononostante, gli statuti degli enti locali rappresentano una grande opportunità per

la riforma del nostro sistema politico, e un vero e proprio tallone d’Achille del regime partitocratico italiano, blindato nella propria assoluta autoreferenzialità.

Una revisione, specie se coordinata tra un buon numero di amministrazioni locali, degli statuti di comuni e province potrebbe consentire a un numero crescente di comunità locali di sperimentare gli strumenti della partecipazione popolare. Una riforma concertata degli statuti potrebbe permettere ai Cittadini di prendere piena coscienza dei propri diritti, e di comprendere a fondo la natura assolutistica ed eversiva dell’attuale regime partitocratico, intravedendo una soluzione alla crisi morale ed economica del paese nella partecipazione diretta dei Cittadini al governo della cosa pubblica. Una riforma così concepita richiederebbe quindi un’azione lucida, coordinata e decisiva da parte di Liste Civiche decise a ribaltare dalla periferia i rapporti tra il potere dello stato e quello dei Cittadini.

Il compimento di questa riforma a livello locale sarà in grado di rigenerare nei Cittadini un senso di appartenenza alle comunità locali, percepite come strumento di libertà e di progresso, anziché di asservimento al regime, e promuovere in loro l’aspirazione a vivere in un paese in cui il potere dello stato, anche e soprattutto a livello centrale, non sia più appannaggio di caste politiche colluse con la malavita organizzata e i poteri forti, ma sia sottoposto ad un controllo popolare permanente.

Partecipazione popolare a scartamento ridotto

A seguito della prima legge (142/1990), in tutti gli statuti comunali e provinciali sono stati introdotti i referendum abrogativi, consultivi e, in rari casi5, propositivi circa specifiche materie sulle quali il consiglio comunale o provinciale mantiene comunque la potestà di deliberare a propria discrezione.

Nella successiva legge (265/1999) dalla definizione dei referendum sono stati rimossi gli aggettivi consultivo e propositivo. Circa il referendum consultivo, la sentenza della corte costituzionale numero 334/2004, si pronuncia significativamente come segue: «…dal momento che il referendum ha carattere consultivo e non priva il legislatore nazionale della propria assoluta discrezionalità quanto all’approvazione della legge…». Analogamente, anche il consiglio comunale e provinciale (o regionale) sono liberi di non tener in alcun conto l’esito di un referendum consultivo o propositivo.

Se i politici sono liberi di disattendere la volontà dei Cittadini espressa tramite un referendum consultivo, perché allora mantenere in vigore queste forme fittizie di partecipazione popolare? Si tratta di una pantomima di democrazia adottata dallo stato centralista per fingere di avere recepito la normativa europea sulla partecipazione dei Cittadini alla vita degli enti locali.

Il maggiore studioso del Federalismo del secolo ventesimo ha scritto: «La sovranità, nelle Repubbliche federali viene invariabilmente attribuita al popolo che delega i propri poteri ai diversi governi o che si accorda direttamente per esercitare il potere come se esso stesso fosse il governo. ... Il popolo sovrano può delegare e dividere i poteri come meglio crede, ma la sovranità rimane sua proprietà inalienabile.»6.

Che cos’è la sovranità se non il potere di deliberare, modificare o abrogare le leggi che riguardano tutti?

La vera riforma costituzionale di cui lo stato ha bisogno si riassume in un’unica modifica dell’assetto costituzionale, che riguarda la Sovranità Popolare. L'articolo 1 comma 2, della Costituzione ha assegnato al popolo la sovranità dello stato, per limitarla subito dopo7 allo scopo di scongiurare il rischio di un ritorno al regime fascista. Tuttavia, quando il rischio di un ritorno al fascismo è stato scongiurato, tale limitazione ha avuto il solo risultato di salvaguardare l'interesse dei partiti e la loro facoltà di disporre, ad esclusivo vantaggio proprio e delle proprie clientele, della ricchezza prodotta dai Cittadini con il proprio arduo lavoro quotidiano.

Tutto ciò premesso, per la comunità del Gruppo Meetup Sovranità Popolare, è necessario e indifferibile, nonché fattibile, ribaltare i rapporti di potere tra Cittadini e politici partendo dagli Enti locali. Strumento di questo processo rivoluzionario possono essere le Liste Civiche, formate da Cittadini che rifiutino il meccanismo della delega totale della sovranità proprio del sistema di potere italiano. Queste liste, oltre che perseguire obiettivi politici peculiari dei propri territori, dovrebbero porre come prerequisito del proprio programma elettorale, una riforma radicale dello statuto del consiglio comunale o provinciale per il quale si candideranno.

Primo passo: i referendum deliberativi

Una volta eletti, i Consiglieri comunali (o provinciali) dovranno pertanto finalizzare la loro azione principalmente a ridurre drasticamente il potere della partitocrazia, mettendo in atto la prima modifica dello statuto comunale o provinciale, ovvero eliminando gli attuali tipi di referendum, ed introducendo in loro vece i referendum deliberativi di iniziativa e di revisione a livello comunale e provinciale.

Per referendum di iniziativa, s'intendono azioni tese ad imporre a sindaco, giunta e consiglio comunale o provinciale, deliberazioni su argomenti che interessano l'intera comunità. Per referendum di revisione, s'intendono quelle deliberazioni che, già assunte dall’amministrazione comunale o provinciale, si vogliono modificare emendando o abrogando norme esistenti. In entrambi i casi la volontà espressa dalla maggioranza dei Cittadini elettori circa materie di ambito locale dovrà avere valore esecutivo immediato, senza ulteriori elaborazioni o mediazioni politiche, e indipendentemente dal numero dei votanti. Infatti dovrà essere abolito il quorum, strumento che nega la democrazia assegnando a chi non partecipa un potere decisionale maggiore rispetto alle persone responsabili che partecipano alla consultazione popolare.

Unico limite all’esecuzione letterale della volontà espressa dalla maggioranza dei Cittadini sarà la tutela dei diritti fondamentali dei Cittadini e dei diritti delle minoranze.

Secondo passo: il difensore civico eletto dai Cittadini

Sempre nel suddetto Decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267 «Testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali» si fa inoltre riferimento al difensore civico8, una figura istituzionale che si pone al servizio dei cittadini per aiutarli a dirimere contese aperte con le amministrazioni locali, e a vigilare sulla puntuale osservanza degli adempimenti che spettano a questi ultimi. Le Liste Civiche dovranno riformare lo statuto del proprio ente (comune o provincia) disponendo che il difensore civico venga eletto dai Cittadini, mentre gli statuti prevedono oggi, ironicamente, che esso sia nominato dai propri controllati, cioè i consiglieri

comunali o provinciali.

Norberto Bobbio affermava: «La vecchia domanda che percorre tutta la storia del pensiero politico: “chi custodisce i custodi?” oggi si può ripetere con quest’altra formula: “chi controlla i controllori?”. Se non si riuscirà a trovare una risposta adeguata a questa domanda, la democrazia, come avvento del governo visibile, è perduta.»

Conclusione

Riassumendo, poiché nella normativa vigente le modifiche agli statuti comunali o provinciali sono prerogative esclusive dei consiglieri comunali o provinciali, le Liste Civiche dovranno farsi promotrici di un’iniziativa coordinata tra tutti i consiglieri eletti del movimento, allo scopo di risolvere la questione dell’effettivo esercizio della democrazia, il che equivale a dire l’effettivo esercizio della partecipazione Popolare, leggasi Sovranità Popolare, come previsto sia dalla costituzione italiana sia dalla Carta Europea delle Autonomie Locali.

Non dimentichiamo che la storia ammonisce coloro che rendono impossibili le rivoluzioni pacifiche, poiché renderanno inevitabili le rivoluzioni violente.

La Coordinatrice del Comitato

Rosanna Carpentieri

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...