Antonio Medici di "Occorre Reagire Adesso" dinanzi al centro commerciale parla della vicenda Zamparini

21.04.2011 18:31

Benevento, 21-04-2011 19:34
Antonio Medici di "Occorre Reagire Adesso" dinanzi al centro commerciale parla della vicenda Zamparini
Gentione fallimentare del clientelismo più spinto. Promessi 500 posti di lavoro, posti che oggi non ci sono. Le grandi catene hanno chiuso ed i piccoli negozi fanno turni massacranti
di Eugenio Russo
La lista civica Ora (Occorre Reagire Adesso), ha tenuto questo pomeriggio, nel parcheggio antistante il centro commerciale "I Sanniti", un incontro per illustrare la vicenda Zamparini, al centro delle cronache in questi giorni. 
Il primo intervento è stato del candidato sindaco Antonio Medici: "L'inchiesta giudiziaria che riguarda la nostra città, vede come protagonisti molti esponenti pubblici e le ultime due amministrazioni comunali, una di centrodestra e un'altra di centrosinistra, che hanno permesso la nascita, la continuazione e la conclusione della costruzione del centro commerciale.
Sono coinvolte tutte le coalizioni che partecipano a queste elezioni comunali, anche la nostra visto che io e Salvatore De Toma facevamo parte della Giunta Pepe, ma non firmammo la famosa delibera 150, perché crediamo che si debbano avere gli stessi atteggiamenti sia quando si governa che quando si è all'opposizione.
L'Amministrazione Pepe è ancora convinta di aver fatto la scelta giusta? Non è stata fatta nessuna analisi in merito. In città viene usata l'occupazione come riserva di clientele e ricatto; furono promessi 500 posti di lavoro, posti che oggi non ci sono; le catene più grandi hanno chiuso e le aperture domenicali costringono i lavoratori dei negozi più piccoli a turni massacranti.
Nessuno degli schieramenti parla di questo tema; si attaccano ogni giorno, con ogni argomento, ma tacciono su quest'operazione e nessuno ne discute proprio perché sono tutti coinvolti".
Il candidato sindaco ha ceduto la parola, poi, a Salvatore De Toma, ex assessore, il quale ha chiarito la sua posizione: "Stasera mi sento come una zanzara al centro di una colonia di nudisti, nel senso che non so da dove cominciare. 
Sono stato etichettato come vittima di Zamparini, invece io sono vittima di un sistema di potere messo in luce da quest'inchiesta; concordo con Viespoli su un punto: sembra davvero strano che di tutta la Giunta comunale, l'unico imputato sia Aldo Damiano, non credo sia stato lui il solo direttore d'orchestra; all’epoca dei fatti, Fausto Pepe e Clemente Mastella andavano a braccetto, Zamparini non ha mantenuto le promesse, come quella dell'asse viario che ancora non esiste. 
Sono tutti coinvolti in questa spiacevole vicenda e cosa succederebbe se domani si presentasse in città un altro Zamparini? 
Noi siamo l'unica alternativa vera; io mi scaglio contro quel sistema di potere, ma non ho risentimenti personali, solo politici".
Il terzo intervento è stato di Gabriele Corona, leader di Altrabenevento: "Ci sono promesse che Zamparini non ha mantenuto, ma anche accordi che Zamparini non ha rispettato a causa dei ritardi del Comune; il centro commerciale "I Sanniti" sorge a ridosso di un'area fluviale che doveva essere originariamente adibita a parco e che invece non solo è stata usata per la costruzione del centro commerciale, ma i lavori non sono ad oggi ancora terminati.
Non siamo contro il commercio, ma ci avevano promesso di attirare consumatori in un raggio di 50km, invece sono rimasti aperti solo gli esercizi locali.
Inoltre bastava ridurre la superficie commerciale per poter costruire un parcheggio a regola, ma al contrario è stata permessa un'operazione dubbia fin dal principio".
Infatti, Corona, ha spiegato che la compravendita del terreno di questa zona sarebbe stato effettuato a prezzo gonfiato, secondo un'inchiesta della Procura di Milano; che l'operazione sarebbe poi continuata con l'idea irrealizzabile di costruire un parcheggio sul tetto dell'edificio commerciale e con la vendita di una zona demaniale, quella che va dalla sponda del fiume Calore fino all'alveo.
Data la situazione la Lipu firmò un atto di diffida, a causa del quale il Comune ordinò un'ispezione a due tecnici della vigilanza edilizia; Zamparini sarebbe venuto a sapere della diffida e a sua volta, attraverso un fax, avrebbe diffidato il sindaco Pepe dal mandare i tecnici della vigilanza edilizia a fare l'ispezione.
Il giorno dopo l'accaduto, Zamparini, furente, si sarebbe recato a casa Mastella, ma quest'incontro è tutt'oggi negato dall'ex ministro della Giustizia. 
"Per corrompere qualcuno - ha quindi aggiunto Corona - non c'è però bisogno di incontrarlo e comunque sembra che a casa Mastella, a Ceppaloni, sia stata la signora Sandra Lonardo a ricevere Zamparini; quindi Mastella provi a chiedere notizie alla moglie. 

Un sopralluogo fu comunque effettuato da Aldo Damiano, ex assessore all'Urbanistica, il quale affermò, contro ogni logica, che i lavori erano all'80% completati". 
Nel corso dell’incontro sono intervenuti anche Alessandra Sandrucci, Giuseppe Morone ed Alfonsina Piscopo, una dipendente della Coop. 
La Sandrucci ha ricordato i licenziamenti delle grandi catene Mandi e Ipercoop, che si avviano alla chiusura: rispettivamente 26 e 80 lavoratori licenziati tra stabili e stagionali; ha poi menzionato il lavoro di Altrabenevento che ha sempre denunciato le presunte truffe e che, prima del voltafaccia del sindaco Pepe, era riuscita a far bloccare i lavori di costruzione del centro commerciale. 
Ha poi concluso evidenziando come in questa vicenda abbiano perso i cittadini, l'ambiente ed i lavoratori, mentre l'unico ad averci guadagnato è stato proprio Zamparini che attraverso un operazione di lease-back, detiene ancora il controllo degli edifici pagando una tassa di 1,3 mln di euro, ma ricavando dagli affitti circa 3 mln. 
Giuseppe Morone ha invece posto l'accento sulla mancanza di capacità gestionale: "Molti esercizi hanno risentito della concorrenza, c'è un problema di sviluppo commerciale e di occupazione; avere esercizi aperti 7 giorni su 7 significa sfruttare i lavoratori, che spesso lavorano a nero. 
Troppo spesso la città guarda solo agli interessi di pochi notabili". 
La dipendente della Coop, Alfonsina Piscopo, ha reclamato più attenzione: "Lavoro in Coop da 5 anni, ma ora vivo un momento di forte disagio e mi è difficile coltivare qualche speranza per il futuro. 
Non siamo tutelati, tra due mesi non so che fine farò e finora tutte le iniziative prese si sono rivelate fittizie, vorrei avere risposte. 
Lavorare per un'azienda come la Coop significa essere ben retribuiti, ma sono la prima a chiedere giustizia; si dovrebbe permettere a queste società di agire con serenità e trasparenza sul territorio". 

 

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