Chi è questo signore che sversa rifiuti tossici in Campania? Sempre più imprese hanno scoperto quanto è comodo sversare in Campania ! E i Sindaci dormono !!!!

07.07.2010 00:00

 

Indagini sull'ecomafia dei rifiuti a Trieste
Condividi
L'associazione Amici della Terra di Trieste nelle proprie indagini sull'ecomafia dei rifiuti a Trieste, partite dalle discariche sul Carso, ha individuato anche connessioni da chiarire tra il c.d. cartello dei costruttori autorità, particolari società operanti nello smaltimento dei rifiuti e pubbliche amministrazioni. Ne ha tracciata perciò una attenta analisi preliminare, sui risultati della quale chiede ora pubblicamente l'attenzione delle autorità italiane ed europee preposte ai controlli sul settore. 
Le società e le amministrazioni prese in esame nell'analisi sono:
ECORMED, ESPERTECO, ECO.R. ENERGY, ECORECUPERI, ACQUARIO, IMEST, MEDITERRANEA, CONSORZIO AGRARIO, ACEGAS-APS, PROVINCIA DI TRIESTE, COMUNE DI TRIESTE, COMUNE DI DUINO AURISINA.
Le aree interessate dalle discariche in esame sono il Carso, la Valle delle Noghere, la costiera muggesana, il porto di Trieste da Zaule a Barcola.

Il caso ECORMED.

Nel 1998 gli Amici della Terra individuavano sul Carso una delle discariche utilizzate per lo smaltimento incontrollato dei rifiuti nella provincia di Trieste. La discarica era stata gestita dalla società ECORMED e dal Comune di Trieste. Nell'area della discarica (un'ex cava) venivano misurati anomali valori di radioattività. 
L'inchiesta degli Amici della Terra si protraeva sino al 2001 permettendo, grazie ad una collaborazione con l'Università di Trieste (Dipartimento di Geofisica), di effettuare controlli approfonditi nel corpo della discarica utilizzando metodologie non invasive (georadar, magnetometria, riflessione sismica). 
Dalle analisi emergeva come a varie profondità fossero state seppellite masse metalliche, anche di notevoli dimensioni, e che proprio in prossimità di tali masse si riscontrassero in superficie valori anomali della radioattività. 
La relazione sull' accurata analisi veniva allegata all'esposto che gli Amici della Terra presentavano alla Procura della Repubblica di Trieste richiedendo un urgente intervento per la messa in sicurezza dell'area e per la sua bonifica (previo accertamento del tipo di rifiuti presenti). 

La relazione sullo stato della discarica veniva inoltre trasmessa al Ministero dell' Ambiente, alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti (ecomafie) ed l' A.N.P.A. Nessuna risposta arrivava dalle istituzioni nazionali direttamente interessate, mentre la Procura della Repubblica di Trieste provvedeva, senza svolgere alcuna indagine, a richiedere l'archiviazione dell'esposto degli Amici della Terra, richiesta accolta dal G.I.P. del Tribunale di Trieste il 19 marzo 2003.

Tali fatti non potevano non far nascere dei legittimi dubbi, visto che il reato che il magistrato riteneva prescritto era invece continuato nel tempo ed è tuttora in corso, avendo gli inquinanti seppelliti abusivamente nella discarica contaminato il terreno e molto probabilmente il sottosuolo e le falde anche a notevoli profondità. Se fosse inoltre confermata la presenza di materiale radioattivo la contaminazione sarebbe ancora più pesante con danni ambientali e grave rischio per la salute pubblica. E' evidente quindi che ci si trovava di fronte ad una bomba ecologica che non poteva essere sottovalutata come invece è accaduto. Ma perché le istituzioni ad ogni livello non hanno voluto indagare nei confronti della ECORMED. Vediamo brevemente di fare un breve quadro della situazione.

La ECORMED faceva parte di quello che gli Amici della Terra hanno definito "Sistema Trieste" per lo smaltimento illecito dei rifiuti che ha operato attivamente nella provincia di Trieste e nella regione Friuli Venezia Giulia con connessioni internazionali, portando gravissimi danni ambientali alle coste, al mare, l' altopiano carsico. Ma cosa era il "Sistema Trieste"? Di seguito una breve descrizione inserita nelle numerose denunce presentate dall'Associazione: 

"La disastrosa situazione ambientale della provincia di Trieste è il frutto di un dissennato utilizzo del territorio che dalla fine della seconda guerra mondiale ha interessato l'intera provincia di Trieste. Dal 1950 al 1990, ovvero per un pesantissimo quarantennio, il sistema di smaltimento dei rifiuti nella provincia di Trieste è consistito semplicemente nella dispersione nell'ambiente di ogni tipo di inquinante. 
Per fare questo sono state aperte numerose discariche, abusive e non, in ogni luogo venisse ritenuto utile allo scopo. Vista la limitata estensione della provincia di Trieste, si può ben affermare che l'intero territorio provinciale sia stato utilizzato come una grande discarica a cielo aperto per lo smaltimento di tutti i rifiuti prodotti a livello locale e non. 

Il Carso è stato una vittima illustre del "sistema Trieste" venendo ampiamente saccheggiato per trovare spazio ai rifiuti. Le doline, cavità naturali, sono state riempite di ogni sorta di rifiuti, le grotte (ben 330 quelle inquinate nella Venezia Giulia) sono state utilizzate come comode discariche per i rifiuti tossici più pericolosi (quindi quelli da fare sparire definitivamente), le vecchie cave dismesse vennero utilizzate pure per fare sparire i rifiuti più scomodi (che venivano mescolati al materiale di riporto terroso). 

Il "sistema Trieste" ha prodotto danni irreversibili anche alle coste; per fare sparire i rifiuti si sono interrate ampie zone costiere sulle quali sono state poi insediate attività produttive o di altro tipo. Sono queste le aree (parte del porto nuovo di Trieste con i terminal petroliferi, la valle delle Noghere, le foci del Rio Ospo e non solo e lo specchio acqueo antistante) che sono state inserite nel sito inquinato di Trieste riconosciuto dal Ministero dell'Ambiente.
Ma quali rifiuti venivano smaltiti nelle discariche del "sistema Trieste"? Oltre ai soliti inerti sono state fatte sparire grandi quantità di rifiuti industriali ed in particolare: idrocarburi e derivati petroliferi, ceneri degli inceneritori, amianto, fanghi industriali (contenenti concentrazioni elevate di metalli pesanti), solventi chimici, scorie radioattive, ordigni bellici). 
Questo sistema di smaltimento dei rifiuti, partito alla fine della seconda guerra mondiale quando Trieste si trovò ad essere amministrata dagli anglo americani (fino al 1954), è il risultato di un largo accordo tra le amministrazioni locali, imprese e istituzioni nazionali, con cui si è legalizzata l'illegalità (ovvero lo smaltimento incontrollato dei rifiuti industriali). 
Il sistema Trieste si basa fondamentalmente su uno stretto controllo sugli appalti sui lavori pubblici e sull'intero settore dell'edilizia (come accade anche in altre zone dell'Italia dove tale tipo di attività è quasi sempre sotto il controllo della criminalità organizzata, si veda a tal proposito l'intervento, nella trasmissione Report del 15 gennaio, del prefetto di Trapani il quale ha spiegato come la mafia controlli completamente gli appalti pubblici con il sistema delle forniture). Lo smaltimento illecito dei rifiuti fa parte di questa attività. Il sistema viene alimentato con finanziamenti pubblici e si garantisce tramite i propri referenti politici trasversali agli schieramenti (per cui non è importante quale partito governa ma solo chi governa). Questo tipo di attività prevede notevoli capacità persuasive e compensative, per assicurare una sorta di immunità agli affiliati (politici, imprenditori ecc.), che possono essere alla portata solamente di gruppi "decisamente organizzati" e non di livello locale. "

-

La ECORMED non doveva avere un ruolo marginale nel "Sistema Trieste" essendo una delle poche società che in Italia trattavano i rifiuti radioattivi. Citiamo sul fatto l'intervento del Dott. Nicola Maria Pace Procuratore della Repubblica di Trieste davanti alla Commissione Parlamentare di Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti (2.000): "Circa la Ecomed, ho la sensazione che faccia parte di una oligopolio di dieci aziende raccoglitrici di rifiuti radioattivi di provenienza civile, per così dire. Purtroppo, la legge agevola questa sregolatezza in materia, perché quelle aziende hanno soltanto licenza di raccogliere, per cui non dovrebbero fare altro; invece raccolgono e compattano anziché cedere al nucleico, all'unica società in Italia autorizzata alle fasi successive alla raccolta. 
L'Enea vorrebbe realizzare la fase dello smaltimento finale, anche se non esiste la tecnologia che lo consenta. Invece avviene che i dieci raccoglitori Cenerad, e via via tutti gli altri, raccolgono, compattano, detengono senza obbligo di conferimento entro un certo termine. Il fatto di non essere obbligati dalla legge ad un termine entro il quale cedere al nucleico diviene un incentivo a spostare sempre più in avanti il momento dell'esborso. Medio tempore si verifica, quindi, lo sport preferito di questi signori, cioè il dumping in mare, per cui nelle nostre cronache si legge spesso di spiaggiamento di rifiuti radioattivi…."

La ECORMED era attiva non solo a Trieste (con sede fino alla liquidazione in via Torrebianca 39) ma anche a Venezia (Marghera) ed in Toscana (Massa). 
La ECORMED era molto probabilmente una società a "tutela speciale" per lo smaltimento dei rifiuti scomodi ed altro. Questo tipo di società ovviamente devono rimanere nell'ombra ed appena diventano troppo visibili vengono chiuse. La ECORMED svolgeva la sua attività prevalente a Trieste, ma rimase invischiata nel processo ENICHEM di Marghera ed ecco quindi che nel 1996 viene posta in liquidazione e poi in fallimento. 
Riportiamo dal verbale del processo ENICHEM, udienza del 27/03/2001: ....Oltre all' area cosiddetta 43 ettari, una piccola area denominata Ecormed, dal nome della ditta che l'ha acquisita da Montedison, è un'area propaggine di un'area che aveva già subìto l'intervento di messa in sicurezza, sarebbe l'area 31, 32 del Petrolchimico; quest'area, la Ecormed voleva utilizzarla per fare un piazzale, un deposito di qualche cosa, quando ha iniziato i lavori di escavo per la costruzione di una baracca, delle fondazioni di un edificio, si è accorta di trovarsi all'interno, non dico di una discarica ma comunque di un terreno sufficientemente compromesso. Il grado di compromissione e il comportamento dell'Ecormed nel momento in cui ha rinvenuto la situazione, è stato tale che i lavori si sono bloccati. L'Ecormed più tardi è fallita, l'amministrazione comunale ha ritenuto di verificare al meglio qual era la situazione di Ecormed e ha sviluppato un'azione di monitoraggio.

Con il fallimento ECORMED si perdono così le tracce dell'attività della società e viene messo in sicurezza un anello debole della catena del "Sistema Trieste". Da quel momento risulta difficile trovare documentazione sulla società e sui suoi giri d'affari. Ma che fine hanno fatto i soci e gli amministratori della ECORMED? Il 28/05/93 Alberto Rocca, fino a quel momento amministratore unico lascia la società (avviata alla liquidazione) e viene sostituito da Petronio Pipeschi. Rocca crea subito un'altra società la ESPERTECO s.r.l. che svolge esattamente lo stesso tipo di attività della ECORMED (trattamento e smaltimento di rifiuti di ogni tipo). La ESPERTECO, tuttora in attività, ha due sedi, una a Trieste e l'altra a Monfalcone.

Petronio Pipeschi, subentrato a Rocca come amministratore, risulta essere amministratore unico della ECORECUPERI S.r.l. con sede a Ottaviano (Na), e della ECO.R. ENERGY S.r.l. con sede a Sarzana (SP). Tra i soci della ECORMED risultavano esserci varie società tra cui la PORDENONE AMBIENTE S.p.a. (in fallimento) e la DARENAM S.r.l. con sede a Carrara e con amministratore unico una anziana contadina di Foggia.

Si può ben dire quindi che la ECORMED non è mai realmente "morta".

I rapporti diretti tra ECORMED e Comune di Trieste sono confermati dalla cessione nel 1989 da parte della società del diritto alla gestione della famosa discarica di S. Croce proprio al Comune di Trieste. Erano gli anni dell'emergenza rifiuti con il Comune di Trieste drammaticamente impegnato nella ricerca di nuovi spazi per realizzare discariche per i rifiuti industriali. Un ruolo di primo piano in queste vicende risulta averlo avuto l'assessore Ugo Orlando (più volte nominato assessore ai servizi pubblici industriali con diretta competenza sulle discariche tra metà anni '70 e fine anni '80) uno dei fautori dell'utilizzo come discarica industriale della valle delle Noghere. 
Lo stesso Ugo Orlando diventava nel 1993 (sostituito peraltro nel Comune di Trieste da Eugenio del Piero già Direttore dell'Associazione degli Industriali di Trieste) presidente del consiglio di amministrazione di un'altra particolare società triestina: la MEDITERRANEA S.r.l. Questa società, creata nel 1952 (sotto il Governo Militare Alleato), con sede amministrativa nel porto di Trieste nel magazzino 18 del Punto Franco Vecchio in regime di extraterritorialità, è tra le più interessanti della regione Friuli Venezia Giulia. 
Si occupava tra l'altro, oltre che di import-export di alcolici, di importazione di macchine pesanti e di movimento terra.* Nella MEDITERRANEA transitavano numerosi esponenti e referenti politici locali, tra i quali Guido Gerin (deceduto nel 2004) sin dal dopoguerra collaboratore e consulente del Ministero degli Esteri per le aree di confine (est europeo). 

Tra il 1995 ed il 1996 nella MEDITERRANEA si affermava il gruppo di A.N. (Alleanza Nazionale) con l'ingresso Fabio Scoccimarro (attuale Presidente della Provincia di Trieste), Fulvio Sluga (attuale Assessore alla Vigilanza del Comune di Trieste) e Manlio Romanelli (attuale vice Presidente ACEGAS - APS) come consiglieri e Paris Lippi (attuale vice Sindaco di Trieste). La società veniva controllata dall'unico socio che risultava essere il Consorzio Agrario della Zona di Trieste, ente morale (e come tale finanziabile dallo stato) posto in liquidazione dal Ministero per le Risorse Agricole il 30/11/1994 (Ministro Poli Bortone di A.N.). La MEDITERRANEA veniva liquidata il 22/04/2002. 

Avviata alla chiusura la MEDITERRANEA, uno dei suoi consiglieri Manlio Romanelli entrava nella società ACQUARIO S.r.l. il 22/05/2000. Manlio Romanelli, la cui presenza è segnalata in numerose società, è tra l'altro Vice Presidente dell'ACEGAS-APS la multiutility, una delle maggiori in Italia , che gestisce i settori dei rifiuti e dell'energia a capitale misto pubblico - privato costituita dai Comuni di Trieste e di Padova. 
La ACQUARIO S.r.l. si rendeva responsabile, in concorso con la società PORTO S. ROCCO S.p.a., tra il 1998 ed il 2001 della realizzazione di una grande discarica abusiva a mare sulla costiera del Comune di Muggia per la quale Manlio Romanelli veniva rinviato a giudizio con altri. 
Il processo ACQUARIO inizierà il 4 maggio del 2005 e sarà la prima volta che una società del "Sistema Trieste" si troverà a giudizio. L'ACQUARIO ha avuto per un certo periodo la propria sede a Muggia in Calle Verdi 14 allo stesso indirizzo della sede locale di A.N. e dell'AssociazioneAmbiente e/è Vita (movimento ambientalista di riferimento di A.N.). Il socio di maggioranza della ACQUARIO risulta essere l'IMEST S.r.l. di cui risulta essere socio Maurizio Marzi Wildauer attuale Consigliere Comunale a Trieste (Forza Italia). L'IMEST risulta essere in scioglimento ed in liquidazione dal 5 marzo 2004 e questo quindi porterà all'inevitabile fallimento della società ACQUARIO S.r.l. con la conseguenza che il danno ambientale prodotto (la bonifica della discarica a mare di P.ta Sottile stimabile in oltre 10 milioni di euro) rimarrà a carico delle amministrazioni pubbliche (Comune di Muggia). Un altro esempio di come il "Sistema Trieste" ripari ai propri errori. Un altro esempio di come i cittadini dovranno continuare a pagare pesantemente a causa del "Sistema Trieste".



*Si tratta di un settore che, analogamente a quello delle forniture edili è esente dalla certificazione antimafia, ragione per cui è stato altrove al centro di note indagini poiché spesso usato per coprire il pagamento di tangenti a gruppi mafiosi garanti (diretti od indiretti) degli appalti.



=================================================

INTEGRAZIONE PUBBLICATA SU RICHIESTA 

Nel sopra pubblicato testo di analisi del colossale ed annoso "sistema" di smaltimento abusivo dei rifiuti tossico nocivi a Trieste e provincia, necessariamente appoggiato ai poteri politici di turno, abbiamo osservato, tra l'altro, in relazione alla società "Acquario srl" responsabile dell'omonima discarica di Muggia ora sotto processo, che "L'Acquario ha avuto per un certo periodo la propria sede a Muggia in Calle Verdi 14 allo stesso indirizzo della sede locale di A.N. e dell'associazione Ambiente e/ Vita (movimento ambientalista di riferimento di A.N.)" 
Tale osservazione evidenziava doverosamente la contiguità, del resto notoria, di responsabili della società e della discarica all'area politica di A.N. che partecipa al governo anche delle amministrazioni locali interessate, senza affermare n implicare logicamente responsabilità di tale partito e tanto meno di detta Associazione in quanto tali nel caso di inquinamento o nel processo. L'Associazione ci ha tuttavia inviato una minacciosa "replica" che dopo aver confermato ed anzi precisato la pubblica circostanza da noi osservata, attribuisce alla sua pubblicazione un inesistente contenuto o valore diffamante e si premura di smentire ogni rapporto con la società. Pubblichiamo pertanto qui di seguito all'attenzione dei lettori anche il testo integrale di tale replica. A chiarire meglio, ove necessario, le rispettive posizioni precisiamo che noi "Amici della Terra - Friends of the Earth" siamo un'organizzazione rigorosamente apartitica, che riunisce associati delle più varie opinioni politiche attorno al comune impegno statutario ed operativo per la salvaguardia più attenta, efficace ed imparziale dei valori ambientali ed umani. 

********************************************************************* 
alla Direzione Nazionale degli Amici della Terra - Italia 
al Presidente ADT Friuli-Venezia Giulia Roberto Giurastante 
al Presidente ADT Trieste Alessandro Claut 
p.c. Ambiente e/è Vita Sede Nazionale - Roma c.a. presidente Nino Sospiri 
Ambiente e/è Vita Segreteria Provinciale di Trieste - Luisa Polli Sezione comunale di Muggia - Stefano Sciolis 
---------------------------------------------------------

Protocollo 062/05/FVG 

In merito a quanto riportato sul sito della Sezione regionale del FVG degli "Amici della Terra", riteniamo necessario precisare quanto segue: 
1.- I locali di Calle Verdi 14, in locazione alla Sezione di Muggia di AN, presso i quali è ospitata la sede della Segreteria Regionale del FVG del' associazione "Ambiente e/è Vita", sono di proprietà di persona da tempo uscita dalla compagine societaria di Acquario srl. 
2.- Gli stessi locali sono stati utilizzati dalla Acquario srl fino all'anno 2002 dopo di che sono stati dati in affitto ad una Società finanziaria. 
3.- Alleanza Nazionale ha inaugurato la sede di Muggia nel febbraio del 2004 e qualche mese dopo si è offerta di ospitare la Segreteria Regionale di "Ambiente e/è Vita". Pertanto non solo non esiste alcun collegamento temporale, operativo, tecnico, societario, politico o finanziario tra la proprietà dell'immobile e "Ambiente e/è Vita", ma è priva di qualsiasi veridicità - pertanto è falsa - ogni affermazione circa rapporti della medesima Associazione con Acquario srl., vuoi nella precedente che nella attuale configurazione societaria. Ravvisando nel testo pubblicato dalla sezione locale degli "Amici della Terra" insinuazioni diffamanti, per altro già riscontrate in altri precedenti documenti apparsi a firma del sig. Roberto Giurastante e del sig. Alessandro Claut, chiediamo - per diritto di replica - la immediata pubblicazione del presente comunicato sullo stesso sito e con la medesima evidenza. In caso contrario, incaricheremo i nostri legali di agire nelle sedi preposte nei confronti dei sopraindicati rappresentanti locali degli "Amici della Terra". 
Trieste, 3 maggio 2005. 
Ambiente e/è Vita Sergio Bisiani Segretario Regionale del FVG



ALTRE INFO a proposito :

1) DISCARICHE DI RIFIUTI RADIOATTIVI SUL CARSO

2) INQUINAMENTO DEL CARSO: DISCARICA TREBICIANO

3) Trieste: minacce di morte a Roberto Giurastante
http://www.articolo21.org/1662/rubrica/8-trieste-minacce-di-morte-a-roberto-giurastante.html

4) INQUINAMENTI E CORRUZIONE (di Franz Widmar)

5) CAMERA DEI DEPUTATI - SENATO DELLA REPUBBLICA
XIII LEGISLATURA
Resoconti stenografici delle missioni della Commissione d'inchiesta
sul ciclo dei rifiuti
http://www.camera.it/_bicamerali/rifiuti/ressten/resmiss/friuli/missfr.htm

6) CARSO TRIESTINO: INQUINAMENTO IPOGEO
UNA GROTTA INQUINATA OGNI 1,65 CHILOMETRI QUADRATI





Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...