CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO (G. Orwell). I meridionalisti spiegano perché non festeggiano la mala unità d'Italia

03.09.2011 11:44

 

I meridionalisti spiegano perché non festeggiano la mala unità d'Italia
di Enzo Riccio, Segr. Org. Nazionale PARTITO DEL SUD

Spesso ci chiedono il motivo per il quale noi meridionalisti del Partito del Sud non festeggeremo il 17 marzo, ed ecco che ci arrivano le solite domande o le consuete osservazioni del tipo “ma allora volete la separazione come la Lega Nord” , “ma mica rimpiangete il Regno delle Due Sicilie”, “non si può mettere in discussione l’Unità d’Italia e voi esprimendo la vostra contrarietà al 17 marzo vi fate strumentalizzare”, “ma sono passati tanti anni ed ancora voi meridionali vi lamentate che e’ tutta colpa dei Savoia” etc etc…

Cerchiamo di mettere le cose a posto e di spiegare per bene, una volta per tutte, perchè non festeggeremo questa giornata e perchè manifesteremo il nostro dissenso verso questa giornata di “festa” e l’omaggio del Presidente Napolitano al Re Vittorio Emanuele II, e soprattutto perchè questo lo riteniamo importantissimo per una riscossa del Sud.

Il 17 marzo 1861 ci fu la proclamazione del “Regno d’Italia” che di fatto fu l’annessione di alcuni territori al Regno di Sardegna, da notare bene che mancava ancora Roma e il Veneto che sarebbero stati annessi ca. una decina di anni più tardi, e, soprattutto, non ci fu una nuova entità statale nata con il consenso del popolo ma un semplice cambio di denominazione dello Stato sabaudo che annetteva diversi territori (con campagne di guerra non dichiarata e con plebisciti truffa…) e si autoproclamava “Regno d’Italia”.
Prova ne fu che Vittorio Emanuele II re di Sardegna continuò a chiamarsi Vittorio Emaniele II re d’Italia (perché non Vittorio Emanuele I re d’Italia?) e che il primo parlamento italiano fu l’ottavo parlamento di Torino, inoltre furono estese le leggi piemontesi al resto della penisola (come mai non ci fu allora una soluzione federalista che teneva conto delle differenze tra i vari territori? Forse perchè allora il Sud non era più povero del resto del paese come e’ oggi dopo 150 anni di colonizzazione?).

Cosa ha portato al Sud questa proclamazione?
Dieci anni di guerra civile con centinaia di migliaia di morti nella guerra civile tra il 1861 ed il 1870 detta “guerra al brigantaggio” (“lo stato piemontese e’ stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti” – Antonio Gramsci), le disastrose avventure coloniali, il fascismo e altre tragedie come le guerre mondiali con perdite umane immani… cosa dovremmo festeggiare?

E dal punto di vista economico?
Una spoliazione di ricchezze, una distruzione del nascente tessuto produttivo ed industriale borbonico per favorire l’affermazione dell’industria al Nord, un inasprimento feroce delle tasse (che erano molto piu’ basse nel periodo precedente) e soprattutto la convinzione lombrosiana che “altro che Italia! Questa e’ Africa! I beduini al confronto di questi cafoni sono latte e miele!” “i meridionali sono africani, da far diventare forzatamente italiani a colpi di baionetta!”…si leggano le dichiarazioni dei generali macellai e criminali di guerra come Cialdini o governatori illuminati come Farini inviati da Torino.

Non si capisce perchè una Repubblica nata nel 1946 debba festeggiare una monarchia così nefasta, dimenticandosi perfino che un re Savoia firmò le leggi sulla discrimanazione della razza.

Insomma il Sud dal 1861 fu ridotto a colonia e conobbe per la prima volta nella sua storia secolare la tragedia di un’emigrazione bibblica, una diaspora che nemmeno gli ebrei hanno conosciuto… in 150 anni più di 20 milioni di meridionali hanno abbandonato le loro case, i loro affetti e le loro radici per andare al centro-nord o all’estero, tale diaspora continua ancora ai giorni nostri con caratteristiche e modalità diverse.
Sarebbe stato un onore far parte di un’unica nazione una, “di lingua, di armi e di cor”, aver versato da “fratelli d’Italia” il nostro sangue sul Piave per “liberare” lontanissime città come Gorizia… ma sinceramente non credevamo di avere come ringraziamento i cartelli “non si fitta ai meridionali” o gli striscioni negli stadi del Centro-Nord del tipo “Forza Vesuvio! Forza Etna! Terremotati! Colerosi!”.

Non vogliamo il ritorno ad antiche monarchie ma e’ paradossale, in un paese con ministri che hanno dichiarato di pulirsi le loro parti meno nobili col tricolore, pensare che siamo noi a minacciare “l’unità d’Italia”, noi non vogliamo nessuna guerra contro il resto del paese e nessuna separazione… ancora più paradossale che tutto ciò che e’ “borbonico” viene ancora visto come il male assoluto e qualcosa di oscurantista, retrogrado e minaccioso… mentre si finge di non vedere le bandiere della Padania (Stato che non e’ mai esistito nella realtà storica) o di non ascoltare gli slogan razzisti dei raduni leghisti e tutto ciò non indigna, non e’ “minaccioso dell’unità e della coesione nazionale”.

Ieri la Questura di Roma ci nega una manifestazione il 17 al Pantheon, dove abbiamo espressamente affermato che volevamo organizzare una protesta ed un dissenso civile, pacifico e democratico ed assolutamente nel pieno rispetto delle leggi e del Presidente di questa Repubblica… ancora una volta, senza voler fare il “solito vittimismo meridionale”, siamo figli di un Dio Minore? Siamo italiani di serie B?
Siamo stanchi di subire ed abbiamo il diritto e dovere di esprimere il nostro dissenso, ce lo dice l’articolo 21 della nostra Costituzione e quindi insisteremo con la Questura…e giovedì 17 marzo tutti al Pantheon con noi, ad esprimere civilmente e pacificamente, in maniera gandhiana direi, il nostro dissenso!!!
In questo paese con scarsa memoria si devono finalmente abbandonare i falsi miti risorgimentali, prima la verità…se si vuole parlare di unità e non le bugie e le favolette alla De Amicis.

Oltre la verità storica, per avere un paese davvero unito ci vuole una politica che crei le stesse possibilità al Nord ed al Sud, in una parola una politica di giustizia e di riequilibrio economico per diminuire le differenze invece che accentuarle, ciò che ha fatto la Germania alla caduta del muro di Berlino per riavvicinare il tenore (e la qualità) di vita dei tedeschi dell’Est a quelli dell’Ovest… abbiamo qualche “leggerissimo sospetto” che questo non sia l’obiettivo ne’ della destra lumbard di Berlusconi e Bossi ne’ della sinistra emiliana di Bersani….infatti il gap negli ultimi 16 anni e’ aumentato.

Quando finalmente un giovane laureato a Napoli o a Palermo avrà, a parità di merito, le stesse possibilità di lavoro di un suo collega a Milano… quando per andare in treno da Napoli a Reggio C. ci si impiegherà lo stesso tempo che per andare da Roma a Milano… quando un imprenditore al Sud avrà le stesse possibilità di un suo collega al Nord, le banche gli concederanno prestiti alle stesse condizioni, le infrastrutture ed i servizi, oltre alla criminalità, non lo ostacoleranno… allora sì che possiamo parlare di “unità”, fino a quel momento per favore risparmiateci le vostre favolette e le bugie risorgimentali da “fratelli d’Italia”.

CHI CONTROLLA IL PASSATO CONTROLLA IL FUTURO (G. Orwell)

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...