Da IL TRIBUNO- di Alberico Giostra I DUBBI DI IMPOSIMATO E LA TANGENTOPOLI RIMOSSA DA DI PIETRO

14.08.2010 16:44

La sentenza di proscioglimento del gip Anna Di Martino ha lasciato "allibito" Ferdinando Imposimato, magistrato e parlamentare di Sinistra. Il giudice istruttore del caso Moro e dell'attentato a Giovanni Paolo II ha parlato di inchiesta mancata su Pacini Battaglia e TAV da parte di Di Pietro e del pool di Milano.

Tutto era cominciato giovedi 11 marzo , con l'arresto a Milano di Raffaele Santoro.

Santoro , ex-presidente dell'AGIP, interrogato da Di Pietro e Colombo rivelava il cartello che esisteva tra quattro società di ingegneria: SNAM Progetti-Techint-CTIP e TPL, il cui garante era Pacini Battaglia. Quando una delle quattro società vinceva un appalto, rifondeva le altre tre versando milioni di dollari su fondi neri. La spartizione aveva riguardato affari per centinaia di miliardi di lire.

Tra i dirigenti della TPL c'era Lorenzo Necci. Il racconto di Santoro però, osserva Imposimato,"resterà lettera morta" (Ivi pag 63). Necci verrà arrestato solo tre anni e mezzo dopo, e dai magistrati spezzini, Pacini Battaglia, lo sappiamo, lo sarà a Milano, ma solo per dieci ore.

Cinque anni dopo l'interrogatorio di Di Pietro, la Procura di Perugia scoprirà che cos'era TPL:un contenitore occulto di mazzette che finivano a Necci e famiglia.

Il presidente della TPL, Mario Maddaloni, e altri amministratori delegati della società di progettazione erano anche soci della Kerfinco, la banca ginevrina di Pacini Battaglia, il quale era il crocevia del vasto giro di tangenti di cui avevano beneficiato Necci e compagni.

Il suo compito era occultare il denaro su fondi neri all'estero. Tutto questo poteva essere svelato da Colombo e Di Pietro, ma non lo fu. I due sostituti persero anche un'altra occasione per accorgersi di quel sistema di corruttela.

Sempre nel 1993, interrogarono Sergio Cragnotti, allora amministratore delegato di Enimont e amico di Raul Gardini, il quale raccontò di aver ricevuto da TPL cinque miliardi e di averli fatti bonificare da Pacini Battaglia.Due miliardi li aveva tenuti per sè,due erano andati a Gardini e uno a Necci,il presidente di Enimont,e a Pacini. A questo punto succedevano due cose strane.

"Sarebbe bastato controllare questa confessione per scoprire che cosa era realmente la TPL. Ma ascoltato dal procuratore di Milano Borrelli, ignaro delle carte processuali e stranamente tirato in ballo, Pacini Battaglia nega tutto e sconfessa Cragnotti. Ed ecco la seconda stranezza:anzichè essere messo a confronto con Cragnotti da Di Pietro, Pacini Battaglia viene creduto come fosse un oracolo e mandato a casa. Non era mai accaduto nel "rito ambrosiano", quello officiato da Di Pietro, che un imputato, disposto non solo a confessare,ma sopratutto a fare dei nomi e a fornire precisi riscontri obiettivi che a distanza di anni non sono stati trovati, non sia stato creduto.Mentre un altro imputato , che dello stesso fatto negava tutto,venisse prima creduto e subito dopo lasciato libero di inquinare le prove.E di corrompere,secondo i pubblici ministeri di Perugia,diverse altre persone (Ivi pag 95)."

 

 

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