9 aprile, non basta la retorica. Così Cgil e Pd (ovvero la sinistra sinistrata) si prendono gioco dei precari

10.04.2011 20:20

 Il nostro tempo è adesso”, “non c'è più tempo per l'attesa”, “siamo la grande risorsa di questo paese”, “siamo una generazione precaria”, “vogliamo tutti un altro paese”, “non siamo più disposti ad aspettare”, “non è più tempo solo di resistere ma di passare all'azione”, “siamo stanchi di resistere ma non c'è ne andiamo”...


Ho trascritto i titoli delle proposizioni che compongono l'appello della manifestazione del 9 aprile dei precari alla quale partecipano numerose associazioni, ma il motore è la Cgil che ne fa un momento preparatorio dello sciopero generale nazionale del 6 Maggio.

Si tratta di una manifestazione puramente motoria, un qualche segnale di mobilitazione lanciato a sei milioni di persone in grave sofferenza e disperate per il futuro che non c'è, una manifestazione a cui la Cgil. Non ci sono richieste nè per il Parlamento nè per il Governo nè per il padronato. Niente di niente! Si descrive la tristissima ed insopportabile condizione dei precari ma non si dice niente, non si indica un percorso, non si chiede niente per il suo superamento.

Non si capisce neppure perchè questa manifestazione viene fatta. Forse si vuol fare sapere che in Italia abbiamo i precari? Ma questo si sa e come. Non c'è famiglia italiana che non sia toccata da questo problema. Che i giovani sono stanchi di aspettare? Che vogliono che le cose cambino? Tutte cose scontate. Il punto è un altro: che cosa bisogna chiedere, come chiedere, quando e quanto chiedere.

Qui casca l'asino. La Cgil pratica il precariato tra i suoi dipendenti e non ha alcuna intenzione di cambiare regime. La stragrande maggioranza dei quadri “tecnici” della Cgil (non i sindacalisti) sono assunti con uno dei vari regimi previsti dalla legge Biagi.

Negli accordi con il governo Prodi del luglio 2007 la Cgil sottoscrisse contenuti specifici della Legge Biagi che aveva negato fino a qualche tempo prima. Lo stesso Prodi aveva vinto le elezioni promettendo ai giovani la lotta al precariato ma si rimangiò tutto nella sadica gara a destra ingaggiata con Veltroni tra chi sparava meglio nel mucchio dei diritti dei lavoratori.

Anche il Pd che, con la dichiarazione di Fassina, appoggia la manifestazione è per il precariato che viene praticato tra i suoi dipendenti e nel sistema della cooperazione e delle imprese controllate dal Pd. Inoltre condivide le posizioni di Cisl ed Uil ed ha indotto la Cgil a farle proprie, “unitarie”.

Ieri, 8 Aprile, alla vigilia delle manifestazioni, il cardinale Bagnasco, bontà sua, ha affermato che il precariato deve avere un termine, non può essere a vita. Peccato che la stragrande maggioranza dell'associazionismo cattolico e le imprese di Comunione e Liberazione lo pratichino con grande spregiudicatezza.

Ogni tanto si sente qualche voce che sembra ultramondana ai giovani a settecento euro ed a partita iva come fossero professionisti, come quella del governatore della Banca d'Italia o del Ministro Tremonti che fanno sapere come il posto fisso sia superiore come produttività, sicurezza sociale e prospettiva e come sarà deleteria per l'Italia una generazione che non sarà mai stabilizzata ed attraverserà il futuro senza averlo. Ma trattasi di voci che diventano puri fumi accademici e che possono essere come tanti altri, esempio la rarefazione delle materie prime o il prezzo dei carburanti.

Basterebbe due richieste per dare consistenza e valore risolvente alla manifestazione: Abrogazione legge Biagi e divieto di tutte le sue forme giuridiche contrattuali ed istituzione del Salario Minimo Garantito per impedire alla disonesta classe imprenditoriale italiana ed alla stessa pubblica amministrazione di umiliare il lavoro dei giovani.

Ma queste semplici rivendicazioni non ci saranno per il semplice scopo che la Cgil, il Pd ed i loro alleati si limitano a prendere in giro i precari. Non alzano un dito in loro soccorso se non per arrecare qualche debole miglioramento assistenzialistico.

Sarebbe quindi utile che le associazioni che vogliono davvero combattere il precariato si dissocino da questa truffa.

(P.Ancona)

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