Camorra e reati elettorali nel Sannio, arrestato il sindaco di Montesarchio Antonio Izzo per “aiuti elettorali” dalla camorra.

13.05.2011 08:57

Il sindaco Antonio Izzo alla inaugurazione della sede del Centro studi per la legalità costituzionale - Benejus .

(L'associazione capeggiata dall'Ingegnere Sergio Napolitano di San Giorgio a Cremano, ha come vice presidente l'avvocato Paola Porcelli, moglie del sostituto procuratore di Benevento Giovanni Tartaglia Polcini. Benejus che si occupa di formazione e convegni,  aderisce al network Coins che comprende, tra l'altro, la Vesuvio Energia ed ha tra gli sponsor la Compagnia delle Opere.

Leggi anche: http://altravocedelsannio.webnode.it/news/rinviato-a-giudizio-per-abuso-di-ufficio-mentre-a-benevento-un-magistrato-beneventano-si-lascia-sfuggire-colpevolmente-una-intercettazione-gravissima-da-lui-stessa-disposta-a-carico-del-sindaco-di-san-giorgio-del-sannio-giorgio-nardone/)

Il sindaco di Montesarchio Antonio Izzo e il suo assessore ai Lavori Pubblici e alla Protezione Civile Silvio Paradisi sono stati arrestati all'alba di oggi dai Carabinieri con l'accusa di associazione camorristica e reati elettorali.

A coordinare l'operazione, i pm Antonello Ardituro e Marco del Gaudio della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli ed Aldo Ingangi della sdezione reati finanziari. I Carabinieri di Benevento hanno arrestato complessivamente 19 persone, su provvedimento emesso dal Gip del tribunale di Napoli. Si tratta di amministratori pubblici, imprenditori e appartenenti ai clan Pagnozzi e Iadanza-Panella di Montesarchio. Arrestati in particolare anche Paolo Pagnozzi, figlio del capo clan, i capo clan Vicenzo Iadanza e Nicola Panella insieme ad altri affiliati.

L'accusa per Izzo e Paradisi è quella di essersi fatti sostenere in occasione delle consultazioni amministrative comunali di Montesarchio del 25 e 26 maggio 2003 dal clan camorristico Iadanza-Panella e da quello dei Pagnozzi attraverso il voto di scambio, offrendo a diverse decine di elettori rimasti non identificati denaro (somme dai cento euro in su per voto), beni in natura, promessa di atti amministrativi illegittimi (per il rilascio di permessi ad edificare in una zona già satura) ed altri favori ed utilità (ad esempio la dilazione dei termini di pagamento di prestiti di denaro). I due amministratori avrebbero concesso ai clan, in cambio del sostegno elettorale, appalti per mense scolastiche, parcheggi e raccolta dei rifiuti. Associazione a delinquere di tipo mafioso, estorsione, usura e voto di scambio sono dunque le attuali accuse contenute nella richiesta di custodia cautelare in carcere inviata dai pubblici ministeri antimafia di Napoli.

"Non si fanno scrupoli – è scritto nell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Nicola Miraglia del Giudice – nel piegarsi a mettere in atto pubblici comportamenti quali la partecipazione nelle loro vesti istituzionali a manifestazioni come l’inaugurazione di piazze date in gestione ad esponenti della famiglia criminale nella consapevole assenza di concessioni e/o autorizzazioni di alcun genere, dotate talvolta anche di strutture di servizio integralmente abusive".

L’importo preventivato dai due candidati, al netto di altri investimenti consistenti in prestazioni gratuite con le proprie imprese a favore dei votanti, ammontano a circa 200 milioni delle vecchie lire. Numerose le intercettazioni che accusano i due politici, in particolare quelle ambientali nell’auto di Paradisi; alle intercettazioni si aggiungono poi le dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia, tra cui Vincenzo Tardi. "Terminate le elezioni – è scritto nel provvedimento – le intercettazioni forniscono la riprova del patto illecito e dei mezzi altrettanto illeciti utilizzati per conquistare il successo elettorale. Già a partire dal 27 maggio 2003, e quindi appena terminato lo spoglio delle schede, Vincenzo Iadanza, parlando in auto con il cugino Silvio Paradisi, gli ricorda la necessità di mantenere gli impegni presi e quindi di compensarlo, oltre che in denaro, anche con la concessione dell’appalto del verde pubblico e della totalità degli appalti che hanno a che fare con la manutenzione e la pulizia. Nella medesima conversazione lo Iadanza si vanta che nell’ambito della campagna elettorale ha preferito evitare l’utilizzo di metodi ‘poco pittoreschi’ e cioè apertamente intimidatori, in quanto ‘o rischiavamo di prendere un plebiscito di voti o rischiavamo di andare in galera'”.

Sindaco e assessore sono stati condotti presso la casa circondariale di Benevento, in Contrada Capodimonte. Oltre al sindaco e all'assessore, spiegano i Carabinieri di Montesarchio, è stato coinvolto nell'operazione anche il responsabile delle attività produttive e finanziarie del Comune di Montesarchio.

Una notizia che sta scuotendo da ore l'intera provincia di Benevento, sia i cittadini che i politici che in queste ore stanno concludendo la loro campagna elettorale per le amministrative, che non coinvolgeranno Montesarchio. Siamo forse di fronte al segnale più eclatante della presenza camorristica di gruppi più o meno direttamente referenti ed associati con il clan dei Casalesi, anche qui nel Sannio. La favola dell'isola felice, tante volte usata per descrivere la nostra provincia, sembra dunque vacillare sempre di più di fronte a questi arresti. Ma non solo. La notizia che sta facendo il giro dell'intero Paese, infatti, non arriva come un fulmine a ciel sereno. Delle avvisaglie c'erano e solo chi non ha voluto credere è riuscito a rimanere con gli occhi chiusi di fronte al'escrescenza di certi fenomeni.

Sanniopress in queste ore ricorda infatti dell'aggressione subita non molti mesi fa dal vice segretario comunale di Montesarchio. Citando l'agenzia AGI, Sanniopress riporta infatti la notizia del gennaio di quest'anno. "Aggredito da sconosciuti mentre si recava al lavoro, il presidente del consiglio comunale di San Martino Valle Caudina, in provincia di Avellino, Silvio Adamo, ha dovuto fare ricorso alle cure dei medici dell’ospedale ‘Rummo’ di Benevento, dove è arrivato accompagnato da alcuni passanti che hanno assisito all’aggressione. Vicesegretario comunale a Montesarchio, nel Beneventano, Adamo e’ stato dimesso con cinque giorni di prognosi per ecchimosi su tutto il corpo. In due lo hanno atteso nei pressi del municipio e, dopo averlo insultato, lo hanno aggredito con calci e pugni, e lo hanno lasciato a terra quando si sono avvicinati alcuni passanti per soccorrere il funzionario comunale. Adamo ha presentato un esposto ai carabinieri della compagnia di Montesarchio, che ora indagano sull’accaduto.  Silvio Adamo ai militari ha gia’ riferito di non conoscere i suoi aggressori. Le indagini al momento non escludono il movente politico e sono estese anche all’attivita’ professionale della vittima". Un episodio non necessariamente collegato con i fatti odierni, ma qualche ombra di dubbio c'è.

Da ricordare che lo scorso autunno il sindaco di Montesarchio Antonio Izzo aveva aderito al PdL, dopo essere stato eletto insieme al suo assessore Paradisi in una lista civica.

Di seguito i nomi di tutti gli arrestati di oggi (Fonte: ANSA):

Vincenzo Iadanza, 55 anni, di Campoli Monte Taburno
Silvio Paradisi, 55 anni, di Campoli Monte Tabumo
Silvio Adamo, 43 anni, di San Martino Valle Caudina
Antonio Izzo, 51 anni, di Montesarchio
Nicola Panella, 47 anni, di Montesarchio
Antonio Panella, 43 anni, di Montesarchio
Mattia Pagnozzi, 44 anni, di Bonea
Pasquale Marucci, 31 anni, di Benevento
Michele D’Amelio, 58 anni, di Montesarchio
Cosimo Iadanza, 47 anni, di Rotondi
Angelo Iadanza, 47 anni, di Rotondi
Tommaso Benedetto, 56 anni, di Bucciano
Carlo Ceglia, 36 anni, nato a Varese
Erminio Perone, 35 anni, di Montesarchio
Luigi Perone, 43 anni, di Bonea
Umberto Vitagliano, 46 anni, di Montesarchio
Fiore Clemente, 52 anni, di San Martino Valle Caudina
Paolo Pagnozzi, 50 anni, nato a Napoli.
Arresti domiciliari per Michele Iovine, 38enne di Lettere, collaboratore di giustizia

www.bcrmagazine.it/index.php/news/cronaca/1577-camorra-nel-sannio-arrestato-il-sindaco-di-montesarchio.html

Il Procuratore antimafia Cafiero de Raho spiega i motivi dell’arresto del sindaco

di Montesarchio e il metodo mafioso nelle “città tranquille”.

 

Il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho 
a Benevento per la presentazione del libro "Ne valeva la pena" di Spataro.

Pubblichiamo il comunicato con il quale il Procuratore aggiunto della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, Federico Cafiero de Raho, ha illustrato le ragioni degli arresti del sindaco di Montesarchio, Antonio Izzo, di un suo assessore  e di altre 17 persone  in gran parte affiliate ai clan Pagnozzi e Iadanza-Panella.   (Leggi a tal proposito anche la relazione della  DIA sul Sannio.)

Tutti gli arrestati sono accusati di gravi reati e precisamente di “partecipazione ad un’associazione di tipo mafioso, ‘usura, l’estorsione ed alcuni reati elettorali.”

Il documento che vi segnaliamo  è estremamente importante perchè per la prima volta vengono descritti i metodi dei mafiosi nelle “città tranquille” dove godendo di coperture, compiacenze e complicità, non hanno bisogno di usare violenza per esercitare l’attività malavitosa.

Scrive Cafiero de Raho a proposito delle indagini a Montesarchio:  “Lo spaccato criminale che emerge soprattutto dall’incrocio dei dati forniti dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia con le intercettazioni telefoniche, è quello di una criminalità organizzata che, a differenza di quella casertana e di quella napoletana, non sembra più avere la necessità – per manifestare la propria affermazione sul territorio – della commissione di delitti di sangue.

Gli esponenti di rilievo dei gruppi criminali sembrano ormai infiltrati nel tessuto socio – economico ed amministrativo, a volte con il paravento di attività formalmente lecite, col fine (poi in realtà concretamente realizzato, come dimostrano gli elementi raccolti nel procedimento) di acquistare, in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici, di esercitare in maniera diffusa la pratica dell’usura.

Il tutto, evidentemente, avvalendosi dell’armamentario tipico che caratterizza le associazioni criminali campane ossia utilizzando la forza di intimidazione promanante dal vincolo associativo e facendo quindi leva su di una condizione di assoggettamento ed omertà, diffusa nella comunità degli amministratori pubblici, degli imprenditori, degli operatori del settore finanziario e dei privati che vivono e agiscono in tale contesto territoriale .

Appare evidente, secondo gli atti, che la criminalità organizzata locale, oramai, anche nella pratica delle estorsioni, non sembra più dover ricorrere all’atto di violenza o alla minaccia esplicita, ma che – piuttosto – per intimidire la propria vittima, per usare le parole dello stesso Vincenzo lADANZA, alle proprie vittime si presenta con la cravatta.

Molto istruttiva è anche la parte in cui Cafiero de Raho descrive il comportamento degli affiliati al clan e dei politici in cerca di voti:

“Dalle attività tecniche di intercettazione, dalle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia nonché dalle altre attività d’ indagine nei confronti di lZZO Antonio, PARADISI Silvio e degli altri soggetti ad essi vicini emergono i seguenti dati di fatto:

che la spinta a partecipare alla competizione politica non è la volontà di farsi disinteressati interpreti dell’interesse pubblico, bensì di occupare posti di potere che possono rivelarsi utili per la promozione dei propri interessi particolari e nell’ottica anche di un ritorno economico;

che tale fine giustifica il mercimonio economico del voto e l’investimento a tale fine di ingenti capitali personali il cui impiego non può essere considerato che come un investimento;

che tale fine giustifica altresì lo scendere a patti con soggetti in grado di assicurare un “consenso” elettorale con l’utilizzo dei metodi previsti dagli atti. 416 bis co. 3 e 416 ter c.p.;

che la contropartita per l’appoggio mafioso in caso di vittoria è stata predefinita rispetto alle elezioni, e che il patto politico-mafioso, individuato nei suoi molteplici contorni grazie alle intercettazioni telefoniche (il controllo di varie attività economiche, quali la gestione di due piazze e di tre subappalti e precisamente quello relativo al verde pubblico e gestione pulizie immobili comunali, alla gestione dei parcheggi a pagamento ed alla raccolta dei rifiuti solidi urbani), viene successivamente puntualmente rispettato, in totale disprezzo delle norme dell’evidenza pubblica ed in materia di appalti e senza alcun imbarazzo da parte degli amministratori collusi.

che i soggetti favoriti (così come invero anche alcuni rappresentanti delle istituzioni di polizia presenti sul territorio) non si sono fatti scrupolo nel piegarsi a mettere in atto pubblici comportamenti quali la partecipazione nelle loro vesti istituzionali a manifestazioni quali l’inaugurazione di piazze date in gestione ad esponenti della famiglia criminale nella consapevole assenza di concessioni e/o autorizzazioni di alcun genere, dotate talvolta anche di strutture di servizio integralmente abusive.”

Scarica il documento integrale: Arresto del sindaco di Montesarchio

http://www.altrabenevento.org/altrabenevento/?p=8084

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

 

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