Fini e Berlusconi divisi. E adesso che succede? Rassegna di opinionisti di regime! Manca il commento di ciascuno di noi !

31.07.2010 22:56

Politica & Palazzo | di Redazione Il Fatto Quotidiano

31 luglio 2010

Fini e Berlusconi divisi. E adesso che succede? Le elezioni sono vicine o la maggioranza continuerà a governare senza scossoni? La campagna acquisti andrà a buon fine o la fuoriuscita dei finiani assesterà il colpo di grazia a un governo che traballa? Il giorno dopo la rottura definitiva tra Berlusconi e Fini, abbiamo chiesto ad alcune delle nostre firme di provare a immaginare che succederà. C’è chi vede nella Lega il fattore determinante, chi sospetta che tra le tante metamorfosi di Fini, questa possa essere quella buona. Anche se nessuno è convinto che la sua sia una vera “ribellione morale”. Comunque vada, qualche certezza c’è. Che il Pd non è pronto a prendere il suo posto. E che le televisioni continueranno a rimanere nelle mani dell’attuale presidente del Consiglio. Al mercato della politica la campagna acquisti è cominciata. Berlusconi ha davanti mesi di lavoro sodo. Obiettivo: arrivare pronti al 14 dicembre. Quel giorno la Consulta deciderà sul legittimo impedimento. E a Berlusconi serviranno uomini pronti a votare uno scudo di riserva. Altro che Fini, è questa la sua pena.

Ecco gli interventi delle nove firme del nostro giornale. Come sempre, il dibattito è aperto nello spazio commenti di ogni articolo.

Fini rompe con B. E adesso che succede?
Gli scenari di Travaglio, Pasquino, Viroli

MARCO TRAVAGLIO Solo l’inciucio lo salverà

Nel 1994 il traditore era Bossi. Nel 2001-2006 erano Casini e Follini. Ora è Fini, che nei prossimi mesi verrà randellato a reti ed edicole unificate. Si scoprirà che Granata rapina le banche, Bocchino spalanca l’impermeabile ai giardinetti, Briguglio deruba le vecchiette. Stessa sorte toccherà a chiunque si avvicini ai finiani. Ma qualcosa rischia anche B. visti i tassi di assenteismo parlamentare del Pdl, solo gli inciucisti Pd & Udc potranno salvare le sue leggi vergogna prossime venture. Il redde rationem arriverà a dicembre, quando la Consulta (P3 permettendo) dovrebbe bocciare il legittimo impedimento. B., tornato imputato, dovrà strappare subito il processo breve o il lodo Alfano-bis. A quel punto, delle due l’una: o B. riuscirà a rimpiazzare i finiani con un pezzo di Udc (Cuffaro & his friends), o dovrà giocarsi il tutto per tutto alle urne. E, votando con la porcata Calderoli e col Pd in coma, potrebbe pure rivincere. Autoincoronandosi finalmente imperatore d’Italia.

GIANFRANCO PASQUINO Primavera di fuoco

1°scenario La maggioranza di governo, dimagrita e rabberciata, va avanti. Berlusconi si butta in una campagna acquisti di parlamentari, attività che nel Paese del trasformismo ha una storia lunga e di successo. La maggioranza rimpolpata diventa più disomogenea e meno capace di governare. Per liberarsi di Fini. Berlusconi prepara il terreno adatto ad elezioni nella primavera del 2011. Adesso, il suo blocco sociale, soprattutto gli imprenditori, non vogliono elezioni. Il governo avrà comunque vita grama. 2° scenario Nonostante gli acquisti, la maggioranza non tiene. Gli assenteisti non si presentano. Bossi presenta il conto del federalismo. Il governo va troppo spesso “sotto”. Il Presidente della Repubblica è costretto ad adempiere al dettato costituzionale. Non esistendo più una maggioranza operativa, si apre la strada ad un governo, tecnico, istituzionale, transitorio con il mandato di portare il paese alle urne. Berlusconi non si opporrà, limitandosi a suggerire il nome meno sgradito per Palazzo Chigi.

MAURIZIO VIROLI Le due facce del sistema di corte

Lo scontro fra Berlusconi e Fini può essere interpretato o come un ennesimo esempio di politica cortigiana o come un esempio di grande politica ispirata da un sentimento di riscossa morale. La bilancia sembra pendere verso la prima ipotesi. Dopo aver servito il signore per anni ed averne ricavato per sè e per i suoi grandi vantaggi in termini di fama, prestigio e ricchezza, il servitore non si accontenta più e vuole prendere il posto del signore di cui avverte l’indebolimento. Del tutto logica la risposta dura del signore che vuol dare una lezione esemplare a chi osa mettere in dubbio la sua centralità ed il suo ruolo di comando indiscusso ed indiscutibile. La logica del sistema di corte non tollera né un potere contestato, né due o più signori sullo stesso piano. Se, invece, la scelta di Fini di opporsi al signore è dettata da un sincero sentimento di ribellione morale ispirata da principi repubblicani alla corruzione provocata dal sistema di corte, allora siamo di fronte al primo passo di una vera e propria svolta politica ed ideale

 

Berlusconi sa quello che vuole: comandare. E distruggere chiunque lo contrasti. Il confronto con lui è a somma zero: per non essere distrutti bisogna distruggerlo (politicamente, si intende). I suoi oppositori sembrano invece illudersi. Il futuro del paese dipenderà: se useranno i numeri che già hanno in Parlamento (uno più di Berlusconi) per rovesciarne governo e regime. Con un governo di “lealtà costituzionale” che liberi l’etere televisivo dall’esproprio berlusconiano, cambi la legge elettorale e magari abroghi le più indecenti leggi “ad personam”. Ma difficilmente gli oppositori di Berlusconi supereranno le miserie del piccolo cabotaggio e della stupidità (e della corruzione), al massimo faranno un “governissimo” che lascerà a Berlusconi il potere mediatico e gli regalerà l’aureola della “antipolitica”. Si andrà alle elezioni nelle condizioni antidemocratiche oggi vigenti. Ma anche Pinochet fu sconfitto nel “suo” referendum: finché c’è lotta c’è speranza.

OLIVIERO BEHA Sono saltate le quinte

Sono saltate (quasi del tutto ma mai abbastanza) le “quinte” della sedicente della politica. Dalla platea vediamo attori, impalcature, camerini, fari ecc. Al di là di chiacchiere d’occasione che ignorano gli ultimi vent’anni, è evidente che Fini scommette sulla fine di Berlusconi e vuole smarcarsi in tempo prima del “diluvio”. In agosto si infittiranno negoziati e trame, nella maggioranza, nell’opposizione, nelle nuove “forze” o debolezze di ultimo conio. A chi conviene andare a elezioni anticipate senza alcun progetto per il Paese? Pare a nessuno, se non a Di Pietro che consolida il gruzzolo di voti o a Vendola che si propone. potrebbe convenire a Berlusconi se fa i conti bene, sondaggi alla mano. Ma chi gli assicura il solito “triumpho” elettorale? Stavolta è più difficile, e l’incognita astensione punirebbe tutti, a tutte le latitudini di una politica in realtà solo comitato d’affari.Prevedo che le cose rimarranno ancora un poco così, in attesa degli esiti delle trattative. Il calcio-mercato finisce il 31 agosto.

BRUNO TINTI Risveglio (da piangere)

Ho sognato che B. riusciva a sedurre qualche finiano: ti faccio ministro. 2 o 3 accettavano la nomina a ministro per la Salvaguardia delle società off shore e per la Tutela e lo sviluppo delle escort. Da sempre fedeli a B. non erano contenti di queste gratificazioni concesse agli ultimi arrivati. Allora B. ricorreva al “suo” sistema: un po’ di quattrini all’uomo giusto. Qui cominciava la parte migliore. Qualche anima pia faceva arrivare alla Procura le prove della transazione; il Procuratore incriminava B. e i finiani pentiti per corruzione, voto di scambio e interesse privato in atti d’ufficio. La Procura inviava al Parlamento una richiesta di autorizzazione all’arresto per B e un po’ di “scambisti”. Il Parlamento decideva che l’occasione era troppo ghiotta e un certo numero di pentiti del Pdl, i finiani, l’Idv e anche l’Udc e il Pd (è un sogno, ovviamente) votavano per l’arresto. B. finiva in galera insieme agli scambisti. Mi sono svegliato e ho letto sui giornali che Brigandì andrà al CSM come componente laico. Mi sono messo a piangere.

PETER GOMEZ Tra lo scudo e il Carroccio

Il pallino è in mano alla Lega. Bossi sosterrà B. finché penserà di poter ottenere il federalismo. Ma il sentiero è stretto. Perchè il Cavaliere ha due necessità primarie. Allargare la maggioranza e ottenere l’impunità per sè e i suoi amici. Il 14 dicembre la Consulta esaminerà, e verosimilmente casserà, la legge sul legittimo impedimento: la norma che blocca i dibattimenti contro il premier e tutti i ministri. Prima di allora, per l’imputato B. è così necessario approvare lo scudo di riserva: il processo breve. Per farlo servono nuovi deputati. B. punta, sotto la regia dell’imputato Dell’Utri, ad imbarcare i parlamentari vicini all’imputato Cuffaro e molti altri impresentabili. Se non ci riuscirà si appellerà alla piazza. E userà i media per randellare non solo i finiani, ma chiunque nel centro-destra pensasse di seguirli. A Bossi, però, battere questa strada conviene poco. Significa rimandare il federalismo a un eventuale dopo elezioni. Più facile che stacchi la spina e tratti su un tavolo diverso.

NANDO DALLA CHIESA Tutti al mercato, poi c’è Pompei

Sarà un grande mercato. È l’Italia, bellezza. Le leggi della politica a uccidere il mercato; le leggi del mercato a uccidere la politica. Ora che la maggioranza si è fatta incerta (Verdini o Dell’Utri mica possono perdere tempo in Parlamento), sarà sempre campagna acquisti. A decine verranno insidiati e lusingati con i metodi già illuminati dalle intercettazioni maledette: incarichi inverosimili, posti per mogli e amanti, comparsate tivù per piccoli narcisi crescono. La Lega alzerà il prezzo su tutto, prenderà il comando del nord, a partire dal sindaco di Milano. tutti varranno di più: Lombardo e Micciché, i centristi di destra e i centristi di sinistra, e gli italiani capiranno meglio perché si sta al centro. Mentre gli elettori democratici dopo l’operazione Vietti si sentiranno fatti fessi due volte. I nani diventeranno giganti, capaci di tenere su o far cadere un governo, come sempre. E a Napolitano toccherà impedire le elezioni più disastrose della Repubblica e, insieme, la morte definitiva della politica. Auguri a tutti prima di Pompei.

LUCA TELESE Metamorfosi di un incoerente

Se c’è una cosa che a Fini riesce incredibilmente bene è rigenerarsi. Entrare e uscire da storie e matrimoni come si cambiano cravatte e occhiali. È vero, non c’è parentela possibile fra il ragazzo del Fronte della Gioventù con i rayban e l’uomo con la montatura di acciaio sottile che difende il multiculturalismo, fra il missino che sventolava la Fiamma con Le Pen e l’uomo della destra europea che si batte per la fecondazione assistita. Scordatevi la coerenza: Fini non ce l’ha e non pretende di averla. Ma siccome non ce l’ha nessuno, il problema è relativo. Il vero punto, invece, è capire se riuscirà a tenere uniti tutti i suoi sincretismi contradditori di oggi: uomo delle istituzioni ma anche di partito, rifondatore della destra del futuro, ma anche resuscitare dell’orgoglio antiberlusconiano missino. Fini ieri ha archiviato Casalecchio del Reno, il predellino, le comiche finali e l’Auditorium, 17 anni di vita. Ma forse, come nel 1991, passando da un errore a una premonizione, riuscirà ad azzeccare il cambio di epoca.

 

 

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