Eolico ed ecomafie in Calabria: le procure indagano sul parco eolico di Girifalco, i media ‘glissano’

18.07.2011 16:33

 

 

 

Pochi giorni fa, il Tribunale del Riesame di Catanzaro, ha dichiarato inammissibile l’istanza di dissequestro del parco eolico di Girifalco presentata dalla International Power, cessionaria dei diritti sul parco realizzato dalla Brulli di Reggio Emilia. Una notizia battuta dalle agenzie di stampa il 16 giugno scorso e non rimbalzata sulle cronache nazionali nonostante l’estrema rilevanza.

Per capire le vicende giudiziarie del parco eolico di Girifalco è necessario un resoconto più ampio sull’argomento.  Analizziamo, dunque tutta la storia partendo dal principio.

La favola calabrese sull’eolico pareva dovesse svolgersi come da copione: un investimento cospicuo a favore delle energie sostenibili, un progetto ambizioso, perseguito per di più su un territorio martoriato da criminalità organizzata, dissesti idrogeologici, abusivismo edilizio e chi più ne ha più ne metta. Un piano di sviluppo, insomma, studiato e approntato per il rilancio di un territorio desideroso da anni di sdoganarsi dal ruolo di ‘pecora nera’ d’Italia. E, cosa da non sottovalutare, la possibilità di creare occupazione e di muovere l’economia della regione grazie al business del ‘vento’.

E in effetti in Calabria il vento non manca. A partire dal 2000 la corsa all’eolico è diventata inarrestabile: le centinaia di turbine installate hanno formato in breve parchi distribuiti a macchia di leopardo su tutto il territorio regionale, soprattutto nel nord, destando non poche perplessità per l’impatto estetico da alcuni ritenuto ‘deturpante’.

Un fiorire di pale su pale che qualcuno ha paragonato a candeline disseminate sull’immensa torta che amministrazioni locali, politici compiacenti, imprenditori spregiudicati e ambienti malavitosi non vedevano l’ora di spartirsi. 

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