Ecco il libro mastro della 'ndrangheta. I legami milanesi delle cosche

18.07.2010 16:52

Il denaro è importante. Ma per farne molto ci vogliono gli agganci giusti. Il principio sta bene in testa ai capi della 'ndrangheta. In Calabria, ma soprattutto in Lombardia. Il concetto viene sottolineato più volte dai giudici milanesi: «La politica - scrivono - è il vero capitale sociale della criminalità organizzata».
Politica che al nord si tinge di azzurro Pdl. L'escalation dei rapporti tra gli uomini di Berlusconi e i capibastone negli ultimi mesi ha fatto registrare un'impennata vertiginosa. I padrini sono riusciti a infiltrarsi al Comune di Milano, in Provincia e addirittura nelle stanze del Pirellone. Senza contare i rapporti sempre più opachi tra cosche e amministrazioni locali. Il libro mastro della 'ndrangheta lombarda annota decine di consiglieri e assessori «avvicinabili». A documentarlo centinaia di intercettazioni che messe assieme raccontano una storia criminale le cui conseguenze ricadono sulla società civile.

Quella stessa società civile che al nord, più che al sud si blinda dietro un muro di grave omertà, alimentato dagli stessi politici che negano la mafia. E a questo punto lo si può dire: per interesse.
I nomi dunque. Armando Vagliati ad esempio. Da sempre in Forza Italia e dal 1997 in consiglio comunale. Vicinissmo al sindaco Moratti, lui, che pur non risulta indagato, vanta una conoscenza pericolosa, quella con Giulio Giuseppe Lampada, imprenditore calabrese, ritenuto molto vicino alla cosca Condello. Lampada, a Milano, ci arriva anni fa. Alle spalle un negozio di macelleria nel quartiere Archi di Reggio Calabria, davanti il grande affare dei videopoker sotto la Madonnina.

Del business, lui ne parla con Alberto Sarra, presidente di An nel consiglio regionale della Calabria. Dice: «Quando mi muovo a Milano ho una chiavetta nera. Ho praticamente un centinaio di sportelli Bancomat, perché quella è la la chiave del cambiamoneta (si riferisce ai videpoker)». Ma per poter gestire questo tesoretto, Lampada ha bisogno dell'amico Vagliati. «Armando - dice Lampada, che con il consigliere ha appena parlato di licenze per aprire locali pubblici - mi ha fatto capire che il problema si può risolvere con quelli del Comune». Va detto, poi, che Lampada oltre ai legami con i Condello, vanta rapporti di sangue con la cosca Valle, egemone tra Vigevano e Pavia. Gli stessi Valle che giostrano i loro affari nella zona di Expo grazie alla compiacenza di Davide Valia (non indagato), assessore al comune di Pero. L'intercettazione non lascia dubbi. Poco edificante è anche la vicenda di Riccardo Cusenza (arrestato), imprenditore legato ai Valle che nel 2009 tenta la sortita politica nel comune di Cormano, ovviamente con il Pdl. Anche qui l'aiuto arriva dalle intercettazioni. Si legge: «Dice che ha chiamato Fortunato perché ha bisogno di una mano in quanto si è candidato come consigliere». Fortunato di cognome fa Valle ed è il figlio di don Ciccio, capobastone arrestato di recente.
In questo strano balletto tra mafia e politica, si arriva anche in Provincia dove siede Antonio Oliverio, ex assessore al Turismo nella giunta Penati. Calabrese esuberante con interessi nel settore dei rifiuti, Oliverio (indagato) è amico di molti. Dei Valle, ad esempio, ma anche di Ivano Perego, titolare della Perego general contractor. L'impresa scalata dalla cosca degli Strangio di Careri, è in pole position per Expo. E Oliverio gli dà una mano. Il passaggio dal centrosinistra al Pdl ha questo obiettivo.

«Ottenere - scrive il gip - una posizione privilegiata per la distribuzione degli appalti».

Oltre a lui, gli Strangio vantano rapporti diretti con l'ex assessore regionale Massimo Ponzoni, da sempre delfino di Formigoni, già indagato per bancarotta. Stando alle carte giudiziarie, avrebbe incontrato più volte sia Strangio sia Ivano Perego. Di più: «Ponzoni è indicato come il personaggio giusto per sostenere la candidatura di un soggetto gradito ai calabresi». Nei progetti dei boss sembra esserci anche Angelo Giammario, altro uomo Pdl in Regione. Lui, non indagato, compare in diversi dialoghi tra il boss Cosimo Barranca e il dirigente dell'Asl di Pavia Carlo Antonio Chiriaco. I due parlano di «fotocopie» (soldi, ndr) da dare al politico per la campagna elettorale.
Di elezioni, Chiriaco, tra i 300 arrestati del maxi blitz, parla spesso. Spunta anche il nome del deputato Giancarlo Abelli (non indagato), fedelissimo di Berlusconi, eletto alle ultime regionali, dopodiché ha preferito rimanere in parlamento. Per lui, secondo i magistrati, si sarebbe speso Chiriaco, portando migliaia di voti della 'ndrangheta.
Altro ras della politica lombarda è Stefano Maullu (non indagato). Ex Bertolaso Lombardo, oggi assessore regionale al Commercio, ha avuto rapporti molto stretti con Alfredo Iorio, considerato il braccio finanziario della cosca Papalia e fine lobbista per le campagne elettorali. Durante le europee del 2009 concorda i voti con un consigliere Pdl poi arrestato per corruzione. Dice il consigliere: «Tu devi far votare Ignazio, con lui siamo più forti». Chiaro il riferimento al ministro La Russa, che risulta, però, del tutto estraneo a questa manovra.
L'ombra della mafia su Alleanza nazionale torna nell'ultima inchiesta. Tra le carte, infatti, compare il nome di Marco Clemente, storico uomo di destra, in passato vicino a Alemanno. Clemente in accordo con Loris Grancini, legato alla malavita milanese da stadio, cerca di far avere benefici carcerari al boss Giovanni Lamarmora. Il boss apprezza molto, tanto da far sapere di volersi «sdebitare».

Sarah de Ferraris (ilManifesto del 15 luglio 2010)
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...