Equitalia sotto processo: espropriazione per 63 euro

31.01.2011 11:38

Arrestato il direttore di Equitalia in Liguria,Piergiorgio Iodice e tre funzionari della stessa società concessionaria del servizio di riscossione tributi: Silvia Angeli, Roberto Maestroni, Pierpaolo Trecci, tutti assistiti dall’avvocato Giuseppe Sciacchitano. A richiederne il rivio a giudizio il pm Francesco Pinto. Le accuse sono di abuso in atti d’ufficio e falso

Era il 2005 quando Equitalia ancora Gestline commetteva il reato: i figli dell’ex proprietario dell’appartamento di piazza Duca degli Abruzzi, vittima di Equitalia, presentarono una denuncia affidandosi all’avvocato Massimo Auditore solo nel 2009 cioè, quando il reato venne introdotto nel codice penale.

La vicenda è terribile: un uomo ammalato di Alzheimer e una multa da 63 euro non pagata sono i protagonisti. Inspiegabilmente parte a razzo una procedura di esecuzione immobiliare, una serie di passaggi viziati da pesanti sospetti, come quando l’aggiudicazione dell’appartamento avviene – secondo il consulente della Procura – grazie ad una talpa interna alla struttura che ha effettuato il pignoramento.

La procura contesta tutta la pratica. Si parte dalla procedura esecutiva, l’esproprio. Fino al 2 dicembre del 2005 gli ufficiali della riscossione potevano “aggredire” un appartamento anche per un debito scaduto di appena 1500 euro. Successivamente il tetto è stato alzato a 8 mila euro, con un’altra condizione necessaria, ossia che l’importo complessivo del credito debba superare il 5% del valore dell’immobile. Il consulente della Procura della RepubblicaMassimo Serena, dall’esame della documentazione sostiene che tutto l’iter si è messo in moto per una sola cartella da 63 euro. Spiega che, prima di procedere all’esecuzione, Gestline avrebbe dovuto iscrivere una nuova ipoteca che avrebbe dato sei mesi di tempo al debitore per rimediare. In questo modo, secondo la Procura, sarebbe scattata la seconda violazione, quando l’appartamento venne espropriato con i nuovi limiti alzati ormai a 8 mila euro. Senza dimenticare che, come raccontato nella denuncia, le multe non erano state pagate non per cattiva volontà (la famiglia è benestante) ma solo perché il proprietario era gravemente malato (è deceduto nel 2008) e anche la moglie soffriva di una patologia invalidante al cento per cento.
La seconda parte delle accuse – anch’esse respinte dagli indagati – riguarda la messa all’asta dell’alloggio. La prima vendita all’incanto fu annullata con la giustificazione – falsa secondo il pm – che non era stata effettuata la pubblicità obbligatoria. La seconda asta, invece, secondo gli inquirenti venne tenuta nascosta allo scopo di non informare il proprietario espropriato e senza abbassare il valore come stabilisce la legge. L’anziano, infatti, per ragioni affettive, voleva ricomprarsi la “sua” casa, e invece di farlo all’asta, fu costretto a rivolgersi ai tre compratori che se l’erano aggiudicata con quella “procedura gravemente viziata”, pagando loro 200 mila euro. Per una multa da 63 euro.

Ci troviamo davanti ad un caso di truffa aggravata e di un metodo da strozzinaggio.

Non è questo un caso isolato, una vicenda anomala, tutta Italia conosce i metodi ricattatori usati da Equitalia, anche il parlamento ha più volte interrogato il governo senza però riuscire ad ottenere risposta.

Ma se l’Agenzia delle Entrate è della stessa Equitalia di cosa parliamo?

L’ennesimo esempio di perfetto connubio tra criminalità bianca e Stato.

Roberta Lemma 

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