Cosa c'è nel passato di Giuseppe Ayala

01.02.2011 22:43

Dal Corriere della sera del 31 agosto 1993, intervista di Francesco Verderami a Ombretta Fumagalli Carulli, ex mebro del Csm. 

ROMA. "Ora basta, sono stufa di sentire Ayala che dice di essere stato vittima di una persecuzione da parte del Csm". Ombretta Fumagalli Carulli e' conosciuta nel Palazzo della politica come persona abituata a misurare le parole, cosi' come cura la sua immagine: fin nei minimi dettagli. Ma e' "furibonda" dopo aver letto quel passo dell' intervista di Ayala al Corriere, nel quale l' esponente repubblicano sostiene di esser stato "massacrato" dal Csm ai tempi del pool antimafia di Palermo. Dice: "E' una menzogna". E chiede al giornale di raccontare i retroscena del braccio di ferro tra l' organo di autogoverno dei giudici ed il famoso pubblico ministero nel maxi processo di Palermo. La Fumagalli sa ancor prima di iniziare a parlare che la sua polemica con Ayala non sara' una banale querelle di fine estate: l' attacco e' di quelli destinati a lasciare il segno. Nei rapporti politici come in quelli personali.

"Ma e' ora di dire la verita' ", attacca. "Ayala usa il solito metodo: creare polveroni ideologici per coprire squallide vicende personali o peggio ancora atti di scorrettezza professionale. Io ho fatto parte del Csm e so come sono andate le cose. Come componente della commissione Antimafia, ho letto i verbali del Consiglio che lo riguardavano". E come andarono le cose? "Il Csm trasferi' d' ufficio Ayala per due episodi. Il primo e' la storia di un debito di oltre 500 milioni, contratto con una banca dell' isola: Ayala aveva un fido originario di 20 milioni al Banco di Sicilia e a forza di staccare assegni costrui' un debito di oltre mezzo miliardo. Per coprire il "buco", l' istituto di credito alzo' il fido prima a 50, poi a 100 milioni. Ma il debito si faceva sempre piu' grande. Ricordo che durante il dibattito al Csm sul caso Ayala, un togato sostenne che il Banco di Sicilia avrebbe dovuto protestare gli assegni scoperti. Se non lo fece . era la tesi . fu per non inimicarsi un magistrato potente".

"L' altro episodio e' ancor piu' grave: Ayala fu responsabile di ingerenza nell' attivita' di un altro magistrato, che stava conducendo un' inchiesta su un crac di 3 miliardi e mezzo. Si trattava di un giro di assegni incrociati che coinvolgeva la Cassa di risparmio di Villagrazia, feudo del boss mafioso Stefano Bontade. Ayala intervenne illecitamente sul collega, al quale chiese di avere mano leggera per un indagato...". Il nome dell' indagato? "Un ex giornalista molto noto in Sicilia, un personaggio molto squalificato che Ayala si porto' appresso nel colloquio con il collega... Meglio sfumare sui dettagli, che potrebbero dar corpo ad una gustosa novella di Sciascia. Dico solo che il collega sul quale Ayala tento' di fare pressioni era Vincenzo Geraci. Quel Geraci che poi venne criminalizzato da certa stampa di sinistra, per aver votato contro Falcone per la carica di consigliere istruttore a Palermo. Forse quella campagna contro Geraci era stata premeditata, forse si voleva sin da allora neutralizzare la credibilita' di un magistrato che era stato testimone imbarazzante di certi episodi, in cui era rimasto impigliato Ayala".

Ayala dice che il Consiglio superiore della magistratura attacco' lui per attaccare Falcone. "Ayala si comporta come facevano certi politici fino a qualche tempo fa: loro usavano l' appartenenza alla Resistenza come scudo politico. Oggi Ayala usa uno scudo piu' macabro, i morti ammazzati: non perde occasione per associare il suo nome a quello di Falcone. Ma tra loro non correva affatto buon sangue". Lui invece sostiene che erano buoni amici. "Io invece ricordo che, dopo il trasferimento d' ufficio disposto dal Csm, Ayala cerco' di andare al ministero dove Falcone era direttore generale degli Affari Penali. A sbattergli la porta in faccia fu Falcone, che disse: "O lui o io". E quella fu la fortuna di Ayala, che si ritrovo' aperta la porta della commissione Antimafia: li' venne a svolgere il ruolo di consulente. Fu Chiaromonte ad annunciarmelo...".

Ma se Ayala non le andava a genio, perche' non si oppose allora? "Veramente molti dei parlamentari in commissione non erano d' accordo.Tuttavia si penso' che, se avessimo accettato di farlo lavorare all' Antimafia, avremmo sottratto alla funzione giudiziaria una figura chiacchierata". Si rende conto delle accuse che gli rivolge? Dietro queste parole non ci saranno dei livori personali? "Assolutamente no. Ayala e' pure una persona divertente. E se uno lo vuole invitare a cena e' un uomo di mondo... Oddio, e' anche un bravo giurista e le cose che ha detto sulla polemica tra i magistrati di Mani Pulite le sottoscrivo. Tutte tranne una: quando usa il tenore di vita come metro per misurare il coinvolgimento del Pds in Tangentopoli. La sua e' un' affermazione di un qualunquismo agghiacciante. Mi auguro che questa unita' di misura non venga applicata ad Ayala, che ama la vita comoda e spumeggiante. E mi auguro che Ayala venga rieletto: cosi' non tornerebbe a fare il giudice".
 

 

 

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