DI PIETRO MEMORIALE

09.08.2010 19:11

 

Il lavoro dei suoi investigatori personali. Le ombre su Mautone. Il trasferimento. Ecco il dossier dell'ex pm dato ai magistrati.

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Nessuna talpa. Nessuna fuga di notizie. Nessuna soffiata. Dietro la decisione dell'allora ministro delle Infrastrutture, Antonio Di Pietro, di trasferire a Roma nell'estate del 2007 il provveditore alle Opere pubbliche Campania-Molise, Mario Mautone, oggi agli arresti domiciliari per la Tangentopoli napoletana, c'è solo il lavoro di 15 militari della Guardia di finanza. Una squadra diretta da uno degli uomini simbolo della Mani pulite milanese: il capitano Salvatore Scaletta, celebre segugio di corrotti e corruttori, scelto da Di Pietro come capo dell'Alta sorveglianza grandi opere del ministero. È questa la rivelazione più importante contenuta in un memoriale di 17 pagine che il 15 gennaio il leader dell'Italia dei Valori ha consegnato durante la deposizione davanti ai pm di Napoli, insieme a un plico di documenti. Carte che, secondo Di Pietro, attestano la correttezza della sua attività. E sciolgono il mistero del figlio Cristiano, consigliere provinciale a Campobasso, che dall'agosto 2007 smise di parlare al telefono con Mautone. Non perché avvertito delle intercettazioni, ma semplicemente perché da allora il suo referente istituzionale non era più Mautone, ma il suo sostituto.

Appalti e fondi neri

Il memoriale racconta le decine di indagini di Scaletta & C: da quelle, in tandem con le Procure antimafia di Reggio Calabria e Caltanissetta, sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nei cantieri della Salerno-Reggio (società Condotte) e sui fondi neri in odor di mafia della Calcestruzzi, all'istruttoria sul Tav Milano-Torino (gruppo Gavio) trasmessa alla Corte dei conti. Ma soprattutto illustra i motivi che indussero Di Pietro a trasferire Mautone e a 'punire' altri dirigenti finiti nel mirino di Scaletta: i provveditori alle opere pubbliche di Lombardia-Liguria, Lazio-Abruzzo-Sardegna e Piemonte-Val d'Aosta (fatti rientrare a Roma), il presidente Anas Vincenzo Pozzi (cacciato con tutto il Cda e denunciato alla Corte dei conti e alla Procura di Roma), tre direttori generali (non riconfermati) e un plotone di commissari straordinari (licenziati perché inutili e costosi: percepivano 800 mila euro l'anno). Di Pietro smentisce di aver mai chiesto a Bassolino, come scritto da alcuni giornali, di nominare Mautone assessore. Sottolinea che non risulta una sola sua telefonata col dirigente. E svela di averlo non solo trasferito, ma persino denunciato due volte, alla Procura di Isernia e all'ispettorato del ministero, per storie di appalti.

L'illegalità diffusa "Su Mautone", scrive Di Pietro, "venni in possesso di informazioni che, sebbene generiche e non riscontrabili, ponevano in dubbio la correttezza del suo operato. Valutai la sua lunga permanenza a Napoli (ha fatto in quella sede tutta la carriera, fin da dirigente di 2 fascia). E lo trasferii alla sede centrale, affidandogli una Direzione generale, funzione pari a quella già ricoperta, come impone la legge". La decisione arriva nel luglio 2007, quando "l'Alta sorveglianza mi informò di un esposto vago e generico che poneva gravemente in dubbio l'operato dell'ing. Mautone. Incaricai il responsabile del Servizio di acquisire ulteriori informazioni. Questi mi riferì che, pur non avendo potuto riscontrare le accuse, Mautone era 'chiacchierato'". A fine anno, altro esposto: "Mautone, docente universitario a Napoli, avrebbe organizzato un sistema illegale presso l'ateneo. Inviai la missiva al capo di gabinetto, al direttore del Personale e al responsabile Alta sorveglianza". Intanto, fin dai primi del 2007, "diversi esposti segnalavano situazioni di illegalità diffusa nel settore appalti al Sud, specie in Campania (cartelli d'imprese in grado di truccare gare d'appalto; lavori per il nuovo ospedale del mare di Napoli, 500 alloggi di edilizia residenziale agevolata per la polizia di competenza del provveditorato di Napoli... presunti illeciti nella ricostruzione post-terremoto in provincia di Isernia, etc.). Inviai un copioso dossier al procuratore di Isernia, offrendo collaborazione alle indagini".

Nel marzo 2008 si sospetta che "il bando di gara per la progettazione del nuovo comando della Guardia di finanza di Catanzaro, indetto dalla direzione generale Edilizia statale (retta da Mautone) non sarebbe stato pubblicato sul sito Internet del ministero: istituii una Commissione ispettiva", che alla fine dissipò i sospetti. Ma, prima che finisca l'ispezione, arriva il governo Berlusconi. E il ministro Altero Matteoli manda via Scaletta.

Le intercettazioni

Durante la deposizione alla Procura di Napoli, Di Pietro scopre di aver aiutato le indagini a fare il salto di qualità, senza saperlo. A fine luglio 2007, quando ormai il trasferimento è ufficiale, i telefoni di Mautone, amici e parenti (fino ad allora abbottonatissimi) impazziscono. E i Mautone boys iniziano a parlare apertamente di appalti e favori che rischiano di saltare con la dipartita del loro santo patrono. Scatta la ricerca frenetica di qualcuno che vada dal ministro e lo convinca a ripensarci. Ricerca vana: nessuno osa affrontare Di Pietro, e al telefono si ascoltano frasi del tipo: "Quello è capace di chiamare i carabinieri e farti arrestare...". L'ultima telefonata fra Mautone e Cristiano Di Pietro, il 31 luglio, è emblematica.

Il primo informa di essere stato trasferito, il secondo cade dalle nuvole: "Non ne sapevo nulla, mio padre non mi ha detto niente". Da allora, nessun'altra conversazione fra i due. Sfuma pure l'idea della signora Mautone di salvare il marito "ricattando" Di Pietro jr.: anche perché, dice lo stesso dirigente agli amici, "Cristiano non sa niente, non conta niente". Infatti il figlio del ministro prende a parlare delle stesse opere in Molise con Alessio Venuta, che ha sostituito Mautone al Provveditorato. Dunque, secondo Di Pietro, anche Cristiano aveva con Mautone un rapporto "istituzionale". E nemmeno lui sapeva dell'indagine. Ricorda Cristiano: "A Natale mandai un sms di auguri a Mautone. Non l'avrei fatto se avessi saputo che era intercettato".

Le memorie

Di Pietro ha chiesto al figlio e ai dirigenti campani dell'Idv di spiegare in "memorie esplicative" le loro telefonate con Mautone, di documentare parola per parola e di segnalare gli eventuali carichi pendenti e le inchieste a carico. Su quella base il partito deciderà la loro sorte, ma tutti dovranno presentarsi in Procura a chiarire. La memoria di Cristiano è già nelle mani del padre: vi si parla delle raccomandazioni fatte a Mautone perché desse lavoro a giovani professionisti molisani, ma anche delle telefonate che gli inquirenti ritengono "ambigue" in materia di appalti, ragion per cui l'hanno iscritto nel registro degli indagati. Il 18 aprile 2007 Di Pietro jr. segnala a Mautone, annotano gli investigatori, "quella cosa del geologo di mandargli le notizie via fax": cioè il curriculum di un giovane geologo di Larino, che poi non ebbe incarichi. L'8 giugno chiede di "far avere qualcosa su Bologna" a un giovane ingegnere molisano, anche lui poi rimasto a bocca asciutta (diversamente dalla moglie).

Per il resto, sostiene Cristiano, solo "segnalazioni istituzionali", per la sicurezza in un cantiere e per far lavorare elettricisti della zona nella caserma di Termoli. Sospetti hanno destato tre conversazioni del giugno-luglio 2007 a proposito dei restauri da 50 mila euro della chiesa di Montenero di Bisaccia. Mautone, pur potendo affidarli a trattativa privata, "preferisce evitare trattandosi di Montenero", paese natale del ministro. E bandisce la gara. Cristiano: "Bella idea, così diamo lavoro al locale". Poi "Mautone rappresenta che è arrivata la domanda di quel signore (l'impresa Gentile, ndr) che ha fatto il ribasso al 7 per cento e lui ha ritenuto di alzarlo al 10". Di Pietro jr.: "Ottimo... ci penso io". Favori all'impresa per l'appalto? Al contrario, sostiene Di Pietro: Mautone impone un ulteriore ribasso sul prezzo finale (10 per cento contro il 7 offerto dalla ditta). E il figlio annuncia che informerà il sindaco e il parroco, felice perché con quei 50 mila euro si potranno finanziare più lavori del previsto.

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