Benevento, continua l’indagine sull’inquinamento dei fiumi Calore, Sabato e Isclero

01.09.2011 22:15

 BENEVENTO – Disastro ambientale colposo e omissione in atti d’ufficio: sono le ipotesi di reato formulate dal sostituto procuratore Antonio Clemente nell’indagine, affidata al Corpo Forestale, sull’inquinamento dei fiumi Calore, Sabato e Isclero.

Si tratta di un’inchiesta che va avanti da tempo, supportata da una consulenza tecnica su prelievi ed analisi che sono stati effettuati con l’obiettivo di definire il quadro complessivo del fenomeno. Nel mirino degli inquirenti, la situazione creata dallo scarico di acque non depurate o depurate in modo non corretto. Tutto ciò avrebbe determinato uno stato di inquinamento dei corsi d’acqua, con le conseguenze che è facile immaginare per colture e terreni.  Sono stati numerosi i sindaci che dal dicembre del 2010 sono stati convocati in Procura per essere ascoltati: alcuni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, altri hanno invece respinto le contestazioni.

Come si ricorderà, agli inizi di giugno la Provincia di Benevento (in precedenza aveva fatto altrettanto anche quella di Avellino) ha ordinato il divieto di pesca  nelle acque dei fiumi Calore, Sabato e Isclero, nei tratti che interessano il territorio sannita.  Una decisione adottata in seguito alle analisi effettuate dall’Arpac su campioni di acque superficiali ad uso irriguo,  “che hanno confermato il superamento dei limiti dei parametri relativi alla ‘Salmonella’ e all”Escherichia Coli’”. In quella occasione, interpellato da Il Sannio Quotidiano, Pietro Mainolfi, direttore del Dipartimento provinciale dell’Arpac, ha posto l’accento sul tema della prevenzione: “Abbiamo riscontrato la presenza di Salmonella e periodicamente verifichiamo la presenza di livelli molto alti di Escherichia Coli in particolare in alcuni corsi d’acqua della provincia. Il monitoraggio costante è importante ma certo non può risolvere il problema. Bisogna agire all’origine, intervenendo sulla causa della contaminazione, vale a dire lo scarico di reflui urbani non adeguatamente depurati nei corsi d’acqua. In alcuni casi non esiste alcuna depurazione e nei fiumi finiscono gli scarichi tal quali”.
Prima dello stop alla pesca, nel dicembre del 2009 la Rocca dei Rettori aveva emanato una ordinanza di divieto assoluto di attingimento da tutti i corsi d’acqua che bagnano il Sannio.

Un divieto parzialmente derogato con provvedimenti del luglio 2010 e dello scorso febbraio che hanno consentito l’utilizzo delle acque per scopi irrigui limitatamente alle colture non destinate al consumo alimentare dell’uomo e degli animali. Per quelle ad uso alimentare, invece, il divieto è ancora vigente.


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