Dentro le clientele di Equitalia

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10.01.2011 16:33

Conosci qualcuno che non sia stato vittima di Gestline, oppure Equitalia, o ancora di Tributi Italia? Ossia della societa' che, nelle sue varie forme e acrobatiche trasformazioni, provvede a tartassare gli italiani da un capo all'altro della penisola imponendo il pagamento di tasse e balzelli fuori dal mondo? No. Non c'e' chi non sia vittima in prima o seconda persona (un parente, un amico) di un pignoramento diretto o “presso terzi” (come capita sovente a malcapitati professionisti che si vedono “sputtanati” nei confronti dei loro clienti), oppure di un'iscrizione ipotecaria su un immobile che caso mai ti viene comunicata dalla banca dove hai il conto corrente e quindi ti chiede “il rientro immediato” (con le catastrofiche conseguenze che ne derivano). Nel migliore dei casi, due bella ganasce alle ruote dell'auto.
«Spesso e volentieri - e' il commento che circola tra le vittime - si tratta di importi del tutto inventati, frutto di multe spesso automobilistiche ormai prescritte, per somme risibili, poche centiaia di euro, e che dunque non potrebbero mai consentire azioni devastanti come pignoramenti e iscrizioni ipotecarie». I contenziosi sono un fiume in piena. Ma la torta e' gigantesca, vagoni da milioni di euro in ballo; gli interessi molteplici, tra carriere, favori, clientele e “voti” (vedremo perche'). Una torta su cui oggi veleggia a pieno titolo il Pdl (dopo i primi voli sotto l'ala protettiva Pd) e su cui punta le sue fiches la casta degli avvocati: «o meglio - notano gli “esperti” - quella ristretta fascia della casta in toga che ha trovato modo e spazio per trasformare la riscossione dei tributi in una vera e propria manna». Vediamo allora alcuni tra i protagonisti in campo. Un “dietro le quinte”, di chi comanda e detta i tempi di un vero e proprio bulldozer chiamato Tributi Italia che, fra l'altro, sta mettendo in ginocchio (per questioni di dare e avere) la vita economica di una sfilza di comuni localizzati soprattutto nel centro-sud (Caserta, Brindisi, Aprilia, Pomezia, Nettuno, per citarne solo alcuni), con un proliferare di blog di cittadini straincazzati che parlano esplicitamente di truffe, truffe, truffe...
MIRACOLI CIT
Una figura emergente che fa spesso capolino nei business di Tributi Italia e' Arcangelo Taddeo, pugliese, architetto. Un nome che porta dritto alle tortuose vicende del gruppo CIT, la ex societa' di viaggi passata dai milioni di euro ai crac, rinascendo come un'araba fenice, forse per via dei business in cantiere sull'onda di San Pio previsti a Pietrelcina. Muove i suoi primi passi, Taddeo, con matita e compasso all'ufficio tecnico del comune di Carovigno, in provincia di Brindisi, una decina d'anni fa. Miracoloso - e' il caso di dirlo - il balzo spiccato nel 2003, quando viene proiettato sulla poltrona di consigliere d'amministrazione di Cit. Cosa puo' vantare nel suo pedigree? A quanto pare solo la presenza nel comitato promotore della rivista Ideazione, partorita da Sergio De Gregorio (il grande amico del senatore pro ‘ndrine Nicola Di Girolamo) ai suoi vagiti tra le fila di Forza Italia, e Domenico Minniti, pezzo forte di Alleanza Nazionale in Puglia, per alcuni anni direttore del quotidiano partenopeo Roma, poi edito dal camerata Italo Bocchino. Altro? Niente. Eppure, a quanto pare, il deus ex machina della nuova Cit, l'uomo ovunque nella finanza delle galassie berlusconiane, Ubaldo Livolsi, ne caldeggia la presenza.
Anno magico, quel 2003, in casa Cit, alla quale da' una mano - e parecchi soldi - il sempre munifico Calisto Tanzi, ancor lontano dal suo crac targato Parmalat. Fanno allora ingresso nel parterre del cda, fra gli altri, l'ex numero uno del fisco made in Mediaset Salvatore Sciascia (finito in galera per le tangenti alle fiamme gialle nella vicenda Telepiu') e Tarak Ben Ammar, il magnate dell'etere arabo grande amico del Cavaliere. San Gennaro entra in campo pochi mesi dopo e completa il miracolo: nel 2005, infatti, Taddeo diventa amministratore delegato Cit, viaggia in Porsche, si serve da Bulgari come in rosticceria.
«E' di Taddeo l'odierna regia a Tributi Italia - confermano non poche voci interne - sia quando la poltrona di amministratore delegato era appannaggio di Francesco Paolo Lanzoni, che con l'arrivo, sei mesi fa, di Patrizia Saggese. Comunque, tutto il vento gira in senso Pdl, con un livello nazionale fortemente influenzato da pezzi da novanta berlusconiani doc, mentre a livello locale spesso la palla e' nelle mani di uomini ex Alleanza nazionale».
Vediamo di tradurre in nomi e cognomi. I due pezzi da novanta che determinano assetti e strategie sono Nicolo' Ghedini - che ovviamente detta i tempi dello strategico settore legale, vero polmone finanziario nei destini societari - e il gia' citato Livolsi, sotto il cui attento occhio di “advisor” finiscono rendiconti e bilanci. «Un altro fedelissimo del Cavaliere, Ignazio Abrignani, ha anche voce in capitolo, essendo in ottimi rapporti con Taddeo».
Sia Abrignani - balzato di recente agli onori delle cronache per il pasticciaccio brutto delle liste in Lazio e Lombardia, ricoprendo la carica di responsabile organizzativo in casa Pdl - che lo stesso Taddeo, poi, sono molto legati al ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola. Il quale, dal canto suo, nella partita ha non pochi interessi, visto che il quartier generale di Tributi Italia si trova a Genova, nella “sua” Liguria; e che, per fare un solo esempio, sulla poltrona di capo ufficio stampa s'e' accomodata a lungo (ora - a quanto pare - sarebbe stata defenestrata) Isabella De Martini, donna-ovunque nell'organizzazione del G8 di Genova (costato la vita a Carlo Giuliani), con uno Scajola primo inquilino al Viminale (alle amministrative la De Martini s'e' presentata a bordo della lista civica Forza Liguria).
Gli interessi nel mondo dei tributi hanno contagiato famiglia Scajola. Il giovane, neanche trentenne rampollo, Piercarlo, infatti, e' interessato ai destini di Aipa, societa' milanese occupata nel ramo e controllata da Alpagest (al cui vertice siede l'ex dc, poi Udc, oggi Pd Rolando Picchioni). Il timone di Alpa e' nelle salde mani di Daniele Santucci, negli anni ‘90 ai vertici di Avio Nord ai tempi della “Milano da bere” pre Mani pulite: suo partner, infatti, era Giancarlo Troielli, il cassiere craxiano della mazzette meneghine che viaggiavano su rotaia. Un'altra perla divisa fifty-fifty tra Santucci e Piercarlo Scajola e' poi Agena, impegnata nel business del futuro, il green, nelle versioni eolico, fotovoltaico, biomasse e tutto quanto fa milioni (che vengono erogati anche dal ministero dello Sviluppo economico).
L'ORDINE DI TITTI E CAIA
Ma torniamo a Tributi Italia e facciamo una capatina a Napoli. Dove va avanti da quasi un anno una delicata inchiesta della procura partenopea (pm Valeria Gonzales) su una serie di fatti e misfatti che - stando a una sfilza di esposti e denunce al calor bianco - coinvolgerebbero sia i livelli locali che nazionali della societa'. Tra gli indagati, infatti, anche il numero uno delle Entrate made in Italy, Attilio Befera. E proprio un anno fa, ad aprile 2009, e' approdato all'ombra del Vesuvio il nuuovo amministratore delegato, Benedetto Mineo, sponsorizzato direttamente dal ministro della Giustizia Angelino Alfano (le malelingue, pero', parlano di un patronage nientemeno che di Toto' Cuffaro); per par condicio in casa Pdl, la presidenza viene affidata a Renato Manzini, nelle grazie di Maurizio Gasparri e suo vice diventa Pierpaolo Supino. «La nomina di Supino - notano i contestatori - rientra nella strategia di coprirsi le spalle con grossi calibri a livello giudiziario e istituzionale». Supino, infatti, «e' stretto parente di un alto generale della guardia di finanza».
E addirittura il figlio del procuratore capo del tribunale di Salerno, Luigi Mastrominico, e' a capo dell'ufficio legale della societa', nella sua versione partenopea. Non e' solo, Mastrominico. Perche' le stanze dedicate a contenziosi e carte bollate, nel palazzone della centralissima via Bracco, sono popolate da parecchi avvocati che contano, non pochi dei quali figli di magistrati che, anche loro, contano.
Ma la vera punta di diamante dell'ufficio legale - of course ottimo amico di Mastrominico junior - si chiama Francesco Caia. Una carriera folgorante, la sua. «Lui e' giovane, rampante al punto giusto - ricordano alcune toghe storiche partenopee - e la sua ascesa e poi il regno incontrastato sull'Ordine ricorda un po' altre due nomination a vita, quelle di Franco Landolfo e Maurizio De Tilla, per decenni ai vertici della categoria». Il primo - detto il Vito, mister centomila, del foro - con un lavoro certosino rastrellava preferenze, una vera macchina elettorale. Il secondo - massone doc - ha spiccato il volo fin nelle braccia di Umberto Veronesi, per il quale regge le sorti legali della prospera Fondazione, dettando anche le linee guida del testamento biologico (fino a una decina d'anni fa il suo interesse piu' rilevante - documentato da una settimanale rubrica sul Mattino - erano i “Contenziosi condominiali”).
«Ma Caia ha una marcia in piu' - viene osservato - verve politica, ha scelto il treno giusto e il trampolino giusto, Equitalia». Partiamo dal dato piu' recente. A marzo Caia viene eletto per la seconda volta con un plebiscito bulgaro al vertice dell'Ordine. Al voto si presenta il 50 per cento esatto degli aventi diritto, ossia quasi 6 mila avvocati sul totale di 12 mila iscritti. Caia riesce nell'exploit di far eleggere 13 della sua squadra su 15: «una performance mai raggiunta - raccontano gli storici dell'Ordine - un cappotto in piena regola per gli avversari». Ridicolizzati i penalisti (si salva solo Arturo Frojo con 1700 preferenze), stravincono i civilisti. A capeggiare il pattuglione pro-Caia, Titti Troianiello, che tocca quota 2500 (un voto su due!). Sfiora i 2000 Armando Rossi, «sconosciuto da tutti ma galoppino di Caia», viene sottolineato in un j'accuse al vetriolo che circola negli ambienti forensi.
Dotato di straordinario dinamismo e ubiquita', Caia, che trova il tempo di raggranellare incarichi su incarichi (soprattutto tra banche, assicurazioni ed enti previdenziali) e, al tempo stesso, di ricoprire la delicata funzione di giudice nelle commissioni tributarie (una quarantina in tutto le poltrone), «in palese conflitto di interessi con le altre mansioni che svolge», come fanno notare alcuni suoi contestatori. Ma il “miracolo” di Caia, scandito con gran meticolosita', per tappe successive, si chiama Tributi Italia, avamposto Napoli. Ottenuto anche attraverso alcuni suoi fedelissimi, entrati a vele spiegate negli uffici di via Bracco. Non solo Titti Troianiello e Armando Rossi, ma in pole position anche gli avvocati Gennaro Di Maggio e Elena De Rosa (sua compagna, e responsabile per le pratiche legali della societa' in Molise). Alle comunali del 2001 Caia si presento' sotto i vessilli di Alleanza nazionale. Una delle sue poche sconfitte. C'e' chi scommette su una prossima poltrona di assessore al comune, passato il regno di Rosetta Iervolino. E chi lo vede addirittura gia' maturo per il Parlamento: come quando a scuola si faceva il “salto”, senza vie intermedie.
Peccato che a fare tragicamente il salto dal quindicesimo piano di via Bracco sia stato, meno di un anno fa, un funzionario della societa', 32 anni appena, Giovanni Siragusa. Mobbizzato? Minacciato? Arcistressato? Sara' la magistratura ad accertare quale peso e quali segreti, forse, sono volati giu' con lui.
A meta' marzo, poi, un'altra “bomba”. Le vibratissime proteste degli avvocati napoletani contro il bando di gara per reclutare legali tra le file di Equitalia Polis. A quanto pare, sono centinaia e centinaia le lettere di protesta (ma non mancherebbero all'appello denunce ed esposti) indirizzate ai vertici della societa', primi destinatari Attilio Befera e Renato Manzini. «Un bando del tutto clandestino», accusano, «al quale non e' stata data alcuna diffusione, con la pratica impossibilita' a presentare le relative istanze».
Ben un mese prima, l'esposto ricevuto dalla Voce letteralmente denunciava: «E' una grandissima torta da dare soltanto agli amici degli amici. Caia e Manzini pero' non possono fare la fine di Cantalamessa (Antonio, il precedente vertice di Equitalia Polis, ndr), devono fare la finta di fare le cose in regola: si pensa ad un Bando per l'inserimento di avvocati Equitalia Polis gestito dal consiglio dell'Ordine. E' il consiglio dell'Ordine - prosegue il j'accuse - che pubblicizza il bando, che decide a chi farlo sapere, a chi tenerlo nascosto. E' un finto bando, voluto fortemente da Caia e gestito interamente dal Pdl che controlla tutta Equitalia». Ed ora cominciano a volare - tra toghe e toghe - le carte bollate. Come gli stracci.
TRIBUTI… FORZATI
Bussano a soldi, gli avvocati della fu Gestline. E se non bastano i milioni delle gabelle, loro riescono perfino ad inventarsi cause per diffamazione contro quei media sopravvissuti alla falcidie di minacce («se non la smettete, voleranno richieste da milioni per risarcimento danni») e che ancora si permettono di digitare il nome della societa'.
E' accaduto - come i nostri lettori sanno - alla Voce delle Voci, apertamente intimidita, fino al punto da denunciare alla Procura della repubblica l'avvocato del moloch Gestline-Equitalia, Francesco Forzati, con l'ipotesi di tentata estorsione. Da quel momento la strategia legale e' cambiata: ad essere letteralmente messo in croce e' stato - ed e' tuttora - Antonio Menna, che dell'articolo sulla Gestline aveva scritto esclusivamente un box di nessuna rilevanza.
Crescono intanto le fortune economiche dell'esercito di avvocati che a Napoli “si prendono cura” di Equitalia. A tallonare Antonio Menna per esigere il pagamento e' attualmente Marco Marin, settant'anni, nato a Saviano di Nola. All'indirizzo del suo studio legale in Riviera di Chiaia 276 fa capo un autentico stuolo di altri venti civilisti. Tutti - o quasi - sono al servizio di Equitalia. Ecco l'elenco: Arturo Testa, Massimo Profili, Edoardo Le Boffe, Maria Anna Pugliese, Erich Grimaldi, Sara Cimino, Luca Rubinacci, Leonardo Pasquale Ranieri, Luca Calamita, Sebastiano D'Ascoli Marulli, Aldo Profili, Giovanni Francesco Maffei, Mario Lubrano, Renato Belluccio, Giovanni Masella, Fernando Savarese, Mercedes Guarin, Maria Ludovica Piromallo Capece Piscicelli Maglione, Ausilia Sanseverino.

Chi e' certamente partito col vento in poppa sono i fratelli Aldo e Massimo Profili, figli dell'ex prefetto di Napoli Renato Profili, scomparso lo scorso anno. Ma gia' da tempo Aldo Profili era in studio con lo stesso Francesco Forzati. Sulla brochure del loro team associato si legge: «L'attivita' di riscossione esattoriale rappresenta la nostra area di competenza storica: da anni lo Studio svolge attivita' di consulenza ed assistenza legale per Equitalia Polis spa e gestisce un elevatissimo numero di pratiche aventi ad oggetto insinuazione al passivo fallimentare dei crediti esattoriali con gestione delle successive fasi contenziose; interventi nelle procedure esecutive (...) etc.». Con le “benedizioni” delle centinaia di migliaia di famiglie napoletane vessate - spesso ingiustamente - da Equitalia. 

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