IDV, Beppe Grillo...Manuela Cappello ed altri.L'immobiliare di un “grillino storico” di Genova - Grappiolo- coinvolta in una inchiesta delle Fiamme Gialle

08.08.2010 12:00

MANUELA CAPPELLO in GRAPPIOLO.
Già consigliere di IDV in comune e assessore in Provincia di Genova, poi "fuggita" con una strana motivazione:
"Sono giunta con grande difficoltà e delusione a questa decisione dopo un percorso in IDV da sempre turbolento e difficoltoso, ma che nell’ultimo anno è degenerato con la presenza di persone con le quali non ho alcuna affinità politica e con le quali dovrei dividere un percorso politico sotto lo stesso simbolo, quello dell’Italia dei Valori; partito in cui sono entrata con entusiasmo nel 2003 con la volontà di dare un contributo per riaffermare in politica i valori di etica, responsabilità, trasparenza, bene collettivo, rispetto, meritocrazia, valori che credevo presenti in IDV."
SICCOME L'ETICA, LA RESPONSABILITA' E LA TRASPARENZA, ASSIEME AL BENE COLLETTIVO sono i suoi "valori" e nella banda IDV non li trovava più, questa paladina del "bene comune" si è allontanata per ordine della "camarilla" GRAPPIOLO.

Nota: la "camarilla"  è  un gruppo di persone che hanno influenza su esponenti politici e che la usano per scopi di vantaggio personale.

Ecco qualche "chicca" del gruppo...altre seguiranno nelle prossime puntate:

articolo de “Il Secolo XIX” di domenica 8 agosto 2010:


Indagine su un'immobiliare e una serie di contratti

RUDERI-TRUFFA PER SOCIETA' ENDAS, SCATTA L'INCHIESTA DELLA FINANZA


C'è il contratto rebus e ci sono le ristrutturazioni fantasma; c'è la richiesta di una maxi-caparra e una girandola (molto) inquietante di documenti non firmati, di permessi che mancano, di agibilità mai concesse, di telefonini che squillano a vuoto. E soprattutto c'è un sospetto concreto, sul quale stanno lavorando i finanzieri del Gruppo Genova.
Esiste una rete articolata di truffe ai danni di società no-profit, imbastita sulla buona fede di chi deve trovare una sede in fretta, rischiando di finire nelle mani di qualche immobiliarista (perlomeno) spregiudicato?
Il nuovo fronte di accertamenti, i riflettori accesi sottobosco dagli affitti di capannoni o presunti immobili d'uso commerciale a chi in realtà non sta avviando una vera e propria attività commerciale e potrebbe essere poco ferrato in materia, è stato aperto dalle Fiamme Gialle: a originarlo è stato un esposto contro la società “VERDE RIVIERA srl”, cui si era rivolto un gruppo di persone che voleva mettere su un centro Endas (ente nazionale democratico di azione sociale) con annesso spazio ristorazione.

Sulle prime si era pensato a un caso isolato, che valeva comunque la pena descrivere.

Ma lavorando sui vari personaggi che si sono via via susseguiti nell'odissea, ecco saltare fuori un paio di nomi che hanno fatto drizzare le antenne agli investigatori.

La base dell'indagine è comunque rappresentata dal mezzo incubo vissuto dai quattro soci che speravano di sistemare la sede del loro circolo in via Profondo, alture di Pegli.

Esaminati un po' di annunci, la scelta era caduta su un immobile di circa 280 metri quadrati, proposto a 900 euro al mese. Prezzo decisamente abbordabile, zona piuttosto impervia e primi contatti con la società che lo aveva proposto.

Dopo una serie d'incontri più o meno complessi, dopo il “ricarico” sul prezzo originario di un'Iva con ogni probabilità non dovuta, ecco materializzarsi l'incubo.
All'interno di quello che aveva le sembianze d'un grande capannone, sono state ravvisate perlomeno trenta “lacune” in materia di sicurezza, assenti i cassetti di derivazione per l'impianto elettrico, inesistente un sistema di riscaldamento, spunzioni di rame posizionati come fossero “baionette” (testuale) e insomma: un dossier fotografico dettagliatissimo ha fatto sgranare gli occhi pure ai finanzieri.

Senza dimenticare che l'immobiliare aveva chiesto una specie di fideiussione da 10mila euro, ripiegando in seguito su un congruo anticipo.

E' possibile che le “vittime” alla fine siano riuscite a farsi restituire un po' dei soldi ma le denunce su cui lavorano i militari – riferite a società diverse e a contratti diversi – hanno un denominatore inquietante.

Quanto è estesa la “zona grigia” di locali pseudo-commerciali, da affittare con poche garanzie a chi vuol creare circoli?

Soprattutto: quali personaggi, o peggio organizzazioni, si muovono dietro questo tipo di affitti-truffa? 

Matteo Indice de Il secolo XIX

 

Per approfondire un attimo si deve certamente partire dal documentato esposto depositato alla Guardia di Finanza sulla “VERDE RIVIERA srl”. Questa immobiliare, con sede in via Cesare 12/5 a Genova, vede come soci i componenti della famiglia GRAPPIOLO. I protagonisti indicati nell'esposto sono la signora Alba SACCANI ved. GRAPPIOLO, amministratore dell'immobiliare, ed i figli Giacomo ed Alessandro GRAPPIOLO. Con loro il loro “consulente”, il rag. GALEANO, con studio presso la sede dell'immobiliare VERDE RIVIERA, ovvero in via Cesarea 12/5 a Genova.

Questo specifico capitolo dell'inchiesta della Guardia di Finanza su cui si sofferma l'articolo de Il Secolo XIX parte nel maggio scorso dalla lettura sul web dell'annuncio da parte dei promotori del Circolo. Nell'annuncio di allora era indicato il locale di via Profondo 16 a Genova, di 280 mq, con una richiesta di affitto di 900 euro al mese. Per i contatti veniva indicato un “privato”, ovvero Giacomo con il numero telefonico 3357855219. (Oggi l'annuncio è sempre presente in rete – vedi qui http://www.idealista.it/pagina/inmueble;jsessionid=7B9FFF02D3447907AA0224988DD38BE1.itapps1?codigoinmueble=LC0000000478736&numInm=3&edd=list - con l'indicazione del medesimo numero telefonico ma con una richiesta di affitto di 1.400 euro mensili!)

I responsabili del neonato Circolo chiamarono il numero dell'annuncio e gli rispose Alessandro GRAPPIOLO che si qualificò come il fratello di Giacomo e fissò lui l'appuntamento a cui andò lo stesso con il “consulente”.
Si legge nell'esposto: Tale persona ci fece accedere ai locali ed appena entrati , nonostante il locale fosse di nostro gradimento, notammo che all’interno dello stesso erano mancanti parte degli impianti di riscaldamento oltre a dei fori in alcune zone delle pareti ed altre varie anomalie meglio descritte più avanti. 
Confermammo che il locale era di nostro gradimento ma chiedemmo chiaramente esito delle lavorazioni che sembravano fossero esclusivamente di finitura e il Sig. Alessandro (come tale si era identificato) ci rassicurò dicendo che nel tempo in cui noi avessimo deciso se affittare il locale loro avrebbero provveduto ad ultimare i lavori.
Confortati da tale dichiarazione gli riferimmo che ci avremmo pensato sopra e in un paio di giorni avremmo dato risposta, a tale nostra affermazione lui rispose che avevano un altra persona interessata che da oltre un anno ci stava pensando ma avrebbe provveduto a sollecitarlo per avere risposta dallo stesso e entro fine settimana ci saremmo risentiti per dirgli noi se ci interessava e lui se il locale era privo di altri acquirenti. A tal proposito ci saremmo sentiti entro fine della settimana (la settimana era quella compresa tra il 03/05 ed il 09/05)”.

Avuta la disponibilità del locale l'11 maggio i promotori della nuova associazione chiesero l'appuntamento per procedere con il contratto. E su questo leggiamo, sempre nell'esposto: 
“Per tale incontro noi ci rendemmo immediatamente disponibili e loro fissarono un primo incontro presso lo studio del Rag. GALEANO (sito in Genova via Cesarea 12/5 al 3° piano) indicandoci lo stesso ragioniere come loro consulente, ove sarebbe intervenuta la Sig.ra Alba SACCANI (definitasi Amministratore delegato della società a cui apparteneva il locale e madre del Sig. Grappiolo Alessandro) per vedere se si sarebbe trovato accordo per la locazione a noi interessante.
A tale incontro (avvenuto in data 14/05) partecipò tale Sig.ra Alba SACCANI ed un altro signore (Giacomo – quello dell’annuncio - mai visto prima, altro figlio della signora) i quali ci riconfermarono che il locale era disponibile ed alla nostra richiesta se tutta la documentazione inerente il locale (certificazione degli impianti, accatastamento, e normative edili in vigore per legge) erano a posto (domanda da noi determinata in quanto la nostra associazione avrebbe aperto anche un servizio ristorazione e quindi sarebbe stata soggetta ai controlli ASL e VVFF), ci risposero che era tutto in regola ed al momento opportuno ce le avrebbero fatte avere in copia.
A tal proposito la signora Saccani provvise ad informarci che sul prezzo dell’affitto avremmo dovuto aggiungere l’I.V.A. in quanto loro erano società e pertanto dovevano fatturare nonostante noi in qualità di associazione non abbiamo l’obbligo di ricevere fattura (anzi risulta un costo in quanto non abbiamo possibilità di scaricarla). A tale precisazione io affermai che pero l’obbligo di fatturazione non dipendeva dal fatto se loro erano società o meno ma dal tipo di accatastamento dell’immobile poiché la legge impone che se il fabbricato risulta essere accatastato in categoria A (abitativo residenziale) ne eravamo esenti ma loro controbatterono che il locale era “sicuramente” di categoria C (commerciale) e ne erano sicuri nonostante continuassero ad essere sprovvisti delle certificazioni a loro mani in quel momento ma che le avrebbero esibite al momento della stipula del contratto di locazione.
A questo punto la signora ci informava anche che avrebbero voluto delle garanzie sulle nostre persone e pertanto immediatamente consegnai loro una recente visura della Camera di Commercio di Genova che indicava la mia persona senza protesti o problemi di alcunché e mi rendevo disponibile a fornire loro anche un estratto del casellario giudiziale tramite il Tribunale, ma la loro richiesta di garanzia non era inerente alle documentazioni (che peraltro trattennero) ma esclusivamente alla questione “amministrativa” (volevano o più soldi o addirittura una fideiussione a loro garanzia della durata di 1 anno – praticamente volevano 10.800,00 € di acconto).
A tale richiesta chiaramente ci opponemmo in quanto ci risultava che la legge vietasse il versamento di tale acconto ma che avremmo contattato le nostre banche per vedere per la fidejussione. 
Il Rag. GALEANO (il loro consulente) chiese anch’esso in più battute ai proprietari del locale se le autorizzazioni ed i permessi di agibilità dei locali erano a posto e sempre ottenne anch’egli la stessa risposta – tutto era in ordine, ed il locale era accatastato come commerciale – la documentazione avrebbero provveduto a portarla alla stipula del contratto.”

L'incontro per la firma del contratto avvenne il 15 giugno 2010 e nuovamente non vi era traccia della documentazione richiesta dai responsabili del Circolo (certificati di agibilita del locale, certificato catastale di assegnazione categoria dell’immobile, certificazioni degli impianti, pianta dei locali, etc.) che appositamente chiedevano di inserire nel contratto un apposita precisazione per cui i locatari dichiaravano nel contratto quanto affermavano a voce, ovvero che tutto era conforme alle normative vigenti e gli impianti erano certificati. L'immobiliare VERDE RIVIERA avrebbe voluto il pagamento di tutta la mensilità di giugno dovette ripiegare anche perché lo stesso loro “consulente” espresse che non era possibile far pagare un affitto per un periodo in cui il locale non era stato dato in locazione, ma ha richiesto ed ottenuto il pagamento di tre mensilità anticipate più il mese in corso per un totale di 2.700 euro + 450 euro oltre ad Iva per 90 euro). All'atto della firma del contratto venne comunicato che le chiavi erano in possesso dell'operaio che si era occupato di concludere i lavori (sic) e che contattato era pronto a consegnarle. 
Firmato il contratto non veniva consegnato in copia ai rappresentanti del neo Circolo in quanto si dichiarava che lo avrebbero consegnato dopo la registrazione dello stesso (l'unica copia che questi hanno avuto è una copia non firmata e con l'impegno della SACCONI di consegnargli quello registrato il 16 o al massimo il 17 giugno). Venne consegnato l'assegno alla VERDE RIVIERA srl (che forni anche gli estremi per i futuri paganti sul conto presso il Monte dei Paschi di Siena) che verrà poi incassato la mattina seguente.

Quindi avute le chiavi del locale, si legge ancora nel lungo esposto:
“Il giorno giovedi 17/06/2010 mattina mi recai finalmente presso il locale affittato ed una volta giunto sul posto mi resi subito conto che la scala di accesso al locale risultava priva di alcune protezioni che la rendevano inagibile (mancanza di griglie a pavimento con il pericolo di caduta delle persone ed addirittura distacchi delle ringhiere dalle pareti di oltre 50 cm che permettevano alle persone di cadere e fare un volo di oltre 4 m di altezza) e sicuramente non sicura per l’accesso delle persone nei locali della associazione.
Una volta aperta la porta del locale (se di porta si può parlare) trovai il locale da noi affittato in una condizione talmente disastrata che parlare di inagibilità credo sia solo migliorativo rispetto alla reale situazione.
Il locale a noi affittato era in una condizione tale che non solo non ci permetteva di usare lo stesso per l’accesso delle persone in sicurezza ma ci inibiva addirittura la possibilità di procedere con i lavori di preparazione. Immediatamente iniziammo a provare a contattare il sig. GRAPPIOLO e/o la signora SACCANI ma come di consueto nonostante i telefoni risultassero liberi non ricevemmo alcuna risposta.
Le condizioni degli impianti erano oscene, non solo gli impianti non erano a norma ma in alcuni casi addirittura non c’erano, proverò ora a fare un elenco di quanto risultante al momento dell’ingresso nel locale:  (omissis)
Per gli impianti elettrici non ci sono parole a descriverlo, a prescindere che tutte le accensioni si trovano a distanze di oltre 10/15 metri dai punto di accesso del locale (cioé nel momento in cui si accede dalla porta per poter arrivare al pulsante di accensione bisogna percorrere circa 6 metri di strada al buio prima di attivare l’illuminazione della prima parte del locale ma per accendere la seconda parte allora di metri al buio ne dobbiamo percorrere circa 15 e per la terza zona altri 10), non esiste assolutamente illuminazione sulla scala di accesso con la pericolosità che ne consegue oltre a quando detto della stessa scala poc’anzi.
Non vi sono assolutamente nessun genere di cassetti di derivazione (necessari all’ingresso del locale e all’ingresso di ogni vano secondo le normative dei vigili del fuoco per tutela in caso d’incendio), il contatore generale non si sa tutt’oggi dove sia e il salvavita (dal quale esce e pende una spina industriale??) si trova a oltre 10 mt dall’ingresso del locale quindi assolutamente inaccessibile in caso di pericolo, tutte le caverie dell’impianto elettrico passano a pavimento (dietro il famoso zoccolo) a 0 cm da terra, sia la forza motrice che l’illuminazione che gli impianti citofonici (si può facilmente capire la pericolosità in caso di allagamento del locale cosa peraltro non difficile visto che è un colabrodo e visto che e gia avvenuto detto anche dai proprietari che ne motivano il rigonfiamento del pavimento) ed in alcuni punti passano attaccati ad alcuni tubi idraulici che in caso di perdita potrebbero addirittura portare alla folgorazione gli inquilini dei piani sottostanti.
Ovviamente vi sono vari punti con caverie volanti appese senza ulteriori specificazioni ma sicuramente inerenti ad essere impianti elettrici isolati con una punta di nastro carta. Attacchia caldaie con tubi volanti non fissati senza guaine tantomeno crene o canaline a norma.
(omissis)”

Quindi: “Una volta accertato tutto quanto qui menzionato ed in merito ai fatti sopradescritti abbiamo ... immediatamente cercato in tutte le maniere di metterci in contatto con i proprietari del locale per chiedere spiegazioni in quanto il locale a seguito di quanto ivi descritto risulta assolutamente inagibile, ne tantomeno utilizzabile da noi in qualità di locale commerciale ne tantomeno come sede di una associazione nella quale dovrebbero svolgere dei cittadini la loro vita sociale.
Chiaramente nonostante le nostre innumerevoli telefonate sia all’ing. GRAPPIOLO sia alla signora SACCANI nessuno risultava essere rintracciabile (telefoni con linea libera ma nessuna risposta).
Finalmente il giorno sabato 19/06/2010 in mattinata mi arrivava una telefonata dall’altro sig. GRAPPIOLO Giacomo che mi contattava per (forse) farmi avere la piantina dei locali (chiesta peraltro oltre un mese e ½ prima) e immediatamente lo mettevamo a conoscenza della situazione (mancanza del contratto a nostre mani- ... -, mancanza delle certificazioni degli impianti a noi comunque necessarie da consegnare agli enti per le volture dei contatori luce gas, completa inagibilità dei locali e richiesta del motivo per cui non avevano finito i lavori ma avevano pero preso i soldi e consegnato le chiavi) ed alle nostre richieste il sig Giacomo rispondeva che lui non era a conoscenza di nulla e che avremmo dovuto conferire o col fratello o con la madre, ma che “casualmente” il fratello non era disponibile e la madre si trovava a Bruxelles in visita alla figlia.
A questo punto noi abbiamo insistito per un immediato incontro sul posto in quanto la situazione era grave, noi non avevamo la documentazione che di legge ci dovevano consegnare, il locale non poteva essere occupato in quelle condizioni abbiamo dovuto effettuare 2 traslochi per tutto il materiale audio visivo di un valore di oltre 20.000,00 €, abbiamo dovuto bloccare un ordine di consegna arredamento per oltre 5.000,00 € che sarebbe dovuto arrivare nei prossimi giorni ma sopratutto ci avevano ingannati.
Ancora una volta come per miracolo il fratello (che era irrintracciabile ) ha preso in mano la cornetta del telefono e ci ha semplicemente dichiarato che lui il locale ce lo aveva consegnato cosi come era e tanto i lavori non li avrebbero mai fatti, e dopo una discussione durata quasi ½ ora l’unica soluzione per lui (che comunque aveva altro da fare e non era disponibile ad un incontro) era che o accettavamo il locale cosi o eventualmente secondo la sua disponibilità ci avrebbero fatto sapere quando ci saremmo potuti incontrare ed eventualmente strappare il contratto ma sicuramente non prima di una decina di giorni. Alla nostra richiesta di un incontro immediato pena una nostra denuncia alle Autorità allora provvedeva a fissarci un incontro con il fratello Giacomo (lui era in partenza per l’estero e la madre lo era già – a Bruxelle in visita alla figlia - e sarebbero stati via fino ad almeno martedì 22/06/2010) per lunedì 21/06/2010 alle ore 15.00 presso il locale.
Logicamente (data l’inconsistenza di sicurezza della porta di accesso al locale in plastica e mezza scardinata) il giorno domenica 20/06/2010 abbiamo nostro malgrado dovuto rimuovere tutto il materiale già da noi portato sul posto.
Il giorno 21/06 ... ci siamo recati sul posto e incontrato il sig. Giacomo dopo avergli spiegato la situazione (di cui lui peraltro era già a conoscenza) con lo stesso abbiamo ribadito la necessità di risolvere il problema immediatamente e lui ci ha risposto che i lavori non erano stati fatti in quanto non avevano soldi e ci ha garantito che nell’arco di 24 ore avremmo potuto incontrare la madre in quanto era già in viaggio di ritorno (le parole esatte sono state “ mia madre e di ritorno da Bruxelles è solo questione di ore, appena sò a che ora arriva in treno vi chiamo e comunque entro domattina”).
Come potevamo immaginare, ciò non è avvenuto e anzi abbiamo dovuto nuovamente noi chiamare ripetutamente tutti e nuovamente abbiamo avuto il contatto con il sig. Alessandro GRAPPIOLO (ormai il giorno 22/06) che ci informava che dovevamo aspettare perché la madre era in Svezia (dal treno di rientro da Bruxelles casualmente era finita in Svezia) e probabilmente sarebbe rientrata giovedì 24/06 comunque ci avrebbero fatto sapere.
Ormai stufi di essere presi in giro da tali persone il giorno 22/06 alle ore 16.30 circa ci presentavamo quindi presso lo studio del Rag. GALEANO in quanto indicato sul contratto come sede legale della ditta di cui la signora SACCANI e Amministratrice Delegata (a questo punto non siamo piu sicuri nemmeno di questo) per ottenere almeno copia del contratto di locazione stipulato e firmato in data 15/06/2010 e di cui avremmo dovuto ricevere copia registrata in data 17/06 dalla sorella della signora SACCANI (scomparsa anch’essa e della quale non abbiamo piu notizie).
Presentandoci presso lo studio un dipendente ci ha riferito (dopo essersi recato nell’ufficio del ragioniere) che il ragioniere non era presente e gli aveva riferito che non potevano darci nulla senza la presenza della signora SACCANI e non sapevano altro e avremmo dovuto metterci in contatto con lei. A questo punto abbiamo lasciato il nostro recapito al dipendente (che peraltro lo aveva già) informandolo che il documento era un nostro diritto averlo senno ci saremmo rivolti alle Autorità e lo stesso dipendente ci assicurava che più tardi quando fosse rientrato il ragioniere ci avrebbe chiamato.
Ad oggi non abbiamo più alcun genere di notizia.
I signori hanno incassato l’assegno il mattino successivo all’emissione e dallo stesso giorno sono scomparsi tutti.
(omissis)”

Da quello che è dato sapere dopo il deposito dell'esposto alla Guardia di Finanza i signori si sono fatti vivi ed hanno riconsegnato l'ammontare dell'assegno incassato, senza riconoscere i danni arrecati, ed il contratto (che non era stato registrato!) è stato stracciato.
Ora la Finanza continua il suo lavoro su questo episodio e su altri ma la cosa davvero particolare è che uno dei signori della VERDE RIVIERA SRL sia anche uno dei “paladini” della correttezza...

Infatti Giacomo GRAPPIOLO è uno dei “grillini” storici a Genova, promotore con la moglie Manuela CAPPELLO

(già consigliere comunale e assessore provinciale a Genova per l'Italia dei Valori ed ora consigliere comunale indipendente a Genova) del “Gruppo Storico degli Amici di Beppe Grillo” a Genova - http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova -

che si prefigge tra i propri obiettivi quello di una lista civica “5 stelle” del MoVimento di Beppe Grillo per le prossime elezioni.

Dopo l'era dei “furbetti del quartierino” si è passati a quanto pare a quella dei “furbetti del mitappino” ed è davvero triste come storia, indipendentemente dall'esito giudiziario che avrà, perché l'accaduto, esposto e documentato con dovizia alla Finanza, dimostra l'assenza totale di etica e di rispetto per gli altri al solo fine dei propri affari, da parte di chi si presenta come seguace del grande “moralizzatore”, ieri Antonio Di Pietro ora Beppe Grillo.

Ma questa, come siamo abituati, non è una novità, basterebbe aprire bene gli occhi!

 

 

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...