Aria. Inquinamento da nanoparticelle (disastro ed omicidio colposo)

19.08.2010 21:58


Procura dela Repubblica di Rovigo 21 aprile 2008 
Est. Fasolato
Aria. Inquinamento da nanoparticelle (disastro ed omicidio colposo)

Richiesta di archiviazione in tema di inquinamento da nanoparticelle e collegamenti con la salute pubblica. Analisi della questione tecnica relativa al possibile collegamento di malattie tumorali (oltrechè cardiovascolari e respiratorie) con le emissioni di polveri fini.


PROCURA DELLA REPUBBLICA
PRESSO IL TRIBUNALE ORDINARIO DI ROVIGO

N.1338/2005 R.G.N.R.

RICHIESTA DI ARCHIVIAZIONE 

AL GIUDICE PER LE INDAGINI PRELIMINARI
presso il Tribunale di R O V I G O 

I Pubblici Ministeri Dott. Lorenzo Zen e Dott.ssa Manuela Fasolato,
visti gli atti del procedimento n.1338/05 NR RG iscritto nei confronti di Z. C., B. R., T. F. L. e S. P. per i reati p. e p dagli artt. 110 cp, 81 cpv cp, 589 e 449 cp, 437 cp, avanzano richiesta di archiviazione basata sulle seguenti considerazioni.
Si premette che le ipotesi di reato oggetto della presente richiesta di archiviazione sono le seguenti:
T. F. L., S. P., Z. C. e B. R.
Indagati
A)del reato p. e p. dagli artt. 81cpv cp, 589, 1° e 3° comma cp, 449 cp, 40 cp perché con più azioni ed omissioni esecutive di un medesimo disegno, T. F. e S. P. quali amministratori delegati e direttori generali dell’E.N.E.L. spa con sede in Roma viale Regina Margherita 137 rispettivamente dal 23/9/96 al 23/5/2002 e dal 24/5/2002 in poi, Z. C. quale direttore e responsabile della Centrale Enel di Polesine Camerini sino al 30/6/2004, B. R. quale direttore e responsabile della Centrale Enel di Polesine Camerini dal 1/7/2004 in poi, ciascuno per i fatti ricadenti nei periodi di rispettiva competenza, 
facendo funzionare -e consentendo che così funzionasse- la Centrale Enel di Polesine Camerini per mezzo delle quattro sezioni con potenza pari a 660 MWe - le prime tre alimentate ad olio combustibile ad elevato tenore di zolfo sino al 31/12/2002 e dal 1/1/2003 ad olio combustibile denso BTZ a basso tenore di zolfo, la quarta alimentata ad olio combustibile ad elevato tenore di zolfo e dal 7/11/2000 dopo interventi impiantistici di ammodernamento messa in esercizio con i limiti fissati dall’allegato 3 del decreto 12/7/90 ed alimentata ad olio combustibile STZ - con sistema di depurazione degli inquinanti contenuti nei fumi prodotti dalla combustione limitato alla sola diminuzione delle polveri per mezzo di sistemi detti elettrofiltri e senza inserimento nell’impianto di alcun dispositivo di abbattimento delle emissioni di SO2(ossido di zolfo) prodotto dalla combustione corrispondente esattamente alla quantità di zolfo nel combustibile, provocando così emissioni in atmosfera di gas, vapori, fumi contenenti macro-inquinanti e micro-inquinanti prodotti dal processo di combustione, in particolare emissioni di biossidi di zolfo, ossidi di azoto e polveri, nonché di sostanze inorganiche sottoforma di gas o vapore quali cloro, idrogeno solforato, bromo, fluoro, ammoniaca, di sostanze organiche volatili, di sostanze cancerogene, teratogene, mutagene quali arsenico, cromo, cobalto, benzene, idrocarburi policiclici aromatici, di sostanze inorganiche sotto forma di polveri quali cadmio, mercurio, nichel, manganese, vanadio, piombo, ferro, alluminio, stagno, zinco, bario, antimonio e altri metalli, altresì di particelle oleose con elevato grado di acidità dovuto alla presenza di zolfo nei fumi, provenienti dalla Centrale Enel di Polesine Camerini nei luoghi pubblici e privati sia circostanti che non immediatamente circostanti la stessa centrale siti nelle Province di Rovigo e Ferrara, con ricaduta massima degli ossidi di zolfo, degli ossidi di azoto e del particolato entro un raggio di 10 Km dalla centrale nelle direzioni Sud e Nord-Ovest, 
concorrevano a cagionare per colpa un disastro consistente nella morte e nelle lesioni personali delle seguenti persone in conseguenza dell’insorgenza di malattie tra le cui cause concorreva l’accumulo nei tessuti umani di materiali non biodegradabili né biocompatibili, patogenici fisicamente e in parte chimicamente tossici (tra cui piombo, zolfo, cromo, stagno, zinco, ferro, bario, antimonio, vanadio, nichel, tungsteno, silicio, alluminio, manganese e altri metalli) contenuti nelle polveri provenienti dalla Centrale Enel di Polesine Camerini, che venivano inalate ovvero ingerite finendo nelle vie respiratorie e nel circolo ematico: 
la morte di S.F. ( carcinoma polmonare) deceduto a Taglio di Po il 6/7/99, Z. O. (tumore allo stomaco) deceduto il 24/11/97, F. R. (adenocarcinoma - neoformazione epatica) deceduto il 4/8/2004, B. L. (adenocarcinoma) deceduto il 14/3/2005, C. G. (carcinoma epatocellulare) deceduto il 28/7/2004, G. D. ( tumore polmonare) deceduto il 20/7/2004, P. M. (carcinoma dello stomaco) deceduto ad Adria il 17/11/2001, T. E.( tumore osseo, metastasi carcinoma sede primitiva mammaria o gastrointestinale) deceduta il 26/9/98, M.L. (neoplasia) deceduto il 7/3/2004,
le lesioni personali di A. A. (iperplasia adenoleiomiomatosa con estesa prostatite perighiandolare ed interstiziale, neoplasia polmonare, adenocarcinoma), A. A. (carcinoma papillare della tiroide operato nel febbraio 2004), B. A. (carcinoma renale), C. M. (neuroblastoma), D.L. (tiroidite), , F. A. (carcinoma ovaio), F. F. (adenocarcinoma dell’intestino - neoplasia tratto digerente), F. E. (adenocarcinoma dell’intestino sigma), , L. M. (tiroidite), M. C.(linfoma di Hodgkins), M. L. (neoplasia alla mammella destra), M. C. (adenocarcinoma), P. D. ( ectropion polipoide utero), P. L.( adenomi tubulari villosi- adenocarcinoma intestino sigma), R. B.( adenoma microfollicolare alla tiroide operata nel 1997), R. N. (schwannoma insorto su ganglio nervoso operato l’8/4/2003), S. C. (carcinoma della tiroide), Z. F. ( rettocolite ulcerosa), 
dalle quali derivavano le malattie sopra descritte che mettevano in pericolo la vita della persona offesa e/o dalle quali derivava un’incapacità di attendere alle ordinarie occupazioni per un tempo superiore ai quaranta giorni, 
il tutto ponendo in essere le condotte sopra descritte da cui derivavano gli eventi sopra descritti facendo funzionare la centrale utilizzando combustibili di grande impatto sull’ambiente, in particolare ad elevato tenore di zolfo, e non invece combustibili con minor impatto che avrebbero ridotto le emissioni, altresì non provvedendo ad ambientalizzare sollecitamente tutte e 4 le sezioni al fine di utilizzare combustibili STZ con conseguente riduzione delle emissioni entro i valori minimi di concentrazione di inquinanti in base alle direttive emesse dalla Comunità Europea, al DPR 203/88 e al successivo decreto del Ministero dell’Ambiente del 12/7/90, altresì agendo in violazione della Legge della Regione Veneto 8/9/1997 n.36 art.30 e della successiva Legge della Regione Veneto 22/9/1999 n.7 art.25 in quanto erano prodotte in atmosfera emissioni stechiometriche di ossidi di zolfo corrispondenti al combustibile (OCD) con tenore di zolfo utilizzato (percentuali di zolfo nell’OCD usato che variava dal 3% al 1% e comunque superiori allo 0,25%) non consentite né dalla normativa regionale 97/n.36 (pubblicata nel BUR 74/97) che stabiliva per tali tipi di impianti di produzione di energia elettrica presenti nei territori del comuni interessati al parco del Delta del Po l’alimentazione a gas metano o con altre fonti alternative non inquinanti – quindi senza emissioni significative di SO2 - con obbligo di presentazione di piani di riconversione degli impianti all’Ente parco entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, né dalla successiva normativa regionale 99/n. 36 (pubblicata nel BUR 18/99 del 26/2/99) che stabiliva per gli impianti suddetti l’alimentazione a gas metano o con altre fonti alternative di pari o minore impatto ambientale – quindi senza emissioni significative di SO2 - con obbligo di presentazione di piani di riconversione degli impianti all’Ente parco entro diciotto mesi dall’entrata in vigore della legge;
così agendo senza minimizzare gli effetti indesiderati conseguenti alle emissioni suddette con i migliori accorgimenti tecnici disponibili, nonché, dopo l’ambientalizzazione della sezione 4 completata nel novembre del 2000 che avrebbe operato con limiti di emissione molto più bassi delle altre tre sezioni e con combustibile STZ, utilizzando detto gruppo n. 4 molto meno degli altri come si evince dalla seguente tabella relativa alle ore di funzionamento nel periodo 1/1/2001 – 28/1/2003:
Pot.El>100 MW Pot.El.=0
Gruppo 1 11740 6300
Gruppo 2 12500 5500
Gruppo 3 12880 5100
Gruppo 4 7700 10300
sia non impedendo, nei periodi in cui rivestivano i ruoli di responsabilità indicati, i suddetti eventi pur avendo l’obbligo giuridico di impedirli stante la loro posizione di comando, responsabilità, controllo, garanzia e tutela all’interno dell’azienda Enel spa (T. e S.) e della Centrale di Polesine Camerini (Z. e B.) in relazione allo specifico ruolo rivestito, né attivandosi per porre in essere gli accorgimenti necessari alla eliminazione o comunque alla significativa riduzione delle emissioni entro i valori minimi di concentrazione di inquinanti in base alle direttive emesse dalla Comunità Europea, al DPR 203/88 e al successivo decreto del Ministero dell’Ambiente del 12/7/90, né attivandosi per le comunicazioni ed ordini a soggetti posti in posizione subordinata affinchè costoro attivassero procedure per impedire o comunque significativamente ridurre le emissioni suddette entro i valori minimi suddetti, omettendo altresì di osservare il dovere positivo di adozione di tutte le migliori misure tecniche ed organizzative - disponibili ed adeguate al progresso tecnologico - di prevenzione e contenimento delle emissioni suddette e del conseguente danno ambientale (c.d principio di “migliore tecnica disponibile” ex d.lgs n.372/99 di attuazione della direttiva comunitaria 96/61/CE sulla prevenzione e limitazione integrate dell’inquinamento), nonché omettendo l’osservanza degli obblighi derivanti dal DPR 203 del 1988 e dal Decreto del Ministero dell’Ambiente del 12/7/1990 relativi alla messa in atto di interventi preventivi in caso di condizioni meteoclimatiche critiche (innalzamento della temperatura dei fumi al camino, uso di combustibili a basso tenore di zolfo, riduzione del carico); altresì non adottando adeguati monitoraggi esterni relativi al controllo della qualità dell’aria essendo le centraline di controllo posizionate a distanze eccessive dalla centrale elettrica per poter valutare l’effetto massimo di ricaduta degli inquinanti; 
S., Z. e B. inoltre agendo dal 1/1/2003 al 31/12/2004 in violazione del provvedimento interministeriale 13/6/2003 che prescriveva limiti di producibilità di energia elettrica per le sezioni 1,2,3 (anno 2003 sino a 4500 GWh e anno 2004 sino a 3.700 GWh) giacchè l’esercizio delle sezioni 1,2 e 3 veniva effettuato per un totale di 4.714.643 MWh nel 2003 e per un totale di 3.766.073 MWh nel 2004; 
In Porto Tolle, Polesine Camerini, Pila e località limitrofe alla centrale Enel, in Comune di Porto Viro, di Taglio di Po, di Rosolina, di Ariano Polesine, di Adria, di Loreo, di Goro, di Mesola nelle epoche sopra indicate 

B) del reato p. e p. dagli artt. 110 cp, 81 cpv cp, 437 cp perché nella qualità indicata al capo A) omettevano di collocare nella CTE di Polesine Camerini impianti e apparecchi idonei a trattenere le sostanze inquinanti emesse in atmosfera in conseguenza del funzionamento della CTE con combustibile fossile, destinati a prevenire un disastro consistente nel pericolo dell’insorgenza di malattie tumorali nella popolazione abitante nelle zone circostanti la Centrale Enel causate dall’inalazione e ingestione di nano e microparticelle inorganiche nei modi, con le condotte ed omissioni descritte al capo A). 
In Porto Tolle, Polesine Camerini, Pila e località limitrofe alla centrale Enel, in Comune di Porto Viro, di Taglio di Po, di Rosolina, di Ariano Polesine, di Adria, di Loreo, di Goro, di Mesola nelle epoche sopra indicate

Il presente procedimento n.1338/05 NR RG era iscritto a seguito della presentazione alla Procura della Repubblica di Rovigo in data 18/4/2005 di un esposto da parte di numerose persone abitanti nel Delta del Po e zone limitrofe, le quali presentavano malattie tumorali o i cui familiari erano morti a seguito di malattie tumorali;
tali persone, per mezzo dei loro difensori, si rivolgevano alla Procura, che aveva in corso il procedimento n.3577/01 NR RG per reati di cui agli artt. 81 cpv cp, 674 cp, 635, 1° e 2° comma, cp, 13, 5° comma, e 25,7° comma, DPR 24/5/88 n.203 conseguenti alle emissioni insalubri della Centrale Enel di Polesine Camerini, chiedendo di verificare se le malattie tumorali di cui erano affetti fossero dipese dalle emissioni della Centrale; chiedevano in particolare di accertare, avendo sentito parlare della tecnica di ricerca di micro e nanoparticelle inorganiche per mezzo della microscopia elettronica a scansione e ipotizzando la presenza di micro e nanoparticelle nei loro tessuti ammalati, se tali particelle fossero di provenienza della Centrale Enel e se detta presenza avesse indotto o agevolato la malattia tumorale. Allegavano agli esposti documentazione medica.
Il Pubblico Ministero, pur avendo il procedimento così iscritto aspetti di novità rispetto alle questioni già trattate nel procedimento n.3577/01 NR RG, riteneva comunque necessario richiedere anche la riapertura delle indagini relative a quella parte del procedimento n.3577/01 NR RG già conclusosi con richiesta di archiviazione parziale del 6/12/2004 per Z. C. in ordine al reato di cui all’art. 452 cp in relazione agli artt.439 cp,440 cp,441 cp, 81 cpv cp, nonchè per Z. C., B. R., T.F. e S. P. in ordine al reato di cui all’art.734 cp, essendo possibile che le nuove indagini necessarie per approfondire l’esposto suddetto dovessero in parte ripercorrere questioni già analizzate e coperte dall’intervenuto decreto di archiviazione parziale conforme alla richiesta 6/12/04 della Procura.
Il Gip-sede autorizzava quindi in data 5/5/2005 la riapertura delle indagini per la parte relativa a questioni già trattate nella richiesta di archiviazione parziale sopra citata riguardante il procedimento n. 3577/01 NR RG.
Alla luce di quanto sopra nonchè degli atti di indagine svolti nel procedimento n.3577/01 NR RG che si trovava già fase dibattimentale - che erano acquisiti per la parte di interesse – il Pubblico Ministero formulava nel presente procedimento n.1338/05 NR RG le imputazioni di cui agli artt. 110 cp, 81 cpv cp, 589 cp, 449 cp e 110 cp, 81 cpv cp, 437 cp.
Occorre a questo proposito ricordare che dalla relazione tecnica dei CTU Dott. Edoardo Bai e Ing. Paolo Rabitti, depositata il 24/1/2004 prima della riapertura delle indagini nel procedimento n.3577/01NR RG, era emersa la non sostenibilità dell’accusa di cui all’art.452 cp in relazione agli artt.439 cp,440 cp,441 cp con riferimento ad una possibile correlazione tra immissioni della Centrale Enel nelle colture del Delta e patologie tiroidee delle persone residenti nel Delta, che si erano rivolte alla Procura di Rovigo per mezzo dei loro legali sostenendo una collegamento tra le loro malattie e l’inquinamento da Centrale, in quanto i dati di letteratura e quelli sanitari reperiti localmente non deponevano per la certa correlazione tra tali patologie e l’inquinamento ambientale collegato alla Centrale elettrica di Polesine Camerini.
Con riferimento invece alle patologie polmonari e cardiocircolatorie i consulenti suddetti avevano concluso sostenendo che i dati di letteratura erano assolutamente confermativi circa la sussistenza di un effetto sulla salute della popolazione di alcuni inquinanti gassosi, con particolare riferimento a SO2 e polveri sottili: ciò sia per gli effetti acuti con aumento della mortalità e dei ricoveri per malattie cardiocircolatorie e respiratorie pochi giorni dopo gli episodi di inquinamento, che per gli effetti cronici con aumento di alcune patologie tumorali con una latenza media di 20 anni. 
I CTU concludevano quindi che in campo medico e scientifico era pacifica la correlazione tra inquinamento atmosferico e malattie cardiocircolatorie e respiratorie, pur non potendo giungere a maggiori precisazioni utilizzabili come prova certa con riferimento al problema specifico delle emissioni della Centrale Enel di Polesine Camerini.
I CTU dott. Bai e ing. Rabitti avevano pertanto comunque concluso sostenendo che i dati sino ad allora disponibili sull’inquinamento della zona del Delta del Po e sul relativo contributo della centrale Enel non erano dimostrativi con certezza di un effetto evidente sulla salute umana, in particolare ritenendo che l’aumento anomalo della frequenza di mortalità per tumore al polmone evidenziato da più indagini statistiche nelle zone del Delta del Po non poteva con certezza correlarsi alle emissioni della centrale Enel.
I dati che avevano esaminato i CTU erano quelli acquisiti dalla Procura di Rovigo presso le strutture sanitarie di riferimento per il territorio, ossia le ASL di Rovigo, di Padova e di Ferrara, ed erano relativi ad un ampio periodo compreso tra il 1970 e il 2000. I CTU avevano osservato che tali dati in primo luogo non erano sempre stati raccolti dalle autorità sanitarie in maniera statisticamente corretta; in secondo luogo non erano di univoca interpretazione, essendovi ad esempio per certi periodi inspiegabili andamenti di segno opposto tra la popolazione maschile e quella femminile; in terzo luogo il numero degli abitanti delle zone circostanti la Centrale era troppo esiguo per potere avere una significatività statistica e per consentire quindi l’avvio di una effettiva indagine epidemiologica; infine in quarto luogo l’esame di tali dati da un punto di vista geografico induceva ad ipotizzare tale aumento di tumori come facente parte di un fenomeno in realtà più generale, interessante un’area vasta comprendente non solo la provincia di Rovigo, su cui insisteva la Centrale Enel, ma anche la provincia di Ferrara, e la cui spiegazione era ancora ignota.
Per quanto concerne poi l’aspetto relativo all’analisi delle colture situate a ridosso della Centrale, il CTU Dott. Scarselli con riferimento alla determinazione dei metalli pesanti in ortaggi analizzati nei dintorni della Centrale Elettrica aveva concluso sostenendo che i risultati sino ad allora conseguiti non avevano consentito di evidenziare apprezzabili fenomeni di interferenza attribuibili alle immissioni della Centrale Enel, pur non potendosi escludere che per il passato situazioni di hot spot correlabili alla centrale avessero potuto essere state causa di arricchimenti abnormi.
Gli esiti della consulenza del Dott. Scarselli erano stati influenzati sia dalla ridotta finestra spazio-temporale cui i dati si riferivano sia dallo stato di funzionamento ridotto della centrale al momento dei campionamenti. 
Il suddetto CTU aveva altresì precisato che, per quanto riguardava i metalli pesanti, la principale fonte diretta di contaminazione negli ortaggi era da considerarsi il suolo e che, in assenza di importanti sorgenti industriali specifiche o di particolari attività estrattive minerarie, raramente le deposizioni legate all’inquinamento atmosferico su larga scala erano in grado di incrementare in modo significativo la presenza di metalli pesanti nel terreno. 
Merita ricordare, a questi fini, anche gli esiti delle analisi chimiche condotte dai CTU Dott. Raccanelli e Dott. Bonamin sulle ceneri e oli (CTU 29/8/2003), che confermavano la forte presenza dei traccianti vanadio e nichel. 
Il procedimento n.3577/2001 NR si concludeva con la sentenza di condanna n.192/2006 del 31/3/2006, dep. il 22/9/2006, a carico di Z., B., T. e S. per i reati di cui agli artt. 81 cpv cp, 674 cp, 635, 1° e 2° comma, cp, nonché artt. 13, 5° comma, e 25,7° comma, DPR 24/5/88 n.203.
Dalle risultanze processuali di tale dibattimento emergeva con certezza che SO2, NOx e polveri sottili erano stati emessi in grande quantità dalla centrale elettrica di Polesine Camerini e che tali emissioni avevano comportato il danneggiamento dell’ambiente circostante, in particolare delle colture, di parti di abitazioni e di altre cose esposte agli agenti atmosferici, nonché soprattutto della flora lichenica, che nei luoghi circostanti la Centrale Enel di Polesine Camerini aveva subito, in conseguenza delle emissioni della Centrale medesima, un processo di alterazione con diminuzione della biodiversità.
In particolare, per quanto concerne la prova del danno all’ambiente, fondamentale era stata la consulenza tecnica affidata ai Dott. Scarselli e Dott.ssa Magnani in ordine alla valutazione dell’impatto ambientale della Centrale ENEL di Porto Tolle, in particolare per ciò che riguarda gli effetti indotti dalle emissioni inquinanti sul patrimonio vegetale e sulle colture. A tale scopo, a partire dal mese di giugno 2003 era stata allestita una rete di monitoraggio integrata basata essenzialmente su una strategia di tipo biologico (biomonitoraggio). Come biosensori erano stati utilizzati organismi vegetali, i licheni, secondo metodiche standardizzate riconosciute dall’ANPA e ampliamente applicate a livello internazionale (i biosensori conservano tracce delle alterazioni ambientali per molto tempo, anche dopo che l’inquinamento è cessato, c.d. effetto memoria; utilizzando biosensori è dunque possibile ottenere dati integrati nello spazio e nel tempo che, opportunamente elaborati ed analizzati, restituiscono fotografie ad alta risoluzione sullo stato di salute di un territorio in relazione all’azione di diversi contaminanti, correlabili con differenti sorgenti di contaminazione). Era stata realizzata una rete di rilevamento su aree vaste circostanti la Centrale e ad alta intensità di punti di campionamento. Nel raggio di 20 Km dalla centrale Enel erano stati individuati, in base ad una rete a maglie regolari, una quarantina di siti, nei quali erano state effettuate misure di biodiversità lichenica, campionamenti di licheni da sottoporre ad analisi di laboratorio per la valutazione del bioaccumulo di metalli pesanti, prelevamenti di campioni di suolo nei quali erano stati ricercati diversi contaminanti. Tali misure erano state integrate con analisi in laboratorio di ortaggi prelevati negli orti famigliari circostanti la centrale e con i dati ottenuti esponendo per alcuni mesi piantine test di lattuga in siti sensibili. Erano inoltre stati analizzati i dati chimico-fisici delle centraline automatiche di rilevamento presenti sul territorio in esame ed era stata effettuata una campagna mirata di monitoraggio dei flussi di diversi inquinanti al suolo mediante deposimetri passivi posizionati appositamente in alcuni siti target. I dati erano stati sottoposti ad analisi statistica e spaziale, ed erano state redatte carte di alterazione/naturalità per i diversi parametri analizzati. 
I risultati avevano consentito di evidenziare situazioni di alterazione a carico della flora lichenica in diverse aree del Delta Po, in termini sia di riduzione di biodiversità (rarefazione del numero di specie e individui rispetto al background), sia di accumulo abnorme di alcuni microinquinanti inorganici (Nichel e Vanadio), tipici traccianti delle emissioni di impianti termoelettrici.
Il confronto con i modelli diffusionali della centrale Enel, lo studio delle diverse sorgenti presenti sul territorio del delta, l’analisi della composizione chimica dei fumi e dei relativi flussi, l’interpretazione infine dell’insieme dei dati raccolti avevano portato ad individuare nella Centrale di Porto Tolle la principale causa determinante di tali alterazioni ambientali, consentendone altresì un corretto inquadramento in termini di magnitudo ed estensione spazio-temporale.
Merita anche considerare che una delle difficoltà dell’indagine è stata quella di ricercare con l’ausilio dei CTU dati certi e incontrovertibili sull’inquinamento da emissioni della Centrale, in quanto nel corso del processo era emerso in maniera inequivocabile l’assenza di effettivi controlli da parte delle istituzioni nei confronti di Enel, così sintetizzato dal Giudice nella sentenza n.192/06:
“22.4 La condotta degli enti pubblici interessati
La condotta del danneggiato è un aspetto importante per la quantificazione del danno.
Si dirà più avanti (par. 23.1.5) del senso di solitudine che provavano i cittadini del Delta, a causa principalmente dell’atteggiamento di chiusura di ENEL che negava ogni responsabilità e rifiutava di informare esaurientemente gli interessati. Ma – per quello che è emerso nel processo - neppure il comportamento degli enti e organismi pubblici ha corrisposto ai bisogni dei cittadini, che non hanno trovato - nei comuni e negli altri enti - istituzioni in grado di confrontarsi alla pari con ENEL, troppa essendo la sproporzione per disponibilità finanziaria, peso economico, influenza politica.
In sostanza è risultato chiaramente che le dimensioni della società ENEL rispetto ai piccoli paesi della zona erano (e sono ancora come è emerso al processo) tali da influire anche sul normale funzionamento delle istituzioni, dimostratesi non in grado di esercitare le funzioni di controllo, prevenzione, vigilanza, indirizzo rispetto ad una realtà troppo più grande di loro.
E’ emblematico il caso di Porto Tolle. Anche quando il Comune ha ipotizzato azioni di controllo sulle emissioni della Centrale, le difficoltà finanziarie sono state così rilevanti che si è chiesto a ENEL di intervenire a finanziare i progetti di controllo su se stesso, con il risultato che nulla venne fatto: è successo così con la dislocazione della centraline e l’indagine epidemiologica, dai costi troppo rilevanti per potere essere affrontati dal Comune.
Inoltre ENEL finanziava direttamente o indirettamente a seguito di accordi con le istituzioni la creazione di infrastrutture, eventi culturali e altro. Dunque diventa molto difficile per le amministrazioni di piccoli paesi rinunciare a questi proventi, altrimenti non conseguibili, e di importo rilevante per realtà così modeste.
Quello che vale per Porto Tolle vale anche per i comuni limitrofi e per la Provincia. E’ innegabile che la necessità di tutelare una fonte di lavoro così importante, che ne fa uno dei siti produttivi più importanti della provincia, non può lasciare indifferenti gli amministratori. Certamente e in un certo senso comprensibilmente vi era nei confronti degli interessi di un colosso come ENEL maggiore attenzione, per favorire la permanenza delle possibilità occupazionali.
Succede dunque che coloro che a livello politico-istituzionale avrebbero la responsabilità di attivare o sollecitare i controlli e di porsi come controparti dell’azienda, in realtà cercano di mediare senza contrapporsi. Così il comune di Porto Tolle, ma anche la Provincia, intervengono per fare pressioni su ENEL perché risarcisca i danni subiti dagli agricoltori, come hanno riferito i tecnici della Coltivatori Diretti e lo stesso presidente Saccardin. Così quando emergono problemi di manutenzione nella Centrale, il sindaco di Porto Tolle riceve i sindacati preoccupati per la possibile chiusura della Centrale…
Nel caso di Porto Tolle vi sono anche alcune particolarità, perché nel comune che è sede della Centrale molti dei rappresentanti comunali erano e sono dipendenti della Centrale stessa. E’ emerso ad esempio che il marito del sindaco Broggio, che aveva la delega ai rapporti con ENEL, era dipendente di quella società mentre la moglie era in carica. Ma il sindaco era anche presidente della commissione di controllo su ENEL fra il 2000 e il 2002: ebbene, nonostante tutto quello che avvenne e che è stato descritto nel processo, in questa Commissione non si parlò in quei due anni delle ricadute oleose.
Dei testi dipendenti di ENEL sentiti nel processo più di uno era consigliere o assessore, e innegabilmente nell’esercizio della funzione pubblica questa qualità non poteva essere indifferente. Ad esempio Padoan, caposezione nell’impianto di Polesine Camerini, era assessore ai lavori pubblici e pur ricevendo segnalazioni di ricadute oleose “preferiva” non recarsi sul posto (forse avvertendo un qualche conflitto di interessi?). Beniamino Pavanati era assessore ma dipendente ENEL, e come sindacalista guardava alla salute dei lavoratori ma anche al mantenimento dell’occupazione…
Non fa parte dell’oggetto del processo accertare le inefficienze amministrative o gli effetti di certe scelte politiche, ma nel corso dell’istruzione dibattimentale sono emersi fatti (mancati controlli, verifiche poco attendibili etc) non attribuibili a ENEL ma addebitabili a scelte politico-amministrative ed inefficienze operative di strutture pubbliche e istituzioni: e questo è rilevante perché tali inefficienze e scelte provengono in alcuni casi dagli stessi soggetti che si sono costituiti parte civile. Per questo motivo non si potrà ignorare tali comportamenti in sede di risarcimento del danno, non essendo del tutto estranea la condotta del danneggiato alla causazione del danno stesso. Questo porta in particolare a limitare il risarcimento in favore del comune di Porto Tolle ma anche della provincia di Rovigo e della Regione Veneto, la cui prossimità alla Centrale (rispetto agli altri enti corrispondenti che richiedono i danni ) sarebbe tale da giustificare una ben più ampia differenza in loro favore nella quantificazione del risarcimento. 
Neppure gli organismi tecnici, per quello che è emerso nel processo, hanno garantito pienamente i cittadini: e non solo e non sempre per le carenze di personale, attrezzature, fondi etc. Basti pensare all’episodio in cui in un rapporto di prova del 10.5.2000 la “Stazione sperimentale per i combustibili” trova che l’olio utilizzato in quel momento dalla Centrale non corrisponde come dichiarato alla tipologia BTZ, ma vi si trovano notevoli impurità e una anomala presenza di zinco che “potrebbe essere indice di aggiunta di olio lubrificante esausto”. ARPAV riceve la segnalazione e, avendo premura di chiarire di non essere competente, si limita a informarne non altri enti “competenti”, ma lo stesso ENEL: e la cosa finisce lì.
Una parte civile ha parlato di “sudditanza degli organismi di controllo, ma non solo, anche del mondo politico, di quello scientifico, del mondo accademico e del mondo professionale”. Si tratta di una valutazione che non ha riscontri se non parziali nel processo: ma certo alcuni fatti, già più compiutamente esposti, possono venire qui richiamati.
• ARPAV delegava di fatto alcuni controlli delle emissioni al sistema di controllo interno gestito da ENEL, neppure provvedendo a tarare annualmente gli strumenti della Centrale, perché gli strumenti venivano tarati da tecnici dell’ENEL con la strumentazione dell’ENEL alla presenza di personale Arpav. 
• da tempo si era ipotizzata l’inidoneità della dislocazione delle centraline, ma nessuno ha formalmente richiesto una verifica del posizionamento risalente addirittura a prima che la Centrale entrasse in funzione.
• il comune di Porto Tolle non ha mai richiesto formalmente a ENEL di rispettare la normativa regionale.
• l’indagine epidemiologica sulla popolazione del Delta avviata in occasione della costruzione della Centrale venne interrotta, subito dopo l’avvio dell’impianto, senza una spiegazione chiara e plausibile.
• per anni l’U.L.S. di Adria non è stata iscritta al registro regionale dei tumori, impedendo qualsiasi possibilità di un serio studio statistico ed epidemiologico sullo stato di salute della popolazione.
E’ risultato dunque nel processo che i cittadini non trovavano istituzioni pubbliche in grado di rappresentare pienamente i loro interessi e di fare presente con forza le loro preoccupazioni, come controparte nel dialogo con ENEL. Questo spinse i cittadini a sentirsi meno rappresentati dalle istituzioni e ad organizzarsi in comitati spontanei, come quello rappresentato da Crepaldi, o come quelli di Mesola e Goro di cui si è parlato nel processo”.
E tutto ciò nonostante la gente del luogo percepisse quotidianamente l’influenza nelle loro vita quotidiana delle emissioni delle Centrale Enel e le istituzioni territoriali, tenute ai controlli, ne fossero perfettamente consapevoli:
12.3 Molestie ed emissioni ordinarie
Dunque le fonti delle preoccupazioni delle persone erano le ricadute oleose ma anche gli episodi di emissioni anomale, che evidentemente provocavano quel turbamento richiesto dalla giurisprudenza.
Ma anche le emissioni ordinarie provocavano allarme? La risposta è positiva. Così frequenti e gravi erano gli episodi di emissione anomala che la popolazione viveva nella continua apprensione nel vedere la Centrale in attività. Si intende dire che la sola presenza attiva della Centrale che emetteva fumi visibili e di notevoli dimensioni, dato il progressivo peggioramento delle quantità e qualità dei fumi stessi, era sufficiente a creare allarme. In sostanza, è risultato nel processo che a causa del cattivo modo di esercire l’impianto sempre peggiorandone le emissioni, ENEL aveva creato per sua colpa uno stato d’animo di preoccupazione e incertezza, un senso di fastidio, disagio, disturbo e comunque di "turbamento della tranquillità e della quiete delle persone", che producono "un impatto negativo, anche psichico, sull\'esercizio delle normali attività quotidiane di lavoro e di relazione" (Cass. sez III, 14.3.2003 n. 20755).
…..
“Ora, nel processo si sono avute molteplici testimonianze in tal senso: è nel tono usato, nelle preoccupazioni manifestate, nelle attività compiute dai testimoni la prova che i fumi e le polveri fuoriuscite dal camino della centrale di Polesine Camerini, tenuto conto degli effetti provocati, superavano la soglia della normale tollerabilità e quindi provocavano molestia. 
In primo luogo delle persone che abitavano nei pressi della cte: si vedano le deposizioni di Balasso Francesco, di Negri Vittorio, di Casellato Bruno, di Freguglia Maurizia, di Balasso Davide, di Trombin Sandra, di Donà Enrico, i quali non si sono limitati a riferire in questo processo dei danneggiamenti alle cose e alle colture, ma hanno riferito anche di altre situazioni direttamente percepite riconducibili alla Centrale, condizionanti la loro attività quotidiana: l’insopportabile ripetizione di ricadute e la paura ogni volta che si vedevano emissioni anomale, il disagio continuo per non sapere se da un momento all’altro sarebbe successo qualcosa; la preoccupazione per le scarse informazioni sulle emissioni, il disturbo provocato da odori acri, sgradevoli, pungenti; dai forti rumori provenienti dalla centrale che impedivano di dormire.
A riprova dell’esistenza di grandi preoccupazioni nella popolazione vi sono state nel processo anche testimonianze indirette ma qualificate: della dottoressa Tesconi, che parla di preoccupazione dei suoi assistiti per le allergie in aumento, per la diffusione di certi tumori etc. Fioravanti, l’altro medico di base a Porto Tolle, ha testimoniato dell\'esistenza di timore, ansia, stress, pericolo per i figli dovuto alle piogge acide. La teste Bertoli ha portato dati sulle malattie respiratorie e leucemie.
……
23.1.3 lo stato di preoccupazione e allarme
E’ emerso con continuità nel processo che tutti i cittadini coinvolti vivevano in uno stato di preoccupazione e allarme, per le continue emissioni di nubi scure, per le ricadute, gli odori acri, che anche e anzi soprattutto durante la notte potevano colpire o invadere le abitazioni.
Facile immaginare quindi lo stato psicologico che questa situazione può comportare all’interno di una famiglia, e l’esistenza di questa situazione psicologica è stata confermata anche dai medici di base sentiti nel processo, il dottor Fioravanti e la dottoressa Flora Tesconi. 
Fioravanti ha riferito che c\'era un timore generale per l\'aumento dei tumori che la gente vedeva colpire gli abitanti; una sensazione che secondo il medico trovava riscontri, dato che nel 2000 in effetti l\'Organizzazione Mondiale della Sanità ha riscontrato un aumento dei tumori nella zona del Delta.
Tesconi, medico generale di Porto Tolle, ha detto che c’era molta preoccupazione per l\'attività della Centrale. Ella ha riferito che andavano da lei molte persone che lamentavano (in particolare a Pila, che è posta fronte alla Centrale) sintomi che collegavano alla Centrale: allergie, molti eritemi. 
Il teste Cavallini, direttore del Dipartimento di Prevenzione dell’Ulss, ha riferito sull’importanza che per il suo ufficio avevano le problematiche connesse alle emissioni della Centrale. Egli ha inoltre prodotto una rilevante documentazione da cui risulta il livello di attenzione e di preoccupazione dela popolazione, che spingeva il suo ufficio ad attivarsi.
Vi sono poi alcuni specifici episodi, i quali sono significativi di come si creava – giustificatamene – uno stato di allarme.
Si ricordano, per evitare ulteriore appesantimento, solo tre testimonianze.
Lazzari, il quale ha riferito, in un episodio già ricordato, di aver ricevuto dal Comando Aeronautico Militare di Venezia una segnalazione in quanto degli aerei militari sorvolando la zona avrebbero notato la presenza di un fumo che faceva pensare ad un incendio. Il militare accertò non si trattava di un incendio bensì dei fumi che uscivano dalla Centrale di Polesine Camerini. Ma a parte questo episodio, spesso vi erano “nubi che nascondevano il sole”, nonché forti odori e rumori specialmente notturni.
Greguoldo, coltivatore diretto di Polesine Camerini, abitante nella frazione di Occaro, abita a due chilometri dalla Centrale, ha riferito di un episodio del 11 o 12 settembre 2002 di fuoriuscita di odori acri. Egli si trovava nella sua abitazione, sentì un intenso odore acre di carburante, si rivolse a Giorgio Crepaldi e fece una segnalazione. Egli ha confermato di essere molto preoccupato “per tutto” quello che usciva dalla Centrale. 
Donà Enrico ha detto che aveva paura di quello che respirava, paura soprattutto per i bambini. Per questo partecipò ad assemblee sulle emissioni della Centrale.
Ma episodi e stati d’animo simili sono stati raccontati da tutti i cittadini chiamati come testimoni.
23.1.4 il turbamento della serenità quotidiana della vita.
“Nel processo sono emersi numerosi e significativi episodi che dimostrano come per la continuità e intensità delle emissioni gli abitanti della zona fossero stati costretti a cambiare il loro stile di vita.
Donà Enrico ha riferito che d’estate, avendo le finestre aperte nella camera da letto della figlioletta di dieci anni, tutte le notti scendeva per andare a vedere se c’erano delle emissioni di fumi e spesso queste emissioni c’erano, con odori acri e addirittura bruciore agli occhi; cosicché egli doveva chiudere la finestra della stanza da letto della figlia perché temeva che la stessa potesse essere invasa da questi fumi nocivi.
Il teste Lazzari ha riferito ancora che praticava l’orticoltura nel giardino dietro l’edificio in cui abitava; ma le colture presentavano macchie, si perforavano le foglie e si seccavano: perciò l’insalata o altri ortaggi per l’uso quotidiano non potevano essere mangiati. Non si potevano stendere i panni all’aperto perché si macchiavano irrimediabilmente. Occorreva pulire continuamente l’auto per evitare che le macchioline corrodessero la carrozzeria.
Freguglia, moglie di Balasso, ha riferito che si accorgeva la mattina delle ricadute, vedendo macchie sul bucato e sui davanzali. La biancheria doveva essere rilavata o buttata via. La frequenza era di circa due volte al mese, tutti gli anni \'90 e finora adesso.
Tugnolo ha riferito sulla necessità di utilizzare auto vecchie da lasciare parcheggiate nei pressi della Centrale per evitare di vedersi rovinate quelle nuove. Molti cittadini hanno raccontato di avere dovuto ridipingere l’abitazione con frequenze del tutto straordinarie…”
Al fine di verificare l’eventuale presenza di microparticelle e nanoparticelle inorganiche nei reperti biologici messi a disposizione da una parte delle persone offese, era incaricata ex art. 359 cpp in data 17/5/2005 quale CTU la Dott.ssa Gatti affinché procedesse allo studio ultrastrutturale dei campioni tramite il metodo di microscopia elettronica a scansione ambientale oggetto del progetto europeo QLRT-2002-147. Nel quesito era altresì specificato che nel caso in cui la ricerca avesse dimostrato la presenza nei reperti di particolato inorganico delle dimensioni citate sopra, si sarebbe proceduto ad un confronto dimensionale e chimico elementare tra il materiale rinvenuto e quello generato dalla centrale termoelettrica ENEL di Porto Tolle sulla base dei campioni disponibili presso la Procura della Repubblica relativi al procedimento n.3577/2001 NR allo scopo di verificare se le micro-particelle e nano-particelle rinvenute nei campioni fossero derivate dalle emissioni dell’impianto termoelettrico.
La Dott.ssa Gatti depositava il 15/12/2005 la relazione tecnica precisando che per l’indagine si era avvalsa di un ESEM, microscopio elettronico a scansione ambientale che consentiva di osservare i campioni biologici in condizione di normale idratazione, a differenza del microscopio SEM che richiede che il campione sia disidratato e reso elettroconduttivo tramite ricopertura di carbone oppure di metalli quali oro e palladio; ancora precisava che “Il principale obiettivo dell’indagine, vale a dire l’individuazione di micro e nano-particolato inorganico eventualmente contenuto nell’esemplare in studio, viene raggiunto senza alcun processamento del campione e dunque, senza l’introduzione di possibili inquinanti. L’ossservazione di articolato submicronico, cioè nanodimensionato, è quindi significativa.” .
Al paragrafo 3 della relazione la CTU descriveva la preparazione dei campioni consistente nel taglio con microtomo Leitz di sezioni di 10 micron di spessore dai reperti biologici umani inclusi in parafina, nel deposito di tali sezioni su supporti di acetato, successivamente deparaffinate con xilolo, lasciate asciugare e montate su supporti d’alluminio mediante disco biadesivo di carbonio, poi introdotte nella camera del microscopio elettronico a scansione ambientale.
Erano esaminati 35 casi di pazienti riepilogati nella tabella A alle pagine 279 e 280 della CTU.
Nella relazione si precisava che per tutte le patologie descritte gli agenti eziopatogenici erano di origine incerta; che il prelievo bioptico era stato eseguito dal medico per evidenziare il tessuto patologico e non era stato condotto in vista di indagini nanopatologiche; che in alcuni casi il campione era troppo modesto ovvero era inquinato da coloranti per istologia. 
Era quindi precisato che 3 campioni (n.10, n.30 e n.31) non erano stati analizzati, che in 2 campioni (n.15 e n.21) non erano state rilevate polveri, che in 9 campioni (n.4, n.7, n.8, n.16, n.18, n.25, n.26,n.32 e n.33) sono state trovate zone non solo calcifiche, ma con presenza di fosfati di calcio; che negli altri campioni erano presenti polvere metalliche, ed alcune di forma tondeggiante (considerate dalla CTU indice di una formazione in ambiente di combustione ad alta temperatura).
Erano quindi valutati utili ai fini dell’indagine quei reperti nei quali erano trovate particelle di piombo-stagno, zolfo-bario, zolfo-ferro, ferro-piombo, piombo-bario, nichel-pombo-ferro, ferro-zolfo-fosforo, silicio-piombo, calcio-bario-zolfo e simili.
La CTU concludeva nel seguente modo: “Le analisi dei reperti patologici hanno mostrato la presenza costante degli stessi elementi chimici. Si deduce che l’ambiente in cui i soggetti analizzati hanno vissuto presentava lo stesso tipo di inquinamento” e che “E’ già stato dimostrato che nei casi di cancro, specialmente quelli primari, le polveri non vengono ritrovate nel tessuto malato, ma sono localizzate all’interfacie tra questi ed il tessuto ritenuto sano. Se ne deduce che alcuni detriti, penetrando all’interno della cellula e nel nucleo stesso, possono aver indotto una mutazione nel DNA che ha dato origine a sua volta a cellule mutate e ad un nuovo tessuto che si è accresciuto dimenticandosi dell’innesco.
Prelievi finalizzati al rilevamento di micro e nano-polveri inorganiche avrebbero quasi certamente permesso di individuare una presenza più consistente di particolato.
Composti metallici come quelli trovati possono essere stati captati selettivamente da certi organi oppure essere dispersi in tutto il corpo senza aver raggiunto la concentrazione critica che dà origine allo stato patologico. A riprova di ciò si può dire che nei casi in cui si sono avuti a disposizione più reperti relativi allo stesso paziente, si è notata una differenza di accumulo delle polveri.
E da sottolineare, poi, come sia del tutto possibile che tra i casi di tumore di cui si sono esaminati i prelievi bioptici ve ne siano alcuni la cui eziologia non sia riconducibile all’esposizione ad agenti inquinanti panicolati ma ad altre cause, magari non di natura ambientale, ampiamente riconosciute in oncologia. E proprio in quei casi le polveri non sono presenti nei reperti. Il fatto costituisce una prova ulteriore, se mai ce ne fosse stato bisogno, dell’oncogenecità del articolato rinvenuto.
I reperti biologici analizzati appaiono abbastanza omogenei per composizioni chimiche, dimensioni e morfologie. Molte delle chimiche trovate(a parte il fosfato di Calcio) sono state riscontrate sia sui licheni esaminati nell’ambito della ricerca citata condotta dal dott. Montanari, sia nei combustibili della Centrale di Polesine Camerini. 
Si nota che esiste una certa logica di tracciabilità tra ciò che è stato disperso nell’ambiente e ciò che è stato inalato o ingerito dai soggetti controllati.
Le polveri rinvenute nei reperti biologici sono tutte classificabili come non biocompatibili, alcune sono chimicamente tossiche (tra gli altri, i composti di Piombo, quelli a base di Zolfo, a base di Cromo, Stagno, Zinco)(40-60), tutte sono patogeniche fisicamente, costituendo per l’organismo umano corpi estranei con le ovvie conseguenze del caso.
Dai reperti si evince pure la presenza di un ulteriore meccanismo patologico. Infatti alcune polveri di Ferro-Cromo e Ferro-Cromo-Nichel, una volta intrappolate nei tessuti hanno la possibilità di andare incontro a corrosione liberando ioni Ferro, Cromo e Nichel. Questi, a loro volta, sono chimicamente tossici….”.
“In conclusione, pur non essendo stato possibile lavorare nel migliore dei modi(1-campionamento non sempre ideale come posizione nell’ambito del tessuto malato e come quantità, 2- fissazione del reperto non sempre eseguito secondo criteri adatti all’indagine nanopatologica, 3- tempo d’archiviazione) in diversi casi si è ritrovato il articolato già rilevato nell’inquinamento ambientale all’interno dei tessuti patologici di soggetti che lo hanno indubbiamente respirato ed ingerito. Si sottolinea ancora una volta che le polveri rinvenute non sono biodegradabili né biocompatibili. Con molte probabilità, un campionamento ad hoc avrebbe consentito d’individuare una quantità maggiore di articolato rispetto a quello, pur rilevante, effettivamente trovato. Appare del tutto ragionevole pensare che le patologie sofferte, ad esclusione di quelle menzionate nei cui reperti non sono state rinvenute polveri, non si sarebbero scatenate se l’ambiente non fosse stato contaminato dai detriti rilevati, aggiungendo a questo la notissima tossicità chimica di diversi degli elementi rinvenuti”. 
Il Pubblico Ministero, tenuto conto di quanto in atti e degli esiti di tale CTU, incaricava il 3 gennaio del 2006 la sezione di PG-Polizia di Stato di effettuare indagini al fine di acquisire informazioni significative con riferimento ai casi da n.1 a n.9, da n.11 a n. 14, da n.16 a n.20, da n.22 a n.29, da n. 32 a n.35 in cui la CTU Dott.ssa Gatti affermava aver rinvenuto microparticelle nei reperti biologici.
Il PM delegava, in particolare, l’assunzione dei pazienti, se ancora in vita, e dei familiari degli stessi, se deceduti o non più in grado di rispondere, al fine di acquisire i seguenti dati: luoghi di residenza dalla nascita al periodo attuale, periodo in cui gli stessi hanno abitato vicino alla Centrale Enel di Polesine Camerini, lavori svolti e luoghi di lavoro, abitudini di vita, se fumatori il periodo in cui hanno fumato e numero medio di sigarette al giorno, periodo di inizio della malattia e stadio attuale della malattia, accertamento e/o perfezionamento della volontà di proporre querela per eventuali reati non procedibili d’ufficio qualora vengano individuati responsabili se non già sporta e presente agli atti.
Era delegata inoltre l’acquisizione in copia per ciascun paziente di eventuale documentazione medica utile, anche successiva agli esposti, chiedendo inoltre ai legali delle persone offese ogni ulteriore dato utile ad inquadrare i casi; nonché era delegata l’assunzione dei medici di base dei pazienti per conferma e completamento dei dati utili ad inquadrare i casi; era disposto altresì che, qualora rimanevano persone di cui agli esposti i cui dati non erano stati analizzati perché non reperiti i reperti o perché quelli inviati non erano idonei all’esame da parte della CTU col mezzo della scansione elettronica, fosse verificata l’esistenza eventuale di ulteriori reperti ovvero fosse richiesto se i denuncianti intendessero fornire volontariamente ove possibile nuovi reperti, con finalità diretta all’esame da parte del CTU.
Tale indagine era poi nel giugno del 2006 estesa alle restanti persone offese malate e familiari delle persone offese decedute, non assunte nella precedente delega data alla PG.
In considerazione delle risultanze in atti, il pubblico ministero richiedeva inoltre al contempo al Gip-sede in data 17/1/2006 ai sensi dell’art.392, 1° comma lett.a) e 2° comma, cpp incidente probatorio perché fosse disposta perizia medica tenuto conto che riguardava persone e cose soggette a modificazione non evitabile, nonché considerata la gravità dell’indagine e il numero delle persone offese, altresì il fatto che qualora disposta a dibattimento la perizia avrebbe comportato una sospensione superiore a 60 giorni.
La perizia medica sarebbe servita appunto a verificare se le malattie delle persone offese in vita e delle persone decedute indicate al capo A dell’imputazione potessero essere state causate dalle emissioni della Centrale Enel ovvero comunque agevolate. 
Nella richiesta di incidente probatorio il pubblico ministero in particolar modo richiamava quanto esposto nella CTU della Dott.ssa Gatti dep. il 15/12/2005 nella quale era detto che “le analisi dei reperti patologici hanno mostrato la presenza costante degli stessi elementi chimici. Si deduce che l’ambiente in cui i soggetti analizzati hanno vissuto presentava lo stesso tipo di inquinamento” e che “Molte delle chimiche trovate(a parte il fosfato di Calcio) sono state riscontrate sia sui licheni esaminati nell’ambito della ricerca citata condotta dal dott. Montanari, sia nei combustibili della Centrale di Polesine Camerini”; richiedeva quindi il pubblico ministero che fossero inquadrate compiutamente le patologie riportate dalle persone offese per capire se fosse possibile che la presenza delle nanoparticelle nei tessuti delle persone suddette, così come descritte dalla CTU Dott.ssa Gatti che le aveva individuate visivamente con un microscopio a scansione, avesse potuto ingenerare o anche solo agevolare o semplicemente concorrere ad un processo patologico, così come ipotizzato dalla stessa CTU, stante la natura non biocompatibile delle particelle medesime. 
Il pubblico ministero osservava inoltre che per una parte delle persone offese, ammalate o decedute, non vi erano reperti biologici analizzati dalla Dott.ssa Gatti, e che l’incidente probatorio veniva, per economia processuale, intanto richiesto solo per quei casi in cui la CTU Dott.ssa Gatti aveva individuato nanoparticelle nei tessuti esaminati.
La richiesta di incidente probatorio era anche motivata nell’ottica di un maggior contraddittorio facendo rilevare l’estrema delicatezza della materia trattata. 
Nel frattempo il Pubblico Ministero, anche ai fini dell’interruzione della prescrizione, fissava per il 27/1/2006 interrogatorio degli indagati S., T., Z. e B. avanti a sé e gli stessi sceglievano di non comparire. 
In data 17/3/2006 il Gip sede respingeva la richiesta di incidente probatorio ritenendo che fosse “sostanzialmente finalizzato a riprodurre gli accertamenti già effettuati dal c.t. del PM ottimizzandone e migliorandone le condizioni operative(in primis mediante l’acquisizione di campioni più idonei) e aumentando lo spettro delle analisi(anche mediante riesumazione di numerose salme)” e che appariva “del tutto aleatoria qualsivoglia prognosi circa l’an il quando e la reale consistenza(con le inevitabili ricadute in termini di valutazione delle esigenze di complessiva speditezza dell’azione giudiziaria ancor prima del dibattimento) della celebrazione di un eventuale dibattimento”; richiamava inoltre il Gip la facoltà del pubblico ministero di procedere agli accertamenti necessari con i mezzi processuali che il codice di procedura prevedeva.
Era quindi disposta consulenza tecnica ex art.359 cpp per verificare se le microparticelle o nanoparticelle presenti nelle polveri sottili potessero causare lesioni cronico-degenerative o anche solo agevolarle; tale quesito era necessariamente legato ad altro quesito relativo alla osservazione ed analisi delle patologie da cui erano affette le persone offese abitanti nel Delta del Po che avevano presentato gli esposti adducendo che la loro malattia poteva essere collegata alle emissioni della Centrale Enel, presentando alcune di esse, i cui reperti biologici erano stati analizzati dalla Dott.ssa Gatti, microparticelle nei tessuti.
La procura chiedeva di verificare anche se fosse possibile prescindere dal tipo di patologia specifica, ossia verificare se il comportamento delle micro e nano particelle fosse uguale qualunque fosse il tessuto od organo attaccato e qualunque fosse la situazione del soggetto passivo. 
La consulenza tecnica era affidata al Prof. Lorenzo Tomatis e i quesiti rivolti all’esperto miravano a verificare gli effetti sulla salute dell’inquinamento prodotto da processi di combustione originati da combustibili fossili per accertare: 
1. in quale misura particelle ultrafini (di dimensioni submicroniche) e nanoparticelle: a) siano capaci di penetrare nell’organismo umano e attraverso la corrente sanguigna distribuirsi in organi diversi; b) possano causare, o contribuire all’induzione di effetti tossici acuti o subacuti, e/o avere un ruolo diretto o indiretto sull’insorgenza, e nell’aumentare il rischio, di lesioni cronico-degenerative.
2. tenuto conto della risposta data al quesito sub 1, specifichi ogni ulteriore considerazione sulla tematica in relazione al tipo di particelle individuato dalla CTU della Dott.ssa Gatti dep. Il 15/12/2005 nella quale si evidenzia che “le analisi dei reperti patologici hanno mostrato la presenza costante degli stessi elementi chimici. Si deduce che l’ambiente in cui i soggetti analizzati hanno vissuto presentava lo stesso tipo di inquinamento e che “ Molte delle chimiche trovate (a parte il fosfato di calcio) sono state riscontrate sia sui licheni esaminati nell’ambito della ricerca citata condotta dal dott. Montanari, sia nei combustibili della Centrale di Polesine Camerini”, altresi’ al tipo di particelle che sara’ eventualmente individuato sempre dalla Dott.ssa Gatti nei reperti biologici ulteriori che le saranno sottoposti per analisi..
Il consulente, grande esperto in materia anche in relazione al ruolo ricoperto per anni in IARC (dal 1967-1979 Chief, Unit of Chemical Carcinogenesis, International Agency for Research on Cancer Lyon,France, dal 1979-1981 Director, Division of Environmental Carcinogenesis, International Agency for Research on Cancer, Lyon, France, dal 1982-1993 Director, International Agency for Research on Cancer, Lyon, France, dal 1996-1999 Scientific Director, Institute for Mother and Child Health Burlo Garofolo-IRCCS,Trieste, Italy, dal 1995-2003 International Scholar on Environmental Health, National Institute for Environmental Health Sciences/ NIH, Research Triangle Park, NC,USA), depositava la sua relazione in data 24/6/2007.
Nella relazione il Prof. Tomatis faceva il punto della situazione in ordine alla problematica relativa all’influenza dell’inquinamento sulla salute umana, ricordando in sintesi quanto segue:
“Gli effetti avversi legati a livelli meno vistosi di esposizione all’inquinamento hanno ricevuto per lungo tempo minore attenzione, anche per la difficolta’ obiettiva di valutare e quantificare accuratamente in particolare gli effetti cronici a lungo termine, fra i quali il cancro. Oltre alle difficolta’ collegate a una metodologia epidemiologica e statistica che non aveva ancora raggiunto l’efficacia maturata negli ultimi decenni, non va sottostimata l’opposizione esercitata da influenti interessi industriali nei confronti di risultati che anche solo lontanamente preludessero a misure che potevano limitare o vincolare la produzione industriale e di energia.
Il perfezionarsi dei metodi di indagine e la loro maggiore sistematicita’ ha messo in evidenza in modo incontrovertibile, a partire dagli anni ’90, l’esistenza di un ruolo causale dell’inquinamento dell’aria nell’aumento di frequenza di danni sia acuti che cronici e quindi di una associazione fra inquinamento atmosferico, in un primo tempo analizzato in prevalenza nell’ambiente urbano, e un aumento della frequenza di patologie cardio circolatorie e respiratorie.

Il particolato atmosferico è costituito da due componenti principali. La prima, di dimensioni maggiori, deriva dalla erosione del suolo e degli edifici. È costituita da materiale inerte e probabilmente non esercita effetti importanti sulla salute.
La seconda, di dimensioni notevolmente inferiori, è invece costituita dalla condensazione nell’atmosfera, specie a basse temperature, di numerose sostanze che derivano nelle aree urbane principalmente dai processi di combustione. Dal punto di vista dei meccanismi potenziali di azione, questa componente del particolato è un buon candidato ad essere un determinante di effetti negativi sulla salute. Infatti è di dimensioni talmente piccole da poter penetrare sino alle parti più profonde dell’albero respiratorio. La sua composizione è ricca di sostanze biologicamente attive. Contiene infatti sostanze che possono avere una azione irritante e/o pro-flogistica (solfati, nitrati) e di cancerogeni (metalli pesanti, idrocarburi policiclici aromatici). 
La combustione di combustibili fossili, quale si realizza nelle centrali elettriche rappresenta una delle maggiori fonti antropogeniche di inquinanti atmosferici. Fra questi gli idrocarburi aromatici e numerosi elementi metallici (fino a 50 presenti nel carbone e fino a 30 negli olii combustibili). Quest’ultimi, dopo essere stati mobilizzati dalla combustione del carbone e o dell’olio tendono a condensarsi nelle ceneri volatili (fly ash) e nel particolato le cui dimensioni variano da pochi micron a quelle ultrafini (UFP), di dimensioni inferiori a 100nm (nm=nanometro, un nanometro=10-9 metri, ossia 0,001 micron) e alle nanoparticelle (NP) di dimensioni a inferiori a 100 nm. Considerato che l’area di superfice per unita’ di massa aumenta con il decrescere della dimensione delle particelle, la concentrazione di elementi metallici e’ maggiore nella loro frazione piu’ fine, submicronica , totalmente respirabile. Analogamente il rapporto fra superfice e il numero totale di atom
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