Delibera della Corte dei Conti sull'Alta velocità

10.07.2011 14:21

Delibera Corte dei Conti

Abbiamo parlato molte volte di Corte dei Conti e delle sue delibere, oggi è stata pubblicata una nuova analisi probabilmente riassuntiva della quasi totalità degli aspetti toccati dalla delibera del 2008.
La riporto:



1) l'opera è caratterizzata da CARENZE metodologiche del PROCESSO DECISIONALE che hacondotto all'adozione della complessa operazione: NESSUNO studio di fattibilità attendibile aveva quantificato la VANTAGGIOSITA' di tale operazione rispetto al sistema creditizio tradizionale per realizzare gli investimenti.

 

2) emergono elementi di forte rischio dai rapporti negoziali attivi e soprattutto passivi ereditati dallo Stato: complesse clausole finanziarie PENALIZZANO spesso la parte PUBBLICA

 


3) è IMPOSSIBILE acquisire, dagli atti a corredo del bilancio e dai provvedimenti di spesa ad essi sottesi, alcun riferimento utile a calcolare nel tempo la distribuzione dei costi e dei benefici tra le generazioni di utenti e contribuenti interessati

 


4) l'opera PREGIUDICA L'EQUITA' INTERGENERAZIONALE, caricando in modo sproporzionato su generazioni future (si arriva in alcuni casi al 2060) ipotetici vantaggi goduti da quelle attuali. Vengono scaricate sulle generazioni future oneri relativi ad investimenti, la cui eventuale utilità è beneficiata soltanto da chi li pone in essere, accrescendo il debito pubblico, in contrasto con i canoni comunitari

 


5) i contratti attuativi si basavano su stime di flussi e di ritorni economici dell'opera non solo ALEATORI, ma anche IRREALISTICI e sostanzialmente INESISTENTI

 

6) MANCA un'azione costante di VERIFICA SULL'OPERATO DEI MANAGER PUBBLICI, dai quali si ereditano gli effetti delle decisioni, con il risultato che gravi errori da questi commessi non vengono valutati sotto il profilo di una ipotetica responsabilità sociale

 


7) è completamente INATTENDIBILE fin DALL'ORIGINE la quantificazione dei FLUSSI DI ENTRATA presi a riferimento dall'ipotesi di finanza di progetto, così come sono nettamente SOTTOSTIMATI I COSTI dell'opera

 


8) che sono assolutamente RILEVANTI gli ONERI caricati sullo STATO, la GRAVOSITA' delle operazioni di PRESTITO e delle procedure ad esse collegate, la SCARSA TRASPARENZA amministrativa e contabile della gestione del debito

 


9) che l'unico progetto finanziario disponibile è quello iniziale: esso si basava su STIME MOLTO OTTIMISTICHE di FLUSSO PASSEGGERI e di UTILIZZAZIONE DELLA RETE, sia in termini di treni passeggeri che di treni merci. La scissione tra questa previsione, l'andamento dei lavori e le stime della utilizzazione della rete ferroviaria da parte dei soggetti interessati, nonché la stessa individuazione generica di questi ultimi senza riscontri di carattere programmatico e contrattuale, hanno reso l'ipotesi dell'AUTOFINANZIAMENTO meramente VIRTUALE, inducendo il graduale abbandono del progetto iniziale, con contestuale ACCOLLO DEL DEBITO correlato al patrimonio separato a carico dell'ERARIO

 


10) che è evidente la forzatura iniziale che, attraverso un progetto finanziario
troppo ottimistico, ipotizzava un autofinanziamento mediante project finance: in realtà si trattava ab origine di linee ferroviarie finanziate con DEBITO PUBBLICO FUTURO, neppure acquisito alle migliori condizioni di mercato

 


11) che un progetto delle dimensioni dell'Alta velocità non può ritenersi accettabile solo in relazione all'indubbia strategicità dei fini in esso contenuti, ma deve essere accompagnato da una REALISTICA analisi dinamica della copertura economica. Diversamente opinandosi, non poteva che verificarsi un INERE RILEVANTISSIMO per la FINANZA PUBBLICA, come avvenuto nel caso di specie.

 


Chiunque legga queste considerazioni ha la certezza di leggere i punti di un documento preparato da un gruppo No Tav.
Invece, incredibile ma vero, sono le considerazioni che emergono da una relazione presentata dalla Corte dei Conti con data 11 dicembre 2008 e intitolata "Risultanze del controllo sulla gestione dei debiti accollati al bilancio dello Stato contratti da FF.SS., RFI, TAV e ISPA per infrastrutture ferroviarie e per la realizzazione del sistema "Alta velocità"

 

 

Leggendo questa relazione è netta la sensazione che la Corte dei Conti non si capaciti di come un'opera del genere possa essere anche solo stata pensata e di come sia stata gestita.

 


Dopo questa lettura ci e vi chiediamo:
1) come si fa ancora ad avere dei dubbi sulla necessità di questa opera?
2) come fanno i politici di tutti i maggiori partiti a continuare a sostenerla e a dire che va assolutamente realizzata?
3) come si fa a non sostenere con forza le istanze del popolo della Val di Susa?
come si fa a continuare ad avere fiducia nei partiti?
4) come si fa a continuare a credere ad uno stato che se ne sbatte completamente delle considerazioni di un suo organo preposto al controllo delle entrate e delle spese pubbliche? come si fa a continuare ad avere fiducia nei mezzi informativi tradizionali che invece che portare alla luce queste informazioni si concentrano sulle presunte violenze di alcuni manifestanti nascondendo così le giuste motivazioni delle proteste degli abitanti della Val di Susa?

 

Per leggere la relazione nella sua totalità >> Leggi la relazione


 
 

La violenza scatenata in Val di Susa dalle forze dell’ordine illumina la portata dello scontro non solo sulla Tav – e non sarebbe poco -, ma, niente di meno, sulla possibilità di costruzione di lembi di democrazia nel post berlusconismo.
Le grandi opere come la Tav rappresentano per questo paese lo straordinario dispositivo per la costituzione di assemblaggi di potere, temporanei e strumentali, tra pezzi dell’oligarchia politica e di quella economica. Questi assemblaggi, che possono all’occorrenza mutare composizione, impongono l’agenda politica, le scelte sull’allocazione delle risorse e i contenuti del discorso pubblico. Con buona pace della democrazia.

 


La cangiante composizione dell’oligarchia politica non muta in radice la sostanza di questo dispositivo: il Pd è un fautore della Tav, Di Pietro non sciolse, quando da ministro lo poteva fare, la società per il ponte sullo Stretto, la Lega, ad esempio in Veneto, si limita a richiedere una quota per le piccole e medie imprese nei contratti di project financing. 


Non è un discorso nuovo: è attraverso le grandi opere che avviene, in epoca di neoliberismo, la distribuzione – ineguale, opaca e ingiustificabile – delle risorse pubbliche. Per giustificare le grandi opere non manca il discorso ideologico propinato a piene mani dagli ideologi, travestiti da opinionisti ed intrattenitori, di regime.

Le giustificazioni delle grandi opere convincono sempre meno, ma il dibattito politico, controllato dagli assemblaggi di potere, è falsato. La corruzione del processo decisionale è lampante. I potenti interessi radicati nella distribuzione delle risorse pubbliche impongono un’agenda incentrata sulle politiche immediatamente convertibili in denaro, trascurando le altre. La richiesta di legalità andrebbe indirizzata verso questi meccanismi piuttosto che riguardare l’utilizzo di caschetti e maschere antigas nelle manifestazioni. Con meno della metà dei soldi della tratta della Tav che attraversa la Val di Susa [20 miliardi] si sarebbero potuti evitare i tagli che hanno messo in ginocchio la scuola primaria in tutto il paese [8 miliardi]. Ma la grande e duratura opera della scuola pubblica non produce interessi consolidati e concentrati, ma deboli e diffusi.

Il discorso ideologico per le grandi opere è sempre più zoppicante ed incerto – e questo anche grazie all’azione minoritaria e oscura condotta da piccole schegge di comitati, intellettuali e animatori territoriali che in questi anni hanno «camminato contro vento» spargendo dubbi e ponendo domande scomode. Le risorse sono sempre più scarse: 20 miliardi, stima prudenziale, solo per il tratto fino a Torino, sono agli occhi di chiunque una follia. Per i pendolari di tratte medie e brevi – oltre l’80 per cento della domanda di mobilità – è un insulto.

La simpatia diffusa per i No Tav in lotta è percepibile a pelle.

Il tramonto di Berlusconi – sancito dai referendum e dai risultati delle amministrative – non spalanca, per incanto, le porte della democrazia. Chi fa appello alla compostezza delle manifestazioni, alla nonviolenza [declinata troppo spesso come accettazione del «ineluttabile»] dovrebbe tenerlo presente. C’è una distribuzione ineguale del potere tra un valsusino e l’amministratore delegato dell’Impregilo: o vogliamo far finta di niente? Nessun maestro di cerimonia si incaricherà, al posto nostro, di sgomberare il campo dai detriti – ingombranti agglomerati di potere – per consegnarci un arena democratica limpida e pulita.

Sarà il conflitto, tanto più riuscirà ad essere coinvolgente e convincente, che si incaricherà di questo.

I No Tav non sono minoranze esagitate o montanari intestarditi. Chiedono limpidezza e non opacità, rispetto e non violenza, argomentazione e non sopruso. Di eroi possiamo fare a meno, come di telegenici capipopolo demagogici. Definiamoli, e definiamoci, oggi e sempre, cittadini.

 

di Gianni Belloni da Carta.org 

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