Egitto e Mubarak. C'è gente, nel mondo, che reagisce

29.01.2011 11:26

Quando Berlusconi voleva andare a scuola di democrazia in Egitto

Silvio Berlusconi Hosni Mubarak

 Dopo la Tunisia, l'Egitto. Una pagina facebook per convocare la rivoluzione. Twitter spento. YouTube ancora regge. Scontri e vittime dal Cairo a Suez. Quattro morti solo nel primo giorno tra cui un poliziotto. Rincuorata dal coraggio e dai risultati dei tunisini, la gente ha deciso che della dittatura di Hosni Mubarack può farne anche a meno. 

Utile a questo punto ricordare cosa disse Berlusconi a Mubarak il 4 giugno 2008, davanti alle telecamere internazionali.

"Presidente, le chiedo scusa ma.. anche lei avrà delle questioni interne ogni tanto, e verrò a scuola da lei per sapere come riesce a superarle, visto i suoi quasi trent'anni di permanenza alla guida del suo paese." 

 Utile anche ricordare la storia di Mubarak, il dittatore dal quale Berlusconi vuole andare a scuola di democrazia che incarcera gli oppositori e falsifica le elezioni, una storia che il blog ripercorse con questo post e con questo video:

Silvio e Mubarak: a scuola di regime!

 Se adesso diamo un'occhiata al manifesto egiziano che sintetizza le richieste del popolo, vi troveremo alcune inquietanti analogie con la situazione italiana:
1. affrontare il problema della povertà prima che esploda e perciòrispettare ciò che ha stabilito la magistratura egiziana rispetto all’aumento del salario minimo nei comparti della sanità e dell’istruzione per migliorare i servizi ai cittadini. Fornire sovvenzioni fino a 500 lire egiziane [meno di 65 euro, n.d.t.] a tutti i giovani laureati che non trovano lavoro, e ciò per un periodo definito.

2. abolizione dello stato di emergenza che ha determinato lo strapotere dell’apparato di sicurezza a detrimento dell’Egitto e l’arresto degli oppositori politici del governo e la loro detenzione senza motivo. Chiediamo alla procura di vigilare sulle sue diverse sezioni, chiediamo difermare la tortura che viene sistematicamente esercitata nelle stazioni di polizia, chiediamo l’attuazione delle disposizioni della magistratura e il loro rispetto da parte del governo egiziano.

3. dimissioni del Ministro dell’interno Habib el-Adly che ha generato in Egitto un clima di insicurezza in occasione degli attentati terroristici e ha permesso la proliferazione di crimini perpetrati, senza freno, da ufficiali o agenti del Ministero degli interni stesso.

4. limitare la possibilità di candidarsi alle presidenziali per più di due volte, in modo che il potere non diventi assoluto e corrotto: nessun paese sviluppato prevede che un Presidente della repubblica abbia un mandato di decine di anni. Abbiamo il diritto di scegliere il nostro Presidente, abbiamo il diritto di non avere una persona che comanda a vita.
 C'è gente, nel mondo, che reagisce.

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