Aziende. Appalti. Sanità. Politica. Ormai Comunione e Liberazione è una piovra affaristica che fa affari in tutta Italia.

02.03.2011 09:25

Dall'ira di Comunione e liberazione non si salva nessuno. Neppure Silvio Berlusconi. Nel dicembre 2009 il premier aveva osato sostituire Luigi Roth, fedelissimo di Roberto Formigoni e da dieci anni presidente della Fondazione Fiera di Milano, con Giampiero Cantoni, imprenditore meccanico, docente alla Bocconi, tre volte senatore Pdl e soprattutto amico suo. Formigoni abbozza, fa buon viso a cattivo gioco, intanto prepara la sua vendetta. Fredda e spietata, come si conviene a un potere sicuro di sé. 

Ci mette un anno esatto: il 10 novembre scorso spedisce in largo Domodossola, negli uffici della Fondazione, Pio Dario Vivone, avvocato del servizio giuridico della Regione Lombardia. Il suo mandato è spulciare tutte le carte, passare al setaccio i conti, valutare se scelte e investimenti della nuova gestione sono legittimi o meno: nei dieci anni di Roth il ciellino una cosa del genere non s'era mai vista. L'8 febbraio il gavettone è pronto: nelle 19 pagine di relazione finale, l'avvocato Vivone, dopo qualche apprezzamento di rito, piazza i suoi colpi. I costi di gestione: spropositati, in tempi di crisi. Il grattacielo per uffici nella nuova Fiera di Rho: 43 milioni buttati, nessuno lo affitta, è vuoto e verosimilmente tale resterà anche il prossimo anno. Il nuovo Centro congressi al Portello, pronto ad aprile: doveva costare 40 milioni, se ne sono andati 63,5. Da ultimo, l'affondo, sul punto dolentissimo dei terreni per l'Expo 2015, sui quali s'è consumata nei mesi scorsi la rottura col sindaco di Milano Letizia Moratti: la Fondazione li ha rivalutati nel suo bilancio, con la scusa che rivendendoli ci guadagnerà, ma come terreni agricoli non rendono un soldo, non verranno venduti per almeno 5 anni, e in ogni caso l'obiettivo della Fondazione dovrebbe essere la riuscita dell'Expo, non la speculazione edilizia come un Ricucci qualsiasi. Drastiche le conclusioni: tagliate i costi, vendete le controllate, Centro congressi e nuovi uffici fateli rendere o dismetteteli. 

 


Capito come funziona? O gli affari li facciamo noi di Cl, o ti accordi con noi accontentandoti delle briciole. Se ti metti contro, fossi anche l'unto del Signore, prima o poi ti tagliamo le gambe. E se non ti possono distruggere, ostentatamente ti snobbano
. Berlusconi, i ministri Roberto Maroni, Ferruccio Fazio e Maria Stella Gelmini, la Moratti, il cardinal Martini: c'erano tutti, il 14 marzo scorso, al San Raffaele a festeggiare i 90 anni di don Luigi Verzé.

Tutti tranne Formigoni, memore forse di quando il fondatore dell'ospedale, prete col pallino degli affari, tentò di accreditarsi anche come erede di don Luigi Giussani, il fondatore, sfilando qualche adepto alla ditta Formigoni & Co. Si capisce, uno se le attacca al dito, queste cose. Ora, vedremo, la partita è tra Cl e la Lega, i due galli nel ricco pollaio del Nord. Un po' battagliano e un po' s'accordano, in un gioco che per il Carroccio si sta rivelando pericoloso, causa di liti, spaccature interne, liste contrapposte per i vertici Asl, persino una cacciata, quella di Alessandro Cè, ex capogruppo alla Camera, dal 2005 assessore lombardo alla Sanità, costretto a lasciare per aver denunciato che il tanto decantato modello sanitario lombardo "si basa su analisi e cifre manipolate e sull'occupazione sistematica del potere".

Per questo la chiamano "lobby di Dio", setta catto-affarista, Comunione e fatturazione, Commistione e lottizzazione. Sono una potenza. Come movimento ecclesiale, sono un esercito di 100 mila, forse 300 mila aderenti, i numeri sono segreti. Hanno una compattezza ideologica oggi rara, perché "alla radice del nostro modo di fare politica c'è un atteggiamento religioso", scriveva don Giussani, scomparso nel 2005.
Hanno costruito una coesa macchina da guerra schierata in politica, nella pubblica amministrazione, nella sanità, nella scuola, nelle onlus. E nel business, naturalmente.

La Compagnia delle Opere, il loro braccio operativo nell'economia, conta 34 mila aziende, per un fatturato annuo di 70 miliardi di euro: una volta e mezza la Fiat, per capirci, o un ventesimo dell'intero Pil nazionale. È vero, quasi metà sono in Lombardia, culla del movimento e cuore del suo potere, esteso dal presidente della Regione fino al portiere di notte dell'ultima clinica.

Ma nuove direttrici d'espansione sono il Veneto, l'Emilia-Romagna, la Sicilia, il Lazio: a Roma hanno ormai 1.500 iscritti, un seggio in Camera di commercio, il presidente dell'azienda dei trasporti Atac. E se i confini nazionali fossero troppo stretti, a fine giugno Matching, l'annuale fiera del business della Compagnia, si terrà per la prima volta fuori Italia, a Mosca: dove è di Cl l'arcivescovo, monsignor Paolo Pezzi.

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