Appello della ricercatrice Antonietta Gatti, moglie del Professore Stefano Montanari :" Ditemi che ce la possiamo fare insieme."

27.07.2010 18:46

di Antonietta Gatti

Che nei blog ci sia una certa censura è un dato di fatto e alcune volte, per motivi legali, un’esigenza.

Ci sono persone che alla luce del sole, in pubblico, non osano prendere la parola e di notte, nel chiuso della propria stanza, al sicuro di uno pseudonimo e della tastiera di un computer anonimo, fanno esplodere tutto l’odio per il mondo e la frustrazione che hanno dentro diffamando chi non è come loro, calunniandolo, insultandolo con un linguaggio sempre più offensivo, fuori dagli schemi di qualsiasi conversazione normale. Qualcosa che, se costoro si trovassero a confrontarsi personalmente con chi stanno attaccando, non farebbero mai.

Anche per salvaguardare le altre persone che leggono i blog, non esistendo di fatto un codice etico, alcune frasi o perfino alcuni messaggi interi possono andare tagliati senza che questo possa far gridare allo scandalo. Ciò che mi trova, invece, meravigliata è quando in un blog di un comico si tagliano i commenti di chi, in modo democratico e senza trascendere, non la pensa allo stesso modo del padrone del blog. In fondo si tratta di casa sua e il comico può fare ciò che vuole, ma, allora, molto meglio sarebbe che facesse un club dichiaratamente solo per i suoi ammiratori e non ci sarebbero più problemi. C’è un piccolo particolare da aggiungere: che il padrone del blog cui mi sto riferendo, cioè Beppe Grillo, si erge pubblicamente a difensore della democrazia e contro tutte le ingiustizie, da quelle politiche in giù, di cui i bavagli fanno parte.

Nel caso in questione, prescindendo dalle pretese del comico, c’è qualcosa che non quadra. Io non frequento quel sito se non una o due volte l’anno, ma da quanto sono costretta ad osservare da che mi si tira in ballo, non posso che testimoniare che lì vige una censura ferrea e chi non è d’accordo con certe tesi non riesce più nemmeno a postare il commento

Se tutto questo mi pareva già grave, trovo avvilente che la censura sia applicata anche ad una persona gravemente ammalata, una persona che il padrone del blog conosce e di cui non ignora la situazione, avendolo addirittura ospitato in un post recente .

Togliere la parola agli ammalati ed ai più deboli è qualcosa di talmente abbietto da non trovare definizione adeguata nemmeno sul dizionario.

Se, quando ci è stato tolto il microscopio per opera dell’avvocatessa Marina Bortolani che, forse, potrebbe aver pensato la cosa da sola nel chiuso della sua stanzetta, avevo deciso che, non potendo più aiutare chi soffre, mi sarei dedicata solo ai miei progetti di ricerca accademici relativi ai test con le cellule, ora mi dico che la mia remissività fa del male ad altri e l’aver imbavagliato un ammalato è la goccia che ha fatto traboccare il vaso.

So, per averlo toccato con mano, che in Italia ci sono molte persone che da questo sistema sono state allontanate, boicottate, calpestate, derise.

So che ci sono imprenditori onesti che propongono i loro prodotti altrettanto onesti ma che non riusciranno mai a distribuirli perché esiste una logica predeterminata che li ha già esclusi in partenza. So che ci sono persone per bene che, in silenzio, cercano di dare il loro contributo per poter alleviare le sofferenze altrui e, perché no?, proprie.

Con gli attacchi che ho subito, a me è stato impedito di verificare fino in fondo se bambini che non sono riusciti a nascere o  bambini malformati fossero conseguenza di questo inquinamento ambientale. Mi è stato impedito di verificare del tutto se le malattie di alcuni dei  nostri soldati in missione in teatri bellici,  di solito uomini giovani e del sud, potessero essere conseguenza di un certo inquinamento bellico. Per alcuni di questi siamo riusciti a dimostrarlo facendo sì che potessero ottenere almeno un risarcimento pecuniario, per quanto il denaro possa valere in questi casi. Ma adesso non sarà certo il destinatario del nostro microscopio, oltre tutto imbavagliato pure lui dal 22 gennaio scorso, a fornire loro aiuto e così altri verranno licenziati dopo due anni di malattia, senza alcun sussidio.

Allora mi rivolgo alle persone oneste, a coloro che hanno una morale nel cuore e la portano avanti benché il sistema che ci siamo costruiti intorno premi altri. Abbiamo bisogno di voi per poter essere liberi e d’aiuto a chi soffre e per poter conservare una speranza in questa società.

Chiamo a raccolta gli onesti, gli umili,  i malati, tutti coloro che sono stati abbandonati da chi conta e da chi spalleggia, cosciente o no che lo sia, chi conta. Chiamo a raccolta tecnici, medici, industriali, giornalisti. Ci sarà qualcuno per bene tra voi!

Dobbiamo lottare insieme coesi per far sì che la nostra voce non sia censurata ma suoni forte e chiara. Il tempo delle chiacchiere ipocrite, dei furbetti, dei pifferai magici dove essere finito se vogliamo lasciare qualcosa che non sia una devastazione non solo ambientale e sanitaria ai nostri figli.

Forse non ce ne accorgiamo perché ci hanno anestetizzati, ma insieme rappresentiamo una forza immensa perché siamo onesti, volonterosi, sappiamo aiutare gli altri e, soprattutto, vogliamo il benessere della popolazione, vogliamo il bene comune e la ragione, intesa non solo ma anche come razionalità, è dalla nostra parte.

Scrivetemi e ditemi che questo è vero ed è possibile. Ditemi che ce la possiamo fare insieme.

  

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