Genova, quando la 'ndrangheta vota IdV-Le bufale della DAMONTE, l'omertà della politica e la posizione di DI PIETRO che difende la DAMONTE - Perche' Di Pietro mente?

18.07.2010 20:12

"La Liguria e' 'ndranghetista"... ed i politici guardano ai voti           
     
OLTRE AL "COLLETTORE" C'E' ANCHE UN BOSS CON L'IDV...


Un altro 'ndranghetista,vicino a Di Pietro, è Onofrio GARCEA. 'Ndranghetista con il grado di "sgarro" del clan dei BONAVOTA.

A Genova attivo da anni ed anni, con pesantissimi precedenti di polizia e giudiziari, legato anche al clan dei MACRI' ed al Vincenzo STEFANELLI della cosca STEFANELLI-GIOVINAZZO. GARCEA è un esponente apicale della 'ndrangheta a Genova, tanto che lui si occupa anche di supportare la latitanza di due esponenti della cosca saliti dalla Calabria.

Ed il GARCEA è già stato coinvolto in un inchiesta per "voto di scambio" proprio a Genova, in occasione delle amministrative del 2007... ma questo lo vedremo nel prossimo "atto".

IL GARCEA si è dedicato, in occasione delle elezioni regionali del 2010, ad effettuare presso la comunità calabrese la presentazione ed il sosteno della candidata Cinzia DAMONTE... non del PDL e nemmeno dell'UDC, bensìdell'ITALIA DEI VALORI - LISTA DI PIETRO.

Dopo alcune tardive segnalazioni che indicavano due appuntamenti svoltisi (uno nel Tigullio ed uno a Pegli) in cui il GARCEA avrebbe presentato la candidata ai suoi invitati alle classiche cene-elettorali, la terza segnalazione giunge in tempo per permetterci di organizzarci.

Si tratta della cena elettorale presso il ristorante-pizzeria "da Jerry" a Voltri, l'estremo ponente di Genova. E' il 23 marzo 2010. Lì il boss della 'ndrangheta GARCEA gira i tavoli per presentare i convenuti, uno ad uno, alla DAMONTE, distribuendo anche i facsimili delle schede perché i conterranei non sbaglino ad indicare la preferenza.
Come "Casa della Legalità" siamo riusciti a scattare un bel pò di foto - anche queste passate ai reparti investigativi - ma questa volta le rendiamo pubbliche, perché: quando è troppo è troppo!

La reazione quale è stata? La difesa della DAMONTE, naturalmente... (a parte la presa di posizione di due candidati, uno Paolo Fasce a Genova, candidato in Sel, ed una in Lombardia di Giulio Cavalli, candidato dell'Idv), per il resto silenzio assoluto. E' arrivato anche l'intervento direttamente di Antonio Di Pietro, via web, che presentava la signora come una povera vittima dell'ingenuità (anzi la colpa sarebbe stata, secondo il Tonino, nostra che non l'abbiamo avvertita)... Di Pietro dice che quella povera donna è sull'orlo del suicidio, che piange disperata e che è nuova alla politica perché proveniente dalla società civile e poi non può mica conoscere tutti quelli che vanno alle sue iniziative elettorali. Peccato che la signora non sia nuova alla politica, bensì fosse già al secondo mandato come assessore nel Comune di Arenzano (su cui pesa un'infiltrazione mafiosa spaventosa) e soprattutto il GARCEA non era andato da solo lì, infilandosi tra gli "elettori", ma aveva il posto d'onore alla cena elettorale: il capotavola e gran cerimoniere! Naturalmente la signora è ancora pienamente nell'Idv, che continua a rappresentare nel Comune di Arenzano!

mercoledì 24 marzo 2010
:
Il boss della 'ndrangheta ONOFRIO GARCEA distribuisce alla cena elettorale
dei calabresi i volantini elettorali della signorina che ha accanto:
CINZIA DAMONTE dell'Italia dei Valori - Lista Di Pietro




Cinzia Damonte, il boss e l'ex trafficante d'armi fidanzato           
sabato 27 marzo 2010

La risposta di Di Pietro è stata di difesa di Cinzia Damonte per quanto noi ed altri (Repubblica, Espresso, MicroMega, il Fatto) abbiamo denunciato. Di Pietro ha scritto sul suo blog che la Damonte proviene dalla società civile, nel senso che è nuova alla politica e che c'è solo "una foto". Di Pietro che non è un ingenuo e che se non è un fesso prima di scrivere si è informato bene (altrimenti che credibilità ha?) dice delle falsità assolute.

La prima cantonata di Di Pietro è di Cinzia Damonte novella della politica proveniente dalla società civile. Infatti la Damonte non viene dall'impegno sociale, ma dai partiti, dalla politica e dall'amministrazione pubblica. Si era candidata in una lista civica senza riuscire ad essere eletta, quindi si candida alle successive elezioni con la lista ad Arenzano dei Ds che porta Luigi Gambino a Sindaco. Poi scoppiano i casini delle concessioni edilizie e Gambino la nomina assessore all'urbanistica. Quando il Comune di Arenzano rischia lo scioglimento coatto vi sono le dimissioni che portano allo scioglimento anticipato e si torna al voto. La Damonte è di nuovo candidata con Gambino ed i Ds, viene rieletta e torna assessore all'urbanistica. Poi passa a Sinistra Democratica, una formazione più piccola dove è più facile emergere. Dove sia quindi una novella della politica ci piacerebbe davvero capirlo!

La seconda cantonata, quella sulla singola foto di cui parla Di Pietro la vediamo per ultima, dando spazio, a questo punto ad una panoramica più ampia sulla Damonte ed il suo contesto, così che sia chiaro quanto sia devastante la questione politica apertasi e che Di Pietro non vuole affrontare, perché, lo dice lui, va tutto bene così!


domenica 28 marzo 2010
Pubblichiamo la trascrizione di un delirante minestrone di menzogne di Antonio Di Pietro sulla questione della candidata in Liguria dell'Italia dei Valori - Lista Di Pietro alle elezioni regionali 2010, Cinzia Damonte, su cui si è profuso l'impegno di promozione e raccolta voti del boss della 'ndrangheta Onofrio GARCEA.
Di Pietro mente ed è quindi necessario non solo rispondergli e smontare le menzogne punto su punto, ma anche porsi due domande: perché nega i fatti? cosa c'è dietro a questo arrampicarsi sugli specchi per sostenere l'indifendibile?
La questione dell'influenza della 'ndrangheta alle elezioni genovesi e liguri non è una novità, Di Pietro dal 2 maggio 2009, tra l'altro, ha in mano un estratto del rapporto della GdF (peraltro ampiamente pubblicato in rete oltre che dagli organi di stampa) che gli consegnammo a Bologna, dove compare proprio il nome di GARCEA, unitamente ai MAMONE, STEFANELLI ed altri. Sin da allora lo avvisammo che uno dei punti di contatto politica-cosche era un dirigente divenuto dell'IdV in Liguria, lui (Di Pietro) disse "abbiamo ritenuto opportuno così" ed oggi, a Genova, la 'ndrangheta fa votare per l'Italia dei Valori.
Leggete voi la dichiarazione di Di Pietro e la risposta. Riflettete e valutate i fatti, buona lettura...



"Di Pietro sul caso della candidata ligure"
Ecco la trascrizione della dichiarazione Antonio Di Pietro, il cui video è postato sulla sua pagina di Twitter :
"Stiamo parlando di una candidata dell'Italia dei Valori, una persona per bene, madre di famiglia, incensurata che più incensurata di così... Si chiama Cinzia Damonte, persona che non ha mai fatto politica, che viene quindi dalla società civile. Una persona che... non viene dalla Prima Repubblica, adesso sta facendo politica proveniendo dalla società civile, che sta facendo campagna elettorale, e quindi fa degli incontri elettorali, anche cene elettorali, le fa aperte... e tra gli invitati ha invitati anche dei ragazzi della cosiddetta Casa della Legalità, un gruppo di persone tra cui ci sono anche delle bravissime persone (voce intervistatore: "una frangia molto critica, diciamo")... non è critica...fa parte di uno che faceva parte dell'Italia dei Valori e siccome non ha avuto quello che voleva avere, adesso tutti quegli altri son cattivi e lui è buono... semplicemente uno che l'elettorato non lo ha premiato e allora lui pensa che far sentire male degli altri invece che ha premiato che vuol dire che lui è più buono... Ma non è questo il tema, questo fa parte della politica. Quello che io deploro è che questi ragazzi erano presenti là, questa povera signora, brava donna candidata, ha una porta aperta, entrano per fare così un buffet elettorale e nel buffet elettorale si parla di politica e si cerca il consenso elettorale. Se queste persone che vengono invitate sanno che li dentro c'è una persona poco di buono, ma tu sei venuto lì per fregarmi o per darmi una mano? Se tu ti chiami Casa della Legalità e sai che si è infilato dentro una persona che non merita di stare con noi, ma vuoi avvertirla sta povera crista della Damonte? Questa Cinzia Damonte dichiara di suicidarsi per la disperazione."


Questa cosiddetta risposta di Antonio Di Pietro sulla questione dei voti della 'ndrangheta all'IdV a Genova, è un delirio su tutti i fronti, con una sfilza di menzogne da far impallidire anche il signor B. Vediamo punto per punto.

1) come si è già detto e dimostrato la Cinzia Damonte non è affatto una novella della politica: già candidata tre volte, due eletta in un Consiglio Comunale con la lista dei diesse di Arenzano in appoggio a Luigi Gambino e dal 2006 è assessore all'urbanistica.

2) quella cena è stata promossa dal boss Onofrio GARCEA e non dalla candidata, è lui che infatti siede a capotavola, perché in quella cena il posto d'onore era della 'ndrangheta, non della politica. E' infatti il boss mafioso che presenta alla Damonte gli invitati. Non era lì, infiltrato per caso. E vi è di più: infatti oltre al boss della 'ndrangheta vi era il fidanzato ufficiale e convivente della Damonte, che come lei era in Sinistra Democratica - SL, ovvero Pasquale Esposito, ma che si presenta come Paolo Masi, già condannato a 5 anni di carcere per traffico di armi e indicato da molteplici segnalazioni come persona con un passato nell'ambiente eversivo rosso e con contiguità con la criminalità organizzata campana. E' il boss GARCEA che presentando la candidata ai convenuti distribuisce i facsimili delle schede elettorali con l'indicazione di votare IdV e Damonte, mentre la Damonte lo segue e incassa le presentazioni del boss. Le foto testimoniano questo e sono inconfutabili!

3) la "Casa della Legalità" non ha mai fatto parte dell'Italia dei Valori, è composta, sin dalla sua fondazione, di persone con idee differenti perché la questione della legalità non ha (e non può avere) un confine partitico, ma è (dovrebbe essere) questione pre-politica e trasversale.
Dell'Ufficio di Presidenza solo una persona è stata nel passato nell'Italia dei Valori e, come Elio Veltri, se ne andò quando si comprese la degenerazione del movimento di Di Pietro. In sintesi le ragioni fondamentali (ben note!) sono due: nel 2001 Di Pietro invia in Liguria come capolista per le politiche (quota proporzionale) tal Filippo De Jorio, piduista, legatissimo a Gelli ed Andreotti, coinvolto nel golpe Borghese (e graziato da un pm di nome Vitalone). Di Pietro difese De Jorio e solo dopo il mobilitarsi della base e di Paolo Flores d'Arcais, il Di Pietro fu costretto (dopo un lungo braccio di ferro) a desistere dalla candidatura di De Jorio. Il secondo evento, con cui si troncarono definitivamente i rapporti, è stato nel 2002 quando di fronte alla scelta dell'Italia dei Valori genovese di promuovere una lista civica comune con ambientalisti e la Lista Sansa, fuori da un centrosinistra corrotto e colluso, Di Pietro scelse di imporre l'appoggio a Giuseppe Pericu, ex consulente e compagno di Alberto Teardo, tanto da procedere a commissariare la struttura genovese con Beniamino Donnici.
E' un po' diversa la storia dei fatti rispetto a quella del "non ha avuto quello che voleva" che Di Pietro cerca di profilare. Tutta, tra l'altro, documentabile, anche semplicemente negli archivi delle pagine dei quotidiani di allora (a differenza di ciò che afferma Di Pietro!)


4) la "Casa della Legalità", che non era invitata alla cena, era lì per documentare quanto stava avvenendo, ovvero l'influenza della 'ndrangheta sul voto delle elezioni regionali. Infatti il boss GARCEA, come si può apprendere dagli atti della Guardia di Finanza che abbiamo pubblicato in ampi stralci, è proprio uno dei soggetti della criminalità organizzata calabrese che segue questa particolare attività per costruirsi i supporti politici necessari a perseguire gli affari delle cosche.
E noi dovevamo dire alla Damonte che ha accettato di farsi fare la campagna elettorale dal boss GARCEA, che Onofrio GARCEA era Onofrio GARCEA?
Se poi vogliamo proprio essere precisi noi avvertimmo direttamente Di Pietro in persona, il 2 maggio 2009 a Bologna.

In quell'occasione gli consegnammo un estratto del rapporto della Guardia di Finanza  per il filone di indagine sul voto di scambio politico-mafioso a Genova, segnalandogli che il COSMA Salvatore, indicato come punto di contatto tra politica e gli esponenti delle cosche calabresi, tra cui MAMONE, STEFANELLI e GARCEA, era stato nominato responsabile dei dipartimenti tematici dell'Idv in Liguria. Di Pietro risposte: "perché abbiamo ritenuto opportuno così". (c'è anche il video).
Quindi chi è che sapendo ha "ritenuto opportuno così"? Antonio Di Pietro e non può dire che non sapeva!

Le affermazioni di Antonio Di Pietro sono gravissime perché mente sapendo di mentire e lo fa cercando di intortare per l'ennesima volta quanti, in buona fede, ancora gli credono ciecamente senza andare a verificare i fatti. E' grave perché non risponde e quindi protegge chi ha scelto di farsi fare la campagna elettorale dalla 'ndrangheta, accettando quindi un "patto" con essa.
.... bisognerebbe porsi sul serio una domanda chiara: come mai Di Pietro difende strenuamente - sparando menzogne a raffica che sono smentite da fatti inconfutabili e non modificabili - quella candidata e quella cena con al posto d'onore la 'ndrangheta?
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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