12 Novembre 2011: il Golpe !

12.11.2012 06:14
Oggi è l'anniversario del colpo di stato in Italia.
Se non lo abbiamo ancora fatto, denunciamo i golpisti. La denuncia è un dovere e, nel nostro caso, un "atto politico".

Quando, esattamente un anno fa, Monti si insediò a Palazzo Chigi, l'unica visione che si era autorizzati ad averne era quella dell'urgenza e della necessità. Lo spread era schizzato allo stelle, i giornali all'unisono titolavano "fate presto!", l'opinione pubblica era annichilita. Chiunque, mantenendo la calma, si permetteva di "continuare a ragionare" era visto come un pazzo, e sostenere che qualcosa non andava era il modo migliore per farsi isolare come un pericoloso criminale nemico del Paese. Tutt'al più, come il peggiore complottista del secolo (vedi articolo di Pierluigi Battista sul Corriere. Cfr nota 1).

Eppure, bastava fare quattro ricerche online, incrociare un po' di dati, scaricare qualche documento per rendersi conto che qualcosa stava succedendo, e non era qualcosa di buono per la lunga e travagliata evoluzione delle forme di governo che dal cosiddetto "ancien régime" aveva portato alle grandi democrazie liberali. Qualcuno aveva giocato sporco. Grandi banche come la Deutsche Bank avevano venduto miliardi di titoli di stato italiani, alzando alle stelle i tassi di interesse. Negli ambienti finanziari circolava voce che dietro al bombardamento speculativo ci fosse Goldman Sachs (Cfr nota 2) . Un signore sconosciuto alle masse di elettori era stato nominato Senatore a vita e Presidente del Consiglio dalla sera alla mattina. Un altro Senatore, Massimo Garavaglia, rivelò in seguito che una delegazione della Troika (Cfr nota 3), in avanscoperta, aveva precettato ogni singolo parlamentare, costringendolo a dare il suo sostegno a un nuovo Governo che non solo non si era ancora formato, ma che non avrebbe neppure potuto essere in discussione, dato che formalmente era ancora in carico quello di Silvio Berlusconi e le consultazioni con il Presidente della Repubblica non avrebbero dunque potuto essere mai state avviate. Era una nuova marcia su Roma, che avrebbe trasformato il Parlamento in quella nuova "Aula sorda e grigia" che per lungo tempo avrebbe votato qualsiasi cosa, schiacciata tra la paura di perdere tutto e un'opinione pubblica che le avrebbe attribuito la responsabilità di tutti i mali, anche di quelli che avevano origini lontane.

E chi era mai questo Monti, proclamato salvatore della patria da un Presidente della Repubblica che si stava comportando come Vittorio Emanuele III (Cfr nota 4), quando su mandato della finanza e delle élite svuotò il Parlamento di ogni sua efficacia, manovrando segretamente per la firma del Patto di Londra e violentando la sua vocazione non interventista per condurre il Paese dritto nella Prima Guerra Mondiale? Era espressione dello stesso potere che aveva impedito il referendum in Grecia, rovesciando il Governo e ponendolo sotto la dittatura della Troika, e che aveva speronato e poi abbordato anche l'Italia, prendendone il comando per realizzare le sue politiche neoliberiste, che passavano per la costruzione degli Stati Uniti d'Europa e per il processo di deindustrializzazione italiano iniziato alla fine degli anni '80.

Burocrate europeo di lunga data, membro dell'unica Commissione Europea costretta alle dimissioni in blocco perchè nessuno dei commissari "poteva non sapere", e soprattutto triumviro della Commissione Trilaterale, la potente organizzazione privata americana nata per volontà di Rockefeller con lo scopo preciso di superare le lungaggini delle democrazie parlamentari, perché (documenti alla mano) "le uniche democrazia che funzionano sono quelle dove la maggioranza del popolo rimane in apnea, ai margini del dibattito politico", Mario Monti era il potentissimo rappresentante europeo delle lobby americane che aveva lo scopo preciso di costruire gli Stati Uniti d'Europa. Non era un obiettivo secondario, ma una vera e propria missione cui Monti è stato devotamente dedicato per anni ("committed", come campeggiava in inglese sul suo curriculum).

Il modello doveva "orecchiare" quello degli Stati Uniti d'America, tuttavia con una differenza sostanziale: mentre gli Stati Uniti d'America si erano costituiti dal basso, con una rivolta fiscale nei confronti della madre patria che aveva condotto prima di tutto alla rivoluzione, e poi a una serie interminabile di confronti tra i vari stati per decidere della forma di Governo più opportuna, della struttura bicamerale e della composizione stessa delle camere, attraverso una accesissima sequela di scontri che portarono, secondo un processo eminentemente democratico, al famoso "compromesso del Connecticut", il progetto degli Stati Uniti d'Europa è sempre stata un'aspirazione elitaria, portata avanti all'insaputa dei popoli europei e spesso contro il loro stesso volere, come dimostra la lunga sequenza di referendum mai indetti, o che hanno avuto esito negativo oppure che, addirittura, sono stati fatti rifare fino a quando il responso non è stato quello voluto.

Perché? Nelle parole dello stesso presidente del Consiglio si possono scorgere alcune chiavi di lettura. In un incontro tenutosi all'ambasciata italiana di Washington, nello scorso febbraio, Monti ha detto esplicitamente che "Le imprese americane, soprattutto le grandi, sono state sempre tra i fattori di spinta dell’integrazione europea, per il loro vantaggio materiale". Ed essendo la Commissione Trilaterale una potente rappresentanza proprio delle lobby americane, si comprende come la missione di Monti, alla Trilaterale, dovesse proprio essere quella di lavorare affinché si pervenisse celermente alla costituzione degli Stati Uniti d'Europa. Un obiettivo perseguito non in nome del popolo italiano, al quale la sua attuale carica di capo dell'esecutivo lo legherebbe, ma in nome di organizzazioni economico-finanziario-industriali di un altro continente.

Ma come è possibile forzare stati sovrani, che hanno alle spalle una tradizione secolare di autonomie e tratti identitari? La seconda, rilevante chiave di lettura arriva ancora dallo stesso Presidente del Consiglio, che in una conferenza tenuta all'Università Luiss Guido Carli, rivela:

« Nei momenti di crisi più acuta: progressi più sensibili. Non dobbiamo sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti di sovranità nazionali a un livello comunitario. E’ chiaro che il potere politico, ma anche il senso di appartenenza dei cittadini a una collettività nazionale possono essere pronti a queste cessioni solo quando il costo politico e psicologico del non farle diventa superiore al costo del farle perché c’è una crisi in atto, visibile, conclamata. […] Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti, ma quando una crisi sparisce rimane un sedimento, perché si sono messi in opera istituzioni, leggi eccetera per cui non è pienamente reversibile. »

Nel video, che presentato durante la puntata di venerdì scorso dell'Ultima Parola, Monti afferma di avere una vera e propria "distorsione", in relazione al modo in cui si devono creare le condizioni per la costituzione degli Stati Uniti d'Europa. La sua distorsione arriva con tutta evidenza dal progetto che persegue da anni per conto dei potenti ambienti economico-finanziari e commerciali (ivi comprese le cariche in Goldman Sachs, Moody's, i think tank come Bruegel, gli Aspen Institute, i Forum Ambrosetti, i vari Cuncil di cui è membro, ma soprattutto la Commissione Trilaterale): l'unificazione delle interlocuzioni politiche e commerciali per conto delle lobby americane, ovvero la costruzione dell'Europa politica unificata, da attuarsi mediante lo smantellamento delle sovranità nazionali indotto da una profonda, irrisolta e possibilmente irrisolvibile crisi economica.

Se il progetto è questo, si capisce perché si devono fare manovre finanziarie peggiorative o neutre, inseguendo un modello di austerity incomprensibile che, secondo molti economisti - soprattutto all'estero - rappresentano l'estrema unzione per le economie nazionali: "Abbiamo bisogno delle crisi per fare passi avanti". Monti, in nome e per conto di quell'1% elitario che gli ha affidato il mandato, ha bisogno di un permanente e profondo stato di crisi, come condizione necessaria perché quei popoli, che hanno sempre detto no agli Stati Uniti d'Europa, quei popoli che invece dovrebbero stare in apnea, ai margini del dibattito politico e non disturbare il manovratore con la loro pretesa di sovranità, assegnata loro da una Costituzione troppo "socialista" e da smantellare nel segno della nuova lotta di classe del terzo millennio, possano finalmente non solo acconsentire, ma chiedere a gran voce che si faccia qualcosa e che si faccia presto, non importa cosa e non importa come, perché rinuncino cioè alla loro storia e ai diritti conquistati nella seconda metà del secolo scorso per farsi capitale umano "cheap" e disponibile per la delocalizzazione della produzione intercontinentale. Da qui lo smantellamento dei diritti e l'unica forma di svalutazione possibile, essendo venuta a mancare quella monetaria: quella dei salari.

E' per questo che pianse, la Fornero, quando nei primi giorni dopo il suo incarico mise mano allo stato sociale faticosamente costruito e guadagnato dai nostri nonni? Io credo di sì, credo che fosse per questo (io invece credo di no NdR).
Ma un anno fa, non potevo sapere che sarebbe stato ancora peggio di quanto, faticosamente, la mia ricostruzione di quei giorni avesse pure in maniera inquietante prospettato. Avevo tra le mani una pagina di un libro di storia, scritta di mio pugno, che sarebbe stata pubblicata solo molto tempo dopo. Non potevo ancora sapere di essere un contemporaneo che, per una strana ed irripetibile configurazione della rete, aveva gettato lo sguardo oltre la siepte, o allungato il collo fuori dalla scatola nera, 'Out of the box', come si potrebbe dire usando una metafora cara alla filosofia del pensiero laterale.


Nota 1:

http://www.byoblu.com/image.axd?picture=%2FPierluigiBattista.jpg


Nota 2:

11 Novembre 2011

Ecco una notizia di Milano Finanza, noto covo di complottisti. Ci sarebbe Goldman Sachs dietro all'ondata di speculazioni che ha in pochissimo tempo innalzato artificialmente lo spread tra i buoni del tesoro poliennali italiani e suoi cugini tedeschi. Uomini Goldman Sachs innescano la crisi, uomini Goldman Sachs si propongono per risolverla, salendo a Palazzo Chigi per realizzare misure che non sono state dibattute né sottoscritte attraverso un mandato elettorale da nessun cittadino italiano. La terza guerra mondiale non usa carri armati: le nazioni oggi si conquistano rendendo in pochi giorni i loro debiti insostenibili.

Nel rapporto "The Crisis of Democracy", della Commissione Trilaterale di cui sia Mario Monti che Lucas Papademos (banchiere proposto per il governo tecnico greco) fanno parte (uno tra i tanti club "di ispirazione massonica ultraliberista statunitense", per dirla alla Odifreddi su Repubblica.it, ma senza dimenticare il Bilderberg, l'Aspen Institute e tutti quei posti dove una certa èlite, da Monti a Tremonti a Draghi, discute amabilmente di strategie politiche ignorando che le sedi preposte esistono e si chiamano istituzioni) viene detto a chiare lettere che un eccesso di democrazia paralizza gli USA e gli stati dell'Europa dell'est. E si sottolinea che:
" Il funzionamento efficace di un sistema democratico necessita di un livello di apatia da parte di individui e gruppi. In passato [prima degli anni ’60; nda] ogni società democratica ha avuto una popolazione di dimensioni variabili che stava ai margini, che non partecipava alla politica. Ciò è intrinsecamente anti-democratico, ma è stato anche uno dei fattori che ha permesso alla democrazia di funzionare bene "
Può anche essere vero, ma se accettiamo che siano questi i principi guida ispiratori di chi sale al governo senza essere stato eletto da nessuno, in conseguenza di attività speculative che ne preparano l'ascesa, allora dobbiamo per forza accettare che la democrazia ha fallito, insieme a tutti i principi ispiratori che in questi anni ci hanno guidato grazie alla rete. E' la rete che ci ha permesso di coltivare il sogno della conoscenza condivisa. E' la rete che ha condotto alla stimolazione di uno spirito critico diffuso. E' la rete che ci ha consegnato un ideale di una consapevolezza allargata. E' la rete, quindi, che mette in discussione quel livello di apatia che il club di cui Mario Monti fa parte identifica come essenziale per il controllo delle masse. Del resto era proprio Zbigniew Brzezinski, uno dei fondatori della Commissione Trilaterale, a dire che "è più facile ammazzare milioni di persone che controllarle".


Nota 3:

http://www.youtube.com/watch?v=vKJMmZP4p38

Nelle parole del senatore Massimo Garavaglia, intervenuto in un convegno a S.Ambrogio il 21 settembre 2012, la descrizione del ricatto finanziario cui fu sottoposto lo Stato italiano. La troika (Bce e Ue; il Fmi faceva il palo) estorse le dimissioni del Governo in carica e il sostegno forzoso al Governo Monti, minacciando di non comprare per due mesi titoli di stato italiani.


Fu un golpe, dunque, ad ascoltare Garavaglia. Un golpe economico-finanziario, come l'abbiamo sempre chiamato. Questo non cambierà la visione delle cose per quanti ritengono che siamo stati "cattivi" e che dovremmo consegnarci mani e piedi ai "buoni". Per costoro, che evidentemente non hanno la benché minima consapevolezza di cosa significa essere stati "acquistati" in blocco, non cambierà niente.

Per tutti gli altri, il racconto di Garavaglia lascia finalmente filatrare un raggio di luce sui loro incubi peggiori: quelli che urlavano al vento. Sotto il peso del ricatto, o forse complici, i media hanno ricevuto l'ordine di fare "propaganda", una tecnica nata nei circoli viennesi di inizio secolo scorso e che ha visto le sue prime applicazioni di successo sui giovani militari analfabeti al fronte, durante la prima guerra mondiale. Al grido di "Fate presto" hanno costruito un'opinione pubblica favorevole, ottenuta con la paura, e hanno taciuto, e ancora continuno a farlo, la gravità di quanto accaduto, nascondendo la polvere sotto a concetti di economia che sarebbero sbugiardati da qualsiasi economista fuori dal club dei collaborazionisti, se solo avessero accesso all'informazione.

Mario Monti disse che in Italia la troika non aveva avuto bisogno di intervenire, disse - felicitandosene - che eravamo dunque stati fortunati. Io dissi che la troika non era intervenuta formalmente, ma solo perché non ce n'era stato bisogno: la troika era lui stesso. Questa testimonianza finalmente lo mette in evidenza. Poi iniziò la stagione dei tagli, del Mes, dello smantellamento del welfare e delle tutele dei lavoratori. Si cominciò a vendere. E siamo solo all'inizio.

Unica domanda: Garavaglia è stato ospite all'Ultima Parola, il 15 settembre scorso: perché queste cose non le ha dette? Perché le dice in un convegno, davanti a poche persone, e tace in televisione, di fronte all'Italia intera?




Nota 4 :

Questa era l'Europa agli inizi del secolo scorso. Erano gli anni del trionfo di una società borghese ricca, intraprendente, sicura di sè e della propria possibilità di sviluppo grazie all'industria e all'incessante innovazione scientifico-tecnologica. Era questa la percezione che l'opinione pubblica europea aveva della società in cui viveva, del proprio mondo.

In realtà, l'Europa era attraversata da tensioni fortissime:
- era ricca, ma conosceva stridenti disuguaglianze economiche e sociali
- era democratica, ma dominata da una élite industriale e finanziaria, decisa a far valere a ogni costo i propri interessi;
- mostrava grande fiducia nella scienza e nella razionalità, ma vedeva crescere al suo interno movimenti che si ispiravano a ideologie irrazionalistiche, quali il nazionalismo e il razzismo.

Tutto questo condusse alla Grande Guerra.

Ad una lettura più attenta, tuttavia, risulta che il tomo da cui proviene questo estratto è stato stampato nel 2012, che è un libro di testo delle superiori e che si riferisce all'Europa agli albori del '900, la quale stava per sprofondare nella I Guerra Mondiale, che lasciò a terra oltre 15 milioni di morti. Se pensate che tutto questo oggi non sia possibile, non conoscete la storia. E non avete letto le dichiarazioni di Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel di un anno fa.

Ancor più inquietante il fatto che entrammo in guerra eludendo la volontà parlamentare: firmammo il Patto di Londra (che sanciva il nostro abbandono della neutralità) di nascosto, su mandato delle élite (il Re, i finanzieri, gli industriali). Il Re concesse pieni poteri a Salandra, il Presidente del Consiglio, e questa concessione unilaterale, che esautorò nei fatti il Parlamento, umiliandolo e costringendolo a votare un fatto ormai compiuto, venne considerata legittima grazie alla propaganda mediatica ("Fate presto!") e anzi giustificata dall'eccezionalità del momento.

Un popolo che non conosce la storia, è condannato a subirla all'infinito. Torniamo a scuola.




Fonte: byoblu.com
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