Firma la petizione contro la censura dell'informazione di rete

28.06.2011 14:11

L’Agcom, l’Autorità Garante per le comunicazioni, sta per diventare il GF, Grande fratello (non quello di Mediaset ma quello di Orwelliana memoria).

L’autorità sta per mettere in campo un sistema per bloccare siti esteri di qualunque tipo, come per esempio Wikileaks, ma anche giornali online, blog e siti di qualunque genere.

Firma la petizione online: sitononraggiungibile.e-policy.it/

 

L’articolo 21 della costituzione, è bene ricordarlo, dice che:

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

“Il motivo di questo allarme si scopre tra le righe della delibera Agcom”, spiega Fulvio Sarzana, noto avvocato che si interessa di diritto in internet e tra i primi firmatari. “Si legge – dichiara Sarzana a Repubblica.it – che Agcom si riserva il diritto di sequestrare (cioè di impedire l’accesso agli utenti italiani) siti prevalentemente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all’estero. Come si vede, con quella congiunzione “o” si apre un mondo”. “Qualunque cosa connessa al diritto d’autore e posta all’estero può finire nel mirino dell’Authority, che deciderebbe il sequestro in autonomia, senza passare dall’autorità giudiziaria. E’ una cosa inaudita nei Paesi democratici. Ed è incostituzionale”, aggiunge Sarzana. “Addirittura si legge in delibera che nelle intenzioni dell’Authority questo sistema di sequestro dovrebbe diventare automatico”.

 

Il pericolo, dice Sarzana sentito da Repubblica online, è che “YouTube, che ha server in Irlanda, diventa irraggiungibile dall’Italia per un singolo video pirata”.

Il pericolo, naturalmente, è che invece di passare dalla magistratura, come prevede la costituzione, si passi prima a sequestrare il sito, che magari dice cose sgradite invece che infrangere un copyright, e poi la magistratura passi ad accertare i fatti. In questo lasso di tempo si sta violando, evidentemente, la libertà di espressione.

 

Molti hanno pensato subito a Wikileaks, che di certo non è simpatico a molti governi, compreso quello degli Stati Uniti e che recentemente ha rivelato anche cose abbastanza imbarazzanti su alcuni nostri politici.

 

I membri dell’Authority si difendono dicendo che la delibera serve solo a tutelare il diritto d’autore. Ma in questi casi è meglio dubitare, visto che i meccanismi di elezione dei membri dell’Authority in Italia non hanno quella cristallina indipendenza che dovrebbe renderli super partes e di notoria indipendenza da interessi politici.

 

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