Abusivismo edilizio.IL DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA N.425. del 22-04-1994 VIGE IN TUTTA ITALIA O ANCORA ESISTE IL BARONE..IL DON GIORGIO...O IL BACIO LE MANI CHE NE IMPEDISCONO L'ATTUAZIONE ? IL CASO DI SELLIA MARINA

28.09.2010 12:04

In base al D.P.R. n.425 del 22-04-1994 le opere  abusive possono essere soggette a una serie di rivalsa da parte dell'amministrazione pubblica...confisca..sigilli..per arrivare fino alla demolizione da disporsi con ordinanza del sindaco.

Il caso - di interesse nazionale  - degli inquilini del Residence Europa, di Sellia Marina, denunciato dal giornalista EMILIO GRIMALDI.

Un "Residence" di troppo

 


Appartamento confortevole per famiglia con vista pineta-mare e pescheto. Prezzo modico. Non un vero e proprio cartello pubblicitario, ma un passaparola che, in questi casi, vale meglio di un spot televisivo. Doveva sfornare articoli balneari e sportivi. E invece ci hanno messo su delle abitazioni da vendere al miglior offerente. La concessione edilizia del 1984 non lascia dubbi: “Costruzione di un complesso produttivo articoli sportivi da spiaggia confezioni balneari”. L’impennata urbanistica di Sellia Marina passa anche dall’abusivismo. Così come il suo trend demografico, sempre in crescita negli ultimi anni. Prime e seconde case. Nella località turistica del Medio Ionio si è costruito di tutto e si continua a costruire sempre. Ci guadagnano tutti. Il Comune incassa gli oneri di urbanizzazione e poi le tasse relative, Ici, Tarsu e compagnia. I compratori si fregano le mani per l’imperdibile offerta. I venditori brindano a loro volta. I notai, non ne parliamo. Ma non è tutto oro quello che luccica. E a pagarne le spese sono sempre loro, quelli che poi ci devono abitare. È il caso degli inquilini del “Residence Europa” in località “Finocchiaro”. Lì la situazione non è mai stata sanata. I primi proprietari, quelli della licenza dei salvagente e delle barche, secondo le attestazioni dell’ufficio tecnico comunale, non hanno mai fatto “domanda di condono edilizio”. Ci hanno pensato gli altri, alcuni compratori, dopo aver acquistato, a farne apposita richiesta a loro spese.
Un abusivismo, a monte della vicenda, che avrebbe fatto scuola, successivamente. C’è un giardino, un’area comune, così dicono gli atti notarili, fatta “di accessioni, pertinenze, servitù attive a passive” che si è ridotta negli anni. Qualcuno si è anche recintato il pozzo nero, dove confluiscono le fogne di tutti gli abitanti del Residence. Qualcuno si è costruito una tettoia per la propria barca. Qualcuno ha impedito un secondo passaggio, pedonale, a parte il cancello di ingresso. Lo potevano fare? C’è una guerra in proposito. Una guerra legale che divide completamente il senso del diritto degli abitanti del condominio. Ci sono due fazioni che si contendono a suon di lettere di legali “gli interessi”, vuoi dei singoli individui, vuoi di tutti quanti. Difficile venire a capo della faccenda. Come quando si vuole raddrizzare un albero cresciuto storto.
Fin dall’inizio, fin dalla concessione edilizia.
Negli anni l’ “area comune” si è assottigliata a vantaggio esclusivo solo di due inquilini, anziché di tutti quanti. Un agronomo e un geometra hanno fatto una “revisione catastale”, nonostante la servitù riconosciuta a tutti, allo stesso modo, secondo i primigeni atti di vendita, salvo un pezzetto "nord ed est", ma solo un pezzetto. E’ questa la carta che stanno giocando loro nella causa in corso. Una questione contorta, comunque, di cui è consapevole anche il geometra, Antonio Cosentino, chiamato a fare una “perizia giurata” sul condominio. “Alla luce della descrizione storica, resta il dubbio e si rimanda al principio del codice civile – scrive – se si può trasferire la corte comune (bene comune non censibile) il diritto di proprietà riservata”. L’altra fazione, invece, fa perno sull’“illegittimo utilizzo della corte comune”, e sulla “diffida” al ripristino della precedente accatastamento destinata all’agronomo che lo descrisse. Una difficile gatta da pelare. Una gatta selvaggia. Anarchica, verrebbe da dire. Una grande società di assicurazioni ha risposto picche alla richiesta di un preventivo assicurativo sull’immobile. I motivi sono chiari: “L’immobile non è in possesso delle relative autorizzazioni di agibilità e/o abitabilità. Il fabbricato risulta dalla documentazione, costruito con concessione edilizia per articoli sportivi e balneari e non ad suo civile abitazione”. Come dargli torto?
coniugi Dragone sono i più agguerriti in questa vicenda. Vogliono e pretendono che lo spazio comune venga garantito. Che la servitù al pozzo nero, di tutti, venga assicurata. Che un passaggio pedonale, alternativo al cancello, venga salvaguardato. Che la servitù a tutta l’area venga tutelata. La causa è in corso. I legali esibiscono carte su carte. Denuncie su denuncie. Articoli di legge su articoli di legge. Una guerra fra poveri. Generata da qualcuno che ha fiutato l’affare. Anche il geometra di tutto il complesso produttivo, Antonio Taverna, non si spiega come le cose si siano evolute da quando progettò l’opera. Rispetto alla primaria licenza “si evidenziano – scrive, siamo nell’anno 2000 – enormi ed innumerevoli difformità: cambio di destinazione, un piano in più (mansarda) e quindi aumento di superficie e di volume. Allo stato attuale il tutto (mansarde comprese) è da considerarsi abusivo con serie complicazioni per i proprietari che hanno acquistato in buona fede senza essere messi a conoscenza di quanto di anormale esistesse sull’intero complesso. Da informazioni assunte – continua – risulta che le vasche di depurazione, previste dal sottoscritto, non siano state realizzate, con grave danno per ciò che riguarda l’igiene, perché il terreno essendo di natura argilloso, un solo pozzo perdente non è igienicamente possibile né tantomeno sufficiente”. Saranno i giudici a decidere chi ha ragione.
Ma fino ad allora il signor Dragone si chiede: “Ma se dovesse succedere qualcosa. Se scoppiasse, per esempio, una bombola del gas, come è successo pochi giorni fa a Salerno, chi risarcirebbe chi e cosa se è abusivo?” Già chi? Della situazione è al corrente anche il Comune. Ultimamente la polizia municipale vi ha fatto un sopralluogo, a seguito della denuncia di un privato, ma nessuno ancora si è mosso per il rispetto degli interessi.
Dei singoli, o di tutti? E poi c’è anche la questione della sicurezza. Si attendono le sentenze. Una difficile gatta da pelare. Una gatta anarchica.
emiliogrimaldi.blogspot.com/2009/06/un-residence-di-troppo.html

 

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